La copertina del noto personaggio di Snoopy è l’emblema del bisogno che hanno i bambini di avere accanto a loro un oggetto che gli è caro che li accompagni durante la notte.
Ma perchè tale esigenza?
Tra i 9 e i 12 mesi, alla fine della prima infanzia, molti bambini sviluppano l’attaccamento appassionato per un oggetto in particolare: un pezzo di stoffa, uno scialle, una sciarpa, una copertina, un cuscinetto…
Le qualità di questi oggetti sono la morbidezza, l’odore e l’essere il compagno abituale per l’ora di andare a letto. Grazie alla loro morbidezza sono piacevoli da carezzare e stringere. Emanano tranquillità, si potrebbe riunirli sotto il nome di ‘copertine di sicurezza’, tecnicamente si chiamano ‘oggetti di conforto transizionali’ , ma una definizione appropriata potrebbe essere ’sostituti materni’, perché è ciò che sono esattamente.
Per il bambino che dorme solo in una stanza, il momento in cui sente di più il bisogno della consolazione materna, e non può averla, è quando la madre, dopo averlo messo a letto lo lascia da solo.
Ci sono dei bambini che non trasferiscono l’affetto per la madre su un oggetto e crescono senza questo tipo di consolazione. E’ importante e assolutamente naturale che questi oggetti esistano, mentre è innaturale il fatto che vengano lasciati da soli i bambini quando dormono.
Queste piccole forme di consolazione presentano due inconvenienti: si sporcano e spesso, se non sempre, se perdo o vengono distrutte. Questo problema è difficile da risolvere perché parte della loro attrattiva è nell’odore. Se vengono lavati troppo bene… non piacciono più. Se si perdono, o qualcuno li butta via, disgustato, senza sapere che sono importanti, o si consumano per il troppo uso o se si dimenticano a casa quando si parte per le vacanze, il bambino può avere momenti di vera angoscia.
Questi oggetti spesso finiscono con l’acquistare l’importanza delle persone dal momento in cui entra far parte della vita familiare e devono essere trattati con molto rispetto.
Alla sporcizia e al pericolo di perdere si può ovviare procurandosi fin dall’inizio dei duplicati. Nessun bambino si lascerà ingannare dal sostituto del sostituto moderno, ma l’accetterà, piuttosto che niente, e in breve gli si effezionerà come all’originale.
La maggior parte dei bambini usa il sostituto materno prima di addormentarsi nei momenti di sconforto. Può essere molto consolante, per esempio, per un bambino che debba entrare in ospedale, poter portare con sé in un ambiente profondamente estraneo qualcosa di profondamente familiare.
Se, in qualsiasi momento, il bambino, piccolissimo o no, comincia ad usare il ’sostituto materno’ più spesso del solito, anche durante il giorno, per i genitori sarà un barometro per misurare il livello di solitudine, l’avvertimento che loro figlio è sottoposto ad un’impegno psicologico sproporzionato. Pochissimi bambini insistono per tenere ininterrottamente con sé il sostituto materno. In questo caso è necessario interrogarvi scrupolosamente sullo stato emozionale perché non è regolare avere tanto bisogno di sicurezza.
Se vediamo del cranio utile a custodire il delicato cervello, certo ci stupiremo di quanto sia molle e vulnerabile al momento della nascita del bambino.
Perché proprio nel momento in cui il collo è più gracile e il corpo non sa ancora muoversi bene, il cervello risulta più esposto a rischi?
Come molte delle nostre risposte anche questa risiede nella postura eretta.
Il bacino femminile si trova ad assumere due funzioni non molto conformi l’una all’altra: la deambulazione e il parto.
In questa nuova posizione il canale risulta molto stretto e il bambino, per passarci, si trova a dover assumere un forma aerodinamica e se il cranio fosse stato largo e rigido, non sarebbe stato adatto a tale funzione.
La forma del cranio doveva essere sottile in punta, le ossa più molli e flessibili e non poteva consistere in un’unica sfera ossea poiché le ossa dovevano poter slittare l’una sull’altra.
Questo permette al cranio di infilarsi nello stretto canale vaginale e il risultato di questo adattamento è che le madri talvolta si allarmano alla vista del proprio figlio con un cranio così sbilenco pensando che sia vittima di una malformazione.
