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ott
16

STATISTICHE DI VITALITA’ DEI NEONATI…. NUMERI NUMERI NUMERI!!!

Posted by Ethel on ottobre 16, 2008

I neonati sono molto diversi l’uno dall’altro, ma può essere utile sapere quali sono le loro caratteristiche comuni.

La gestazione va da 240 a 293 giorni, se meno il neonato si dice prematuro, se più si dice in ritardo e 266 giorni è l’intervallo più probabile tra il concepimento e il parto.

Calcolando 280 giorni dalla fine dell’ultima mestruazione si ha un calcolo abbastanza preciso della data di nascita del bambino.

Per motivi ancora non noti le bambine passano, in media, un giorno in più nel grembo materno rispetto ai maschi. I bambini bianchi in media passano 5 giorni in più dei neri e in India 6 giorni in più dei bianchi.

Queste sconcertanti differenze dipendono solo dalle etnie e non dalla struttura fisica del bambino, o il benessere della sua famiglia.

Madri con età compresa tra i 18 e i 30 anni hanno maggiori possibilità di portare a termine una gravidanza e avere un parto senza inconvenienti.

Dal punto di vista del bambino avere una mamma di 22 anni è la cosa migliore poiché : è l’età più feconda, con mortalità infantile minima (12 per mille), mentre per una madre di 45 anni è del 47 per mille.

Alla nascita il piccolo d’uomo pesa circa 3,5 kg, ma il peso è molto variabile, nonostante il 95% dei bambini si attestino tra i 2,5 kg e i 3,25.

I maschi pesano in media 200 grammi in più delle femmine. Il calo fisiologico nei giorni successivi alla nascita è del 10% del peso corporeo e si riacquista dopo una settimana.

Nel primo mese il peso cresce di circa 225 g a settimana. A 5 mesi avrà raddoppiato il suo peso e ad un anno lo avrà triplicato.

L’altezza media alla nascita è di 51 cm con il 95% dei neonati tra i 46 cm e i 56 cm, e ad un anno avranno preso tra i 25 e i 30 cm.

Il cervello raddoppia il suo peso entro l’anno passando dal 25% al 66% del peso definitivo.

Alla nascita le dimensioni della testa non sono proporzionate al resto del corpo, essendo il 25% dell’altezza totale del neonato, ma, completando la crescita, la testa non occuperà che 1/8 dell’altezza totale.

Il cuore del neonato è di circa 28 g e dopo un anno sarà di 28,60 g.

Nelle prime settimane la media dei battiti è di 140 bpm (battiti per minuto) con un picco, al momento della nascita di 180 bpm. La frequenza scenderà a 115 bpm alla fine del primo anno.

La maggiorparte dei neonati maschi presentano la discesa dei testicoli al momento della nascita, ma per quasi tutti gli altri accadrà durante il primo mese.

Il corpo del neonato è costituito da: 60% di acqua 16% di grasso 11% di proteine e 1% di carboidrati.

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ott
10

LA MIA PICCOLA SCIMMIETTA

Posted by Ethel on ottobre 10, 2008

Quando nasce un bambino peloso la madre pensa atterrita di aver generato una scimmiotta.

In realtà questo strato di morbida peluria non è altro che il prolungamento della condizione fetale.

Prende il nome di languo e normalmente passa in pochi giorni e solo raramente si prolunga fino al quarto mese dopo la nascita, ma al momento della caduta dei peli, la pelle è quella rosea e morbida che ci si aspetta in un neonato.

È una rara opportunità di avere l’impressione fugace di quello che è l’aspetto di tutti i bambini durante le ultime settimane di gestazione.

La languo (è anche il termine con cui ci si riferisce alla pelle della pesca) compare intorno al quinto mese di gestazione per cominciare a sparire tra il settimo e il nono mese e raramente persiste sino alla nascita ed oltre.

La languo può coprire totalmente o solo parzialmente il corpo del neonato: spalle e schiena o tutto il corpo eccetto i palmi di mani e piedi.

Questa distribuzione ricorda il fatto che anche i mammiferi pelosi hanno le coperte le stesse parti e può essere interpretato come vestigia della nostra discendenza da questi mammiferi… un residuo evolutivo.

