Archive for the ‘RELAZIONI genitori-bambini’ Category
feb
27
Posted by Ethel on
febbraio 27, 2009
Come spesso ho fatto notare i miei articoli sono ispirati alle molteplici domande, talvolta spiazzanti, dei miei figli, cui sono sottoposta assai frequentemente.
A volte il primo impatto mi porta a pensare ‘che domande stupide’, ma poi quando vado a dare una risposta spesso risulta non corretta o parziale o del tutto impossibile da formulare in termini semplici… ed è in quel momento che comincio a riflettere e normalmente per darmi il tempo per tali riflessioni dico: ‘ Ora mamma non sa come risponderti, appena lo so ti rispondo’.
Una delle domande che mi hanno messo in crisi negli ultimi giorni è stata ‘Perchè le persone diventano cattive?’.
Ho provato a darle una risposta, ma il tono che usavo non era assolutamente convinto come se la risposta fosse un palliativo invece che una risposta completa e precisa come mi piace dare.
Ieri ho avuto delle esperienze assai negative dovute proprio alla cattiveria della gente e nella mia testa è risuonata per tutto il giorno la domanda di mia figlia. Questa domanda era talmente presente nella mia mente che ho sentito come se fosse un quesito mio e non più solo quello di una bambina di 8 anni.
Oggi ho trovato una risposta. La tensione che mi avevano creato gli atteggiamenti ostili delle persone mi hanno portato a pensare negativamente circa alcuni comportamenti di uan persona.
Io, per come sono fatta, se un atteggiamento può avere due interpretazioni (una positiva ed una negativa) tendo a scartare sempre quella negativa. Ebbene forse per la prima volta nella mia vita ho scartato quella positiva: e mi sono sbagliata!!!
Ecco la mia risposta allora alla domanda di mia figlia: le persone diventano cattive quando si accorgono che, vedendo sempre il mondo in modo positivo, si ritrovano continuamente bastonate, quindi il loro pensiero si trasforma in una costante negativa, questo genera paura e insicurezza, che si tramutano in aggressività e… cattiveria, quando questa aggressività risulta poi ingiustificata.
Ora faccio una promessa: non ho più intenzione di farmi condizionare dagli atteggiamenti negativi delle altre persone: il positivo deve essere visto come positivo e il negativo come negativo… sbagliarsi non è assolutamente ammesso, meglio considerare positive le cose negative e poi ritrattare.
Questo si avvicina molto al principio su cui baso ogni mio rapporto: allontanare le persone o disfare le cose è assai più semplice e veloce che non tenere vicino le persone e costruire le cose è per questo che non bisogna MAI lottare per tenere lontane le persone se no rischiamo di crearci dei vuoti, fuori e dentro che a lungo andare diventano incolmabili.
Penso sia un principio fondamentale che non debba MAI essere disatteso… se non si vuole diventare CATTIVI!
feb
26
Posted by Ethel on
febbraio 26, 2009
Abbiamo fatto una serie di articoli che in quelche modo portava l’attenzione su quelli che potevano essere dei punti salienti per vedere se stavamo operando nel modo giusto perchè i nostri figli stessero veramente capendo il nostro messaggio educativo, ora vogliamo concentrarci su un aspetto molto importante dell’educazione dei bambini: l’autostima.
Già ne abbiamo fatto cenno in diversi articoli ma adesso vogliamo concentrarci in modo sistematico sui punti che possono aiutarci ad avere delle linee guida in modo da infordere ai nostri figli un forte senso di sè, che li dovrà accompagnare nella vita quando noi saremo di troppo e dovranno gestirsi da soli.
E’ sicuro che voi conosciate bambini che sono: insicuri nell’affrontare nuove attività, timidi e impacciati, paurosi, dominati da altri bambini, sempre in cerca di attenzione da parte degli altri, ansiosi, capaci di conseguire solo risultati inadeguati o incompleti.
Sulla base di ricerche specifiche sappiamo che bambini che presentano anche solo alcune di queste caratteristiche possono risultare avere una scarsa autostima.