Sono paure infondate.
Il cranio del neonato è straordinariamente duttile e nell’arco di poche settimane al massimo ogni vizio verrà corretto.
Se la madre è una primipara i tempi saranno più lunghi, tenderanno ad accorciarsi nei parti successivi.
Inizialmente il cranio del neonato è formato da varie lamine ricurve separate da spazi membranosi in grado addirittura di sovrapporsi grazie a suture non ancora ossificate.
Questi tessuti fibrosi sono morbidi ma resistenti e, in 6 punti, gli spazi tra le ossa si allargano e formano delle zone molli che prendono il nome di fontanelle. Il tessuto membranoso che copre le fontanelle è resistente a qualsiasi colpo non penetrante.
Le fontanelle hanno dimensioni variabili e le principali si trovano sulla linea mediale della testa: una anteriormente sulla fronte e una posteriormente.
Quella anteriore è più grande e di forma esagonale con un diametro che varia da 1 a 5 cm, mentre quella posteriore è più piccola e a forma triangolare.
Veder pulsare la fontanella è una cosa normale, mentre quando questa è incavata o tesa e dura bisogna preoccuparsi.
Ad esempio quando il bambino ha la febbre e ha bisogno di liquidi tende a formarsi una leggera depressione.
Durante i primi due mesi dalla nascita le fontanelle si allargano leggermente mentre il cranio comincia a crescere, e il tessuto inizia ad ossificarsi. Da momento dell’ossificazione totale delle suture il cranio cresce gradualmente all’esterno riducendosi all’interno, fino all’età di 25 anni.
Il tempo in cui si chiudono le fontanelle varia molto da un bambino all’altro, tra i 4 mesi e i 4 anni.
Quella anteriore normalmente è l’ultima a chiudersi, in media tra i 18 e i 24 mesi, mentre le altre sempre entro l’anno.
È possibile che la testa, anche dopo diversi mesi dal parto risulti piatta su un lato. Questo dipende dalla tendenza dei bambini a dormire su un lato in modo preferenziale, ma a 2 o 3 anni, salvo inconvenienti, la testa avrà assunto una forma normale.
Dopo il primo respiro nel suo nuovo mondo, la prima azione importante che compie il neonato è quella di succhiare al seno materno. Poco dopo la nascita è già in grado di ingerire un pre-latte, il prezioso colostro, un liquido giallastro ricco di proteine e anche di anticorpi che lo protegge dalle infezioni. Questa protezione dura per un periodo di tre mesi, fino a quando le difese del neonato non sono completamente attivate.
Dopo circa tre giorni, il seno della madre comincia a produrre il vero latte che lo sosterrà e nutrirà nei mesi successivi. Il latte ha una ricchezza di grassi e zuccheri che il doppio del pre- latte, è un alimento completo che permette al neonato di crescere rapidamente, giorno per giorno.
La suzione, che gli trasmette questi liquidi vitali, non è un atto completamente nuovo per il neonato. Un’attenta osservazione condotta secondo l’attuale tecnologia ha dimostrato che il bambino spesso succhia quando è ancora nel ventre materno. Si sono visti, nelle settimane immediatamente precedenti alla nascita, i feti succhiarsi le mani al punto da lasciarvi delle piccole vesciche sul dorso. Non c’è dubbio che il piccolo dell’uomo sia perfettamente programmato fin da un primissimo stadio per compiere le azioni che gli permettono di succhiare e che sono fondamentali per la sua sopravvivenza.
Quali sono esattamente queste azioni?
Il neonato non succhia il latte come noi beviamo una bibita, ma spreme il seno. Il capezzolo è semplicemente il beccuccio da cui esce il latte. Il bambino tiene in bocca tutta la regione aureolare di pelle pigmentata attorno al capezzolo e la spreme ritmicamente con le gengive e con la lingua. La pressione fa scorrere il latte attraverso il capezzolo che lui tiene chiuso con tutta l’aureola nella sua piccola bocca. L’azione di schiacciare unita un vigoroso inghiottire ha lo stesso effetto della suzione compiuta da un adulto e l’immissione del liquido avviene rapidamente. Tanto rapidamente qualche volta, quando il seno è pieno di latte, che il processo di nutrizione assume un ritmo troppo intenso, il bambino si trova con la bocca piena di latte e deve sputarlo.
