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Bambini Genitori Figli

Apr
11

Ma gli altri latti?

Posted by Ethel on Aprile 11, 2009

Abbiamo enunciato in modo abbastanza completo il perchè il latte materno sia la cosa migliore per il bambino, ma bisogna anche dire che ad oggi sono stati apportati sensibili miglioramenti al latte artificiale per renderlo meno diverso da quello materno.

Anche se il latte materno resta il migliore, non tutti lo preferiscono…perchè?

Quali sono i vantaggi del biberon:

1. La semplicità dell’uso. Allattare un neonato in un luogo pubblico è meno imbarazzante se si usa il biberon. L’allattamento al seno, dalla date le inibizioni presenti nelle culture avanzate, richiede una maggiore riservatezza. Nascondere il seno femminile, sia pure nella sua funzione materna, è un’esigenza delle società occidentali. È difficile capire perché qualcuno dovrebbe si risentirsi nel vedere una madre alla carica col bambino in autobus e treno, eppure così le madri se ne accorgono. Quindi biberon, le società attuale, è più pratico.

2. L’eliminazione di alcuni rischi. All’uno nato col biberon e nello restrittivo, nella spossante ed è indipendente dall’assoluto della madre. Se la madre, in seguito al parto, e Deborah malata, ed il biberon era presente una facile alternativa. Ci sono medicine che possono venire trasmesse al neonato attraverso il latte. Anche l’eroina e la calamai nella canapa indiana passano le latte, come la e se la madre non se non c’era queste sostanze mentre allatta il bambino, e indubbiamente meglio che usi il biberon.

3. La minore ‘naturalità’. che sono donne che si vengono quasi insultate da proposito retropensiero come nutrire per nutrire il neonato. Alcuni temono di sciuparla per bellezza o di alterare un’immagine che vogliono dare di se stesse altre, semplicemente, hanno una paura nevrotica dell’intero svolgersi dell’allattamento al seno. Poiché l’importanza di questa forma di alimentazione è stato universalmente riconosciuta negli ultimi anni, queste donne non possono non essere state incoraggiate a vincere le loro apprensioni, ma, evidentemente, col risultato di aumentarle. È indispensabile che la madre sia felice tranquilla mentre allatta questo suo stato d’animo, che si trasmetterà inevitabilmente il bambino, lo aiuterà a esser sua volta Carlo soddisfatto, già legato da un buon rapporto alla propria madre. Ma se la madre allatta contro le proprie inclinazioni emotive è probabile che trasmetta al bambino, attraverso il linguaggio del corpo, segnali sbagliati. In questi casi è meglio passare al biberon e ignorare chi considera allattamento al seno.

4. La disponibilità. Ci sono anche donne che non hanno scelta e devono ricorrere all’allattamento artificiale perché semplicemente non possono dare al bambino il latte di cui ha bisogno. di queste possibilità le rattrista, dovrebbero pensare che milioni di madri hanno, per loro scelta, nutrito con successo i loro bambini esclusivamente col biberon. Può darsi che l’allattamento al seno sia preferibile in quasi in quasi tutti i casi, ma nessuno non è detto che sia essenziale. E poi c’è un compenso: se un bambino è allevato col biberon, suo padre può almeno in parte, assumere il compito, non un aiuto che è legato alla madre che allatta al seno.

Per concludere, è giusto ricordare un preconcetto che induce le donne che si definiscono col seno piatto a ritenersi sconfitte così parla l’allattamento naturale, prima ancora di averne fatto l’esperienza. Sono 10 sono sicuri di essere incapaci di produrre latte e decidono di ricorrere al biberon. Non dovrebbero essere così pessimiste, perché, al contrario, le donne con il seno piatto ha risoltola e di quelle col seno grande. Quasi difficile crederlo, ma è la verità perché il tessuto adiposo che ingrossa il seno e non le ghiandole del tessuto mammario. La madre col seno piccolo scoprirà inoltre che questa caratteristica rende più facile introdurre il capezzolo in bocca al bambino, mentre questo fine il seno grande a costituire un intralcio non un aiuto.