La percentuale di neonati pelosi aumenta tra i prematuri, ma anche l’influsso di corticosteroidi e ipotiroidismo e denutrizione possono portare il bambini a venire al mondo coperto di piccoli peli.

Sembra che compaia la languo immediatamente prima dello strato di grasso (vernix caseosa).

Dato che quest’ultima è prodotta dalle ghiandole sebacee terminata la loro funzione, i peli cadono.

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ott
04

I PRIMI SBADIGLI

Posted by Ethel on ottobre 4, 2008

Normalmente il neonato, appena venuto alla luce, fa qualche grosso sbadiglio che potrebbe essere associato alla stanche zza determinata dallo sforzo.

Ma la spiegazione non è questa!

Sono delle azioni riflesse che assicurano ai polmoni una profonda emissione di ossigeno.

Ad oggi per molti neonati quei primi sbadigli sono stati cancellati dalla pratica medica che accelera l’inizio della respirazione autonoma. Il processo naturale del respirare comincia molto prima che il cordone ombelicale interrompa l’immissione di sangue materno ossigenato.

Una simpatica curiosità sull’uso di coprirsi la bocca con la mano è che non è nata per buona educazione ma per superstizione.

Un tempo si pensava che a questi primi sbadigli fosse dovuta l’alta mortalità infantile, in quanto dalla bocca si riteneva uscisse un pezzo di anima e, così, si indebolissero per poi morire.

Ma al tempo di queste credenze i bambini che morivano nelle prime settimane di vita erano tanti: per scarsa igiene, pratiche non volutamente nocive…

Non sapendo darne un perché si attribuiva il tutto a quegli sbadigli!

È nell’Antica Roma che nacque l’usanza di coprire la bocca ai bambini durante lo sbadiglio per impedire l’indebolimento dell’anima che ne sarebbe derivato.

Quindi, se sbadigliamo e ci copriamo la bocca, rinnoviamo il gesto che, secondo l’antica credenza, doveva servire a trattenere l’anima dentro il corpo.

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set
28

IL CORDONE OMBELLICALE

Posted by Ethel on settembre 28, 2008

Il cordone ombelicale si allunga fino alla ventottesima settimana, quindi la sua crescita si arresta, indipendentemente dalla lunghezza raggiunta. Questa è molto variabile e non dipende dalla corporatura del bambino o della madre, ma sembra che i maschi abbiano in media un cordone più lungo di 5 cm rispetto alle femmine.

Subito dopo la nascita il cordone pulsa ancora procurando ossigeno e nutrimento al neonato per altri 5 minuti, quindi viene tagliato e fermato con un fermaglio. Poi inizierà a seccarsi e il moncone cade da solo tra i 6 e i 10 giorni. Quando il moncone cade lascia esposto l’ombellico infiammato che, anche se sporge leggermente, finisce con l’appiattirsi. Può apparire anche una piccola ernia che impiega qualche mese per riassorbirsi, ma nessuna di queste modifiche è dolorosa.

Non c’è bisogno di coprirlo e incerottarlo, ma deve essere tenuto pulito ed asciutto. Se è bagnato o umido, non arriverà mai alla sua condizione definitiva, meglio, quindi, lasciarlo scoperto.

Il principio di tagliare il cordone ombelicale entro pochi minuti è entrato in uso da poche centinaia di anni, mentre prima si aspettava l’uscita della placenta.

Recentemente in Ungheria si è riadottata quest’abitudine per dare una razione di sangue in più al feto: il bambino resta sulla pancia della madre fino all’uscita della placenta (quindici trenta minuti dopo il parto), quindi la placenta, messa in una bacinella, viene sollevata sopra il bambino, cosicché il sangue fluisca al bambino fornendogli il 25% di sangue in più.

Il cordone ombelicale in alcune società tribali o veniva mangiato o fungeva da amuleto. Nella nostra società si tende a gettarlo anche se recentemente si è scoperto essere fonte preziosa di cellule staminali utili per la cura di numerose malattie.

Non tutti gli ospedali sono specializzati nel recupero del cordone ombelicale.

Viene qui messo l’elenco degli ospedali che offrono questo servizio:

a Roma Policlinico, il Sandro Pertini, Villa San Pietro, Villa Pia, Sant’Eugenio e Gemelli

volevo mettere quelli in tutta italia ma non sono riuscita a trovarli quindi qualsiasi informazione a riguardo è fortemente richiesta per dare informazioni il più complete possibili.

