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Archive for the ‘ANTROPOLOGIA:tanti perchè sui bambini’ Category

Dic
29

MA CHI E’ CHE PIANGE?

Posted by Ethel on Dicembre 29, 2008

Quando, in casa, un bambino si mette a piangere nel cuore della notte, la madre si sveglia. Anche se ha sempre avuto un sonno duro e il risveglio difficile, si scuote ed è immediatamente vigile e presente a se stessa. È stato solo il richiamo di un bambino in difficoltà a scuoterla, o ha capito capito che era proprio il suo bambino che piangeva?

Quasi tutte le madri, quando glielo si chiede, rispondono che non sarebbero capaci di riconoscere il pianto del loro bambino da quello degli altri, quindi è difficile dare una risposta; ma questa dovrebbe essere una particolare dote materna e quindi non controllabile.

Nelle società tribali, quando le abitazioni umane erano meno lontane l’una dall’altra, doveva esser normale che le madri sentissero il pianto di diversi bambini durante la notte. Sarebbe stato, dunque, molto vantaggioso per loro riuscire a riconoscere quello del proprio bambino e accorre solo in quel caso, senza svegliarsi ogni volta.

Ma le madri oggi si sbagliano credendo di non esserne capaci!

Alcuni osservatori hanno avuto la sorpresa di constatare che, negli ospedali, le madri, durante la notte, sembrano reagire più prontamente al pianto del proprio bambino e loro stesse, ricoverate nella corsia, hanno dichiarato che gli pareva effettivamente di riuscire a riconoscerlo. Si sentivano evidentemente più disturbate nel sonno quando il bambino che piangeva era il loro.

Come esperimento è stato registrato su un nastro il pianto di diversi neonati ed è stato fatto ascoltare alle madri addormentate per vedere quale di questi pianti le avrebbe fatte svegliare di soprassalto e quante seguivano a dormire tranquillamente. I risultati sono stati sorprendenti.

Dopo solo tre notti, 22 madri su 23 sottoposto al test, riuscivano a riconoscere nel sonno il pianto del proprio bambino, mentre quando gli altri si lamentavano da far pietà, seguitavano felicemente a dormire per tutta la durata della registrazione. I momenti in cui arrivava la voce del primo bambino si svegliavano di colpo. Non per tutte sono state necessarie tre notti ma 12 di loro sono riuscite riconosce il pianto del figlio, tra quello del 31 neonati, 48 ore dopo la nascita.

Questa notevole capacità umana è stata dunque confermata. È una dote antica, che vive ancora, nascosta nella madre moderna, anche se oggi non serve più.

Per farvi capire quanto sia particolare questa sensibilità, la madre è talemente sintonizzata con il pianto del bambino che identifica il suo modo di piangere e, se è pianto e di dolore, a correre immediatamente, altrimenti l’estero momento in ascolto prima di dedicarsi prima di decidersi ad alzarsi e andare, anche quando è appena uscita da un sonno profondo.

Perché l’ammirevole capacità della nostra specie di riconoscibilità di piccoli non ci inorgoglisca troppo sarà bene collocarla in un contesto più ampio.

Se fossimo pinguini reali invece di esseri umani, dovremo affrontare un compito ben più difficile, perché, ogni volta che la madre torna all’allevamento con un boccone di cibo deve riconoscere, dalla voce, nel proprio piccolo in mezzo a centinaia, o migliaia, di piumate creature quasi identiche tutte in attesa di cibo.

Se la nostra capacità è ragguardevole, la loro è SBALORDITIVA.


Dic
23

Perché i neonati gridano?

Posted by Ethel on Dicembre 23, 2008

Il grido è l’S.O.S. del bambino che, nei primi 12 mesi di vita, in assenza di comunicazione verbale, non ha altro sistema di segnalazione. È una generica richiesta di aiuto che sollecita l’attenzione della madre, anche se non è mai nettamente chiara la ragione delle grida. Da meccanismo di emergenza che ha, soprattutto, la funzione di poterla male vicino a neonato il più rapidamente possibile, a consolarlo e, nello stesso tempo cercare di capire perché ha bisogno di aiuto.

