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Bambini Genitori Figli

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…E’ perché ti voglio bene!

Posted by Ethel on dicembre 3, 2008

Avete mai avuto la sensazione che i vostri figli vi perseguitassero, che mentre cercate qualcosa per casa la loro ombra vi seguisse, che non riusciste neanche ad andare in bagno in pace, che se state parlando con qualcuno avete sempre in sottofondo la voce dei vostri bambini che vi parlano?

Avendo due figli a me è capitato spesso, e in un giorno in cui ero esasperata gli chiesi. “ma perché mi state sempre dietro!?” e mi hanno risposto: “E’ perché ti vogliamo bene!”.

È stata così tenera la cosa che le tensioni si sono allentate e mi sono fermata a parlargli.

Io chiesi loro se ritenevano fosse piacevole sentirsi seguiti in continuazione e mi risposero di sì.

Quindi dovetti abbandonare quella via.

Loro mi chiesero perché non volessi stare con loro e io ci rimasi male, non volevo cacciarli ma solo avere un momento per raccogliere le idee senza sentirmi soffocare.

Dato il fraintendimento cercai di spiegare loro le mie ragioni.

Spiegai loro che i grandi devo pensare a molte cose e che non c’è una mamma che gli ricordi cosa fare e che nel mondo dei grandi se si sbaglia nessuno ti sgrida ma le persone potrebbero allontanarsi se gli errori sono ripetuti.

Non fu facile, mi tempestarono di domande tipo: “di cosa ti devi ricordare?” “perché se sbagli non ti vogliono più bene?” “perché non si può sbagliare?”.

Insomma, mi accorsi che il nostro mondo a loro è veramente oscuro e che, se vuoi bene ad una persona, non si può allontanarla.

È un concetto assoluto che, solo crescendo, assume forme più sfumate.

Il consiglio? Semplice ed intuitivo: prima di arrivare al limite chiedete a vostro figlio lo spazio e il tempo che vi serve per trovare una cosa, scrivere una lettera, fare una telefonata… fategli capire che è una cosa importante per voi come lo è per lui non essere disturbato quando vede la TV o sta finendo un puzzle molto difficile.

Proiettando su di lui il  vostro disagio riuscirete a sentirvi più compresi poichè lui capirà che il vostro atteggiamento non è determinato da una mancanza di affetto nei suoi confronti ma solo un modo per concentrarvi un po’ su voi stessi.

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MAMMA voglio quello…VA BENE, ma…

Posted by Ethel on dicembre 1, 2008

Quante volte vostro figlio vi ha fatto i capricci perché voleva questo, voleva quello, e le sue richieste insistenti vi tartassava con cose sempre nuove?

Io ho risolto il problema soddisfacendo le loro richieste solo a patto che…e lascio alla vostra fantasia quale richiesta porre a vostro figlio.

In base alla consistenza della sua richiesta potete dare delle condizioni con scadenze diverse:

- ad esempio per un gelato, si possono dare delle condizioni del tipo 2dato che oggi andiamo dalla zia, se ti comporti bene ceniamo con il gelato”

- per il NINTENDO… “se alla fine dell’anno avrai una buona pagella, mamma te lo regala”

Proporre un gelato nel secondo caso risulta sproporzionato all’impegno richiesto dal bambino, quindi sta a voi dare un metro di valutazione congruo.

La regola del DARE e AVERE è una regola che viene ben sottolineata da questo atteggiamento e vi permette di fare dei regali senza che i vostri figli vengano viziati, in quanto assolvono più il compito di premi.

Questo è importante perché insegna il valore delle cose ed insegna ad apprezzarle, perché arrivano dal duro lavoro su se stessi, sulla coscienza di se stessi.

Vi stupirete come sia più bello il viso di vostro figlio quando ottiene qualcosa dal merito, è come lo sentisse più suo, ed entra in modo gentile nel duro mondo della meritocrazia.

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POCHE REGOLE MA BUONE

Posted by Ethel on novembre 29, 2008

Già in altri articoli ho accennato alle regole, che tipo e che spirito devono celare dietro…. Ora mi dedicherò totalmente a questo argomento.

Quando parliamo di disciplina cosa vogliamo trasmettere?