Apr
07

Qual è il latte migliore per il bambino?

Posted by Ethel on Aprile 7, 2009

Sul piano biologico la domanda è ridicola.

È evidente che latte destinato ad un piccolo della specie umana prodotto dal seno di una femmina della specie umana è meglio di quello prodotto da una mucca per il vitello, ma la domanda va fatta comunque perché negli anni più recenti la maggioranza delle donne che abitano nei paesi più progrediti hanno scelto di nutrire i loro figli con latte non umano.

Perché questa scelta e quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’allattamento al seno rispetto all’allattamento con il biberon?

Cominciamo con l’allattamento al seno, naturale, senza orari fissi, come si è sempre fatto prima che comparissero sulla scena i biberon.

Questi sono i vantaggi:

1. Il passaggio diretto. Non ci sono problemi di igiene e sterilizzazione. In condizioni di povertà, i biberon non sempre si possono sterilizzati e qualche volta il latte non è fresco. La sporcizia è causa di malattie. I neonati allattati con il biberon si ammalano più spesso di gastroenterite.

2. L’odore. Il neonato impara presto qual è l’odore del seno della madre e la riconosce attraverso quell’odore. Purché la madre non commetta l’errore di lavarsi il seno troppo frequentemente o troppo energeticamente, il bambino attraverso la propria saliva, vi lascerà il proprio odore e questo sarà uno dei primi legami fra madre e figlio. L’odore potrebbe, in teoria, restare anche sulla bottiglia o sua tettarella, ma l’igiene richiede che entrambe vengono sterilizzate, col risultato che non conserveranno alcun odore.

3. La snellezza della madre. L’allattamento completa il ciclo riproduttivo della madre che era iniziato con la fecondazione dell’uovo. Il processo fisiologico del produrre latte aiuta l’utero a riprendere le proprie dimensioni e accelera il ritorno della madre alla snellezza a all’equilibrio fisico di cui godeva prima della gravidanza. Se il bambino è allattato artificialmente la ripresa è più lenta.

4. La snellezza del bambino. I bambini allattati al seno raramente soffrono di obesità, quelli nutriti con il biberon spesso sono grassi. La ragione del sovrappeso è che i biberon non si svuotano come le mammelle. Quando il bambino ha fame e succhia il seno pieno di latte lo inghiotte avidamente, poi, quando è sazio, il seno si adegua a questa sazietà, e diminuisce l’offerta di latte quindi, ogni volta che il bambino mangia, la suzione, verso la fine, perde di intensità in un modo assolutamente naturale. Col biberon, invece, il bambino tende a succhiare, anche quando non ha bisogno di nutrirsi, solo perché è facile far uscire il latte dalla tettarella.

5. Il contatto fisico. Con l’allattamento al seno la madre e il bambino entrano, inevitabilmente, in un contatto fisico più stretto, che dà alla madre la sensazione di un legame profondo con il bambino, attratto, a sua volta, dal contatto con la morbida rotondità del seno. L’allattamento con il biberon esclude totalmente questo stretto contatto fisico, anche se mamme sensibili riescono a ricrearlo tenendosi il bambino stretto al seno mentre gli danno il biberon.

6. La gratificazione dei sensi. Le mamme che allattano con facilità e buoni risultati ricavano una forte gratificazione dei sensi nell’atto della suzione, completamente assente nel allattamento al biberon. Non è un caso che il seno sia un veicolo di piacere per la madre che allatta. L’evoluzione ha assicurato questa gratificazione per le stesse ragioni per cui ha reso piacevole il sesso, come mezzo per accrescere le possibilità di sopravvivenza della specie.

7. La riserva di anticorpi nei primi giorni dopo il parto. Il latte materno contiene speciali anticorpi che proteggono il bambino dalle infezioni fino a quando non sia attivato il sistema di difesa. Il latte di mucca non ha questa proprietà.

8. L’assenza di manifestazioni allergiche. Alcuni bambini sono allergici ai componenti del latte di mucca. Gli eczemi treni sono più frequenti nei bambini nutriti al biberon.

