nov
23
Posted by Ethel on
novembre 23, 2008
È affascinante come i bambini riescano ad acquisire i vizi. Basta che concedete loro qualcosa e si trasforma tutto nella regola e ogni volta che vi opponete vi viene ricordato da una vocina insidiosa: “ma l’altra ce l’hai fatto fare!”, insomma o non si cede mai o bisogna escogitare dei trucchi per volgere a nostro favore il nuovo diritto acquisito con la forza dai nostri figli.
Come si può fare?
Una dipendenza da video giochi e TV, una golosità sfrenata per cioccolati e caramelle sono le insidie più comuni, ma qualsiasi strategia applicata a queste, può essere usata per altri vizi, che diventano così delle piccole armi a nostro favore.
Io, ad esempio, concedo un budino o un cioccolatino dopo cena, se si sono comportati bene!
La televisione non si vede se è il motivo per cui si rinuncia ad una passeggiata o ancora non si sono fatti i compiti.
Insomma possono diventare il punto forte delle nostre punizioni e dei nostri premi.
Subdola come cosa? Può darsi! Ma la società ci ha tolto ogni strumento educativo: non si sgrida; non si sculaccia; i bambini sono sempre più furbi e gli stimoli cui sono sottoposti sono sempre di più, quindi cedere, da parte dei genitori, è sempre più facile.
Ogni volta che cediamo possiamo mette nelle mani di nostro figlio uno strumento di controllo o avere noi uno strumento di controllo su di lui.
La differenza è che, nel primo caso perdiamo inesorabilmente la possibilità di comunicare ai nostri figli la nostra disapprovazione per qualcosa facendogli credere che tutto sia possibile, mentre nel secondo caso abbiamo la possibilità di guidare nostro figlio verso ciò che la nostra coscienza ritiene sia il modo più sano di vivere, facendogli capire che, ad un’azione errata, corrispondono reazioni che possono non essere di suo gradimento.
L’alternativa è che lo provi sulla sua pelle da parte di compagni di scuola o, addirittura, di lavoro, comportando dei danni più grandi di quanto non sia una sgridata dai propri genitori.
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nov
19
Posted by Ethel on
novembre 19, 2008
Sono certa che almeno una volta, magari dopo una giornata disastrosa, durante un litigio, o un altro evento fonte di stress, vi sia capitato di fare dei gesti o dire delle parole non proprio consone davanti ai vostri figli.
Se non vi è capitato siete dei santi e non vi serve la lettura di questo articolo, o potreste anche leggerlo, qualora vi ritroviate in condizioni simili in un futuro.
Che vi sia capitato o meno penso che tutti saprete che i bambini sono delle spugne e, se si tratta di gesti con enfasi negative, sembrano addirittura dei magneti.
Come risolvere il problema?
Tutti risponderete evitando certi atteggiamenti.
Accademicamente parlando non fa una piega, ma se consideriamo che viviamo nella realtà e non nella idealità, ciò non può essere deciso a tavolino.
Ci capiterà magari che nostro figlio dica una parolaccia e noi lo sgridiamo e lui ci dica… ‘MA LO DICI ANCHE TU!’.
Loro non conoscono il significato delle parole, le ripetono come ripeterebbero CIAO, MAMMA, PAPA’… ed è allora che i sensi di colpa ci attanagliano…ma rendiamoli proficui…tanto ormai il danno è fatto!
Possiamo approcciare così: ‘davvero mamma/papà ha detto questa parola!?…Ma era davvero arrabbiata/o quando l’ha detta?… Sai cosa significa?’.
Poi si può proseguire dicendo che talvolta i grandi non riescono a piangere e il loro modo di soffrire è dire o fare delle cose che in realtà non dovrebbero essere fatte e che sareste molto felici se, quando si sbagliano, ci fosse qualcuno che li sgridasse.
Questo responsabilizza molto il bambino, lo rende un po’ genitore e, se gli porgete la mano dicendo che può anche darvi una botta così la prossima volta non vi capiterà più, anche se non vi colpisce la mano, avvertirà il messaggio in modo positivo…provare per credere!