Obbedienza o consapevolezza?

Vogliamo, insomma che nostro figlio ci obbedisca ciecamente o trovi dentro di sé un equilibrio che in nostra assenza lo guidi verso le scelte migliori?

Ora per dare regole facilmente trasmissibili ad un bambino queste, per prima cosa, devono basarsi sul nostro senso della vita.

Facciamo l’esempio: in diverse famiglie ci possono essere diverse regole per l’orario di addormentamento serale. In particolare, nella nostra famiglia, i bambini debbono andare a letto al massimo alle 20.30, mentre in altre so che i bambini restano svegli fino alle 23 e oltre.

I miei figli dormono molto e tendono a svegliarsi straniti se le ore di sonno sono troppo poche,poi c’è il fatto che, fino a qualche mese fa, le ore serali erano le uniche ore che potevo dedicare allo studio e quindi mettere i bambini a letto alle 23 voleva dire addormentarmi prima di loro e non aver tempo per studiare.

Ora ho finito gli studi, ci sono le vacanze, abbiamo il tempo di riposarci qualche ora il pomeriggio e mantenere la regola fissa sarebbe un abuso di potere ingiustificato.

Le motivazioni per la scelta di mettere a letto i bambini tardi, potrebbe essere giustificata da orari di lavoro dei genitori che consentano di stare con i propri figli sono nelle ore serali.

Insomma non è importante per il bambino quale sia la regola, lui sarà in grado di capirne le variazioni se ognuna viene fortemente motivata e soprattutto, le singole motivazioni, siano coerenti tra loro.

Quindi: abbiate ben chiaro il principio.

La seconda regola del porre le regole è la coerenza.

Se una regola è tale non può essere soggetta a ricatto da parte del bambino: in particolare, ogni eccezione è ponderata e quindi non cambia se il bambino fa i capricci ma cambia quando è possibile cambiarla o ponendo al bambino delle condizioni che, se non vengono rispettate, impediranno l’accadersi di altre eccezioni.

Facendo sempre l’esempio dell’orario di addormentamento: si può ovviare talvolta a condizione che facciano i bravi e lascino lavorare i genitori o che si sveglino senza fare storie la mattina o, ancora, essendo il giorno dopo domenica, ci si può riposare fino a tardi.

Se le eccezioni sono motivate potete evitare il problema della fantomatica frase “ma l’altra volta ce l’hai fatto fare”.

Per capire se le vostre regole sono chiare, quando vi trovate in contesti nuovi in cui il bambino si sta comportando male e lo ammonite provate a chiedergli che cosa ha fatto di male e perché. Se vi saprà rispondere, vorrà dire che i principi su cui avete basato le vostre regole sono ben chiari a vostro figlio tanto che li sa contestualizzare in altre situazioni…il fatto che faccia il discolo anche se lo sa… beh, quello è perché è un bambino!

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VIZI O VIRTU’

Posted by Ethel on novembre 23, 2008

È affascinante come i bambini riescano ad acquisire i vizi. Basta che concedete loro qualcosa e si trasforma tutto nella regola e ogni volta che vi opponete vi viene ricordato da una vocina insidiosa: “ma l’altra ce l’hai fatto fare!”, insomma o non si cede mai o bisogna escogitare dei trucchi per volgere a nostro favore il nuovo diritto acquisito con la forza dai nostri figli.

Come si può fare?

Una dipendenza da video giochi e TV, una golosità sfrenata per cioccolati e caramelle sono le insidie più comuni, ma qualsiasi strategia applicata a queste, può essere usata per altri vizi, che diventano così delle piccole armi a nostro favore.

Io, ad esempio, concedo un budino o un cioccolatino dopo cena, se si sono comportati bene!

La televisione non si vede se è il motivo per cui si rinuncia ad una passeggiata o ancora non si sono fatti i compiti.

Insomma possono diventare il punto forte delle nostre punizioni e dei nostri premi.

Subdola come cosa? Può darsi! Ma la società ci ha tolto ogni strumento educativo: non si sgrida; non si sculaccia; i bambini sono sempre più furbi e gli stimoli cui sono sottoposti sono sempre di più, quindi cedere, da parte dei genitori, è sempre più facile.