Questa immagine di sè che non li soddisfa è determinata dalla mancanza di due componenti essenziali:
la SICUREZZA e il RISPETTO DI SE STESSI.
Tale atteggiamento di sfiducia verso se stessi è in larga misura determinato dall’ambiente che li ha circondati e che li circonda, poichè interagendo con le persone e gli oggetti intorno a loro ricevono di continuo nuove informazioni. Se il feedback (cioè le risposte) che ricevono risultano costantemente negative è molto probabile che il livello di autostima che viene raggiunto risulterà basso.
Quindi è essenziale che i feecback che riceve un bambino siano sempre costantemente positivi.
Quindi in questa serie di articoli ci soffermeremo sui vari aspetti che dovranno portarci a vedere in modo positivo i vari atteggiamenti del bambino (anche quelli ostili) in modo da poter interagire in modo costruttivo su di essi e farli crescere con una coscienza propria e non imposta.
In questo articolo introduttivo vi voglio dare il primo principio fondamentale per interagire in modo positivo con vostro figlio:
I BAMBINI NON SONO ADULTI
Cercare di capire il modo in cui guardano il mondo e imparare ad accettarlo come quello più adeguato al loro in cui la fase specifica dello sviluppo è assai importante. i bambini hanno una visione egocentrica del mondo, hanno molte difficoltà a guardare avanti e a fare un piano in anticipo, e ricordare ciò che gli è stato detto.
E’ possibile che tutto questo frustri un genitore, ma questo atteggiamento non si può cambiare repentinamente, perchè se non fa parte del loro grado di sviluppo è sbagliato che noi glielo imponiamo. La comprensione di questo concetto influirà sul grado di soddisfazione a delusione che proveremo quando le aspettative che abbiamo per i nostri figli verranno appagate o deluse.
Quindi il primo lavoro è su noi stessi… per poi essere pronti a lavorare su di loro.
BUON LAVORO
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20
Posted by Ethel on
febbraio 20, 2009
Quando i genitori non sono mai d’accordo tra di loro e quindi sembrano esser rivali o c’è una divergenza profonda o squilibrata nella ripartizione delle responsabilità, quando non si ha una visione comune, il figli se ne approfittano, ma sempre a loro spese.
Una coppia di genitori è innanzitutto educativa. Quando uno dei due assume su di sé tutti gli incarichi, o ogni sua decisione è rimessa in discussione dal partner, i bambini approfittano di questa mancanza di coerenza e di unione per arrogarsi il potere di pretendere.
Risultato: i genitori si limitano ai conflitti tra di loro, la loro autorità si indebolisce e i bambini non sanno più su chi o cosa fare affidamento.
Il consiglio quasi immediato che potrebbe venire è quello di trovare coerenza. Dove coerenza non significa coesione, ma si può essere d’accordo sull’obiettivo da raggiungere, anche se i mezzi con cui ci si vuole arrivare sono diversi.
Formare una squadra di genitori coerente vuol dire esporre al partner i propri dubbi, le proprie convinzioni e proposte, ascoltare le sue, per poi decidere insieme la condotta da tenere. È bene evitare di denigrare il partner davanti ai figli. I bambini non devono essere presi a testimoni in un conflitto. Occorre interrogarsi regolarmente insieme: quali sono i nostri valori? Che famiglia vogliamo? Dove si ha bisogno di essere sostenuti dal partner?
Malintesi non detti nutrono conflitti e rimproveri.
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30
Posted by Ethel on
gennaio 30, 2009
Uno dei problemi più grandi è confondere i ruoli tra il genitore e il bambino. Nella vostra famiglia, i sicuri che differenza di ruolo sia sufficientemente chiara.