9. Lo sforzo minore imposto ai reni. Poiché è più naturale, il latte materno impone un carico minore ai reni del bambino che, con il latte di mucca, dovrà lavorare di più.

10. Riduzione delle irritazioni cutanee da pannolino. I bambini nutriti con il latte soffrono meno di irritazioni da pannolino di quelli nutriti con latte di mucca. Il latte di mucca, infatti, è meno digeribile e, di conseguenza, è più probabile che le feci irritino la pelle.

11. L’equilibrio nutritivo. Per il picco dell’uomo l’equilibrio chimico del latte prodotto dal seno materno è superiore a quello di qualsiasi altro. La natura del latte e la natura dei bisogni del bambino sono state sintonizzate nel corso dell’evoluzione e c’è da stupirsi che gli si possa sostituire, come spesso avviene, un latte predisposto per un vitello. Si sa che i piccoli dell’uomo sono sufficientemente adattabili per sopravvivere e crescere anche allevati con il latte di mucca.

Ma quanto diverso questo latte da quello materno?

Il latte di mucca contiene più caseina e per i piccoli della nostra specie risulta meno digeribile, forma dei coaguli nello stomaco del bambino e ne schiarisce le feci. Contiene più proteine e meno zucchero, inoltre, proteine e zucchero non sono dello stesso tipo. Il grasso, nel latte di mucca, è composto da particelle meno digeribili. La parte grassa del latte umano è più ricca di carboidrati. il latte di mucca ha un livello più alto di sodio e fosfati. Le vitamine del latte di mucca sono meno adatte ai piccoli della specie umana.


Apr
03

Giochi di bambino…

Posted by Ethel on Aprile 3, 2009

La bellissima cameretta traboccante di giocattoli che accoglie l’arrivo del neonato è una macroscopica esternazione dell’amore dei genitori che, benchè ,per quanto riguarda i bambini, fino al conpimento del primo anno i giocattoli significhino ben poco per loro. Durante la prima infanzia ad appagare il bisogno di gioco valgono più le piccole trovate dei genitori che non gli ingegnosi prodotti del negozio specializzato.

Nelle prime settimane dopo la nascita il gioco non è importante; il bambino si sta ancora adattando alla nuova vita fuori dal grembo materno. Durante il secondo mese scopre la gioia di guardare una forma in movimento. Per quanto la definizione possa sembrare troppo estesa, si può dire, tuttavia, che l’osservazione di forme in movimento è il primo gioco del neonato.

Se appendiamo sopra al lettino qualcosa che si muove in un modo leggermente irregolare, inatteso, scopriamo che anche un bambino così piccolo è affascinato da quelle forme che cambiano posizione e le segue attentamente con lo sguardo. Questi soggetti nell’aria si riveleranno una fonte di intenso interesse. Ma se il movimento si ripete troppo spesso senza variazioni, l’interesse si affievolisce, secondo la legge fondamentale del gioco tra gli umani, che pone nella novità il segreto del divertimento.

A tre mesi, un nuovo stimolo viene dai sonagli o da qualsiasi oggetto che, agitato o percosso, provochi un rumore inconsueto. Se il bambino può tenerlo in mano e scuoterlo, meglio ancora, ma bisogna controllare oltre il rumore che produce, anche il materiale di cui è composto, le forme, il colore, perché queste realtà sono il modo in cui il bambino comincia a sfiorare il mondo delle cose.

Ma quel che piace di più al neonato è giocare con la madre. I giochi che si possono fare sono molteplici e sono uguali in tutto il mondo. Sono, le smorfie, il cucù, il solletico e ‘vola vola’. L’elemento più importante per il bambino nell’ambiente che lo circonda è la faccia dei genitori vicino alla sua. Quando ha imparato a riconoscerla, cioè a 3- 4 mesi, è pronto al gioco delle smorfie. Perché quella è una faccia amica e si diverte nel vederla cambiare o nascondersi per poi riapparire all’improvviso, godendo della scoperta che le cose familiari sono flessibili nell’aspetto. La familiarità nella novità è un altro segreto del gioco.

