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IMPARO A PATTINARE

Posted by Ethel on dicembre 5, 2008

Tutti sappiamo come i bambini imparano a camminare: prima imparano a girarsi, poi imparano a stare seduti, poi a gattonare, poi ad alzarsi, poi a camminare appoggiati e, solo dopo diversi mesi, si staccano.

Questo pattern naturale non sembra logico invece per attività quali il pattinaggio che i genitori si ostinano ad insegnare partendo dalla posizione eretta.

Io ho fatto iniziare la grande a 4 anni e mezzo, ed è stata subito spigliata con i pattini, ma con il piccolo, al quale glieli misi a 2 anni e mezzo, naturalmente non ebbe lo stesso effetto.

Presa dal suo entusiasmo glieli comprai, ma quando vide quanto fosse precario il suo equilibrio, non ci fu verso di alzarlo da terra.

Così fece per 2 volte, quando… spontaneamente fece i suoi primi tentativi per alzarsi.

Gli scivolavano i piedi, gli si incrociavano le gambe e…si faceva matte risate!

Dopo una serie di tentativi riuscì a trovare l’equilibrio per mantenersi in piedi.

Da quel momento in poi anche il cadere non lo spaventò più…e cominciò ad accennare i primi passi, più o meno incerti, ma assolutamente sempre da solo.

Questo modo di apprendere, squisitamente naturale, mi fece riflettere, su quanto potesse essere forzato far partire da in piedi un bambino che non ha ancora acquisito il senso dell’equilibrio e (ma solo da allora, perché prima mi risultava naturale) mi viene un tenero sorriso nel vedere quei genitori che cercano in tutti i modi di tenere dritti i loro bambini, quando invece è così naturale che loro partano da seduti.

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…E’ perché ti voglio bene!

Posted by Ethel on dicembre 3, 2008

Avete mai avuto la sensazione che i vostri figli vi perseguitassero, che mentre cercate qualcosa per casa la loro ombra vi seguisse, che non riusciste neanche ad andare in bagno in pace, che se state parlando con qualcuno avete sempre in sottofondo la voce dei vostri bambini che vi parlano?

Avendo due figli a me è capitato spesso, e in un giorno in cui ero esasperata gli chiesi. “ma perché mi state sempre dietro!?” e mi hanno risposto: “E’ perché ti vogliamo bene!”.

È stata così tenera la cosa che le tensioni si sono allentate e mi sono fermata a parlargli.

Io chiesi loro se ritenevano fosse piacevole sentirsi seguiti in continuazione e mi risposero di sì.

Quindi dovetti abbandonare quella via.

Loro mi chiesero perché non volessi stare con loro e io ci rimasi male, non volevo cacciarli ma solo avere un momento per raccogliere le idee senza sentirmi soffocare.

Dato il fraintendimento cercai di spiegare loro le mie ragioni.

Spiegai loro che i grandi devo pensare a molte cose e che non c’è una mamma che gli ricordi cosa fare e che nel mondo dei grandi se si sbaglia nessuno ti sgrida ma le persone potrebbero allontanarsi se gli errori sono ripetuti.

Non fu facile, mi tempestarono di domande tipo: “di cosa ti devi ricordare?” “perché se sbagli non ti vogliono più bene?” “perché non si può sbagliare?”.

Insomma, mi accorsi che il nostro mondo a loro è veramente oscuro e che, se vuoi bene ad una persona, non si può allontanarla.

È un concetto assoluto che, solo crescendo, assume forme più sfumate.

Il consiglio? Semplice ed intuitivo: prima di arrivare al limite chiedete a vostro figlio lo spazio e il tempo che vi serve per trovare una cosa, scrivere una lettera, fare una telefonata… fategli capire che è una cosa importante per voi come lo è per lui non essere disturbato quando vede la TV o sta finendo un puzzle molto difficile.

Proiettando su di lui il  vostro disagio riuscirete a sentirvi più compresi poichè lui capirà che il vostro atteggiamento non è determinato da una mancanza di affetto nei suoi confronti ma solo un modo per concentrarvi un po’ su voi stessi.

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MAMMA voglio quello…VA BENE, ma…

Posted by Ethel on dicembre 1, 2008

Quante volte vostro figlio vi ha fatto i capricci perché voleva questo, voleva quello, e le sue richieste insistenti vi tartassava con cose sempre nuove?

Io ho risolto il problema soddisfacendo le loro richieste solo a patto che…e lascio alla vostra fantasia quale richiesta porre a vostro figlio.