In mancanza di una divisione e di una gerarchia ben definite, regna la confusione. Relazione da amici, il mito di Peter Pan o bambini e su cui gravano troppe responsabilità, interscambio delle funzioni, bisogno assoluto di complicità… Quando la famiglia si ingarbuglia, i bambini si perda. Virgolette ognuno ha proposto chiuse le virgolette: questa l’equazione di base per stabilire un buon equilibrio familiare psichico per costruire la propria identità, bisogna avere dei limiti, confrontarsi con personalità mature e disporre di punti di riferimento stabili e rassicuranti. Uno dei consigli è quello di assumere il ruolo adeguato alla vostra età. gli la famiglia una gioiosa banda di amici: i genitori e bambini dovreste distinti nella gerarchia familiare. A suo e il proprio ruolo di genitore significa anche saper accettare i conti gli scomodi: proibire punire, rimproverare criticare… Non è sempre piacevole ma è molto più educativo per il bambino che avere un genitore indeciso o sfuggente. Si può diventare complici con il breve bambino pur restando adulti. A condizione di non voler colmare il fosso che separa le generazioni. Vale a dire di non desiderare la libertà, la giovinezza, l’assenza di responsabilità dei propri figli. Sì ai piccoli prestiti di vestiti, no al guardaroba comune. Sì a consigli e suggerimenti, no alle sollecitazioni che mettono il bambino nella condizione di decidere come se fosse adulto; sì ai piaceri comuni, no al predominio sistematico della vita familiare su quella di coppia.
gen
10
Posted by Ethel on
gennaio 10, 2009
Questo problema subentra piano piano man mano che il bambino comincia a crescere. Per intimità viene considerato anche il rispetto che possono avere i genitori per alcuni segreti dei figli, rischiando di confondere la prossimità con l’invadenza.
Che genitori siano trasparenti (se non invisibili) oppure onnipresenti… il problema è lo stesso: il diritto all’intimità non è sufficientemente rispettato!
Confidenze eccessive tra genitori e figli, esibizione dell’ intimità della coppia, eccessiva mancanza di pudore corporeo o emozionale… In ogni caso, l’invasione dei genitori ha sempre delle conseguenze dannose sul bambino: difficoltà a rendersi autonomi, mancanza di fiducia in sé, aggressività repressa, problemi affettivi.
Trovare la giusta distanza è la cosa migliore.
Rispettare la vita privata dei propri figli è la prima regola d’oro.
Accettando l’idea che una famiglia è una comunità composta da individui distinti, con bisogni specifici a seconda dell’età, della personalità e della posizione all’interno del nucleo.
Il rispetto del bambino comincia con una nozione fondamentale: insegnargli che il suo corpo gli appartiene. A volte non è facile delimitare univocamente la sfera dell’ intimità, ma si possono tenere presenti dei punti di riferimento come la necessità del bambino di disporre di un territorio tutto per sé (camera), o avere un letto proprio o la propria scrivania, nonchè avere dei segreti, scegliere come vestirsi o quale relazione avere. Naturalmente si parla di esigenze che compaiono con la crescita del bambino, il problema è stare attenti a quando compaiono, ignorarle potrebbe impoverire la crescita del bambino in quanto non vede apprezzati i suoi progressi e le sue mutate esigenze.
Un altro modo per rispettare l’intimità di un bambino è quello di lasciargli le sue idee, le sue emozioni, i suoi sentimenti. Ha il diritto di esprimerli o di averli per sè. Tenere la giusta distanza dal proprio bambino significa rinunciare a sapere tutto di lui. Non è disinteresse, assolutamente, in qualsiasi momento il bambino deve sapere di poter contare su di voi, ma se è restio a parlarvi vuol dire che deve maturare qualcosa dentro prima di potervi esprimere il suo pensiero, lasciateglielo fare, e vedrete che verrà premiata la vostra pazienza.
dic
21
Posted by Ethel on
dicembre 21, 2008
Il primo problema che di solito si pone ad un genitore è quello di costituire una certa l’autorità sui propri figli. Infatti molti genitori non riescono a farsi rispettare perché sono entrati in un limbo di permissivismo in cui le punizioni restano tali e le sanzioni vengono sempre cancellate, mentre il regolamento familiare varia in base al loro umore.
Uno scenario opposto può essere quello in cui fioccano punizioni severe, oppure quando manca il dialogo con i figli nei periodi di crisi o viene fatta stretta vigilanza sui loro spostamenti, sulle loro amicizie e la loro vita scolastica.