Le esperienze fisiche che gli dà un adulto facendogli un leggero solletico o strofinandogli il naso contro una guancia o facendogli provare le vertigini nel sollevarlo in aria o dondolandolo qua e là, danno alla mente esploratrice del bambino il piacere di conoscere le proprie sensazioni e di scoprire le leggi dell’equilibrio e la forza di gravità.

A poco a poco, mediante giochi di questo tipo, il bambino comincerà ad avere un quadro del suo nuovo mondo, ancora misterioso.

Genitori che giocano troppo con i bambini, altri troppo poco. Il rischio di esagerare è facilmente ovviabile perché, se il gioco fisico si accentua o si prolunga troppo, l’espressione del viso del bambino e la sua voce segnala rapidamente il passaggio dal piacere alla paura e genitori possono fermarsi in tempo. L’eccesso contrario è più grave perché i bambini hanno pochi mezzi per esprimere fino a che punto hanno bisogno di gioco.

Tempo fa i bambini erano trattati severamente e si pretendeva che restassero a lungo distesi nel letto o in carrozzina senza scambi di comunicazione con il genitori, perché potessero trarre vantaggio dal riposo e dalla solitudine. Oggi è provato che una giocosa interazione con il genitori è molto importante nello sviluppo mentale dei bambini e che è difficile credere che possa diventare eccessiva. Non va dimenticato, per esempio, che anche ai piccolissimi piacciono le ninnenanne e le filastrocche. Può darsi che non ne capiscono una parola, ma sono affascinati dal ritmo, dall’intonazione della voce e soprattutto dall’accostamento tra il suono e il viso familiare dei genitori.

Lasciato solo, il bambino non resta in ozio.

Passa molto tempo a osservarsi mani e appena riesce a mettersi qualcosa in bocca usa labbra e gengive come mezzo per esplorare la natura delle cose. Oltre a giocare con le mani e con la bocca, c’è il bang-bang. Il bambino arriva la meravigliosa scoperta che colpendo un oggetto si sente un rumore. Una simpatica variante la ha quando fa il bango ed è lo splash-splash. Appentiene a questo tipo di giochi la determinazione con la quale il bambino cerca di misurare le sue forze fisiche nell’impatto col mondo esterno. Durante tutta la prima infanzia scoprirà dei giochi di forza impegnativi ed esaltanti, basati sul principio della risposta amplificata. Secondo questo principio, più vistosa è la risposta che il bambino ottiene rispetto allo sforzo compiuto e più intenso è il piacere del gioco.

Un semplice esempio si ha nel colpire leggermente un palloncino producendo un risultato che supera di molto l’entità del colpo. Per questo i palloncini sono più divertenti di una palla che, colpita allo stesso modo, si muoverebbe appena. Allo stesso modo, un oggetto molto piccolo che ripropone un rumore molto sproporzionato alle sue dimensioni è molto divertente. La ragione è evidente: un oggetto che dà una risposta amplificata consente al bambino di essere più grande e più forte di quanto non sia.

Il piacere di misurare il troppo potere è un aspetto costante del gioco infantile. I bambini amano tutto ciò che genera un forte impatto. Uno dei primi giochi consiste nel guardare attentamente la madre e il padre che, volenterosi, costruiscono una torre di cubi o di anelli di legno e alla fine colpirla per farla precipitare a terra. Il piacere della distruzione precede di mesi il piacere della costruzione. E questo forse spiega perché l’entusiasmo dei soldati e più infantile dell’entusiasmo degli architetti.

A 6-7 mesi nuovi giochi acquisiscono importanza. Per la prima volta i bambini si divertono a incontrare altri bambini. L’esplorazione del corpo dell’uno e dell’altro, si interessa delle azioni reciproche. Sempre a questa età sono affascinati dalla loro immagine allo specchio, anche se non sanno bene a che cosa serva lo specchio. Si divertono anche a giocare a nascondino, prima come nascondendo alla meglio un giocattolo e poi a poco a poco diventano più disinvolti.