Ogni volta che cediamo possiamo mette nelle mani di nostro figlio uno strumento di controllo o avere noi uno strumento di controllo su di lui.

La differenza è che, nel primo caso perdiamo inesorabilmente la possibilità di comunicare ai nostri figli la nostra disapprovazione per qualcosa facendogli credere che tutto sia possibile, mentre nel secondo caso abbiamo la possibilità di guidare nostro figlio verso ciò che la nostra coscienza ritiene sia il modo più sano di vivere, facendogli capire che, ad un’azione errata, corrispondono reazioni che possono non essere di suo gradimento.

L’alternativa è che lo provi sulla sua pelle da parte di compagni di scuola o, addirittura, di lavoro, comportando dei danni più grandi di quanto non sia una sgridata dai propri genitori.

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LO DICI ANCHE TU

Posted by Ethel on novembre 19, 2008

Sono certa che almeno una volta, magari dopo una giornata disastrosa, durante un litigio, o un altro evento fonte di stress, vi sia capitato di fare dei gesti o dire delle parole non proprio consone davanti ai vostri figli.

Se non vi è capitato siete dei santi e non vi serve la lettura di questo articolo, o potreste anche leggerlo, qualora vi ritroviate in condizioni simili in un futuro.

Che vi sia capitato o meno penso che tutti saprete che i bambini sono delle spugne e, se si tratta di gesti con enfasi negative, sembrano addirittura dei magneti.

Come risolvere il problema?

Tutti risponderete evitando certi atteggiamenti.

Accademicamente parlando non fa una piega, ma se consideriamo che viviamo nella realtà e non nella idealità, ciò non può essere deciso a tavolino.

Ci capiterà magari che nostro figlio dica una parolaccia e noi lo sgridiamo e lui ci dica… ‘MA LO DICI ANCHE TU!’.

Loro non conoscono il significato delle parole, le ripetono come ripeterebbero CIAO, MAMMA, PAPA’… ed è allora che i sensi di colpa ci attanagliano…ma rendiamoli proficui…tanto ormai il danno è fatto!

Possiamo approcciare così: ‘davvero mamma/papà ha detto questa parola!?…Ma era davvero arrabbiata/o quando l’ha detta?… Sai cosa significa?’.

Poi si può proseguire dicendo che talvolta i grandi non riescono a piangere e il loro modo di soffrire è dire o fare delle cose che in realtà non dovrebbero essere fatte e che sareste molto felici se, quando si sbagliano, ci fosse qualcuno che li sgridasse.

Questo responsabilizza molto il bambino, lo rende un po’ genitore e, se gli porgete la mano dicendo che può anche darvi una botta così la prossima volta non vi capiterà più, anche se non vi colpisce la mano, avvertirà il messaggio in modo positivo…provare per credere!

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1…2…3

Posted by Ethel on novembre 17, 2008

Chi di voi lettori non si è mai spazientito in seguito ad un atteggiamento reiterato del bambino, anche in modo forse troppo fulminante?

Talvolta queste risposte, dettate più da stress che dalla reale volontà di sgridare il figlio, possono essere assai improduttive, perché non sempre è chiaro al bambino quanto può essere nocivo un atteggiamento…lui scoppia a piangere….voi vi esasperate ancora di più e…non avete risolto niente!

La cosa migliore, a prescindere di come decidiate di redarguire vostro figlio è spiegargli perché il suo atteggiamento può essere nocivo, a se o agli altri non importa, quindi sollecitarlo a smettere.

Se il bambino prosegue, punirlo subito potrebbe non permettere al bambino di focalizzare il perché, in quanto essendo troppo preso dal gioco è possibile anche che non abbia recepito l’ammonizione, ed è qui che interviene l’1-2-3.

Sono tre numeri magici durante i quali voi cercherete di calmarvi e, anche il bambino ha il tempo di calmarsi e riflettere sulle vostre parole.

Durante il vostro conteggio potete ripetergli l’ammonizione, in quanto lui è sicuramente molto più attento di prima alla vostra reazione e, cosa assai importante…

Dopo ogni conteggio, se non è riuscito a contenersi, dovete sempre provvedere con una punizione. Questo è importante perché voi gli state chiedendo di non nuocere a se e agli altri e perché, nella società umana, chi non si astiene dal nuocere a se o agli altri, viene punito e, tra le altre cose, risulterete più credibili per le future ammonizioni!

