Se chiedete ad un bambino italiano chi è Babbo Natale sicuramente vi risponderà convinto che è un vecchietto grassottello con una lunga barba bianca, che ama vestirsi di rosso e adora i bambini tanto, che ogni anno decide di far loro dei regali. Ma chi è e da dove venga veramente nessuno lo sa con precisione.
Diverse tradizioni accompagnano la leggenda di questo vecchietto e facilmente si sono adattate alle diverse culture.
In Germania(Froehliche Weihnachten)
Per i tedeschi il periodo natalizio ha inizio già a novembre, nel giorno di San Martino l’ 11/11 (che tra l’ altro corrisponde anche all’ inizio del carnevale). Si organizzano delle processioni nelle scuole in cui i bambini portano delle lanterne che serviranno ad illuminare la strada a San Martino.Talvolta ci si addentra anche nei cimiteri per illuminare lì dove c’è’ il buio.
San Nicola arriva il 6 Dicembre portando ai bambini cioccolatini e pan speziato ed altre leccornie.
Vergono poi preparate delle ghirlande, durante il periodo dell’Avvento, alle quali vengono associate delle candele nelle 4 domeniche che precedono il Natale. Dolci tipici di questo periodo sono i Lebkuchen o il Christollen che vengono accompagnati da vino speziato. E’ alla vigilia che si prepara l’albero e la sera della stessa arriva il Christkind (Gesu’ Bambino) e spesso si associa a questo arrivo anche quello di Babbo Natale per consegnare i regali a chi e’ stato bravo.
In questo giorno si usa consumare l’ Oca Arrosto o la Carpa Blu.
In Gran Bretagna
In Inghilterra le tradizioni natalizie non si distaccano molto da quelle degli altri Paesi. A Novembre si scrive la letterina e i negozi cominciano a mostrare i primi lustrini natalizi. Si attende il Natale aprendo progressivamente le finestrelle del calendario dell’avvento e due settimane prima di Natale si inizia a decorare la casa e l’albero.
I bambini si preparano ad accogliere i doni mettendo delle calze a disposizione di Father Christmas la vigilia, e mostrano la loro gratitudine lasciandogli un bicchiere di latte e un dolce (mince pie) e carote per la renna Rudolph.
Alla mattina del Natale si aprono i regali e a pranzo il classico tacchino ripieno e per dolce il Christmas Pudding o Christmas Cake. Alle 3 del pomeriggio: il discorso della Regina.
In Irlanda
Le tradizioni legate al Natale sono comuni alle nostre ma è nel giorno di S. Stefano che veniva seguita fino a poco tempo fa una caccia allo scricciolo.
Il motivo di tale accanimento e’ associato alla leggenda che accompagna il martirio di S. Stefano. Sembra infatti che il nascondiglio del santo fosse stato rivelato proprio dal fatto hce un uccellino che volò da dietro il cespuglio in cui si travava il santo.
E’ in memoria di questo episodio che gruppi di uomini, fingono di dargli la caccia, di catturarlo e poi di condurlo legato ad un bastone di casa in casa cantando e facendo la questua.
Naturalmente e’ solo una finzione. Ad oggi e’ di uso comune che uomini mascherati con abiti vecchi vadano di casa in casa offrendo canti ed intrattenimento.
In Polonia
In Polonia l’ albero di Natale si addobba il giorno della vigilia. Ed in questo giorno si mangiano solo cibi magri come il pesce o la verdura privi di qualsiasi grasso animale o vegetale.
A Natale spesso c’e’ la neve e si preparano dei bellissimi fuochi su cui arrostire salcicce.
Tre simpatici vecchietti che portavano doni a tutti i bambini, comparsero per la prima volta in Francia, Inghilterra e Germania, con il nome rispettivamente di Père Noel, Father Christmas e il Weihnachtsmann.
Ai primi del 1900 Santa Claus era sempre presente nelle celebrazioni natalizie: sulle cartoline e nella pubblicità; protagonista di storie, compariva in moltissime rappresentazioni; e simpatici omini vestiti da Babbo Natale si trovavano nei grandi magazzini e agli angoli delle strade per riscuotere soldi da dare in beneficenza.
La sua immagine era univocamente riconosciuta come un simpatico e gioviale nonnetto con la barba, stivali neri e giacca con i bordi di pelliccia e un’ampia cintura. Alcune volte cambiava il proprio abito e lo sostituiva con una lunga veste ed un berretto, ma si distingueva dalle altre figure europee similari, perchè tendevano ad essere più imponenti e meno paffute.
Le due guerre mondiali spedirono milioni di soldati americani oltre oceano, che portarono con loro anche le usanze natalizie e la figura di Santa Claus.
Fu ampiamente osteggiato in tutta Europa: bruciato in Francia, fuorilegge in Olanda, picchiato in Bosnia e criticato dai vescovi cattolici nell’America latina, ma riuscì a sopravvivere a queste critiche tanto che tutt’oggi resta il simbolo del Natale per milioni di persone…e tale sembra voglia rimanere anche nel futuro.