Amano anche l’esercizio fisico, che può essere favorito, a questa età, da una specie di altalena fatta con un’imbracatura attaccata a due elastici che permette al bambino di scalciare liberamente mentre si sente rimbalzare nell’aria.

Al termine della prima infanzia fa la sua comparsa un altro gioco di forza, io butto tu raccogli. I genitori sono ripetutamente spinti a raccogliere giocattoli o qualsiasi altro oggetto capiterà in mano al bambino che viene lanciato ininterrottamente a terra. I giochi come questo aiutano il bambino in due modi: a misurare il potere, non solo facendo volare un oggetto ma obbligando qualcuno a chinarsi per raccoglierlo. Esiste anche una versione meno autoritaria che è io do e tu prendi, nella quale gli oggetti vengono porti ai genitori che devono prenderli per poi restituirli.

Questo rito si evolve in giochi più complicati come le cassette della posta che consiste nell’infilare una serie di oggetti piccoli, a mano a mano, in un contenitore più grande, finché non ce ne sono più, oppure smontiamo in cui il divertimento sta nelle suddividere un oggetto composto in tante piccole parti incastrate l’una nell’altra.

Preludio al gran giorno in cui le prima infanzia finisce il bambino comincia a camminare senza essere sorretto da un adulto, sono giochi che lo aiutano a fare i primi passi, come carrelli e girelli. I carrelli, ai quali il bambino si appoggia spingendoli, sono concepiti in modo che non possono rovesciarsi addosso se cade perché non sa ancora reggersi bene in piedi, mentre i girelli su una versione con le ruote dell’altalena a imbracatura e vengono spinti qua e là dal bambino che sgambetta.

E’ inutile sottolineare che tutti i giocattoli sono incomparabilmente valorizzati dalla presenza del padre o della madre, anche quando non partecipano ma si limitano a guardare. Chi guarda è più che un custode o un protettore, ma è anche un testimone da sensibilizzare, un pubblico da invitare ad applaudire, un compagno con il quale i bambini possono dividere le gioie ineffabili dei primi giochi.


Mar
29

La copertina di Linus

Posted by Ethel on Marzo 29, 2009

La copertina del noto personaggio di Snoopy è l’emblema del bisogno che hanno i bambini di avere accanto a loro un oggetto che gli è caro che li accompagni durante la notte.

Ma perchè tale esigenza?

Tra i 9 e i 12 mesi, alla fine della prima infanzia, molti bambini sviluppano l’attaccamento appassionato per un oggetto in particolare: un pezzo di stoffa, uno scialle, una sciarpa, una copertina, un cuscinetto…

Le qualità di questi oggetti sono la morbidezza, l’odore e l’essere il compagno abituale per l’ora di andare a letto. Grazie alla loro morbidezza sono piacevoli da carezzare e stringere. Emanano tranquillità, si potrebbe riunirli sotto il nome di ‘copertine di sicurezza’, tecnicamente si chiamano ‘oggetti di conforto transizionali’ , ma una definizione appropriata potrebbe essere ’sostituti materni’, perché è ciò che sono esattamente.

Per il bambino che dorme solo in una stanza, il momento in cui sente di più il bisogno della consolazione materna, e non può averla, è quando la madre, dopo averlo messo a letto lo lascia da solo.

Ci sono dei bambini che non trasferiscono l’affetto per la madre su un oggetto e crescono senza questo tipo di consolazione. E’ importante e assolutamente naturale che questi oggetti esistano, mentre è innaturale il fatto che vengano lasciati da soli i bambini quando dormono.

Queste piccole forme di consolazione presentano due inconvenienti: si sporcano e spesso, se non sempre, se perdo o vengono distrutte. Questo problema è difficile da risolvere perché parte della loro attrattiva è nell’odore. Se vengono lavati troppo bene… non piacciono più. Se si perdono, o qualcuno li butta via, disgustato, senza sapere che sono importanti, o si consumano per il troppo uso o se si dimenticano a casa quando si parte per le vacanze, il bambino può avere momenti di vera angoscia.