Faccio un esempio nel mondo adulto, poiché in realtà è uno schema della vita, non solo dell’educazione: poniamo che, come ammonizione ci sia quella che, se non si ha il biglietto dell’autobus si viene multati. Nel caso in cui i controllori non ci sono mai si pensa che l’ammonizione sia solo un modo per spaventare e a lungo andare diventa meno credibile, se invece i controllori sono sempre, o periodicamente, presenti, non ci si può approfittare del sistema.

Concludendo: l’1-2-3 serve sia a voi per chiarire le motivazioni del vostro dissenso, sia a vostro figlio per ragionarci su, sia a voi per prendere dei provvedimenti educativi ed esporli alla vostra piccola peste, sia a lui di scegliere se correre il rischio o no, di essere punito… ma se è convinto che il divertimento che sta provando per quella cosa valga la punizione…questa deve arrivare, perché anche i ladri sanno che se rubano vanno in prigione, e guai se non fosse così.

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HAI VINTO…sei secondo!

Posted by Ethel on novembre 15, 2008

Come altri articoli anche questo è stato suggerito da un frammento di vita familiare vissuto in prima persona.

Vi potreste fare matte risate, ma c’era qualcosa di tragico nell’accaduto.

Dopo cene i miei figli sono abituati a mangiare il budino e, la scorsa sera si sono cimentati in una gara all’ultima leccata per chi pulisse meglio il bicchierino del budino.

Io ero l’arbitro

Vinse nettamente il piccolo e io… lo decretai vincitore!

ApRiTi CiElO!!!

La grande cominciò ad esultare vivacemente e a dire che era lei la vincitrice e il piccolo iniziò a piangere a dirotto risentito facendomi vedere e a farmi capire che era lui ad avere vinto.

Io ero incredula…

Non sapevo come gestire la cosa…mi sembrava sciocco e me ne sono stata lì a vedere se il dramma si sgonfiava da solo…ma… NIENTE!

Allora provvidi prima a consolare il piccolo facendogli rilevare che sapevo che aveva vinto lui e cercai di placare l’euforia prevaricatrice della grande.

Il piccolo si calmò ma la grande scoppiò in un pianto accorato… e fu lì che capii dov’era il dramma!

Aveva perso… contro il fratello!

A lei non importava quanto fosse stupida la gara.

La prima cosa che mi venne in mente fu quella di dirle che non era importante che per una volta aveva vinto il fratellino, poiché lei, essendo più grande, riusciva a vincerlo quasi sempre.

Le spiegai poi, che il suo gesto di coprire il gesto del fratello non era giusto, perché era come togliergli una medaglia conquistata.

Le dissi che capivo il motivo del suo pianto e che era giusto che piangesse, se l sentiva veramente così forte.

La abbracciai. La accarezzai. Le diedi un bacio e lei… ancora a piangere…e piangere…

Dopo un po’ che consumava le sue lacrime, decisi che probabilmente era ora di interromperla e darle le proporzioni giuste dell’accaduto.

Con tono meno accondiscendente di prima, ma dolce le dissi ‘…e poi stai piangendo perché hai pulito male il bicchiere del budino…non è esagerato?’.

Penso proprio di aver colto il momento giusto; lei fece un piccolo sorriso di comprensione dell’accaduto e smise istantaneamente dipingere e… si addormentò.

Morale della favola: dietro ad ogni conflitto ci sono dei ruoli che vengono messiin discussione.

Come possiamo risolvere il conflitto…far capire che non si è di parte, far capire la vostra empatia con i sentimenti delle singole parti contendenti, far sfogare i risentimenti e… solo alla fine…sminuire l’accaduto.

Ciò permette alle singole parti di avere il proprio momento di gloria, cioè di vostre attenzioni.

Nel caso particolare: il piccolo ha avuto riconosciuta la sua vittoria e la grande ha avuto l’attenzione dei genitori per un suo conflitto interiore… cosicché…HANNO VINTO TUTTI!

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