In base alla consistenza della sua richiesta potete dare delle condizioni con scadenze diverse:

- ad esempio per un gelato, si possono dare delle condizioni del tipo 2dato che oggi andiamo dalla zia, se ti comporti bene ceniamo con il gelato”

- per il NINTENDO… “se alla fine dell’anno avrai una buona pagella, mamma te lo regala”

Proporre un gelato nel secondo caso risulta sproporzionato all’impegno richiesto dal bambino, quindi sta a voi dare un metro di valutazione congruo.

La regola del DARE e AVERE è una regola che viene ben sottolineata da questo atteggiamento e vi permette di fare dei regali senza che i vostri figli vengano viziati, in quanto assolvono più il compito di premi.

Questo è importante perché insegna il valore delle cose ed insegna ad apprezzarle, perché arrivano dal duro lavoro su se stessi, sulla coscienza di se stessi.

Vi stupirete come sia più bello il viso di vostro figlio quando ottiene qualcosa dal merito, è come lo sentisse più suo, ed entra in modo gentile nel duro mondo della meritocrazia.

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POCHE REGOLE MA BUONE

Posted by Ethel on novembre 29, 2008

Già in altri articoli ho accennato alle regole, che tipo e che spirito devono celare dietro…. Ora mi dedicherò totalmente a questo argomento.

Quando parliamo di disciplina cosa vogliamo trasmettere?

Obbedienza o consapevolezza?

Vogliamo, insomma che nostro figlio ci obbedisca ciecamente o trovi dentro di sé un equilibrio che in nostra assenza lo guidi verso le scelte migliori?

Ora per dare regole facilmente trasmissibili ad un bambino queste, per prima cosa, devono basarsi sul nostro senso della vita.

Facciamo l’esempio: in diverse famiglie ci possono essere diverse regole per l’orario di addormentamento serale. In particolare, nella nostra famiglia, i bambini debbono andare a letto al massimo alle 20.30, mentre in altre so che i bambini restano svegli fino alle 23 e oltre.

I miei figli dormono molto e tendono a svegliarsi straniti se le ore di sonno sono troppo poche,poi c’è il fatto che, fino a qualche mese fa, le ore serali erano le uniche ore che potevo dedicare allo studio e quindi mettere i bambini a letto alle 23 voleva dire addormentarmi prima di loro e non aver tempo per studiare.

Ora ho finito gli studi, ci sono le vacanze, abbiamo il tempo di riposarci qualche ora il pomeriggio e mantenere la regola fissa sarebbe un abuso di potere ingiustificato.

Le motivazioni per la scelta di mettere a letto i bambini tardi, potrebbe essere giustificata da orari di lavoro dei genitori che consentano di stare con i propri figli sono nelle ore serali.

Insomma non è importante per il bambino quale sia la regola, lui sarà in grado di capirne le variazioni se ognuna viene fortemente motivata e soprattutto, le singole motivazioni, siano coerenti tra loro.

Quindi: abbiate ben chiaro il principio.

La seconda regola del porre le regole è la coerenza.

Se una regola è tale non può essere soggetta a ricatto da parte del bambino: in particolare, ogni eccezione è ponderata e quindi non cambia se il bambino fa i capricci ma cambia quando è possibile cambiarla o ponendo al bambino delle condizioni che, se non vengono rispettate, impediranno l’accadersi di altre eccezioni.

Facendo sempre l’esempio dell’orario di addormentamento: si può ovviare talvolta a condizione che facciano i bravi e lascino lavorare i genitori o che si sveglino senza fare storie la mattina o, ancora, essendo il giorno dopo domenica, ci si può riposare fino a tardi.

Se le eccezioni sono motivate potete evitare il problema della fantomatica frase “ma l’altra volta ce l’hai fatto fare”.

Per capire se le vostre regole sono chiare, quando vi trovate in contesti nuovi in cui il bambino si sta comportando male e lo ammonite provate a chiedergli che cosa ha fatto di male e perché. Se vi saprà rispondere, vorrà dire che i principi su cui avete basato le vostre regole sono ben chiari a vostro figlio tanto che li sa contestualizzare in altre situazioni…il fatto che faccia il discolo anche se lo sa… beh, quello è perché è un bambino!

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Le 4 stagioni

Posted by Ethel on novembre 27, 2008

Visto che tra le ricerche per le quali veniva trovato il nostro sito vi erano le parole chiave “spiegare le stagioni” “lavoretti sulle stagioni” e simili… ho deciso di scrivere quest’articolo.