Nell’allattamento al seno, le madri inesperte e ansiose incontrano talvolta, all’inizio, qualche difficoltà nel modo di procedere. Cercano di spingere il capezzolo in bocca nel neonato senza alcun accorgimento preliminare e si meravigliano che lo rifiuti. La verità è che hanno trascurato di compiere il primo passo, quello dell’incoraggiamento, che avviene creando un contatto tra la guancia del neonato e il capezzolo, il seno, o anche solo un dito che la sfiori affettuosamente. Il bambino reagisce di riflesso voltando la testa e sporgendo le labbra verso lo stimolo che ha appena ricevuto, pronto a nutrirsi e a prendere in bocca il capezzolo.
Comincia a succhiare e, di solito, chiude gli occhi per escludere qualsiasi segnale visivo immergersi totalmente nella soddisfazione che dall’atto di nutrirsi deriva al tatto e al gusto. È come se, in questa tenerissima età, non riuscisse a concentrarsi su più di una cosa per volta. Al terzo mese tiene gli occhi aperti mentre mangia, succhia a scatti, alternati con sguardi alla madre. Un pò più avanti mangia e guarda contemporaneamente. Durante questa terza fase dell’allattamento al seno e quelle successive il legame tra la madre e il bambino si rafforza sempre più per l’unione tra la soddisfazione che dà il nutrimento e il piacere di scambiarsi degli sguardi da vicino.
Alcune mani che hanno seni tondi e gonfi riscontrano nei loro bambini la reazione detta di ‘lotta contro il seno materno’: sembra cioè, talvolta, che il bambino si agiti perché non vuole mangiare, mentre, in realtà, si agita perché la rotondità del seno materno gli ostruisce le narici, ha la bocca stretta attorno al capezzolo e non riesce a respirare. Queste madri devono, ovviamente, assicurarsi ogni volta che la posizione del bambino sia tale da permettergli di respirare agevolmente.
La scarsa funzionalità di un seno gonfio e tondo appare strana soprattutto se consideriamo la forma che abbiamo dato alle tettarelle d’applicare al biberon. Un biberon è fatto in modo tutto diverso dal seno materno. Ma Tettarella è lunga e sottile come non è mai il capezzolo di una madre della nostra specie. Questi capezzoli artificiali, allungati, sono più facili da succhiare. Ma perché, allora, se questa è la loro forma ideale, i capezzoli della madre umana non sono sviluppati nello stesso modo, mentre la madre scimmia ha i capezzoli lunghi?
La risposta è forse nella duplice funzione che, presso la nostra specie, ha il seno, destinato a produrre latte per il nutrimento dei piccoli, ma anche a essere una caratteristica sessuale. È composto, infatti, di tessuto adiposo è tessuto ghiandolare. Il tessuto adiposo gli dà la forma arrotondata, il tessuto ghiandolare produce il latte. Se ci fosse solo il tessuto ghiandolare le femmine della nostra specie, quando non dovessero allattare un figlio, avrebbero il torace piatto, come avviene per le scimmie il cui torace si gonfia solo quando è pieno di latte. Le femmine della specie umana, invece, hanno seni gonfi dalla fine dell’adolescenza fino alla vecchiaia, anche se non hanno figli, e la rorondità dei seni agisce, durante la loro vita adulta, come uno specifico segnale sessuale. È a causa di questa funzione sessuale che i loro seni sono imperfetti distributori di latte. La loro forma semisferica riduce la facilità con la quale il capezzolo dovrebbe entrare nella bocca del bambino e trovarsi a contatto con il palato. Nello sforzo di raggiungere questo scopo, il bambino preme la faccia contro la superficie curva del seno, vi affonda il naso è rischia di soffocare.
Le madri inesperte si coprono con un dito il seno appena sopra l’aureola per dare uno spazio per respirare al loro bambino affamato. La necessità di questo provvedimento sottolinea la duplice natura del seno nella femmina della nostra specie.