Le 7 cause principali del grido di un bambino: dolore, il saggio, fame, solitudine, eccessiva o starsi stimolazione sensorie, frustrazione.

Se un adulto si chiude le dita in una porta può darsi che inprechi ma, di solito, non si sfoga più mettendosi a gridare. Il bambino, invece, se sentono dolore si metteno a gridare e la ragione c’è. Perché non sa dire quanto male sente e non sa distinguere tra una piccola contusione e un male grave, quindi griderà indipendentemente ed è dall’entità del suo dolore, ed è la madre che deve stabilire la natura del male.

È stranamente importante che i genitori non si lascino mai indurre a pensare che il pianto sia una sorta di espressione di personalità o semplicemente uno sfogo. È sempre la supplica di chi ha bisogno di essere notato e come tale va inteso.

Se un neonato si è bagnato o sporcato è solo un segnale di disagio, non di sofferenza, manca cioè l’intensità, dell’incisività del grido di dolore.

Se ha fame vuole che gli diamo da mangiare e smetterà solo quando potrà nutrirsi al seno o al biberon. Se però ha gridato lungo e si è sovreccitato, non riesce, in pochi secondi a calmarsi e mettersi a succhiare. Ha bisogno di un po’ di tempo per riprendersi. E’ molto importante comunque prenderlo in braccio, coccolarlo e cullarlo in modo da aiutarlo ad uscire dal suo stato di angoscia.

La solitudine è un fattore determinante in molte manifestazioni di grida in cui manchino altre motivazioni. Se il bambino si sente lontano dai naturali protettori, piange finché non si trova di nuovo con loro in uno stretto contatto fisico. La solitudine lo rende insicuro e lo fa gridare, spesso incessantemente, perché vuole essere preso in braccio. Questo costante bisogno di compagnia potrà essere scomodo per molti indaffarati genitori moderni, ma il contatto fisico con chi è destinato a proteggerlo è stato programmato nel piccolo dell’uomo durante il corso dell’evoluzione e non è cosa facile condizionare un bambino in altro modo.

Gli stimoli eccessivi prodotti da troppa luce o troppo rumore possono nuocere al bambino e farlo gridare. Non si tratta di un dolore come quello provocato un oggetto appuntito o tagliente, ma di una forma di dolore sensorio in cui occhi e orecchie soffrono per un’improvvisa, eccessiva emissione di energia. I neonati non posso sopportare i rumori forti, luci vivide e intense e spesso ce ne dimentichiamo. Nelle giornate di sole può accadere che i genitori che si chiedano perché il bambino sta gridando senza rendersi conto che, mentre loro si proteggono con lenti scure, lui non è minimamente protetto contro la violenza della luce solare.

Nel secondo semestre di vita, il grido può invece essere associato a noia e sarebbe importante che l’ambiente in cui vive il bambino fosse spesso arricchito di elementi nuovi. Un modo per evitare che il bambino venga annoiato dal suo anbiente è quello di variare forme, colori, stimoli necessari per lo sviluppo degli organi sensori del bambino.

Un’ altra forma di frustrazione che può incontrare il bambino è quella, che si riscontra in bambini più grandi, che cominciano a vedere i loro limiti nel movimento e possono vederli come una barriera all’apprendimento delle proprie ambizioni. Un esempio può essere il voler arrivare a prendere in mano un oggetto e non riuscirci: questo potrebbe scatenare un pianto violento sintomo di impotenza.

Con tale pianto richiederà l’intervento dei genitori, in modo che gli facilitino quel compito che tanto non gli riesce.

Si credeva una volta che quel gridare che si manifesta in queste diverse occasioni fosse lo stesso, ma, stando a contatto con un bambino si impara presto a distinguere l’origine del disagio anche senza studi specializzati o esperienze prolungate. Infatti sembra come un codice, programmato in tutti i bambini proprio per questo. In particolare il dolore è molto diverso dagli altri, è più acuto e quindi provoca una forte reazione con la chiara funzione di proteggere il neonato.

