Quando i genitori non sono mai d’accordo tra di loro e quindi sembrano esser rivali o c’è una divergenza profonda o squilibrata nella ripartizione delle responsabilità, quando non si ha una visione comune, il figli se ne approfittano, ma sempre a loro spese.
Una coppia di genitori è innanzitutto educativa. Quando uno dei due assume su di sé tutti gli incarichi, o ogni sua decisione è rimessa in discussione dal partner, i bambini approfittano di questa mancanza di coerenza e di unione per arrogarsi il potere di pretendere.
Risultato: i genitori si limitano ai conflitti tra di loro, la loro autorità si indebolisce e i bambini non sanno più su chi o cosa fare affidamento.
Il consiglio quasi immediato che potrebbe venire è quello di trovare coerenza. Dove coerenza non significa coesione, ma si può essere d’accordo sull’obiettivo da raggiungere, anche se i mezzi con cui ci si vuole arrivare sono diversi.
Formare una squadra di genitori coerente vuol dire esporre al partner i propri dubbi, le proprie convinzioni e proposte, ascoltare le sue, per poi decidere insieme la condotta da tenere. È bene evitare di denigrare il partner davanti ai figli. I bambini non devono essere presi a testimoni in un conflitto. Occorre interrogarsi regolarmente insieme: quali sono i nostri valori? Che famiglia vogliamo? Dove si ha bisogno di essere sostenuti dal partner?
Malintesi non detti nutrono conflitti e rimproveri.
Uno dei problemi più grandi è confondere i ruoli tra il genitore e il bambino. Nella vostra famiglia, i sicuri che differenza di ruolo sia sufficientemente chiara.
In mancanza di una divisione e di una gerarchia ben definite, regna la confusione. Relazione da amici, il mito di Peter Pan o bambini e su cui gravano troppe responsabilità, interscambio delle funzioni, bisogno assoluto di complicità… Quando la famiglia si ingarbuglia, i bambini si perda. Virgolette ognuno ha proposto chiuse le virgolette: questa l’equazione di base per stabilire un buon equilibrio familiare psichico per costruire la propria identità, bisogna avere dei limiti, confrontarsi con personalità mature e disporre di punti di riferimento stabili e rassicuranti. Uno dei consigli è quello di assumere il ruolo adeguato alla vostra età. gli la famiglia una gioiosa banda di amici: i genitori e bambini dovreste distinti nella gerarchia familiare. A suo e il proprio ruolo di genitore significa anche saper accettare i conti gli scomodi: proibire punire, rimproverare criticare… Non è sempre piacevole ma è molto più educativo per il bambino che avere un genitore indeciso o sfuggente. Si può diventare complici con il breve bambino pur restando adulti. A condizione di non voler colmare il fosso che separa le generazioni. Vale a dire di non desiderare la libertà, la giovinezza, l’assenza di responsabilità dei propri figli. Sì ai piccoli prestiti di vestiti, no al guardaroba comune. Sì a consigli e suggerimenti, no alle sollecitazioni che mettono il bambino nella condizione di decidere come se fosse adulto; sì ai piaceri comuni, no al predominio sistematico della vita familiare su quella di coppia.
Questo problema subentra piano piano man mano che il bambino comincia a crescere. Per intimità viene considerato anche il rispetto che possono avere i genitori per alcuni segreti dei figli, rischiando di confondere la prossimità con l’invadenza.
Che genitori siano trasparenti (se non invisibili) oppure onnipresenti… il problema è lo stesso: il diritto all’intimità non è sufficientemente rispettato!
Confidenze eccessive tra genitori e figli, esibizione dell’ intimità della coppia, eccessiva mancanza di pudore corporeo o emozionale… In ogni caso, l’invasione dei genitori ha sempre delle conseguenze dannose sul bambino: difficoltà a rendersi autonomi, mancanza di fiducia in sé, aggressività repressa, problemi affettivi.
Trovare la giusta distanza è la cosa migliore.
Rispettare la vita privata dei propri figli è la prima regola d’oro.
Accettando l’idea che una famiglia è una comunità composta da individui distinti, con bisogni specifici a seconda dell’età, della personalità e della posizione all’interno del nucleo.
