mar
13
Posted by Ethel on
marzo 13, 2009
Quando un neonato ha mangiato abbastanza, reagisce all’offerta del seno, della tettarella o del cucchiaio, in modi caratteristici: o respinge con la lingua il capezzolo, la tettarella, il cucchiaio, o distoglie la testa dalla fonte da cui proviene il cibo. Questi due gesti sono entrambi eloquenti e se offrono uno speciale interesse è solo perché sono all’origine del successo dei successivi segnali adulti. Tirare fuori la lingua o voltare la testa sono inequivocabili reazioni di rifiuto in molti contesti sociali. Queste semplici manifestazioni infantili sono sopravvissute nel sistema di comunicazone adulto attraverso il linguaggio del corpo.
‘Tirare fuori la lingua‘ è un comune gesto villano, un insulto, ma nessuno si chiede perché venga ritenuto tale.
La verita è, naturalmente, che, per intuito, vediamo come un rifiuto dell’oggetto cui lo sporgere della lingua è diretto. Nella fattispecie noi stessi. Sappiamo, anche se inconsciamente, che in quel momento siamo trattati come un cibo non desiderato.
Molti tirano fuori la lingua in circostante completamente diverse e cioè per concentrarsi meglio. Non se ne accorgono, eppure non potrebbero evitarlo. I bambini lo fanno quando vogliono dedicare tutta la loro attenzione a un giocattolo senza essere disturbati, gli adulti quando infilano un ago o fanno un disegno o osservano un meccanismo complicato. In tutti questi casi la lingua si comporta come quando, nell’infanzia, respingeva un adulto che offriva insistentemente del cibo.
Il messaggio lo stesso di allora e sostanzialmente vuol dire ‘per piacere lasciami in pace‘.
Anche l’altra forma di rifiuto del cibo, il gesto di voltare la testa da un’altra parte, dà origine a un segnale adulto. Quasi dappertutto, infatti, scuotere la testa equivale a dire no.
Il bambino che rifiuta il cibo di solito volta la testa bruscamente da un lato e se la madre, sollecita, segue il suo movimento con il biberon col cucchiaio, lui la volta immediatamente dall’altra parte. Questo scatto da destra a sinistra e da sinistra a destra equivale a scuotere la testa da una parte all’altra per dire no. Pochè il bambino non sa manifestare con le parole le sue sensazioni deve affidarsi a questa semplice espressione del linguaggio del corpo per comunicare che le sue esigenze sono cambiate, i genitori imparano presto a rispettare questo segnale. È facile capire, allora, come il gesto di scuotere la testa abbia assunto universalmente significato di diniego.
In qualche parte del mondo, per esempio in Grecia, c’è un altro modo di dire no con un gesto. Il NO greco consiste nell’alzare la testa e poi gettarla indietro. E’ un’abitudine meno diffusa dello scuotere la testa, ma l’origine è la stessa. Sebbene sia più facile che i neonati votino la testa da un lato per rifiutare il cibo, può capitare, qualche volta, che la alzino e la gettino indietro. Ma non l’abbassano mai, perché non servirebbe a sfuggire al seno materno contro il quale tengono appoggiata la faccia. Non è un caso che ovunque, il cenno della testa verso il basso sia il segno di assenso, un modo per dire SI’.
mar
09
Posted by Ethel on
marzo 9, 2009
Un’inconveniente comune ai bambini molto piccoli è il dolore causato dall’aria che si raccoglie nello stomaco dopo aver mangiato.
Le madri sono arrivate a considerarlo un normale modello di comportamento e, alla fine di ogni pasto, al seno o al biberon, compiono regolarmente il ‘rito del ruttino‘. Pensano che quella bolla d’aria che si forma nello stomaco sia un fatto naturale del bambino nei primi mesi di vita. Il biologo, invece, pensa che sia molto strano che questo difetto esista. Il neonato è una macchina sintonizzata a un tale livello di perfezione che l’idea di un difetto appare inverosimile.
Ma c’è un’altra spiegazione?
Nelle società tribali le donne non devono affrontare queste difficoltà. Il rito del ruttino è limitato, pare, alle più prospere società occidentali e può darsi quindi che in queste culture si verifichi un errore.