Come già accennato, il disegno è uno strumento potente per l’insegnamento e io l’ho usato anche per insegnare ai miei figli le stagioni e i mesi che vi appartengono.

MATERIALI:

cartellone 100 x 70 bianco – tempere – pennelli – pasta – foglie secche – ovatta – corteccia – bastoni – righello – matita – telo di stoffa – terra – conchiglie – bottoni – carta per collage – ciuffi di aghi di pino – sassi – mais per pop corn – fiori secchi o finti – fermagli per carta – piatto da antipasto

ESECUZIONE:

- Dividete il cartellone in quattro quadranti secondo le diagonali

- Scegliere di colore di sfondo per le quattro stagioni. Noi abbiamo scelto:

ESTATE GIALLO

AUTUNNO ARANCIONE

INVERNO BIANCO

PRIMAVERA VERDE

L’ aggiunta di piccole quantità di colore diverso da quello scelto come base serve per dare sfumature meno uniformi ai colori e quindi più realistiche. Stendere (o meglio far stendere) con un pennello il colore nei quadranti scelti per le singole stagioni e lasciar asciugare.

- Usare un piatto d’antipasto per descrivere un cerchio nella zona di incrocio delle diagonali e ritagliare un disco di uguali dimensioni da un altro cartoncino.

- Dividere il disco in 12 parti uguali e mettetelo da parte

ESTATE:

- Stendere la colla vinilica su una porzione che ritenete adatta a costituire la spiaggia e spargeteci sopra la terra appoggiandosi alcune conchiglie e dei sassi. Quindi lasciate asciugare.

- Disegnate un cerchio che costituirà il sole e con un pennello  stendete la colla vinilica e attaccateci la pasta. Quindi lasciate asciugare.

Poi sta alla vostra fantasia decorare la spiaggia. Alcuni esempi:

OMBRELLONE: un ramo andrà a costituire il bastone. Per l’ombrello disegnate su un foglio bianco la sagoma e dividetela in spicchi. ritagliate i singoli spicchi e usateli come stampo per ricavarne forme simili su diversi fogli di carta per collage.Quindi assemblate l’obrello sul vostro cartellone.

BARCA A VELA: un pezzo di corteccia per la carena, un bastone per l’albero maestro e della carta velina colorata per fare la vela

INVERNO:

PUPAZZO DI NEVE: Disegnate due cerchi e stendete della colla quindi attaccate dei pezzetti di ovatta. VISO: ritagliate due cerchietti dalla carta per collage nera (occhi); ritagliate un triangolo da quella arancione (naso); ritagliate un triangolo rosso (bocca);

CORPO: prendere dei bottoni e incollateli sulla pancia.

SCIARPA: Prendete una striscia di stoffa e fategli assumere la forma di una sciarpa intorno al collo, quindi attaccatela al pupazzo di neve e spennelatela con acqua e colla vinilica. Quando la stoffa sarà asciutta si indurirà e provvederete a dipingerla la fantasia.

BERRETTO: Procedete come per la sciarpa.

BRACCIA: Due bastoni.

SCOPA DI SAGGINA: bastone con ciuffi di aghi di pino

NEVE: prendete il mais da pop-corn e cuocetelo in padella con poco olio. Coprite con un coperchio e aspettate che scoppino…quindi li userete per fare i fiocchi di neve.

AUTUNNO: tappeto di foglie secche con un ramo spoglio.

PRIMAVERA:
decorate il vostro prato, con fiori secchi spighe e rametti con foglioline di ogni tipo.

Se i materiali fanno fatica ad attaccarsi aiutatevi con dei pesi che andrete a rimuovere quando la colla è completamente asciutta

MESI: prendete il dischetto di cui al punto 5 e scrivete il nome dei mesi. Quindi dipingetelo secondo il colore delle stagioni di appartenenza. Disegnate una freccia su un foglio a parte quindi associate la freccia al disco e questi al cartellone con un fermaglio per carta.

GIORNI: costruite 12 strisce 10 x 3 quadrati di grandezza a vostra scelta e scrivete i numeri (da 1 a 31). Vostro figlio ogni giorno dovrà colorare un numero dello stesso colore associato al giorno della settimana nel lavoretto “i fantasmi della settimana”.