Le risposte bere: non possono, o quasi. Quando si tratta di evitare di avere troppo caldo troppo freddo i bambini sono in una grave condizione di svantaggio rispetto gli adulti e hanno bisogno di tutto il loro aiuto per raggiungere uno stato di benessere.
Su un adulto troppo caldo, può allontanarsi da sua gente di colore e spostarsi in un luogo più fresco i bambini non possono far. Possono solo piangere il più forte possibile. Il pianto sarebbe, di solito, a far accorrere qualcuno in loro aiuto, ma, paradossalmente, aumenta immenso in misura considerevole la loro produzione interna di calore. Lo sforzo fisico intenso che accompagna un forte pianto alter metabolismo dello sfortunato bambino, se non verrà soccorso in fretta, alla più caldo che mai.
Se un adulto troppo caldo, può togliersi qualche indumento. Il bambino cerca di spingere via scalciando le coperte che lo surriscalda ma se sono state troppo ben rimboccate non ci riesce. Bevi, anche in questo caso, affrontare una sofferenza che agli adulti viene evitata. Gli adulti possono anche risolvere le loro difficoltà mediante la comunicazione verbale, chiedendo che venga aperto una finestra o spento un fuoco. Anche questi bambino possono farlo possono solo piangere e gridare piante grida indicano uno stato di infelicità, ma l’adulto non conosce la ragione di quest’infelicità. Se penso che il neonato abbia fame e gli dà dell’arte, al seno nel biberon, non fate liberare altro colore nel suo organismo. Sono adulto dell’una bevanda calda e liquido attimo le sue ghiandole suddita e e l’evaporazione del sudore regola temperature del suo corpo. Per il neonato non avviene la stessa cosa. Vi si ghiandole suddita e sono poco sviluppate e non gli consentono questo meccanismo di raffreddamento. Solo due anni il bambino posso dare in misura efficace, con un adulto.
Così tutto questo non bastasse, e la Nato è provvisto di uno strato isolante di grasso che riduce la pelle di calore e contribuisce ad aumentare le sue difficoltà quando la temperatura esterna è troppo alta. È sua pelle, inoltre, è sottile e molto sensibile e se lo sa anche per zone molto estese se si trova troppo vicino un fuoco.
È chiaro, dunque, che uno dei primi doveri dei genitori assicurarsi che il bambino non abbia troppo caldo. Ugualmente necessario evitare il pericolo posto, perché bambini molto picco sul ugualmente sensibili al set non posso rabbrividire misura efficace, ha messo che rabbrividiscono quando sono appena nati, e l’assenza di questa reazione di emergenza troppo freddo è per loro un grave svantaggio. A differenza dell’adulto, inoltre, non posso mettersi addosso qualcosa in più per difendersi dal freddo. Se hanno caldo possono tentare di togliersi le coperte, ma sono assolutamente incapaci di coprirsi. Si fanno pipì e si bagnano, l’evaporazione del liquido si aggiunge al processo di raffreddamento. Se, come capita spesso, non hanno capelli, subiscono una considerevole perdita del calore attraverso la pelle della testa anche quando tutto resta il loro corpo è coperto. Se si ha già durante la notte, si trovò le coperte e si raffreddano ancora di più.
Non va dimenticato un altro rischio di raffreddamento o si tratti di un bambino molto piccolo. Si dorme profondamente, infatti, il suo metabolismo non risponde in tempo utile a un calo nella temperatura della stanza, ma comincia reagire solo quando il bambino sta per scuotersi dal sonno e ormai quasi sveglio. Ho un lungo sonno in una stanza fredda costituisce quindi un pericolo.
Il sono di un neonato prematuro le difficoltà aumentano.
È infatti durante le ultime settimane della gravidanza normale che si forma una specialista di grasso che aiuterà il bambino a mantenere il calore una volta uscito dal ventre materno. Lo solo di grasso è un importante produttore interno di calore; i nati prematuri ne sono privi e possono raffreddarsi rapidamente estesamente sei condizioni ambientali non sono quelle giuste. Per questa ragione devono essere tenuti nelle incubatrici ad alte temperature. Un neonato prematuro nudo le c’è sedute di una temperatura di 32°. Occorre, tuttavia, assicurarsi continuamente non abbia troppo caldo e che i tre mosse che funzionano perfettamente, affinché la camera non ci siano mai più di 35°.