Le grida possono essere causa di grande afflizione per la madre che non riesca ad isolarne la causa specifica. Se stimoli quali il dolore, la fame, la paura e altre ancora sono stati eliminati a uno a uno ma il bambino continua a gridare da spezzare il cuore, spesso la madre finisce col trovarsi in uno stato altrettanto angoscioso. La sua tensione si va a sommare all’infelicità del bambino e tutto peggiora, cosicchè si arriva ad un circolo vizioso in cui la madre soffre e il figlio continua trasmettere le proprie richieste di aiuto senza che riescano a venire comprese.

Questo è il caso tipico in cui il bambino ha maturato un senso di insicurezza per essere rimasto troppo a lungo isolato della madre. L’insicurezza si può placare solo consolandolo fisicamente, tenendolo vicino per calmarlo, ma se questo contatto fisico avverrà con una persona angosciata e nervosa, non servirà a liberare il bambino della sua infelicità.

Quando la madre è inquieta, irritabile e impaziente, non sempre e si rende conto di quanto sia facile che il suo stato d’animo venga trasmesso al bambino attraverso il linguaggio del corpo. I bambini sono sensibili ai movimenti bruschi, ai sussulti e li interpretano come segnali di insicurezza, che confermano ed intensificano il loro turbamento cosicchè gridano di più invece di smettere.

Una difficoltà per la madre inquieta sta nel fingere sicurezza e serenità. Non è semplice, ma quando ci si riesce si hanno, in un tempo incredibilmente breve, miracolosi risultati.


Dic
13

Brr che freddo!!! Uffi che caldo!!!

Posted by Ethel on Dicembre 13, 2008

Le risposte bere: non possono, o quasi. Quando si tratta di evitare di avere troppo caldo troppo freddo i bambini sono in una grave condizione di svantaggio rispetto gli adulti e hanno bisogno di tutto il loro aiuto per raggiungere uno stato di benessere.

Su un adulto troppo caldo, può allontanarsi da sua gente di colore e spostarsi in un luogo più fresco i bambini non possono far. Possono solo piangere il più forte possibile. Il pianto sarebbe, di solito, a far accorrere qualcuno in loro aiuto, ma, paradossalmente, aumenta immenso in misura considerevole la loro produzione interna di calore. Lo sforzo fisico intenso che accompagna un forte pianto alter metabolismo dello sfortunato bambino, se non verrà soccorso in fretta, alla più caldo che mai.

Se un adulto troppo caldo, può togliersi qualche indumento. Il bambino cerca di spingere via scalciando le coperte che lo surriscalda ma se sono state troppo ben rimboccate non ci riesce. Bevi, anche in questo caso, affrontare una sofferenza che agli adulti viene evitata. Gli adulti possono anche risolvere le loro difficoltà mediante la comunicazione verbale, chiedendo che venga aperto una finestra o spento un fuoco. Anche questi bambino possono farlo possono solo piangere e gridare piante grida indicano uno stato di infelicità, ma l’adulto non conosce la ragione di quest’infelicità. Se penso che il neonato abbia fame e gli dà dell’arte, al seno nel biberon, non fate liberare altro colore nel suo organismo. Sono adulto dell’una bevanda calda e liquido attimo le sue ghiandole suddita e e l’evaporazione del sudore regola temperature del suo corpo. Per il neonato non avviene la stessa cosa. Vi si ghiandole suddita e sono poco sviluppate e non gli consentono questo meccanismo di raffreddamento. Solo due anni il bambino posso dare in misura efficace, con un adulto.

Così tutto questo non bastasse, e la Nato è provvisto di uno strato isolante di grasso che riduce la pelle di calore e contribuisce ad aumentare le sue difficoltà quando la temperatura esterna è troppo alta. È sua pelle, inoltre, è sottile e molto sensibile e se lo sa anche per zone molto estese se si trova troppo vicino un fuoco.