Il lassismo genera conflitti, nonchè ansia nei bambini, mancando veri punti riferimento che possano mostrare chiarezza e coerenza al bambino. Anche l’autoritarismo, di contro, può provocare dei conflitti e generare rapporti di forza, che metteno un freno allo sviluppo del bambino.
Il consiglio? Siate fiduciosi delle vostre capacità genitoriali, focalizzate quali sono i vostri principi, quelli che vorreste che accompagnassero vostro figlio per tutta la vita e imponetevi su quelli. Gli strumenti che utilizzerete saranno calibrati alle vostre aspettative, riuscirete sicuramente a trovare un equilibrio considerando che l’autorità è sinonimo di responsabilità.
L’autorità dipende dalla fiducia che i genitori hanno nella propria capacità di scegliere e applicare quello che ritengono giusto e necessario allo sviluppo dei propri figli, modellando le vostre risposte sui vasti valori e sulla personalità del vostro bambino.
Un genitore è un despota illuminato: dispensa consigli, grande dialogatore, ma alla fine è lui a prendere le decisioni e a disporre dei mezzi per farle rispettare.
Un’idea potrebbe essere quella di convocare una sorta di consiglio familiare e farlo diventare un rito prima di perdere la bussola… Una riunione in cui ognuno esprime le proprie critiche e proposte, dopo del quale i genitori si consultano e decidono.
Le proposte dei vostri figli potrebbero essere veramente illuminanti! E, da saggi despoti, tenerle in considerazione vi permette di modellare le richieste dei vostri figli alle esigenze familiari.
Su questo argomento comunque mi riservo di tornarci con più calma.
dic
12
Posted by Ethel on
dicembre 12, 2008
Questo argomento potrà essere inutile per chi ha una chiara fede, qualsiasi essa sia, e che è sicuro che voglia trasmettere la propria fede ai figli, ma quando non si approccia una religione in particolare o quando si vuole insegnare la libertà di religione ad un bambino la risposta che Gesù è figlio di Dio non vale più!
Dire anche che Gesù non è esistito, penso che sia un’incongruenza ancora maggiore, quindi penso che la cosa migliore sia, per i bambini più piccoli, dire che era una persona molto buona che credeva che tutti gli uomini fossero buoni e che è morto per affermare i suoi ideali penso che sia una cosa veritiera, che non coinvolge nessun sentimento religioso, e che fa capire come siano importanti degli ideali, per i quali si può lottare anche fino alla morte.
Man mano che vostro figlio cresce e che comprende meglio i rituali del Natale, della Pasqua e altre ricorrenze religiose, che scandiscono il corso annuale della vita di qualsiasi italiano, vi riproporrà la domanda in forme via via più specifiche, chiedendo se è figlio di Dio, se è vero che è risorto, se è vero che ha moltiplicato i pani e i pesci… per dare una risposta che non annulli tali credenze che gli verranno riproposte in continuazione da compagni, insegnanti, potete spiegargli che i cristiani, credono che Gesù sia il figlio di Dio, perchè i suoi ideali di amore erano talmente grandi da essere vicini a qualcosa di più grande e importante di qualsiasi cosa che è possibile da comprendere per l’essere umano, e tutti i gesti che gli vengono attribuiti è un modo per descrivere la sua generosità.
Il fatto che sia risorto è un pò più difficile da spiegare senza distruggere totalmente le credenze popolari però l’approccio che posso consigliare è che rinascere è qualcosa che non è permessa a nessuno, perchè chi muore non può ritornare e pensare che a lui sia stato permesso il ritorno è come pensare che in qualche modo sia stato premiato per il suo sacrificio.
So quanto sia difficile per un ateo esporre in questo modo la visione di Gesù al proprio figlio, ma viviamo in una società cristiana e distruggere la visione che giorno dopo giorno viene data a nostro figlio sulla religione è difficile, ma fargli capire che ci sono modi diversi di vedere la stessa cosa, può fargli apprezzare diverse culture, può dargli una visione più ampia della vita e, soprattutto, visto che i valori cristiani sono indubbiamente molto belli, si può trasmettere, con degli esempi, concetti di correttezza e bontà se no troppo difficili da spiegare.
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