Tutte queste difficoltà nel controllo della temperatura indurrebbe a pensare che il picco dell’uomo sia stato poco favorito dall’evoluzione, sotto quest’aspetto è che non è stato meglio equipaggiato per affrontar ipotizzare i mutamenti del temperatura esterna è risposta è, quasi certamente, che l’evoluzione del genere umano è venuta in un clima mite, tiepido, in quegli spazi di calore non erano mai violenti. 32 mali, è più grave che un neonato abbia troppo freddo che troppo caldo e questo, semplicemente, non succedeva. Se di notte si bastava temperatura la madre primitiva assediò il piccolo contro il suo corpo e dormiva così, tenendo selo rannicchiato addosso, al sicuro. Durante il giorno le basta assicurarsi che non fosse esposto ai raggi diretti del sole che avevo danneggiato la sua pelle delicata e surriscaldato il suo corvo e corpo vulnerabile. Il clima era tipica e i rischi non erano molti, ma quando il progresso della sua specie è porta diffondersi sempre di più, fino a coprire tutto il globo, sono sorti nuovi pericoli. Nel clima è più freddo i neonati rischiano di ammalarsi, provvedere gli indumenti caldi è diventato una necessità vitale. Le temperature erano innaturali per l’uomo i nostri progenitori hanno perso senza dubbio molti dei loro figli appena nati. È stato il prezzo che hanno pagato per le loro esplorazioni al Nord e al sud del pianeta.
Oggi, con il riscaldamento centrale e l’aria condizionata di due bambini godono di nuovo di livelli temperatura più naturali, ma poiché questa temperatura naturale ottenuto con mezzi completamente artificiali, nella madre di un assicurarsi che sia sempre a livello giusto. Nei climi temperati questo livello risolve leggermente più alto di quanto un adulto avrebbe scelto per sé. L’adulto, infatti, si abituata a vivere più a freddo di quanto non sarebbe normale della nostra specie, rispetto ai milioni di anni di evoluzione che avrò passato in regioni più calde. Inoltre i nostri corpi sono più freddi di quello di un bambino. Temperatura del corpo di un essere umano invece leggermente ma progressivamente dalla prima infanzia alla vecchiaia. Quindi essere bene un bambino ha bisogno di una stanza un po’ più calda di quella che genitori vorrebbero per sé.
Ciò sistema scientifico per calcolare la temperatura di una stanza. È basato su due fattori: da temperatura neutrale del bambino e l’effetto delle coperte che l’avvolgono. Temperatura neutrale o, più come più correttamente, l’ambiente termico naturale è quello in quel bambino può conservare la trave temperatura corporea senza il minimo sforzo. Come qualsiasi altro animale, il bambino devi impiegare dell’energia per mantenere il calore del perno corpo si tutt’intorno fosse. Quel calore è prodotto dei processi nei diabolici e ne cavò alici e dell’attività muscolare. Se il neonato accelera enfaticamente intorno metabolismo per essere caldo rischia, rispetto all’adulto, di esaurire le proprie riserve corporee. Anche i risultati che può raggiungere con l’attività muscolare sono molto scarsi. Tre possiede un elemento protettivo in più, che ha concesso solo a lui, al neonato, ed è l’abbondante dei posti di grasso di cui si è parlato. Questo riserva di grasso, con centrale nella regione delle schiene del collo o sprigionare valore grazie uno speciale processo chimico ed è preziosa per la salute di un neonato che sia venuto al mondo in un ambiente dove temperatura è troppo bassa.
A questi sistemi che producono calore viene affidato un compito leggero quando la temperatura esterna al corpo è di circa 32°, poco si parla di un bambino appena nato, non bisogna dimenticare che nudo. Si viene avvolto in una coperta temperatura della stanza può essere più bassa, non risultare sempre alta all’interno della coperta. Per esempio la temperatura della coperta che avvolge il bambino quasi 32° quando nella stanza e di 25 soltanto. Una stanza venuta circa questa temperatura garantisce, di conseguenza, al neonato uno stato innaturale neutrale perfetto. Una temperatura solo leggermente inferiore non può, naturalmente provocare gravi di inconvenienti. Si raccomandano di solito i 24° per una Nato tenuto coperto. Un tempo si consigliava di 21°, ma, nonostante una Nato possa affrontare anche un ambiente più freddo, ora si intende a mantenere una temperatura superiore. In particolare è necessario ma mentre temperatura con i neonato, per qualsiasi ragione, venga spogliato e sicché non sia completamente rivestito o avvolto nelle coperte.