È chiaro, dunque, che uno dei primi doveri dei genitori assicurarsi che il bambino non abbia troppo caldo. Ugualmente necessario evitare il pericolo posto, perché bambini molto picco sul ugualmente sensibili al set non posso rabbrividire misura efficace, ha messo che rabbrividiscono quando sono appena nati, e l’assenza di questa reazione di emergenza troppo freddo è per loro un grave svantaggio. A differenza dell’adulto, inoltre, non posso mettersi addosso qualcosa in più per difendersi dal freddo. Se hanno caldo possono tentare di togliersi le coperte, ma sono assolutamente incapaci di coprirsi. Si fanno pipì e si bagnano, l’evaporazione del liquido si aggiunge al processo di raffreddamento. Se, come capita spesso, non hanno capelli, subiscono una considerevole perdita del calore attraverso la pelle della testa anche quando tutto resta il loro corpo è coperto. Se si ha già durante la notte, si trovò le coperte e si raffreddano ancora di più.

Non va dimenticato un altro rischio di raffreddamento o si tratti di un bambino molto piccolo. Si dorme profondamente, infatti, il suo metabolismo non risponde in tempo utile a un calo nella temperatura della stanza, ma comincia reagire solo quando il bambino sta per scuotersi dal sonno e ormai quasi sveglio. Ho un lungo sonno in una stanza fredda costituisce quindi un pericolo.

Il sono di un neonato prematuro le difficoltà aumentano.

È infatti durante le ultime settimane della gravidanza normale che si forma una specialista di grasso che aiuterà il bambino a mantenere il calore una volta uscito dal ventre materno. Lo solo di grasso è un importante produttore interno di calore; i nati prematuri ne sono privi e possono raffreddarsi rapidamente estesamente sei condizioni ambientali non sono quelle giuste. Per questa ragione devono essere tenuti nelle incubatrici ad alte temperature. Un neonato prematuro nudo le c’è sedute di una temperatura di 32°. Occorre, tuttavia, assicurarsi continuamente non abbia troppo caldo e che i tre mosse che funzionano perfettamente, affinché la camera non ci siano mai più di 35°.

Tutte queste difficoltà nel controllo della temperatura indurrebbe a pensare che il picco dell’uomo sia stato poco favorito dall’evoluzione, sotto quest’aspetto è che non è stato meglio equipaggiato per affrontar ipotizzare i mutamenti del temperatura esterna è risposta è, quasi certamente, che l’evoluzione del genere umano è venuta in un clima mite, tiepido, in quegli spazi di calore non erano mai violenti. 32 mali, è più grave che un neonato abbia troppo freddo che troppo caldo e questo, semplicemente, non succedeva. Se di notte si bastava temperatura la madre primitiva assediò il piccolo contro il suo corpo e dormiva così, tenendo selo rannicchiato addosso, al sicuro. Durante il giorno le basta assicurarsi che non fosse esposto ai raggi diretti del sole che avevo danneggiato la sua pelle delicata e surriscaldato il suo corvo e corpo vulnerabile. Il clima era tipica e i rischi non erano molti, ma quando il progresso della sua specie è porta diffondersi sempre di più, fino a coprire tutto il globo, sono sorti nuovi pericoli. Nel clima è più freddo i neonati rischiano di ammalarsi, provvedere gli indumenti caldi è diventato una necessità vitale. Le temperature erano innaturali per l’uomo i nostri progenitori hanno perso senza dubbio molti dei loro figli appena nati. È stato il prezzo che hanno pagato per le loro esplorazioni al Nord e al sud del pianeta.

Oggi, con il riscaldamento centrale e l’aria condizionata di due bambini godono di nuovo di livelli temperatura più naturali, ma poiché questa temperatura naturale ottenuto con mezzi completamente artificiali, nella madre di un assicurarsi che sia sempre a livello giusto. Nei climi temperati questo livello risolve leggermente più alto di quanto un adulto avrebbe scelto per sé. L’adulto, infatti, si abituata a vivere più a freddo di quanto non sarebbe normale della nostra specie, rispetto ai milioni di anni di evoluzione che avrò passato in regioni più calde. Inoltre i nostri corpi sono più freddi di quello di un bambino. Temperatura del corpo di un essere umano invece leggermente ma progressivamente dalla prima infanzia alla vecchiaia. Quindi essere bene un bambino ha bisogno di una stanza un po’ più calda di quella che genitori vorrebbero per sé.