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set
22

COME COSPARSO DI BURRO

Posted by Ethel on settembre 22, 2008

Appena uscito dal grembo materno il neonato è ricoperto da uno spesso strato di grasso bianco, appiccicoso, che ha lo scopo di proteggerlo dagli sbalzi di temperatura ed ha, inoltre, funzione lubrificante.

Questo grasso prende il nome di vernix caseosa, è simile al formaggio ed è composta da scaglie di pelle e secrezioni oleose di ghiandole sebacee. Queste ghiandole, associate ai follicoli piliferi, sono insolitamente attive negli ultimi mesi di gravidanza e ricoprono tutto il corpo del bambino, rendendolo scivoloso e facilitandone il passaggio nel canale del parto.

Sembra avere anche un altro ruolo secondario, di barriera difensiva contro le piccole infezioni della pelle, per questo, talvolta, si preferisce non toglierla e lasciare che cada naturalmente due o tre giorni dopo il parto, anche se per molte mamme risulta un po’ umiliante avere un bambino coperto di ‘crema al formaggio’.

Dato che il livello di igiene raggiunta è veramente alto, è raro che la pulizia di questo strato possa comportare gravi complicazioni.

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set
16

“Uhe, Uhe”: le prime parole del bambino

Posted by Ethel on settembre 16, 2008

Quando i genitori sentono il primo pianto del bambino sorridono perché per loro è il segno che questo è vivo e respira.

Ma quel pianto è proprio necessario?

In qualsiasi altro momento sentire il proprio piccolo piangere allarmerebbe i genitori, perché è sintomo di dolore e disagio.

È anche in questo caso, dal punto di vista del bambino, un pianto di disagio?

Proviamo ad immaginare di trovarci in un ambiente caldo, scuro, silenzioso, morbido, avvolgente e poi… improvvisamente… una luce accecante, voci assordanti e la perdita del contatto corporeo, nonché qualcuno che sculaccia, ci solleva, ci esamina…non penso il passaggio sia gradevole.

Ho accennato alla consuetudine di indurre il pianto del neonato con gli sculaccioni, per accelerare il processo di inizio della respirazione. Si ha sempre paura che il neonato non cominci a respirare e poi… il taglio del cordone, si pesa, si lava, si veste…la preoccupazione del benessere fisico del bambino ha indotto a trattarlo più come un paziente che non come un bambino sano.

A parte in casi gravi, quando si ha di fronte una madre e un bambino sani, si può , procedere in modo più calmo, in modo da rendere meno traumatico il primo approccio del bambino con il mondo.

Ridurre i rumori, abbassare le luci, permettono ai senti del neonato di adattarsi gradualmente senza shock dovuti ad input esagerati.

Se lasciamo il bambino adagiarsi sulla pancia della mamma, si eviterebbe il trauma da perdita del contatto, permettendo al bambino di riposarsi dalle fatiche del viaggio.

Il bambino può emettere dei gemiti in quanto l’improvvisa dilatazione del torace al momento dell’uscita provoca l’entrata di aria nei polmoni. Anche l’espirazione successiva provoca un breve pianto, ma niente a che vedere con i pianti continui cui si assiste normalmente.

Lasciar godere il primo meritato riposo alla madre a al bambino, prima di iniziare la routine ospedaliera, farà sì che, gradualmente la respirazione polmonare si sostituisca al vecchio sistema respiratorio, in quanto il cordone ombelicale, per qualche minuto, sarà ancora in grado di fornirgli l’ossigeno.

Il corpo del neonato, poi, è dotato di uno strato di grasso che permette di mitigare gli sbalzi di temperatura e, essendo la pelle della madre più morbida di una tela o una spugna, il vestirlo immediatamente non ha alcun significato.

L’intervento di equipe superefficienti può solo creare quello che viene chiamato partus interruptus.

A meno che il parto non sia stato particolarmente faticoso, per circa un ora gli occhi del neonato sono quasi sempre aperti.

Il loro grado di attenzione sembra essere addirittura maggiore che nei giorni successivi.