Forse quella bolla d’aria, dopotutto, non è un difetto naturale.
Il bambino, si dice, mentre succhia il latte inghiotta anche una grande quantità di aria e, per eliminare quel fastidio, deve espellerla. Qualche volta non ci riesce tanto facilmente e la madre deve aiutarlo tenendoselo stretto al petto con la faccina sopra la sua spalla. Tenuto così, in posizione verticale, mentre la madre gli da dei colpetti sulla schiena, il neonato rigurgita l’aria. Madre e figlio si rilassano. Il rito è compiuto e ci si può addormentare tranquillamente.
Ma perché i neonati tribali non soffro di quest’inconveniente?
La risposta è o nella quantità di aria immessa o nel modo in cui l’aria si raccoglie nello stomaco. Le labbra del bambino piccolo non sono abbastanza muscolose per attaccarsi perfettamente al capezzolo o alla tettarella, non aderiscono alla fonte da cui esce il latte con energia sufficiente ad impedire che l’aria si infiltri agli angoli della bocca e poiché la soluzione esercita una forza notevole, l’aria che viene assorbita insieme al latte può essere anche in quantità rilevante. A sei mesi le labbra del bambino sono più forti, l’aria che gli entra nello stomaco è minore e la necessità del ruttino diminuisce.
Possiamo dunque spiegarci perché il bambino indotto tanta aria mentre succhia il latte, ma non perché il bambino tribale non soffra dello stesso disturbo.
Le labbra dei bambini sono fatte tutte allo stesso modo, quindi tutti dovrebbero inghiottire aria durante primi mesi dell’allattamento, al seno o al biberon.
La risposta, probabilmente, risiede nello stomaco. Bisogna scoprire la differenza tra i bambini occidentali e bambini tribali.
I bambini occidentali, di solito, per essere allattati, vengono tenuti in una posizione quasi orizzontale. I bambini tribali sono messi quasi verticalmente. Aria e latte entrano nello stomaco e devono avere la possibilità di separarsi, perché l’aria salga desta facilmente con piccoli frutti spontanei. Se il bambino è in posizione centrale, questo non avviene, l’aria resta intrappolati si raccoglie in una bolla che dà fastidio. Il grido del bambino automaticamente una posizione verticale o quasi e la questione si risolve da sola. Il colpetto sulla schiena può essere utile o no. Forse quello che serve veramente è un po’ di tempo perché l’aria salga al di sopra del latte e basterebbe una carezza qualsiasi, tanto per occupare quei pochi minuti di attesa. I bambini tribali, che succhiano il latte in una posizione più vicina con la verticale, si arrangiano da soli, senza bisogno dell’assistenza materna.
Una prova a sostegno di questa tesi è che quei bambini occidentali che vengono portati nel marsupio invece che in carrozzina non hanno quasi mai bisogno del ruttino. Sono vari i modi per ridurre la quantità di aria ingerita dal bambino. Il latte non deve fluire né troppo rapidamente né troppo lentamente. Se il flusso è intenso il neonato succhierà troppo in fretta per adeguarsi alla quantità eccessiva di latte che gli viene imposta e così gli entrerà più aria nello stomaco, ma se il flusso è scarso il bambino affamato succhierà più che può e anche così inghiottirà troppa aria. Nell’allattamento artificiale il buco della tettarella non dovrebbe essere nè troppo grande né troppo piccolo. Le tettarelle con l’uso diventano molli e vanno cambiate. Anche una posizione sbagliata del biberon, con la tettarella tenuta non sufficientemente inclinata verso il basso perché sia sempre piena di latte, può provocare una dannosa immissione di aria.
Oltre agli errori dei diversi sistemi di alimentazione anche un pianto prolungato fa inghiottire troppa aria a un neonato. La bolla d’aria raramente lo fa piangere, ma un pianto quasi sempre gli fa entrare dell’aria nello stomaco. I neonati che vogliono essere tenuti in braccio ancora un po’ o vogliono essere coccolati e piangono per attirare l’attenzione, possono ingerire dell’aria e le madri attribuiscono il pianto al dolore della bolla d’aria confondendo causa ed effetto.