Il rispetto del bambino comincia con una nozione fondamentale: insegnargli che il suo corpo gli appartiene. A volte non è facile delimitare univocamente la sfera dell’ intimità, ma si possono tenere presenti dei punti di riferimento come la necessità del bambino di disporre di un territorio tutto per sé (camera), o avere un letto proprio o la propria scrivania, nonchè avere dei segreti, scegliere come vestirsi o quale relazione avere. Naturalmente si parla di esigenze che compaiono con la crescita del bambino, il problema è stare attenti a quando compaiono, ignorarle potrebbe impoverire la crescita del bambino in quanto non vede apprezzati i suoi progressi e le sue mutate esigenze.
Un altro modo per rispettare l’intimità di un bambino è quello di lasciargli le sue idee, le sue emozioni, i suoi sentimenti. Ha il diritto di esprimerli o di averli per sè. Tenere la giusta distanza dal proprio bambino significa rinunciare a sapere tutto di lui. Non è disinteresse, assolutamente, in qualsiasi momento il bambino deve sapere di poter contare su di voi, ma se è restio a parlarvi vuol dire che deve maturare qualcosa dentro prima di potervi esprimere il suo pensiero, lasciateglielo fare, e vedrete che verrà premiata la vostra pazienza.
Il primo problema che di solito si pone ad un genitore è quello di costituire una certa l’autorità sui propri figli. Infatti molti genitori non riescono a farsi rispettare perché sono entrati in un limbo di permissivismo in cui le punizioni restano tali e le sanzioni vengono sempre cancellate, mentre il regolamento familiare varia in base al loro umore.
Uno scenario opposto può essere quello in cui fioccano punizioni severe, oppure quando manca il dialogo con i figli nei periodi di crisi o viene fatta stretta vigilanza sui loro spostamenti, sulle loro amicizie e la loro vita scolastica.
Il lassismo genera conflitti, nonchè ansia nei bambini, mancando veri punti riferimento che possano mostrare chiarezza e coerenza al bambino. Anche l’autoritarismo, di contro, può provocare dei conflitti e generare rapporti di forza, che metteno un freno allo sviluppo del bambino.
Il consiglio? Siate fiduciosi delle vostre capacità genitoriali, focalizzate quali sono i vostri principi, quelli che vorreste che accompagnassero vostro figlio per tutta la vita e imponetevi su quelli. Gli strumenti che utilizzerete saranno calibrati alle vostre aspettative, riuscirete sicuramente a trovare un equilibrio considerando che l’autorità è sinonimo di responsabilità.
L’autorità dipende dalla fiducia che i genitori hanno nella propria capacità di scegliere e applicare quello che ritengono giusto e necessario allo sviluppo dei propri figli, modellando le vostre risposte sui vasti valori e sulla personalità del vostro bambino.
Un genitore è un despota illuminato: dispensa consigli, grande dialogatore, ma alla fine è lui a prendere le decisioni e a disporre dei mezzi per farle rispettare.
Un’idea potrebbe essere quella di convocare una sorta di consiglio familiare e farlo diventare un rito prima di perdere la bussola… Una riunione in cui ognuno esprime le proprie critiche e proposte, dopo del quale i genitori si consultano e decidono.
Le proposte dei vostri figli potrebbero essere veramente illuminanti! E, da saggi despoti, tenerle in considerazione vi permette di modellare le richieste dei vostri figli alle esigenze familiari.
Su questo argomento comunque mi riservo di tornarci con più calma.
Mi è sembrato giusto inserire quest’argomento perchè, essendo questo un sito amatoriale di consigli per genitori e bambini, non si vuole salire su un piedistallo, ma si vuole mettere a disposizione la propria esperienza in modo che, per i futuri genitori, si abbia già un set di risposte concrete ad alcuni dubbi o problemi che si possano porre sul loro cammino.
Si è sempre più bombardati dai più disparati consigli, e si è ansiosi di fare del proprio meglio, ma molti vengono assaliti dai dubbi e dalle incertezze. Il fatto di vedere che ci sono diverse soluzioni valide, il fatto di osservare che ad un problema ci sono delle soluzioni che sono corrette per alcuni mentre per altri no, permette ai genitori di non doversi mettere l’etichetta dell’invincibilità.
Nei casi in cui questi dubbi si fanno più pressanti: Fermatevi!
Un controllo tecnico può aiutare.
Qui vi suggeriamo alcune riflessioni che potreste fare per verificare se le vostre linee guida sono abbastanza coerenti con i risultati che si vogliono ottenere.
Dato che al mondo genitori perfetti non esistono, fare un bilancio quando si ha l’impressione che si stia perdendo la rotta educativa o si hanno dei dubbi circa l’efficacia dei propri interventi può essere molto utile.
Si tratta di porsi delle domande, mettersi in gioco, guardare il cammino già intrapreso, pensare al futuro.