E’ un lavoro duro quello di Babbo NAtale, tanto che con il tempo si è circondato di laboriosi aiutanti che lo coadiuvano nel fabbricare e portare doni a tutti i bambini.
I più piccini, ad oggi, credono che al Polo Nord, nella sua immensa fabbrica di regali ci siamo una schiera di elfi.
E’ dalla Scandinavia che è partita l’idea di associare gli elfi alla stagione natalizia, ma normalment evenivano visti più con simpatici disturbatori della quiete che non aiutanti di qualche simpatico nonnetto…ma come abbiamo visto le figure tradizionali sono soggette alle revisioni. Fu, infatti, solo agli inizi del XX secolo che in Danimarca, Norvegia ed Islanda gli elfi assunsero dei connotati benevoli.
Ho trovato un pò di notizie su festività simili al Natale cristiano che venivano svolti molto prima, o che vengono svolti tutt’ora in parti del mondo, ma che nulla hanno a che vedere con la cultura cristiana. Prima ancora di iniziare ad enumerarle vi voglio dire qual’è la cosa che sorprendentemente hanno in comune… il periodo dell’anno in cui vengono festeggiati!!!
Anche se non vogliamo essere eccessivamente didascalici per mancanza di competenze eccone un’elenco, che in parte ricalca alcune usanze cui abbiamo fatto riferimento negli articoli per la definizione di come è nato il Natale ma…non perdiamoci in chiacchiere!
Il dio Horus egiziano
Le testimonianze di affreschi e mosaici raffiguranti Horus in braccio a Iside che richiamano le immagini iconografiche cristiane della Vergine col bambino, fanno pensare che le immagini rappresentanti Iside e Horus, spesso raffigurati con la corona solare sul capo, siano state “rispolverate” da questa antica cultura e adattate alle esigenze proprie della cristiamità (cambiando i nomi…ma non l’essenza).
Il dio Mitra indo-persiano
Ecco un mito che sicuramente avrà ispirato molto le scritture cristiane: il culto di Mitra fu sicuramente quello che maggiormente ispirò il cristianesimo tanto che possiamo vedere delle corrispondenza anche nella natalità, infatti si diceva anch’esso fosse stato partorito da una vergine, anche lui aveva dodici discepoli e veniva soprannominato, ma guarda un pò, “il Salvatore”.
Gli dei babilonesi Tammuz e Shamash
Anche in Babilonia abbiamo dei festeggiamenti nel giorno corrispondente all’odierno 25 dicembre…ma questo avveniva ben 3000 prima della nascita di Cristo.
In questo giorno veniva festeggiato il dio Sole babilonese Shamash (chiamato Utu in sumerico e Shamash in accadico). Era anche dio della giustizia e della predizione, non solo del Sole, poichè il Sole, proprio per la sua posizione, riesce a vedere tutto: passato, presente e futuro.
Solo successivamente in Babilonia si iniziò a venerare la dea Ishtar e suo figlio Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole. Anche Ishtar, come Iside, veniva rappresentata con il suo bambino tra le braccia e attorno alla testa di Tammuz veniva disegnata un’aureola formata da 12 stelle che simboleggiavano i dodici segni zodiacali.
Beh, guardate un pò che coincidenza…anche il dio Tammuz muore per risorgere dopo tre giorni.
Dioniso
Durante il solstizio d’inverno, c’era una festa rituale chiamata Lenaea, “la festa delle donne selvagge”. Era svolta in onore di Dioniso e veniva celebrato il dio che “rinasceva” bambino dopo essere stato fatto a pezzi.
Bacab
Era il dio Sole dello Yucatan; ed ecco che anche qui ritorna l’immagine della vergine: infatti anche lui si credeva fosse stato messo al mondo dalla vergine Chiribirias.
Il dio Sole inca Wiracocha
Inti Raymi, il dio sole inca, veniva celebrato sempre nel solstizio d’inverno, che però, essendo nell’emisfero opposto al nostro cade al 24 giugno.
Se i primi citati abbiamo detto hanno influenzato i culti cristiani, cosa si può dire di queste culture che sono venute a contatto con la nostra solo in tempi assai più recenti?
I culti solari precolombiani mostrano infatti gli stessi tempi e simboli. E’ qui che una profonda riflessione dovrebbe scaturire circa l’origine comune delle religioni legata più alla ricerca univoca del significato della vita, che non limitarsi ad enfatizzare delle fedi più o meno esplicitamente intolleranti nei confronti delle altre. La matrice è la stessa…la mente dell’uomo!!!
Perchè la tolleranza si manifesta quando si hanno delle basi su cui fondarla: come si può essere tolleranti verso cose che ci vengono dipinte come sbagliate…poniamo ai nostri figli una visione più interessante dell’uomo, una visione GLOBALE dell’unità culturale delle diverse società umane.
Infatti non è un caso la coincidenza dei giorni di festeggiamento di tutte queste ricorrenze nel solstizio d’inverno. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa “sole fermo” (da sol, “sole”, e sistere, “stare fermo”).