Un ultimo particolare: se il neonato, dopo essere stato allattato, viene disteso sul fianco è molto meglio che sia appoggiato sulla destra piuttosto che sulla sinistra. A causa della forma del suo stomaco questo semplice provvedimento permetterà all’aria inghiottita con latte di uscire più facilmente.
mar
05
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marzo 5, 2009
Lo svezzamento è facile per la madre moderna che può comprare il cibo già preparato a questo scopo, morbido, leggero, perfetto per far passare il bambino dal latte a un’alimentazione semi-solida e solida. Anche senza ricorrere ad alimenti già pronti in commercio ora la madre può offrire al bambino passati di verdura, di frutta o di cereali facendoli cuocere a fuoco lento e poi passandoli al setaccio o schiacciando il pulsante del frullatore.
Ma come procuravano i nostri predecessori ai loro bambini del cibo leggero e morbido?
Esistono ancora, per fortuna, le società tribali che non conoscono la tecnologia moderna, e da loro viene la risposta.
Studiosi del comportamento umano hanno osservato presso i Boscimani in Africa, e gli Ianomani in Sudamerica, altri gruppi tribali nelle Filippine, in Nuova Guinea, e nell’Asia tropicale che, per nutrire bambini in età da essere svezzati, si usa un sistema particolare, quello del bacio. E’ un’antica abitudine della nostra specie ed è provato che anche recentemente era ancora in uso nelle più remote parti dell’Europa.
Ecco che cosa avviene: la madre prende in bocca il cibo, lo mastica fino a ridurlo una pappa e appoggia le labbra su quelle del bambino, poi spinge la lingua nella bocca del bambino che risponde schiudendo le labbra e succhiando. In questo modo il cibo masticato passa dalla madre al bambino che riceve così il suo primo nutrimento diverso dal latte.
Accanto a questo nutrirsi attraverso un bacio, continua l’allattamento al seno, perché il bambino possa abituarsi per gradi al sistema di alimentazione. Poi il latte che viene dal seno materno perde la sua importanza a favore del cibo-bacio e a poco a poco il bambino comincia a ricevere bocconi più grossi di alimenti fino allo svezzamento completo.
Sotto questo aspetto, gli umani sono stati, per milioni di anni, simili, nei loro metodi di svezzamento, alle grandi scimmie, come lo scimpanzé, il gorilla e l’orango tango. Molti altri animali, come i cani selvatici e i lupi, per non parlare di innumerevoli specie di uccelli, usano lo stesso metodo per nutrire i loro piccoli durante la crescita. Presso alcuni popoli tribali è stato osservato che quando un bambino piccolo era inquieto, un fratello o una sorella maggiore o qualche altro membro della famiglia riuscivano subito a tranquillizzarlo premendo le labbra sulle sue e passandogli in bocca, con la lingua, un po’ di saliva. Con questa immissione di una sorta di alimento il bambino si calmava.
È un gesto primitivo di donare che poi si è trasformato in un saluto.
Lo stesso avviene con i cani. Il cane che saluta festosamente il padrone salta e cerca di leccargli le labbra. Si dice allora che vuole baciare il padrone, ed è giusto, perché in realtà si tratta di una versione del cibo-bacio, derivata dal tempo in cui i cuccioli saltavano per leccare le labbra degli animali adulti che tornavano dalla caccia, col cibo semidigerito nello stomaco, pronti a trasmetterlo in bocca ai figli.
Allo stesso modo il baciamano alle sue origini nei primitivi sistemi di svezzamento della nostra specie. Come saluto o come manifestazione d’amore è usato in tutto il mondo e trae il suo carattere affettivo dall’antica funzione di trasmettere il cibo al più piccolo.
Un mezzo per dare un nutrimento fisico, si è trasformato in un mezzo per dare un nutrimento affettivo.
Presso i popoli tribali di solito vediamo usare il cibo-bacio per nutrire i bambini di tre o quattro mesi, l’età che la maggior parte delle madri moderne giudica adatta al passaggio dall’alimentazione liquida a cura solida e che sembra effettivamente la migliore per svezzamento. I nutrizionisti insegnano, infatti, che al sesto mese lo svezzamento dovrebbe essere già a uno stadio avanzato perché a quell’età il latte materno o quello del biberon non fernisce più la quantità di ferro sufficiente e, senza l’integrazione di altri elementi, il bambino correrebbe il rischio di gravi squilibri della crescita. Tuttavia non deve smettere di bere il latte che, al contrario, seguiterà felicemente a far parte della sua alimentazione fino alla fine della prima infanzia, cioè al conseguimento dell’anno.