Questi oggetti spesso finiscono con l’acquistare l’importanza delle persone dal momento in cui entra far parte della vita familiare e devono essere trattati con molto rispetto.

Alla sporcizia e al pericolo di perdere si può ovviare procurandosi fin dall’inizio dei duplicati. Nessun bambino si lascerà ingannare dal sostituto del sostituto moderno, ma l’accetterà, piuttosto che niente, e in breve gli si effezionerà come all’originale.

La maggior parte dei bambini usa il sostituto materno prima di addormentarsi nei momenti di sconforto. Può essere molto consolante, per esempio, per un bambino che debba entrare in ospedale, poter portare con sé in un ambiente profondamente estraneo qualcosa di profondamente familiare.

Se, in qualsiasi momento, il bambino, piccolissimo o no, comincia ad usare il ’sostituto materno’ più spesso del solito, anche durante il giorno, per i genitori sarà un barometro per misurare il livello di  solitudine, l’avvertimento che loro figlio è sottoposto ad un’impegno psicologico sproporzionato. Pochissimi bambini insistono per tenere ininterrottamente con sé il sostituto materno. In questo caso è necessario interrogarvi scrupolosamente sullo stato emozionale perché non è regolare avere tanto bisogno di sicurezza.


Mar
25

Sogni d’oro…

Posted by Ethel on Marzo 25, 2009

I bambini sognano?

Sì, ma quel che sognano è un mistero.

Forse in sogno galleggiano nel caldo abbraccio del grembo materno sentendo il suo respiro e il battito del suo cuore e la sensazione di sicurezza che gli dava l’ambiente uterino. Forse, invece, sognano l’impatto con quel mondo nuovo e sorprendente nel quale sono stati gettati dalla pace e i rumori sgradevoli, stoffe morbide per accoglierli e braccia forti per sorreggerli, latte caldo che scende lungo la gola….

Possiamo solo cercare di indovinare che cosa sognano perché nessuno ricorda ciò che ha sognato quando era neonato. Nonostante tutto si può essere sicuri che sognano solo guardandoli dormire.

Come per gli adulti accanto al sonno inattivo e profondo, c’è il sonno REM che si verifica solo quando il soggetto sogna. Gli occhi si muovono visibilmente dietro le palpebre abbassate come se guardassero in direzioni diverse per seguire lo svolgersi del sogno. Il sonno REM nei bambini dura più del doppio di quello degli adulti. Solo il 25% del sonno degli adulti è REM mentre quello dei bambini raggiunge il 50%, e, dato hce i bambini dormono più del doppio degli adulti, un bambino sogna circa 4 volte di più di un adulto.

È stato detto recentemente che sognare rende le ore di sonno così interessanti che noi seguitiamo a dormire in modo da raggiungere il massimo che ci è consentito, quindi il fatto che i mambini sognino più degli adulti ci può far considerare il sonno di vitale importanza. Questo si potrebbe dedurre anche dalla fragilità del piccolo d’uomo, per cui il sonno è un modo per proteggersi.


Mar
21

Oggi dove dormo?

Posted by Ethel on Marzo 21, 2009

Oggi anche bambini molto piccoli vengono messi a dormire da soli. La loro camera spesso è ben arredata, il letto comodo, caldo e soffice.

Ma sono queste le cose che chiedono? E’ naturale per loro essere lasciati soli?

Basta un breve esame obiettivo per darci la risposta…anche se non è quella che vorremmo sentire.

La verità è che le belle camerette piacciono più alle madri che ai figli.

Non c’è bambino che non preferirebbe stare in braccio a sua madre in una squallida capanna piuttosto che solo in un ambiente costosamente arredato.

Come lo dimostra? Lanciando costantemente segnali di soccorso.