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nov
17
Posted by Ethel on
novembre 17, 2008
Chi di voi lettori non si è mai spazientito in seguito ad un atteggiamento reiterato del bambino, anche in modo forse troppo fulminante?
Talvolta queste risposte, dettate più da stress che dalla reale volontà di sgridare il figlio, possono essere assai improduttive, perché non sempre è chiaro al bambino quanto può essere nocivo un atteggiamento…lui scoppia a piangere….voi vi esasperate ancora di più e…non avete risolto niente!
La cosa migliore, a prescindere di come decidiate di redarguire vostro figlio è spiegargli perché il suo atteggiamento può essere nocivo, a se o agli altri non importa, quindi sollecitarlo a smettere.
Se il bambino prosegue, punirlo subito potrebbe non permettere al bambino di focalizzare il perché, in quanto essendo troppo preso dal gioco è possibile anche che non abbia recepito l’ammonizione, ed è qui che interviene l’1-2-3.
Sono tre numeri magici durante i quali voi cercherete di calmarvi e, anche il bambino ha il tempo di calmarsi e riflettere sulle vostre parole.
Durante il vostro conteggio potete ripetergli l’ammonizione, in quanto lui è sicuramente molto più attento di prima alla vostra reazione e, cosa assai importante…
Dopo ogni conteggio, se non è riuscito a contenersi, dovete sempre provvedere con una punizione. Questo è importante perché voi gli state chiedendo di non nuocere a se e agli altri e perché, nella società umana, chi non si astiene dal nuocere a se o agli altri, viene punito e, tra le altre cose, risulterete più credibili per le future ammonizioni!
Faccio un esempio nel mondo adulto, poiché in realtà è uno schema della vita, non solo dell’educazione: poniamo che, come ammonizione ci sia quella che, se non si ha il biglietto dell’autobus si viene multati. Nel caso in cui i controllori non ci sono mai si pensa che l’ammonizione sia solo un modo per spaventare e a lungo andare diventa meno credibile, se invece i controllori sono sempre, o periodicamente, presenti, non ci si può approfittare del sistema.
Concludendo: l’1-2-3 serve sia a voi per chiarire le motivazioni del vostro dissenso, sia a vostro figlio per ragionarci su, sia a voi per prendere dei provvedimenti educativi ed esporli alla vostra piccola peste, sia a lui di scegliere se correre il rischio o no, di essere punito… ma se è convinto che il divertimento che sta provando per quella cosa valga la punizione…questa deve arrivare, perché anche i ladri sanno che se rubano vanno in prigione, e guai se non fosse così.
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nov
15
Posted by Ethel on
novembre 15, 2008
Come altri articoli anche questo è stato suggerito da un frammento di vita familiare vissuto in prima persona.
Vi potreste fare matte risate, ma c’era qualcosa di tragico nell’accaduto.
Dopo cene i miei figli sono abituati a mangiare il budino e, la scorsa sera si sono cimentati in una gara all’ultima leccata per chi pulisse meglio il bicchierino del budino.
Io ero l’arbitro
Vinse nettamente il piccolo e io… lo decretai vincitore!
ApRiTi CiElO!!!
La grande cominciò ad esultare vivacemente e a dire che era lei la vincitrice e il piccolo iniziò a piangere a dirotto risentito facendomi vedere e a farmi capire che era lui ad avere vinto.
Io ero incredula…
Non sapevo come gestire la cosa…mi sembrava sciocco e me ne sono stata lì a vedere se il dramma si sgonfiava da solo…ma… NIENTE!
Allora provvidi prima a consolare il piccolo facendogli rilevare che sapevo che aveva vinto lui e cercai di placare l’euforia prevaricatrice della grande.
Il piccolo si calmò ma la grande scoppiò in un pianto accorato… e fu lì che capii dov’era il dramma!
Aveva perso… contro il fratello!
A lei non importava quanto fosse stupida la gara.
La prima cosa che mi venne in mente fu quella di dirle che non era importante che per una volta aveva vinto il fratellino, poiché lei, essendo più grande, riusciva a vincerlo quasi sempre.
Le spiegai poi, che il suo gesto di coprire il gesto del fratello non era giusto, perché era come togliergli una medaglia conquistata.