Ciò sistema scientifico per calcolare la temperatura di una stanza. È basato su due fattori: da temperatura neutrale del bambino e l’effetto delle coperte che l’avvolgono. Temperatura neutrale o, più come più correttamente, l’ambiente termico naturale è quello in quel bambino può conservare la trave temperatura corporea senza il minimo sforzo. Come qualsiasi altro animale, il bambino devi impiegare dell’energia per mantenere il calore del perno corpo si tutt’intorno fosse. Quel calore è prodotto dei processi nei diabolici e ne cavò alici e dell’attività muscolare. Se il neonato accelera enfaticamente intorno metabolismo per essere caldo rischia, rispetto all’adulto, di esaurire le proprie riserve corporee. Anche i risultati che può raggiungere con l’attività muscolare sono molto scarsi. Tre possiede un elemento protettivo in più, che ha concesso solo a lui, al neonato, ed è l’abbondante dei posti di grasso di cui si è parlato. Questo riserva di grasso, con centrale nella regione delle schiene del collo o sprigionare valore grazie uno speciale processo chimico ed è preziosa per la salute di un neonato che sia venuto al mondo in un ambiente dove temperatura è troppo bassa.

A questi sistemi che producono calore viene affidato un compito leggero quando la temperatura esterna al corpo è di circa 32°, poco si parla di un bambino appena nato, non bisogna dimenticare che nudo. Si viene avvolto in una coperta temperatura della stanza può essere più bassa, non risultare sempre alta all’interno della coperta. Per esempio la temperatura della coperta che avvolge il bambino quasi 32° quando nella stanza e di 25 soltanto. Una stanza venuta circa questa temperatura garantisce, di conseguenza, al neonato uno stato innaturale neutrale perfetto. Una temperatura solo leggermente inferiore non può, naturalmente provocare gravi di inconvenienti. Si raccomandano di solito i 24° per una Nato tenuto coperto. Un tempo si consigliava di 21°, ma, nonostante una Nato possa affrontare anche un ambiente più freddo, ora si intende a mantenere una temperatura superiore. In particolare è necessario ma mentre temperatura con i neonato, per qualsiasi ragione, venga spogliato e sicché non sia completamente rivestito o avvolto nelle coperte.

Passati più di giorni, il bisogno di caldo diminuisce. Dopo qualche settimana il neonato è in grado di migliorare la produzione di calore e di controllare la temperatura del perno corpo. Una stanza 20 21° ore perfettamente adeguata al benessere del bambino che, rannicchiò delle coperte, si lascia alle spalle i suoi primi giorni di vita. Bisogna ancora, però, serpenti che non prenda freddo mentre si sposa per cambiarlo fa il bagno.

Riassumendo: a qualche settimana dalla nasce il picco dell’uomo può sopportare il ieri Verezzi di letteratura, ma gli sbalzi troppo forti, soprattutto sopportano il freddo, sono pericolosi. In generale non evitati sia i cali si è rialzi improvvisi da temperatura. Una camera che si raffredda di notte, per un guasto, mentre genitori dormono, o i momenti di distrazione in cui non ci si accorge di una luce solare troppo intensa o del colore di una serra, sono rischi contro il quale il neonato ha pochi mezzi per difendersi.


Nov
25

STO CADENDO!!!

Posted by Ethel on Novembre 25, 2008

Se un neonato sta per cadere reagisce esattamente come se fosse il piccolo di una scimmia antropomorfa, cerca cioè di aggrapparsi alla pelliccia della madre. È un gesto, però, inefficace e incompleto perché sua madre non ha più una pelliccia folta da offrire per evitargli di cadere. Il tentativo di aggrapparsi sopravvive, nel piccolo dell’uomo, comune un eterno ricordo della sua origine.