Il pianto, le grida sono richieste di aiuto e non, come si pensava in passato, le manovre del bambino cattivo per ordire una trama ai danni dei suoi poveri genitori già tanto affaticati. Queste interpretazioni assurde nascevano da un errore di base. I bambini, innaturalmente isolati dai loro genitori, gridavano la loro protesta. I genitori o li lasciavano piangere per ‘educarli all’obbedienza’ …o seguitavano a correre avanti e indietro per consolarli, sistema che finiva col punire tutti, genitori e bambino.

Se ci si fosse soffermati ad osservare i bambini si sarebbe imparato da loro come trattarli, invece di proporre soluzioni basate su un errato concetto di educazione.

Il bambino piccolo cui sia permesso di passare notte e giorno accanto alla madre non soffre di questi accessi prolungati di grida. Nelle società tribali, dove è naturale che dorma con la madre e resti in contatto col suo corpo il più a lungo possibile, non ha bisogno di chiedere aiuto.

Ai tempi in cui ebbe origine la nostra specie sarebbe stato troppo pericoloso lasciare soli i bambini piccoli. Essi avevano sviluppato, perciò, un penetrante vigoroso segnale di paura che emettevano nel momento in cui si sentivano separati da una protezione in modo da garantirsi costantemente la presenza dei genitori.

Incapace di aggrapparsi alla madre come una scimmia o di correre verso lei come un cerbiatto, il piccolo poteva contare solo sulla sua voce per mettersi in salvo. La madre rispondeva spontaneamente a questo segnale che tutto andava bene. Di notte il bambino dormiva vicino a lei e gli era facile ricevere le sue attenzioni.

La vicinanza continua rendeva più semplice l’allattamento al seno durante la notte. La madre necessariamente interrompeva il sonno, ma con calma, senza bisogno di tendere l’orecchio, senza farsi passeggiate avanti e indietro per calmare il pianto. La mattina si svegliava riposata e serena.

Se questo sistema funziona così bene, perché è stato abbandonato?

Il primo motivo è l’urbanizzazione che, all’inizio, costringeva gli abitanti delle città a vivere in condizioni antigieniche. Quando ovunque c’erano sporcizie e disordine, tenere il bambino isolato almeno mentre dormiva sembrava una misura di sicurezza.

Nelle società industriali raramente il bambino è stato messo a dormire con i genitori, mentre per le società non industriali, in 71 dei 90 casi esaminati da una ricerca, aveva l’abitudine di dormire tutti insieme.

Un secondo fattore è stato l’irrigidimento del concetto di disciplina ed educazione che, all’inizio, veniva riferito solo ai bambini più grandi ma poi, in virtù del proverbio ‘il medico pietoso fa la piaga dolorosa‘, si è esteso anche alla prima infanzia. I bambini piccoli vengono lasciati piangere, tutti soli, per renderli forti e autosufficienti.

È interessante sottolineare che nei rari casi in cui una società tribale vigeva questo sistema, la condizione di vita era basato sulla guerra e sulla lotta. Presso le tribù guerriere ai bambini, anche molto piccoli veniva imposta una rigida disciplina per farli essere più aggressivi da adulti. E così avveniva, infatti.

Un altro fattore intervenuto a sostegno dell’isolamento del bambino durante la notte è stata la paura che, dormendo insieme ai genitori il bambino avrebbe potuto restare soffocato. Per milioni di anni nella nostra specie non è esistito il privilegio della camera del bambino, quindi il rischio di soffocamento potrebbe sembrare una supposizione assurda, ma non del tutto priva di fondamento. Quando venivano fasciati stretti anche la notte con delle assicelle, i bambini riuscivano a stento a muovere un muscolo. Se fossero stati messi a dormire con i genitori, il pericolo di soffocamento c’era perché non erano in grado di proteggersi. Ma se libero di muoversi e contorcersi il probema non sussiste perchè i genitori si accorgono dei suoi movimenti. Il cervello in riposo è tuttavia pronto a cogliere il primo segnale di disagio del bambino e può capitare che, continuando a dormire, si spostino perché possa stare più comodo.