Nell’emisfero nord quello d’inverno è osservabile nei giorni che vanno dal 22 al 24 dicembre. Tale immobilità è data dall’inversione apparente del moto solare, raggiungendo il punto di massima distanza dal piano equatoriale. La notte raggiunge la sua massima durata. Quindi le ore di luce andranno ad allungarsi progressivamente fino al solstizio d’estate, in giugno.
Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma diventa visibile solo il terzo/quarto giorno successivo. Sembra precipitare nell’oscurità per poi rinascere ‘invictus‘ a Natale.
Bello no…provatelo a spiegarlo ai vostri figli…insegnerà loro a credere con un pizzico di coscenza in più a filtrare ciò che è fede e ciò che è costruzione.
cartoncino verde (e giallo) – forbici – scotch – tempere e pennelli – colla – porporina – carta per collage – capelli d’angelo – carta per collage
ESECUZIONE:
- Disegnate sul cartoncino verde la sagoma di un albero di Natale tante volte quanti sono i segnaposti che dovete fare (x 2)
- Ritagliate e piegate a metà
- Unite le due forme piegate al loro centro sia da un lato che dall’altro con lo scotch
- decorate l’albero come meglio preferite con tempere e porporina (ma anche paillettes e altre cose che possono nascere dalla vostra fantasia) e scrivete il nome.
- Per rendere la cosa ancora più carina prendete un cartoncino giallo e disegnateci la stella cometa incastrandola tra le giunture che uniscono le due parti dell’albero.
- Se ancora non si è soddisfatti: potete fare delle piccole incisioni sulle fronde dell’albero e, ritagliando delle sagome da dei fogli di carta per collage, uguali a due a due, le accoppiate con un po’ di colla e le inserite nelle incisioni.
- Per i maniaci del bricolage: prendete dei capelli d’angelo sottili e fissateli alla stella con dello scotch.
- Se ancora non siete soddisfatti… Sicuramente la vostra fantasia vi aiuterà a completare il tutto!
Il Natale è la principale festa dell’anno, possiamo meglio definirlo un periodo di una serie di festeggiamenti che partendo dal solstizio d’inverno arrivano fino all’Epifania. Festa che nella tradizione popolare era legata alla chiusura di un ciclo stagionale e alla apertura del nuovo ciclo.
La festa appartiene all’anno liturgico cristiano, in cui si ricorda la nascita di Gesù Cristo, che nella Cristianità occidentale cade il 25 dicembre, mentre nella Cristianità orientale viene celebrato il 6 gennaio.
La nascita di Gesù viene fatta risalire dal 10 al 4 a.C., ma il Natale non venne introdotto subito come festa cristiana, ma bisogna aspettare l’arrivo del IV secolo perchè compaia nell’Impero Romano, e nelle zone dell’Oriente anche più tardi.
Nel 274 d.C. l’imperatore Aureliano fu introdotta al 25 dicembre la Festa del Sole. Ed dall’associazione della festa cristiana a questa festa pagana che ha origine la tradizione del ceppo natalizio, ceppo che nelle case doveva bruciare per 12 giorni consecutivi e doveva essere preferibilmente di quercia, un legno propiziatorio, che, da come bruciava, faceva presagire come sarebbe stato l’anno futuro.
Il Cristianesimo inserì nelle proprie concezioni religiose tradizioni popolari preesistenti, così il giorno del dio solare e agricolo dell’Egitto e della Persia diventò il Natale cristiano, infatti nel 337, papa Giulio I fissa il Natale nella stesa data.
Non solo il giorno scelto per la celebrazione, ma anche altri simboli natalizi sono precristiani: l’abete era già tra i Celti simbolo di vita e di speranza poiché non perde le foglie neanche in inverno. La “cristianizzazione” è dell’VIII secolo quando S. Bonifacio fa crescere un abete al posto della quercia sacra a Thor e lo identifica con Gesù Cristo.
Magnifiche trasformazioni!!!
Inserire il Natale nel contesto invernale non fu facile perchè andava contro il racconto evangelico di S.Luca, che con i pastori che passano la notte all’aperto evocava piuttosto un ambiente primaverile. Poi c’era la precedente tradizione cristiana che fissava la nascita di Cristo in un giorno di primavera: Clemente di Alessandria l’aveva stabilita il 19 aprile, altri padri della Chiesa lo datavano al 18 aprile, altri ancora al 29 maggio o al 28 marzo.
Fu solo dopo molte discussioni ed esitazioni che i vescovi di Roma scelsero il 25 dicembre.
Ma quali furono le motivazioni addotte per tale scelta?
I calcoli dei vescovi furono basati sul fatto che la morte di Gesù avvenne al suo 33esimo anno in data 25 marzo. Considerando la data di morte di gesù la stessa nella quale lui si era incarnato nel ventre di Maria e considerando la sua nascita avvenuta 9 mesi dopo…ecco che ritorna il magico numero… 25 DICEMBRE!!!
Quante elugubrazioni dietro qualcosa che adesso ci sembra scontato!
Interessanti a sapersi e penso sia anche interessante raccontarle ai propri figli, in modo che sappiano discernere ciò che è fede e ciò che è costruzione dell’uomo.
Ma su questo volgio tornarci con calma, perchè è un argomento che mi interessa molto.