Molti osservatori del comportamento infantile sostengono che i cambiamenti improvvisi nella dieta non sono consigliabili e che il bambino trae il massimo vantaggio da una graduale sostituzione del latte nell’alimentazione, distribuita in un periodo di vari mesi.
Alcuni bambini si abituano subito alla tazza e al cucchiaio, altri rifiutano il nuovo modo di mangiare e ci vuole più tempo per convincerli ad accettarlo. Questa diversità di comportamento sembra dovuta alla maggiore o minore facilità di usare la lingua.
Quando bambino succhia il latte dal capezzolo o dalla tettarella attaccata alla bottiglia, non deve fare altro che inghiottire, ma, nell’usare il cucchiaio, vede, per trasferire cibo alla gola, sottoporre la lingua a un’attività maggiore.
Il bambino, all’inizio, si rifiuta, cerca di resistere e le conseguenze, come si sa, sono facce, vestiti e mobili cosparsi di papa.
Queste complicazioni hanno, a suo tempo, portato a concludere che bambini non dovrebbero essere svezzati se non tra i 9-12 mesi. Questo è stato il verdetto ufficiale fino a cinquant’anni fa, ma col trascorrere del tempo l’età del svezzamento sarà fissata una mano sempre prima. Qualcuno ha perfino su suggerito che dovesse cominciare a un mese dalla nascita, ma sarebbe un errore perchè a quell’età la lingua del neonato non è pronta ad assumere alcun elemento che non sia il latte.
Oggi è generalmente acquisito il principio che il quarto mese sia il periodo ideale per affrontare lo svezzamento, in modo da arrivare col sesto mese a un processo già stabilizzato finché tra il 9° e il 10º mese il bambino non cercherà di imparare a mangiare da solo.
A un’attenta osservazione risulta che bambini cominciano propriamente a mordere a quattro mesi e a masticare bene a sei mesi. E’ grazie al studio diretto del comportamento infantile che, dopo molte vicissitudini, siamo arrivati così a stabilire qual’è l’età giusta per lo svezzamento.
Potremmo sempre lasciarci guidare da ciò che si vede seguendo da vicino bambino, e non da schemi e rigorosamente fissi.
mar
01
Posted by Ethel on
marzo 1, 2009
Già abbiamo scritto un articolo sul cordone ombellicale, dell’utilità e di come gestirne la cicatrizzazione, ma qui vogliamo darvi un compendio di vari accorgimenti per gestire i primi bagnetti del neonato.
Quando non è completamente caduto, il cordone ombellicare deve rimanere asciutto il più possibile per evitare infezioni e agevolarne la cicatrizzazione.
Noi personalmente abbiamo scelto di non fare un vero e proprio bagno al bambino fino a completa caduta del cordone, pulendo il bambino con delle salviettine umidificate, mentre altri preferiscono usare delle lozioni detergenti senza risciacquo (es. Mustela). Qualora si decida di fare, comunque, il bagnetto l’unico accorgimento è quello di non bagnare l’ombellico.
La cura dell’ombellico deve essere minima, ma, soprattutto d’inverno, per evitare lo sfregamento dei vestiti, è bene coprirlo con una benda di garza e fissarla con dei cerottini.
Dopo la caduta del ‘mozzicone’, tutto diventa più semplice, anche se durante il rituale del bagno bisogna tenere presente alcune piccole cose, che man mano diventeranno automatiche:
1. Preparare anticipatamente asciugamano e completino, pannolino e crema, in modo che il più velocemente possibile il vostro bimbo da bagnato torni asciutto. E’ un’accortezza che assume la sua massima importanza in inverno, per evitare colpi d’aria o di freddo;
2. La vaschetta: è importantissimo che sia ergonomica così che il bambino sia alloggiato comodamente in questa mentre provvederete al lavaggio (l’alternativa è dover tenere costantemente il bambino con un braccio e averne solo uno a disposizione per lavarlo);
3. L’acqua: non superare la metà dell’altezza della vaschetta e assicuratevi che la temperatura si aggiri intorno ai 35-36°C. Normalmente sono in dotazione con le vaschette dei simpatici termometri che andranno messi dentro l’acqua mentre la vaschetta si riempie.