Succede che, quando il neonato sente che sta per cadere, non per ciò che sente, ma per un cambiamento nel suo equilibrio registrato dei canali semicircolari dell’orecchio. Cerca allora di afferrarsi a qualcosa, per salvarsi. Spalanca le braccia, allarga le mani, spiega le dita. Se non ha le gambe bloccate spalancherà anche quelle, le piega, come se cercasse un sostegno su cui appigliarsi. Poi richiude le braccia come per stringersi a qualcuno e, lentamente, tornano posizione normale. Talvolta emette un grido per avvertire sua madre.

Questo succedersi di azioni non avvengono necessariamente in presenza della madre. Sono automatiche, e spesso si limitano ad un annaspare nell’aria. Il bambino ha perso l’istinto di aggrapparsi, ma quel gesto atavico è un avvertimento per i genitori e suggerisce loro con chiarezza che il bambino all’improvviso si sente fisicamente instabile e perciò… in pericolo. L’antico gesto è diventato quindi un utile segnale visivo.

Anche i medici possono trarne vantaggio mentre visitano un neonato per controllare eventuali malformazioni agli arti. L’apertura delle braccia è simmetrica nel neonato sano e, dandogli la sensazione di sta per cadere, il medico può assicurarsi che le spalanchino allo stesso modo sia da un lato  che dall’altro. Questo test venne condotto per la prima volta nel 1918 da un medico tedesco di nome Moro e da allora il movimento che il bambino compie per mantenere l’equilibrio è noto come riflesso di Moro. Il test consisteva nel distendere il bambino supino su un tavolo e nel dare poi una forte scossa al tavolo. Il bambino immediatamente spalancava gambe e braccia, annaspando. Se l’apertura degli arti era simmetrica aveva superato la prova.

La testa del bambino doveva essere perfettamente al centro del tavolo sul quale era disteso, altrimenti il risultato dell’esperimento non era esatto. Un riflesso interessante di questo esperimento risulta se capita che un bambino abbia qualcosa in mano, per esempio una matita, allora perdendo l’equilibrio, la stringeva tra le dita e da quella parte non muoveva il braccio, mentre spalancava l’altro, con la mano vuota, in cerca di un appiglio. È la prova che il riflesso di Moro consiste in un tentativo di afferrarsi a un sostegno perché, se la mano è già in quella posizione, si blocca il movimento del braccio. Il riflesso così automatico che si verifica anche quando nella mano è stretto un oggetto inconsistente come una matita.

C’è di più: basta che il bambino stringa i pollici che entro le dita piegate, perché il protendersi del braccia in fuori non si verifichi più. Se entrambe le mani stringono i pollici tra le dita, né l’uno nell’altro braccio cercheranno più un appiglio nel vuoto, come se il bambino avesse già trovato la protezione che cercava.

I medici oggi usano un modo leggermente diverso per provocare il riflesso di Moro. tengono il bambino a faccia in su con una mano sotto il corpo e una sotto la testa e lo abbassano di qualche centimetro la mano che regge la testa. Il bambino, allora, ha immediatamente una reazione della perdita di equilibrio.

Se vi capiterà di tenere in braccio un piccolo scimpanzé, assisterete a questa stessa reazione. Lui vi sarà aggrappato alla giacca, tranquillamente, e anche lui si metterà tranquillo e lascerà la presa. Nei momenti in cui vi muoverete o vi sposterete e come per alzarvi, ecco che immediatamente ne sentirete stringervisi addosso con le braccine e le gambine e attaccarvisi di nuovo con le mani alla giacca. È il riflesso di Moro nella sua piena espressione funzionale.

Nelle scimmie è presente per anni, ma nel piccolo d’uomo scompare rapidamente. Si manifesta subito dopo il parto in tutti i neonati, ma nel 97% permane fino alla sesta settimana, per poi regredire di intensità fino a due mesi e sparire completamente tra il terzo e il quarto mese; solo in casi eccezionali si verifica ancora al sesto mese.