Le dissi che capivo il motivo del suo pianto e che era giusto che piangesse, se l sentiva veramente così forte.
La abbracciai. La accarezzai. Le diedi un bacio e lei… ancora a piangere…e piangere…
Dopo un po’ che consumava le sue lacrime, decisi che probabilmente era ora di interromperla e darle le proporzioni giuste dell’accaduto.
Con tono meno accondiscendente di prima, ma dolce le dissi ‘…e poi stai piangendo perché hai pulito male il bicchiere del budino…non è esagerato?’.
Penso proprio di aver colto il momento giusto; lei fece un piccolo sorriso di comprensione dell’accaduto e smise istantaneamente dipingere e… si addormentò.
Morale della favola: dietro ad ogni conflitto ci sono dei ruoli che vengono messiin discussione.
Come possiamo risolvere il conflitto…far capire che non si è di parte, far capire la vostra empatia con i sentimenti delle singole parti contendenti, far sfogare i risentimenti e… solo alla fine…sminuire l’accaduto.
Ciò permette alle singole parti di avere il proprio momento di gloria, cioè di vostre attenzioni.
Nel caso particolare: il piccolo ha avuto riconosciuta la sua vittoria e la grande ha avuto l’attenzione dei genitori per un suo conflitto interiore… cosicché…HANNO VINTO TUTTI!
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ott
02
Posted by Ethel on
ottobre 2, 2008
Recentemente ho letto un articolo che annunciava l’arrivo di speciali pillole che, prese dalla madre, avrebbero trasmesso il sapore di determinati cibi al latte materno, così da rendere l’accettazione delle pappe, al momento dello svezzamento, meno belligerante.
La mia osservazione è stata, ma se ci impediscono di mangiare cibi saporiti perché se no il gusto del latte può non essere di gradimento al bambino e quindi…. Via dalla nostra alimentazione peperoni, melanzane, salsicce e qualsiasi cosa sia più saporita della minestrina… a che servono le pillole?
Basta farci mangiare normalmente!
Insomma… SI DECIDESSERO!
Sembra che le madri, dal concepimento alla fini dell’allattamento debbano dipendere dai gusti del bambino e poi dicono che diventiamo isteriche!
NON si dorme, NON possiamo mangiare ciò che vogliamo, il nostro amato figliuolo ci vede solo in funzione del nostro seno… è questo il mondo che si dipinge alle ragazze non ancora mamme, che vengono terrorizzate da una cosa tanto bella!
Quindi, anche se mi ripeto… USIAMO IL BUON SENSO:
- non mangiamo troppe cose pesanti tutte assieme se no rischiamo di far venire le coliche al piccolo e… a noi
- se dobbiamo prenderci una buona tazza di cioccolata calda prendiamola la mattina, così l’effetto eccitante che può avere sul bambino si sarà esaurito prima che dobbiamo andare a dormire!
Ci sono poi altri consigli, che si possono capire intuitivamente e che lascio a voi il piacere di scoprire!
Aggiungo solo una cosa, quando mangiate per la prima volta un sapore nuovo forte, cercate di notare come reagisce vostro figlio nella poppata successiva: se il latte non è di suo gradimento dovrete limitare al minimo quel alimento, magari riproponendolo dopo un mese, perché il gusto dei bambini… cambia!
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set
30
Posted by Ethel on
settembre 30, 2008
Quando il bambino più grande inizia la scuola, il tempo che gli dedichiamo, perché faccia i compiti, in qualche modo viene sottratto al piccolo che pensa… ‘…e io adesso che faccio?’.
Per lo più, se non guidato, la cosa può portare il piccolo a sentirsi scarsamente considerato e comincerà a disturbare il fratello, che, non potendosi concentrare, impiegherà il doppio del tempo a fare i compiti, aumentando l’irritabilità del piccolo… e così via.
Per risolvere il problema possono essere applicate diverse strategie in base all’autonomia del grande nel fare i compiti: dedicarsi al piccolo mentre svolge i compiti, fargli fare i compiti mentre il piccolo sta dormendo, ma, la strategia che più preferisco è quella di mettere a fare i compiti anche il più piccolo.