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LO DICI ANCHE TU

Posted by Ethel on novembre 19, 2008

Sono certa che almeno una volta, magari dopo una giornata disastrosa, durante un litigio, o un altro evento fonte di stress, vi sia capitato di fare dei gesti o dire delle parole non proprio consone davanti ai vostri figli.

Se non vi è capitato siete dei santi e non vi serve la lettura di questo articolo, o potreste anche leggerlo, qualora vi ritroviate in condizioni simili in un futuro.

Che vi sia capitato o meno penso che tutti saprete che i bambini sono delle spugne e, se si tratta di gesti con enfasi negative, sembrano addirittura dei magneti.

Come risolvere il problema?

Tutti risponderete evitando certi atteggiamenti.

Accademicamente parlando non fa una piega, ma se consideriamo che viviamo nella realtà e non nella idealità, ciò non può essere deciso a tavolino.

Ci capiterà magari che nostro figlio dica una parolaccia e noi lo sgridiamo e lui ci dica… ‘MA LO DICI ANCHE TU!’.

Loro non conoscono il significato delle parole, le ripetono come ripeterebbero CIAO, MAMMA, PAPA’… ed è allora che i sensi di colpa ci attanagliano…ma rendiamoli proficui…tanto ormai il danno è fatto!

Possiamo approcciare così: ‘davvero mamma/papà ha detto questa parola!?…Ma era davvero arrabbiata/o quando l’ha detta?… Sai cosa significa?’.

Poi si può proseguire dicendo che talvolta i grandi non riescono a piangere e il loro modo di soffrire è dire o fare delle cose che in realtà non dovrebbero essere fatte e che sareste molto felici se, quando si sbagliano, ci fosse qualcuno che li sgridasse.

Questo responsabilizza molto il bambino, lo rende un po’ genitore e, se gli porgete la mano dicendo che può anche darvi una botta così la prossima volta non vi capiterà più, anche se non vi colpisce la mano, avvertirà il messaggio in modo positivo…provare per credere!

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1…2…3

Posted by Ethel on novembre 17, 2008

Chi di voi lettori non si è mai spazientito in seguito ad un atteggiamento reiterato del bambino, anche in modo forse troppo fulminante?

Talvolta queste risposte, dettate più da stress che dalla reale volontà di sgridare il figlio, possono essere assai improduttive, perché non sempre è chiaro al bambino quanto può essere nocivo un atteggiamento…lui scoppia a piangere….voi vi esasperate ancora di più e…non avete risolto niente!

La cosa migliore, a prescindere di come decidiate di redarguire vostro figlio è spiegargli perché il suo atteggiamento può essere nocivo, a se o agli altri non importa, quindi sollecitarlo a smettere.

Se il bambino prosegue, punirlo subito potrebbe non permettere al bambino di focalizzare il perché, in quanto essendo troppo preso dal gioco è possibile anche che non abbia recepito l’ammonizione, ed è qui che interviene l’1-2-3.

Sono tre numeri magici durante i quali voi cercherete di calmarvi e, anche il bambino ha il tempo di calmarsi e riflettere sulle vostre parole.

Durante il vostro conteggio potete ripetergli l’ammonizione, in quanto lui è sicuramente molto più attento di prima alla vostra reazione e, cosa assai importante…

Dopo ogni conteggio, se non è riuscito a contenersi, dovete sempre provvedere con una punizione. Questo è importante perché voi gli state chiedendo di non nuocere a se e agli altri e perché, nella società umana, chi non si astiene dal nuocere a se o agli altri, viene punito e, tra le altre cose, risulterete più credibili per le future ammonizioni!

Faccio un esempio nel mondo adulto, poiché in realtà è uno schema della vita, non solo dell’educazione: poniamo che, come ammonizione ci sia quella che, se non si ha il biglietto dell’autobus si viene multati. Nel caso in cui i controllori non ci sono mai si pensa che l’ammonizione sia solo un modo per spaventare e a lungo andare diventa meno credibile, se invece i controllori sono sempre, o periodicamente, presenti, non ci si può approfittare del sistema.

Concludendo: l’1-2-3 serve sia a voi per chiarire le motivazioni del vostro dissenso, sia a vostro figlio per ragionarci su, sia a voi per prendere dei provvedimenti educativi ed esporli alla vostra piccola peste, sia a lui di scegliere se correre il rischio o no, di essere punito… ma se è convinto che il divertimento che sta provando per quella cosa valga la punizione…questa deve arrivare, perché anche i ladri sanno che se rubano vanno in prigione, e guai se non fosse così.

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