Il riflesso di Moro non ha niente a che vedere con il comune soprassalto dovuto a uno spavento, che una reazione in realtà profondamente diversa nei particolari e non soggetta a sparire col passare delle settimane. Infatti si manifesta in forma perfino più accentuata anche nell’età matura.  Ma questo è molto diverso è un irrigidimento, ma non le spalanca per afferrasse qualcosa, le tiene piegate al gomito più di quanto non avvenga nel riflesso di Moro e non distende le dita delle mani. È una risposta di difesa e non il primitivo gesto infantile di attaccarsi alla pelliccia della madre. Sono due reazioni diverse e vanno considerate sempre in modo ben distinto.

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Nov
09

RIFLESSI DI PICCOLE SCIMMIETTE

Posted by Ethel on Novembre 9, 2008

Anche se i bambini molto piccoli sono fisicamente molto deboli mostrano un atteggiamento di energia eccezionale fin dal primo giorno di vita: la presa riflessa.

Sono in grado di aggrapparsi molto forte al dito dei genitori e restare sospesi a mezz’aria.

Questa straordinaria dimostrazione di forza diminuisce molto in frette e, in pochi giorni potrebbe non essere più sufficiente a sorreggere il proprio peso.

La presa rifletta ha un andamento particolare: è clinicamente dimostrata anche nei bambini prematuri, infatti compare già durante la crescita del feto e raggiunge il suo massimo sviluppo dopo la nascita, momento in cui il suo corpo pesa poco rispetto alla forza della presa.

Con un corpo più pesante e una presa più debole, nell’arco di poco tempo non basterà più a sostenerlo e la sua dote di funambolo andrà scemando.

Alcuni bambini la mantengono fino ai 2 mesi ma mai oltre i 6 mesi, quando si verifica un momento di pausa prima del successivo stadio di sviluppo del bambino, in cui il gesto di afferrare ed aggrappare sarà deliberato, controllato e rivolto all’esplorazione del mondo esterno.

Questa volontaria capacità di aggrapparsi non è un perfezionamento della precedente ma è un comportamente che si manifesta solo quando la reazione istintiva è già scomparsa.

La presa riflessa è automatica ed è messa in opera dalla parte vecchia del cervello ma quando le zone più complicate del cervello cominciano a dominare il comportamento infantile, questa comincia a diminuire la sua attività.

Il nuovo modo di afferrare è controllabile e, il bambino di 6- 8 mesi lo sperimenta afferrando e lasciando cadere gli oggetti, nonché scaraventarli lontano.

La capacità di sfruttare questa presa per sostenere il proprio peso la riacquisterà intorno ai 2 anni.

Ma che utilità ha questa presa riflessa?

È solo un residuo evolutivo dei nostri antenati scimmie, infatti i piccoli primati si aggrappano forte ai peli del ventre materno quando ancora non sono usciti completamente.

Il cucciolo resta attaccato alla pelliccia anche durante la evoluzioni della madre mentre salta e penzola dagli alberi.

Mentre in altre specie l’utilità di questo riflesso lo fa permanere a lungo, l’inutilità nella specie umana lo fa sparire velocemente.

La presa riflessa si prova premendo delicatamente il dito sul palmo della mano del neonato, il quale risponderà chiudendo intorno le sue ditine.

Se il bambino, durante questo esercizio, succhia, la presa diventerà più forte, e , se si preme il dito sul dorso della mano, questa si apre invece di chiudersi.

Considerando che le scimmie sono aggrappate anche con i piedi e sorprendente come il piccolo dell’uomo mostri l’intenzionalità di afferrare anche con le dita dei piedi, anche se non è un movimento efficace.

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Nov
03

NEONATI CON I DENTI

Posted by Ethel on Novembre 3, 2008

È un evento molto raro che un bambino nasca con i denti poiché accade a 1 su 2000 nati.

Questi denti prematuri si chiamano ‘denti di nascita’ e di solito ce n’è uno solo, in rari casi due.

