Come ogni cosa anche i FUNERALI del CARNEVALE subirono un’evoluzione nel tempo fino ad assumere la forma che tutt’oggi permane. Si aggiunsero nuovi particolari che lo resero via via più folcloristico e curioso.
Fu nel 1856 che assunse la sua forma definitiva: si bruciava il fantoccio “Fiammàa“.
Fu nel 1871 che venne aggiunto un simpatico particolare alla cerimonia: il Notaio della Giulia di Aranco (attuale Rione borgosesiano, ma allora Comune a se stante) pensò di redarre umoristicamente il “Testamento olografo di Peru Magunella”, che aveva preso il posto del fantoccio del Carnevale. Veniva pubblicato prima della tradizionale fiammata.
La trovata di rendere pubbliche queste “ultime volontà” fu quella che decretò l’indiscusso successo successo di questa manifestazione poichè divenne sempre motivo e modo di satire politiche.
Il mestolo di legno che veniva utilizzato per bere (cassù) entrò a far parte della divisa nel 1905 ad opera del Prof. Carlo Conti.
Nei secoli anche i bar e i negozi e privati parteciparono attivamente a rendere ancora più piacevole questa tradizione organizzando golosi punti di ristoro.
Alle 10 del mattino la banda cittadina si reca presso il Centro Pro Loco. Di qui parte il corteo mattutino per dirigersi all’assaggio delle fagiolate preparate dai cuochi dei Rioni borgosesiani.
Il ritorno al Centro Pro Loco è previsto per l’ora di pranzo dove viene servito da mangiare per oltre 300 commensali e viene eletto anche il Presidente del Comitato organizzatore.
Terminato il pranzo avviene la distribuzione del “cassù” ed inizia il corteo con bande musicali e “Purtighett dal Peru” e il “carro di Bacco”, dai quali vengono distribuiti rispettivamente panini e vino.
Il corteo termina alle 19 nella piazza principale di Borgosesia quindi i dolenti restano in attesa delle 21, ora in cui devono di nuovo recarsi al Centro Pro Loco, da dove parte la fiaccolata.
La giornata termina a tarda sera con la lettura del testamento del Peru, con spettacoli pirotecnici ed il rogo che scrive pone fine al Carnevale.
VESTITO: prendete il telo bianco e poggiatelo sulla testa del piccolo segnando il punto e la grandezza della testa quindi ritagliate il buco e tagliate alla grandezza giusta il telo.
Bisogna del contorno a circa 3-4 cm dal bordo e una coscia al centro sia davanti che dietro.
Quindi colorate di azzurro il centro e giallo la croce e i bordi. Lasciate asciugare.
SPADA: prendete un foglio di giornale o rivista e cominciate ad arrotolare nel senso della diagonale in modo da formare un tubicino sottile e bloccatelo con dello scotch di carta.
Fate un altro tubicino allo stesso modo e tagliatelo più corto.
Metteteli a T e bloccateli insieme con dello scotch.
Dipingete la parte lunga di celeste (la lama) e quella corta (l’elsa) di grigio.
Fategli indossare degli stivali e… il gioco è fatto!
Come tutte le tradizioni che si rispettino anche quella che vede l’abete come simbolo natalizio, ha una storia che lo accompagna.
Era la Vigilia di Natale, e in un isolato villaggio. Era usanza che si facesse bruciare un ceppo di quercia nel camino e fu così che un bambino del villaggio si addentrò nel bosco alla ricerca di ceppi da ardere.
Preso dalla ricerca si attardò più del dovuto e scese la notte. Ritrovare la strada era praticamente impossibile e…cominciò a nevicare. Fitta la neve cadeva giù e il bambino, sempre più infreddolito e spaurito cercò riparo nel bosco. Ma gli alberi spogli non gli offrivano grande riparo…quando vide uno splendido albero verde. Sedutosi alle sue radici si raggomitolò per trovare maggior calore e lentament esi addormentò. L’albero, intenerito, lentamente con i suoi rami andò a proteggerlo. Così passò la notte.
Il giorno dopo il bambino fu svegliato dal vociare degli abitanti del villaggio che lo avevano cercato per tutta la notte. Uscito dal suo riparo potè riabbracciare tutti e… alzando gli occhi verso il suo amico albero si presentò un magnifico spettacolo davanti agli occhi di tutti. La neve, posandosi sui rami frondosi, aveva formato dei cristalli che deocravano maestosamente il bellissimo abete.
Ecco un altro simbolo consolidato del Natale: l’albero. Ma non un albero qualsiasi ma un sempreverde. Questo simbolo del rinnovamento della vita è stato, guardacaso, preso dalla tradizione pagana. E’ sempre stato presente sia nell’antichità che nel medioevo ed è stato solo successivamente assimilato dal Cristianesimo.
Non è certa la derivazione che se ne fa ai tempi moderni, ma sicuramente le prime tracce dell’usanza di addobbare gli alberi durante il periodo natalizio risale almeno alla Germania del XVI secolo.
Uno dei primi riferimenti storici alla tradizione si ha con una cronaca di Brema del 1570. Secondo tale scritto gli alberi venivano decorati con mele, noci, datteri e fiori di carta. E vi è addirittura una città che reclama la paternità di questa usanza: la città di Riga, alle porte della quale è stata posta addirittura una targa che in 8 lingue dice che fu lì che venne addobbato il primo albero di Natale nel 1510.
Un’usanza simile, precedente, si ha in un gioco medievale ch veniva celebrato il giorno della vigilia di Natale in Germania. Questo gioco prendeva il nome di gioco di ADAMO ed EVA. Consisteva nel riempire le piazze e le chiese di alberi da frutta quali simboli di abbondanza e richiamanti l’immagine del Paradiso.
Fu solo dopo diverso tempo che gli alberi da frutto furono sostituiti dagli abeti dato che, questi ultimi, avevano una profonda valenza “magica” . E non è un caso che sia proprio l’abete il posto in cui venivano deposti i bambini portati dalla cicogna.
L’usanza, originariamente intesa come legata alla vita pubblica, entrò nelle case nel XVII secolo ed agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania. L’uso di candele per addobbare i rami dell’albero è attestato già nel XVIII secolo.
L’albero di Natale fu a lungo considerato un uso protestante e fu la Chiesa stessa ad opporsi alla diffusione alle regioni a Sud del Reno. Fu solo dopo il Congresso di Vienna che iniziò a diffondersi questa usanza in tutte Europa. A Vienna l’albero di Natale apparve nel 1816 ed in Francia nel 1840.
Fu solo con il ‘900 che l’albero di NAtale ebbe la sua massima diffusione sia in Europa che in NordAmerica, ma fu nel dopo guerra che acquisì una dimensione commercialmente consumistica.