Passati più di giorni, il bisogno di caldo diminuisce. Dopo qualche settimana il neonato è in grado di migliorare la produzione di calore e di controllare la temperatura del perno corpo. Una stanza 20 21° ore perfettamente adeguata al benessere del bambino che, rannicchiò delle coperte, si lascia alle spalle i suoi primi giorni di vita. Bisogna ancora, però, serpenti che non prenda freddo mentre si sposa per cambiarlo fa il bagno.
Riassumendo: a qualche settimana dalla nasce il picco dell’uomo può sopportare il ieri Verezzi di letteratura, ma gli sbalzi troppo forti, soprattutto sopportano il freddo, sono pericolosi. In generale non evitati sia i cali si è rialzi improvvisi da temperatura. Una camera che si raffredda di notte, per un guasto, mentre genitori dormono, o i momenti di distrazione in cui non ci si accorge di una luce solare troppo intensa o del colore di una serra, sono rischi contro il quale il neonato ha pochi mezzi per difendersi.
Anche se i bambini molto piccoli sono fisicamente molto deboli mostrano un atteggiamento di energia eccezionale fin dal primo giorno di vita: la presa riflessa.
Sono in grado di aggrapparsi molto forte al dito dei genitori e restare sospesi a mezz’aria.
Questa straordinaria dimostrazione di forza diminuisce molto in frette e, in pochi giorni potrebbe non essere più sufficiente a sorreggere il proprio peso.
La presa rifletta ha un andamento particolare: è clinicamente dimostrata anche nei bambini prematuri, infatti compare già durante la crescita del feto e raggiunge il suo massimo sviluppo dopo la nascita, momento in cui il suo corpo pesa poco rispetto alla forza della presa.
Con un corpo più pesante e una presa più debole, nell’arco di poco tempo non basterà più a sostenerlo e la sua dote di funambolo andrà scemando.
Alcuni bambini la mantengono fino ai 2 mesi ma mai oltre i 6 mesi, quando si verifica un momento di pausa prima del successivo stadio di sviluppo del bambino, in cui il gesto di afferrare ed aggrappare sarà deliberato, controllato e rivolto all’esplorazione del mondo esterno.
Questa volontaria capacità di aggrapparsi non è un perfezionamento della precedente ma è un comportamente che si manifesta solo quando la reazione istintiva è già scomparsa.
La presa riflessa è automatica ed è messa in opera dalla parte vecchia del cervello ma quando le zone più complicate del cervello cominciano a dominare il comportamento infantile, questa comincia a diminuire la sua attività.
Il nuovo modo di afferrare è controllabile e, il bambino di 6- 8 mesi lo sperimenta afferrando e lasciando cadere gli oggetti, nonché scaraventarli lontano.
La capacità di sfruttare questa presa per sostenere il proprio peso la riacquisterà intorno ai 2 anni.
Ma che utilità ha questa presa riflessa?
È solo un residuo evolutivo dei nostri antenati scimmie, infatti i piccoli primati si aggrappano forte ai peli del ventre materno quando ancora non sono usciti completamente.
Il cucciolo resta attaccato alla pelliccia anche durante la evoluzioni della madre mentre salta e penzola dagli alberi.
Mentre in altre specie l’utilità di questo riflesso lo fa permanere a lungo, l’inutilità nella specie umana lo fa sparire velocemente.
La presa riflessa si prova premendo delicatamente il dito sul palmo della mano del neonato, il quale risponderà chiudendo intorno le sue ditine.
Se il bambino, durante questo esercizio, succhia, la presa diventerà più forte, e , se si preme il dito sul dorso della mano, questa si apre invece di chiudersi.