Cosa?
Che orrore!
Beh, io non ho mai parlato di lettere e numeri ma ci sono diverse attività ricreative, tranquille che permettono al figlio maggiore di svolgere senza disturbi i suoi compiti.
L’ideale sarebbe associare anche qualcosa di didattico nel gioco in modo da far sentire in compagnia il neo-studente.
Un esempio potrebbe essere il gioco del domino con gli animali, facendogli ripetere il nome degli animali, un memory, un puzzle o un disegno o la lettura di un libro.
Per bambini più emulatori, che desiderano fare le stesse cose del fratello, ci sono un’infinità di libricini prescolari, che possono farlo sentire grande mantenendolo sempre nelle competenze della sua età.
Un’altra alternativa è preparare la cena vicino al grande facendovi aiutare dal piccolo, che, preso a tagliare le patate, dovrebbe essere abbastanza distratto da non essere interessato a disturbare il grande.
Ogni cosa voi scegliate, deve rispettare due semplici regole:
- l’attività del piccolo non deve essere eccessivamente attraente per il grande;
- e deve svolgersi vicino a lui in modo che non si senta escluso.
set
26
Posted by Ethel on
settembre 26, 2008
Soprattutto nei primi anni della vita di un bambino il segnale che dobbiamo dargli come genitori è… ce la puoi fare!
Non è facile riuscire a non aiutare un bambino che è caduto mentre stava imparando a camminare, ma se ogni volta che cade lo rialziamo lui avverte un senso di sfiducia nelle sue capacità da parte dei genitori.
Una volta al parco il mio piccolo è caduto, aveva già 2 anni, quindi abbastanza grandicello, lui mi guardò negli occhi e io gli dissi ‘ dai alzati forza!’, da dietro un signore lo prese e lo rialzò, io, non mi arrabbiai direttamente con lui ma ero evidentemente seccata dal suo intervento e cercai di fargli capire il punto in modo garbato: benchè il mio primo istinto fosse quello di dirgli ‘fatti gli affari tuoi!’ mi limitai a parlare con il piccolo dicendogli ‘ ma come, sei così forte e non riesci ad alzarti da solo?’. Naturalmente il rimprovero era per il signore.
A volte è difficile trattenersi dall’aiutarli, ma è giusto che sia così, se siamo sempre pronti a sollevarli si convincono di non essere in grado di farlo e ve lo richiederanno in continuazione: la forza dei bambini è veramente notevole è solo che non la conoscono, mai possono sperimentare le loro capacità e mai soranno realmente coscienti delle stesse.
Quando realmente ci si accorge che il bambino è impossibilitato a fare una cosa si interviene, ma mai immediatamente.
Un altro esempio in cui un adulto è spesso portato ad intervenire immediatamente è quando il bambino sta affogando: stando vicini al bambino il tempo di reazione può essere al massimo di 3 secondi se lo vediamo in seria difficoltà, quindi quando fortuitamente questo si ritrova con la testa sotto l’acqua provate a vedere se riesce a tornare a galla da solo, se no contate fino a 5 e lo ritirate su. Non vi preoccupate se ha bevuto un pò d’acqua, non succede niente, acquisirà l’istinto di non respirare sott’acqua, acquisirà confidenza con qualcosa che non aveva mai provato e soprattutto saprà che se va sott’acqua può anche risalire. Il vostro compito è quello di stargli vicino in caso di reale bisogno e di consolarlo, non però dicendo ‘cosa è successo al mio piccolino, chi è stato a farti male la brutta acqua?’, non è costruttivo ma un ‘accipicchia volevi fare il pesciolino, ma lo sai che sei stato un pesciolino bellissimo!’, metterà a suo agio il bambino, perchè non vede preoccupazione nelle vostre reazioni e sa che se sta attento può diventare un gioco assai divertente!
Mia figlia grande tende spesso ad aiutare il fratello e io la esorto a lasciarlo fare da solo, perchè così riesce a capire ciò che può fare e ciò che invece non è ancora tempo che faccia.
Se siete genitori apprensivi e sperimentate qualche volta questo metodo vedrete che sorprese vi potranno fare i vostri figli…fidatevi di loro!