4. Pulizia del corpo: i neonati, fino ai primi mesi, sono degli ammassi di pieghe di pelle e, quando pensate di averli puliti ben benino ecco che una piega si sposta e sotto ci troverete i…bisonti!
A parte gli scherzi, le zone che normalmente sono più sporche sono le pieghe del collo, dove si depositano i residui di latte, e le pieghe delle gambine, dall’inguine fino al ginocchi in cui si annidano i residui di crema dei vari cambi.
Quelle stesse zone sono anche quelle più delicate e soggette ad arrossamenti anche dovuti al sudore.
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feb
24
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febbraio 24, 2009
Nei in cui il padre ha la possibilità di intervenire è importante che sappia alcune cose, che, svolte spesso dalla mamma, mi sono oscure o scontate, ma non lo sono, poiché anche la mamma, che le fa con tanta naturalezza, le ha chieste prima al pediatra:
- se il latte è in polvere: qual è la diluizione richiesta;
- se il latte è vaccino: qual è il rapporto acqua/latte, poichè il latte è troppo pesante da bere senza che sia debitamente diluito, almeno fino al 12° mese;
- se il pediatra consiglia di mettere lo zucchero: sinceratevene perchè non sempre viene consigliato…dipende dalle correnti di pensiero. Personalmente abbiamo scelto di non metterlo poichè la raffinazione dello zucchero non lo rende un alimento molto salutare.
- I biscotti: la quantità dipende dalla fame che mostra il bambino e dalla vostra quantità di grano salis. Non deve comunque essere eccessiva se no fanno fatica a passare dal buco del biberon o non si sciolgono o possono formare un pappone non proprio gradevole;
- La bollitura: soprattutto se si tratta di latte vaccino potrebbe richiedere la bollitura. in tal caso lo sclda-biberon potrebbe non essere utile;
- Per raffreddare: metterlo sotto l’acqua fresca o in un pentolino contenente acqua fresca permette di velocizzare il processo e controllare di tanto in tanto che la temperatura non cenda troppo, vi permetterà di non ricominciare da capo (che è peggio!);
- La temperatura: Messa per ultima non per importanza ma perchè è l’ultima cosa da fare in ordine temporale, è una cosa fondamentale per evitare che il piccolo si bruci o che il latte sia troppo freddo.
Io usavo, a sentimento, 2 modi:
IL POLSO: lasciar cadere qualche goccia sul posto
LA BOCCA: ciucciare qualche sorso per vedere se l’impatto con il palato fosse traumatizzante.
Quindi infilzate il pupo e lasciate che si ciucci tutto il vostro capolavoro di arte culinaria!!!
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feb
14
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febbraio 14, 2009
L’allattamento è qualcosa di veramente meraviglioso per un papà, soprattutto se è naturale e dipende totalmente dalla madre. Già vi ho messo il link che vi illustra in modo simpatico tutti i pro dell’allattamento al seno, ma…se non fosse possibile…è lì che iniziano i guai per i neo-papà!!!
“Perchè non dovrebbe allattare?” i più apprensivi potrebbero chiedere.
Beh, le motivazioni sono molteplici:
1. latte scarso: quindi non basta per soddisfare le richieste del bambino e quindi bisogna integrare con il latte artificiale;
2. il bambino, vuoi per pigrizia, vuoi per altri motivi, che non so dirvi: è pigro e quindi trova troppo faticoso succhiare dal seno e il biberon eroga una qiantità di latte notevolmente maggiore con uno sforzo minore ( parac… fin dalla nascita;
3. capezzolo cieco (sì perchè anche i capezzoli hanno gli occhi
): alcune donne hanno il capezzolo introflesso…il problema si può ovviare con dei paracapezzoli appositi fatti o in silicone o in caucciù…e quindi l’avete scampata buona;
4. La madre dovendosi allontanare per lavoro durante il giorno ha abituato troppo presto il bambino al biberon e si ritorna al problema pigrizia di cui al punto 2;
5. La mamma non vuole avere smagliature al seno (spero non vi capiti mai quel tipo di donna)
Comunque sia in tutte queste situazioni dovrete dividere le incombenze con la vostra consorte.