Una delle cause della depressione post partum è lo stato di abbandono in cui cade la mamma, poichè il suo sistema ormonale richiede ancora il contatto diretto e continuo con il bambino. Alle mamme cui è permesso di rimanere vicino al bambino è molto meno frequente, tanto che si consiglia di eliminare la cameretta fino a tutta la prima infanzia.

Contro questi argomenti, tutti positivi, c’è il disagio che può causare ai genitori la vicinanza del bambino per tutta la notte. Se il neonato diventa un intruso nel rapporto dei genitori è necessario trovare una sorta di compromesso a vantaggio di tutti tre.

Mettendo una culla  accanto al letto di solito può essere un buon compromesso.

Questo compromesso è, sotto molti aspetti, più vicino alla condizione primitiva che non dormire tutti e tre insieme, perchè i letti moderni sono stretti, mentre all’origine della specie si dormiva per terra e c’era più spazio.

Alle madri che si vergognano di avere, in passato, ceduto alle grida dei loro ‘tiranni’ e di averle presi in braccio e portati nel proprio letto si potrebbe dire che a vergognarsi dovrebbero essere quelle che, cedendo ad insegnamenti presuntuosi e devianti, hanno lasciato gridare i loro bambini fino a farli cadere in un sonno irregolare e solitario.


Mar
17

QUANTO DORMI MIO PICCINO!

Posted by Ethel on Marzo 17, 2009

Se un ospite che ha passato la notte a casa nostra e chiediamo se ha dormito bene può darsi che risponda ‘ho dormito come un bambino‘ e nel vederci compiaciuti aggiunga per prenderci in giro ‘mi sono svegliato urlando ogni 10 minuti‘.

Entrambe le affermazioni sono valide perché i bambini dormono più degli adulti, per cui dormire come un bambino significa dormire a lungo, ma è anche vero che il sonno dei bambini si interrompe più spesso di quello degli adulti. Un neonato dorme più del doppio di un adulto, però invece di fare un unico sonno durante la notte dorme a tratti, tra giorno e notte.

Per essere più precisi, la media dei neonati, durante la prima settimana, dorme 16 ore e 6 minuti nelle 24 ore. Studi recenti avevano fissato il numero delle ore di sonno a 22, ma da controllo ulteriore è risultato che si tratta di eccezioni e non della media. Un esame condotto su 75 neonati ha dimostrato che, anche per quanto riguarda le ore di sonno, esiste una considerevole differenza tra un bambino e l’altro: da un minimo di 10 ore e 5 minuti nelle 24 ore, per alcuni casi, ad un massimo di 23, ma la media resta ferma alle 16 ore e 6 minuti.

Al termine del primo mese il totale delle ore di sonno del bambino scende 14 e 8 minuti e diminuisce gradualmente fino a raggiungere, a sei mesi una media di 13 e 9 minuti. Alla fine della propria infanzia, cioè ad un anno di età, il bambino dorme circa 13 ore su 24, che diventeranno 12 a cinque anni e nove a 13 fino a ridursi alla media adulta di 7 ore e mezzo. Questa progressiva riduzione delle ore di sonno non è divisa equamente tra notte e giorno. Il sonno del giorno diminuisce più in fretta fino a scomparire del tutto. Alla nascita, i neonati dormono di giorno quasi quanto di notte. È dimostrato che, nella terza settimana di vita, si dorme per il 54% durante il giorno e per il 71% durante la notte. Alla 26ª settimana il sonno del giorno cala al 28%  e quello della notte sale all’83%.

Quindi, in luogo di vari brevi tratti di sonno durante il giorno e durante la notte, ecco profilarsi gradatamente lo schema di un prolungato sonno notturno unito a brevi sogni diurni. 10 ore di sonno quasi ininterrotto durante la notte costituiscono un grande sollievo per i genitori ormai stanchi. Il bambino comincia ad adeguarsi lentamente al modello di vita umana attiva. Anche i sonnellini diurni diminuiscono fino a ridursi a uno di mattina è uno di pomeriggio.

Questo è di solito il bilancio del primo anno di vita. Con il concludersi della prima infanzia, anche il sonnellino era mattina scompare.