Obiettivo: individuare i punti fermi, ma anche le mancanze, della propria azione educativa.
Interrogarsi permette di cambiare prospettiva, di trovare soluzioni creative, ad hoc per i propri figli, e di misurare il realismo delle proprie attese.
Vincete le vostre insicurezze: ’sono troppo distante?…mi sto facendo coinvolgere troppo?…non devo cedere mai? o posso trasgredire qualche volta?’
Com’è difficile il mestiere di genitore!
Sarà per questo che sempre meno persone vogliono fare i figli… ma NOI…pionieri di questa giungla…armiamoci di tutti i nostri strumenti…sfoltiamo la erta vegetazione per raggiungere i nostri ideali di famiglia…e aiutarci ci aiuta (scusate il gioco di parole)!
Tutti sappiamo come i bambini imparano a camminare: prima imparano a girarsi, poi imparano a stare seduti, poi a gattonare, poi ad alzarsi, poi a camminare appoggiati e, solo dopo diversi mesi, si staccano.
Questo pattern naturale non sembra logico invece per attività quali il pattinaggio che i genitori si ostinano ad insegnare partendo dalla posizione eretta.
Io ho fatto iniziare la grande a 4 anni e mezzo, ed è stata subito spigliata con i pattini, ma con il piccolo, al quale glieli misi a 2 anni e mezzo, naturalmente non ebbe lo stesso effetto.
Presa dal suo entusiasmo glieli comprai, ma quando vide quanto fosse precario il suo equilibrio, non ci fu verso di alzarlo da terra.
Così fece per 2 volte, quando… spontaneamente fece i suoi primi tentativi per alzarsi.
Gli scivolavano i piedi, gli si incrociavano le gambe e…si faceva matte risate!
Dopo una serie di tentativi riuscì a trovare l’equilibrio per mantenersi in piedi.
Da quel momento in poi anche il cadere non lo spaventò più…e cominciò ad accennare i primi passi, più o meno incerti, ma assolutamente sempre da solo.
Questo modo di apprendere, squisitamente naturale, mi fece riflettere, su quanto potesse essere forzato far partire da in piedi un bambino che non ha ancora acquisito il senso dell’equilibrio e (ma solo da allora, perché prima mi risultava naturale) mi viene un tenero sorriso nel vedere quei genitori che cercano in tutti i modi di tenere dritti i loro bambini, quando invece è così naturale che loro partano da seduti.
È affascinante come i bambini riescano ad acquisire i vizi. Basta che concedete loro qualcosa e si trasforma tutto nella regola e ogni volta che vi opponete vi viene ricordato da una vocina insidiosa: “ma l’altra ce l’hai fatto fare!”, insommao non si cede mai o bisogna escogitare dei trucchi per volgere a nostro favore il nuovo diritto acquisito con la forza dai nostri figli.
Come si può fare?
Una dipendenza da video giochi e TV, una golosità sfrenata per cioccolati e caramelle sono le insidie più comuni, ma qualsiasi strategia applicata a queste, può essere usata per altri vizi, che diventano così delle piccole armi a nostro favore.
Io, ad esempio, concedo un budino o un cioccolatino dopo cena, se si sono comportati bene!
La televisione non si vede se è il motivo per cui si rinuncia ad una passeggiata o ancora non si sono fatti i compiti.
Insomma possono diventare il punto forte delle nostre punizioni e dei nostri premi.
Subdola come cosa? Può darsi! Ma la società ci ha tolto ogni strumento educativo: non si sgrida; non si sculaccia; i bambini sono sempre più furbi e gli stimoli cui sono sottoposti sono sempre di più, quindi cedere, da parte dei genitori, è sempre più facile.
Ogni volta che cediamo possiamo mette nelle mani di nostro figlio uno strumento di controllo o avere noi uno strumento di controllo su di lui.
La differenza è che, nel primo caso perdiamo inesorabilmente la possibilità di comunicare ai nostri figli la nostra disapprovazione per qualcosa facendogli credere che tutto sia possibile, mentre nel secondo caso abbiamo la possibilità di guidare nostro figlio verso ciò che la nostra coscienza ritiene sia il modo più sano di vivere, facendogli capire che, ad un’azione errata, corrispondono reazioni che possono non essere di suo gradimento.
L’alternativa è che lo provi sulla sua pelle da parte di compagni di scuola o, addirittura, di lavoro, comportando dei danni più grandi di quanto non sia una sgridata dai propri genitori.