Per tale scopo l’ideale è avere sempre in camera uno scalda biberon, cosicchè in 5 minuti la pappa è pronta e potrete tornare rapidamente al vostro sonno. Aggiungere anche un pò di biscotti aiuta e saziare più velocemente il piccolo.
Ricordatevi comunuqe SEMPRE di fargli fare il ruttino. Non siate presciolosi…il sonno chiama…ma doversi rialzare perchè il bambino ha rigurgitato e dovete cambiarlo completamente è assai peggio che non attendere 2 minuti per il ruttino!!!
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26
Posted by Ethel on
gennaio 26, 2009
Penso che il sonno sia la cosa che viene maggiormente compromessa dall’arrivo di un bambino.
Siano i bambini tranquilli o meno i ritmi di sonno sono spesso scanditi in modo totalmente diverso dai nostri e quindi sono incompatibili con la nostra idea di notte e giorno, pisolino pomeridiano e quant’altro di prestabilito…i ritmi verranno acquisiti in seguito.
I problemi di disturbo del sonno possono essere dovuti a moltisssssime cose, che di giorno sono facilmente gestibili dalla ratio, ma di notte questa viene meno e quindi un elenco può essere utile:
1. Il piccolo ha fame: tetta o latte e biscotti sono le soluzioni
2. il piccolo ha il pannolino pieno: cambio veloce e un pò di coccole ed ecco che è di nuovo l’angioletto che avete sempre sognato
3. il piccolo ha sete: biberon con l’acqua o una tisana calmante (meglio la seconda per ovvi motivi)
4. il piccolo vuole avere un contatto con i suoi genitori: coccole nel lettone fino a completo addormentamento)
5. il piccolo è spaventato: coccole e ninne nanne sono la soluzione migliore
6. il piccolo ha le coliche: questo è un motivo notevole di disturbo per il bambino e, non voglio fare alcuna pubblicità, ma mi sento in dovere di dire che i biberon fisiologici della CHICCO sono veramente una manna dal cielo perchè evitano, o quanto meno riducono il rischio di coliche.
Comunque, il consiglio che vi do in caso che vi capitasse è di massaggiare il pancino, vedrete quante puzzette e ruttini tirerà fuori!
Un altro modo è quello di metterlo disteso a pancia in giù e…massaggiare la schiena…l’effetto è lo stesso.
Quando lo mettete disteso potete scegliere di metterlo sul braccio, a mo’ di ghepardo sull’albero, o disteso sul letto con voi. Il secondo modo è consigliato per voi perchè vi permette di addormentarvi, se ci riuscite, tra un massaggio e l’altro;
7. Al piccolo fanno male i dentini: quando viene il momento della dentizione questo può essere causa di enormi disturbi. Per vedere se sono i denti la causa del pianto ponete il vostro dito tra le gengive del piccolo, se lo morderà molto probabilmente è quello il motivo.
Per risolvere, o quantomeno tentare di risolvere il problema, noi usavamo una crema da spalmare sulle gengive (il Dentinale), se questo non dovesse bastare, consiglio di consultare il pediatra (non chiamandolo di notte…perchè ogni tanto dormono anche loro!!!) e vi consiglierà quasi sicuramente degli antidolorifici epr bocca o in supposta (es. Tachipirina). Non prendete però iniziative MAI!!!
8. il piccolo non ha sonno! (eh eh!!!)
Bene, come avrete notato, per i primi 7 motivi si hanno altrettante soluzioni, ma per l’ottavo… rassegnatevi a soffrire!!! (devo dire che certe cose mi piace dirle…poichè ho ormai sorpassato quella fase terribile e…non vorrei mai tornare indietro
).
Come capire il pianto del bambino?
All’inizio a tentativi…poi se prendete un pò di confidenza imparerete a capire perchè piange: è come un codice…ma è sempre lo stesso quindi, compreso, si ripete immutato.