Quest’eccezionale livello di attività si evolve come un momento vincolante in cui il neonato trasmette intensi segnali di richiamo ai suoi genitori, che si trovano anch’essi in una condizione altamente emozionale, che sembra suggellare l’amore che costituirà, poi, l’unità familiare.

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set
09

PARTORIRAI CON DOLORE!

Posted by Ethel on settembre 9, 2008

Perché le donne, rispetto alle femmine di animali, partoriscono in modo più doloroso?

Se si osservano partorire gli animali, non sembrano soffrirne…forse in qualche modo la capacità della nostra specie di mettere alla luce i piccoli è stata alterata?

Sembra che i dolori del parto siano una diretta conseguenza della posizione eretta che impone esigenze di deambulazione incompatibili con la cintura pelvica femminile che funge sia da canale per il parto che per sostenere il corpo, diventando una sorta di compromesso tra due funzioni essenziali.

Ma allora nelle civiltà tribali? E nei tempi preistorici?

Non vi sono, o erano, ospedali, ostetriche, medicine, anestesie.

Si potrebbe rispondere che in queste società la donna era abituata a lavori fisici molto pesanti e che il loro corpo era in grado di sopportare meglio il dolore, potrebbe essere molto sensato soprattutto se si considera che per molto tempo alle donne è stato interdetto il lavoro fisico.

Ma da sola questa giustificazione non regge.

Esistono due grandi differenze tra il modo semplice delle nascite nelle società tribali e le nostre:

- IL LUOGO dove si partorisce

- LA POSIZIONE in cui si partorisce

Nelle società tribali si partorisce in luoghi familiari, con l’affetto e l’aiuto delle donne più anziane, mentre la neo-mamma civilizzata si vede portata in un luogo sconosciuto, comunemente associato alla malattia e al dolore, tutte associazioni che possono creare uno stato di ansia nella futura madre.

Cosa comporta l’ansia?

Se osserviamo una giumenta in procinto di partorire, riesce a ritardare il momento del parto, fino al momento in cui si sente completamente sicura esercitando il controllo sugli intervalli tra una contrazione e l’altra.

Quindi, a metà della notte, quando sono sole e nel perfetto silenzio…partoriscono.

Qual è questo meccanismo?

Se la madre in attesa si sente impaurita ed ansiosa, viene rallentato automaticamente il travaglio, grazie ad una sostanza chimica secreta del Sistema Nervoso, l’epinefrina.

La funzione biologica di questo rinvio è quella di cercare un ambiente confortevole prima di rendersi vulnerabili.

E la stessa cosa accade per la donna.

Questo va bene in un ambiente primitivo, ma per la donna moderna è altamente svantaggioso, perché l’ansia ritarda il parto, il prolungarsi delle doglie la rende più ansiosa e impaurita…un circolo vizioso.

È per questo che l’ambiente ospedaliero, comunque consigliato per questioni igieniche, deve essere il più familiare e rassicurante possibile, è per questo che si è introdotta la consuetudine che il padre assista al parto.

Ma nelle tradizioni più antiche sono sempre state delle donne che avevano già partorito a dare conforto alla partoriente: un uomo ansioso può rivelarsi più un problema che un reale sollievo, ma spesso è l’unico supporto su cui può contare una donna.

La soluzione? Restare a casa!

Ma la casa, in caso di complicazioni non è un ambiente sicuro e questo può essere fonte di preoccupazioni.

La scelta finale resta quindi alla donna.

Scelto il posto bisogna trovare la posizione giusta e, sicuramente, non è quella sdraiata adottata dagli ospedali, in quanto non tiene conto della forza di gravità: invece di ‘lasciar cadere il bambino’ la madre viene incoraggiata a ‘spingere’.

Nelle società tribali normalmente la donna partorisce accovacciata. Anche nei geroglifici il momento della nascita è illustrato in quella posizione.

Lo stesso avveniva tra i Babilonesi, Greci e nelle civiltà precolombiane. Nell’Antica Roma esistevano delle sedie con un buco al centro del sedile da cui passava il bambino, mentre la madre si aggrappava ai braccioli: tali sedie sono state utilizzate in Europa per diversi secoli.

Questa posizione non elimina totalmente il dolore ma, quantomeno, rende tutto più rapido e semplice.

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