Sono gli incisivi centrali inferiori.

Hanno radici deboli e non sono fissi negli alveoli. Grazie a questa mobilità, con la pressione che il neonato esercita nella suzione, rientrano nelle gengive.

Talvolta questi denti vengono tolti, ma non è necessario, perché, con il tempo, diventeranno normali denti da latte e, in tal caso, resta un vuoto fino alla comparsa dei denti permanenti.

In alcune culture, come quelle di alcune regioni africane, si vedeva con sospetto a questi bambini perché si credeva preannunciassero l’arrivo di un demonio e… venivano uccisi.

Questi bambini sono normali a tutti gli effetti ma è una caratteristica degna di nota, soprattutto se si pensa che alcuni grandi dominatori della storia erano nati con i denti: Giulio Cesare, Annibale, Luigi XIV, Napoleone, Richelieu.

Ma non tutti i bambini nati con i denti mostrano interesse a governare il mondo.

La maggior parte dei bambini mette il primo dente a 6 mesi, ma l’età può variare tra i 4 e i 14 mesi. I primi a spuntare sono gli incisivi inferiori centrali, poi quelli superiori, poi gli incisivi laterali inferiori e quelli superiori. L’ordine può variare: ci sono infatti casi in cui compaiono prima tutti gli incisivi inferiori e poi quelli superiori.

Entro il primo anno normalmente sono usciti tutti gli incisivi, ma in bambini con lo sviluppo più lento si può arrivare a 12 mesi senza che la dentizione sia iniziata.

Durante il secondo anno spuntano molari e canini, ed è in questo momento che il bambino può iniziare ad avere un po’ di irritabilità.

I dentini da latte tecnicamente si chiamano decidui, sono 20 e in un feto di 6 settinane sono già presenti come piccoli germogli sotto le gengive.

Tra la sedicesima e la ventiquattresima settimana di gravidanza questi denti cominciano a calcificare e si preparano a sbocciare.

Sembra che nei maschi compaiano più tardi e cadano prima che nelle femmine, ma non c’è dato sapere il perché le femmine abbiano bisogno dei denti da latte più a lungo dei maschi.

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Ott
28

LE PUPILLE GRANDI: il fascino dei bambini

Posted by Ethel on Ottobre 28, 2008

Quando ad un uomo mostriamo due fotografie identiche della stessa, bellissima, donna di cui una è ritoccata in modo che abbia le pupille visibilmente più grandi, l’uomo mostrerà una reazione più intensa guardando la foto ritoccata.

Questo è determinato dal fatto che, se una donna si sente attratta da un uomo, le sue pupille si dilatano attraendo a sua volta l’uomo da cui è emotivamente attratta.

I segnali di attrazione reciproca passano inconsciamente come segnali del desiderio di conoscersi meglio, stare più vicini, toccarsi, abbracciarsi.

Tutto questo vale anche per i bambini con i loro occhi grandi, e le loro pupille enormemente più grandi… esprimono in modo fisico ciò che il bambino non è ancora in grado di esprimere a parole: il suo bisogno di coccole.

Non avendo la forza e la coordinazione tale da potersi avvicinare alla madre cercherà di esercitare un’attrazione tale che sarà la madre ad avvicinarsi a lui.

Dato che alla vista della madre le pupille, già grandi, si dilatano ulteriormente, aumentando la reazione emozionale della madre verso il bambino.

Perché si possa vedere con chiarezza il richiamo delle pupille i bambini piccoli presentano il colore dell’iride molto chiaro, azzurro. Questo vale solo per i bambini bianchi poiché, per i bambini neri, le cui origini sono tropicali, l’intensa pigmentazione è più importante di qualsiasi altro elemento.

Comunque il colore degli occhi tende a cambiare intorno ai sei mesi quando il bambino impara a badare a se stesso, il passaggio è graduale attraverso un crescente intorpidimento. Se dopo i 6 mesi gli occhi restano azzurri e limpidi vuol dire che il loro colore sarà quello per sempre.

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