Considerando che le scimmie sono aggrappate anche con i piedi e sorprendente come il piccolo dell’uomo mostri l’intenzionalità di afferrare anche con le dita dei piedi, anche se non è un movimento efficace.
È un evento molto raro che un bambino nasca con i denti poiché accade a 1 su 2000 nati.
Questi denti prematuri si chiamano ‘denti di nascita’ e di solito ce n’è uno solo, in rari casi due.
Sono gli incisivi centrali inferiori.
Hanno radici deboli e non sono fissi negli alveoli. Grazie a questa mobilità, con la pressione che il neonato esercita nella suzione, rientrano nelle gengive.
Talvolta questi denti vengono tolti, ma non è necessario, perché, con il tempo, diventeranno normali denti da latte e, in tal caso, resta un vuoto fino alla comparsa dei denti permanenti.
In alcune culture, come quelle di alcune regioni africane, si vedeva con sospetto a questi bambini perché si credeva preannunciassero l’arrivo di un demonio e… venivano uccisi.
Questi bambini sono normali a tutti gli effetti ma è una caratteristica degna di nota, soprattutto se si pensa che alcuni grandi dominatori della storia erano nati con i denti: Giulio Cesare, Annibale, Luigi XIV, Napoleone, Richelieu.
Ma non tutti i bambini nati con i denti mostrano interesse a governare il mondo.
La maggior parte dei bambini mette il primo dente a 6 mesi, ma l’età può variare tra i 4 e i 14 mesi. I primi a spuntare sono gli incisivi inferiori centrali, poiquelli superiori, poi gli incisivi laterali inferiori e quelli superiori. L’ordine può variare: ci sono infatti casi in cui compaiono prima tutti gli incisivi inferiori e poi quelli superiori.
Entro il primo anno normalmente sono usciti tutti gli incisivi, ma in bambini con lo sviluppo più lento si può arrivare a 12 mesi senza che la dentizione sia iniziata.
Durante il secondo anno spuntano molari e canini, ed è in questo momento che il bambino può iniziare ad avere un po’ di irritabilità.
I dentini da latte tecnicamente si chiamano decidui, sono 20 e in un feto di 6 settinane sono già presenti come piccoli germogli sotto le gengive.
Tra la sedicesima e la ventiquattresima settimana di gravidanza questi denti cominciano a calcificare e si preparano a sbocciare.
Sembra che nei maschi compaiano più tardi e cadano prima che nelle femmine, ma non c’è dato sapere il perché le femmine abbiano bisogno dei denti da latte più a lungo dei maschi.
Quando ad un uomo mostriamo due fotografie identiche della stessa, bellissima, donna di cui una è ritoccata in modo che abbia le pupille visibilmente più grandi, l’uomo mostrerà una reazione più intensa guardando la foto ritoccata.
Questo è determinato dal fatto che, se una donna si sente attratta da un uomo, le sue pupille si dilatano attraendo a sua volta l’uomo da cui è emotivamente attratta.
I segnali di attrazione reciproca passano inconsciamente come segnali del desiderio di conoscersi meglio, stare più vicini, toccarsi, abbracciarsi.
Tutto questo vale anche per i bambini con i loro occhi grandi, e le loro pupille enormemente più grandi… esprimono in modo fisico ciò che il bambino non è ancora in grado di esprimere a parole: il suo bisogno di coccole.
Non avendo la forza e la coordinazione tale da potersi avvicinare alla madre cercherà di esercitare un’attrazione tale che sarà la madre ad avvicinarsi a lui.
Dato che alla vista della madre le pupille, già grandi, si dilatano ulteriormente, aumentando la reazione emozionale della madre verso il bambino.
Perché si possa vedere con chiarezza il richiamo delle pupille i bambini piccoli presentano il colore dell’iride molto chiaro, azzurro. Questo vale solo per i bambini bianchi poiché, per i bambini neri, le cui origini sono tropicali, l’intensa pigmentazione è più importante di qualsiasi altro elemento.
Comunque il colore degli occhi tende a cambiare intorno ai sei mesi quando il bambino impara a badare a se stesso, il passaggio è graduale attraverso un crescente intorpidimento. Se dopo i 6 mesi gli occhi restano azzurri e limpidi vuol dire che il loro colore sarà quello per sempre.