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Giochi di bambino…

Posted by Ethel on aprile 3, 2009

La bellissima cameretta traboccante di giocattoli che accoglie l’arrivo del neonato è una macroscopica esternazione dell’amore dei genitori che, benchè ,per quanto riguarda i bambini, fino al conpimento del primo anno i giocattoli significhino ben poco per loro. Durante la prima infanzia ad appagare il bisogno di gioco valgono più le piccole trovate dei genitori che non gli ingegnosi prodotti del negozio specializzato.

Nelle prime settimane dopo la nascita il gioco non è importante; il bambino si sta ancora adattando alla nuova vita fuori dal grembo materno. Durante il secondo mese scopre la gioia di guardare una forma in movimento. Per quanto la definizione possa sembrare troppo estesa, si può dire, tuttavia, che l’osservazione di forme in movimento è il primo gioco del neonato.

Se appendiamo sopra al lettino qualcosa che si muove in un modo leggermente irregolare, inatteso, scopriamo che anche un bambino così piccolo è affascinato da quelle forme che cambiano posizione e le segue attentamente con lo sguardo. Questi soggetti nell’aria si riveleranno una fonte di intenso interesse. Ma se il movimento si ripete troppo spesso senza variazioni, l’interesse si affievolisce, secondo la legge fondamentale del gioco tra gli umani, che pone nella novità il segreto del divertimento.

A tre mesi, un nuovo stimolo viene dai sonagli o da qualsiasi oggetto che, agitato o percosso, provochi un rumore inconsueto. Se il bambino può tenerlo in mano e scuoterlo, meglio ancora, ma bisogna controllare oltre il rumore che produce, anche il materiale di cui è composto, le forme, il colore, perché queste realtà sono il modo in cui il bambino comincia a sfiorare il mondo delle cose.

Ma quel che piace di più al neonato è giocare con la madre. I giochi che si possono fare sono molteplici e sono uguali in tutto il mondo. Sono, le smorfie, il cucù, il solletico e ‘vola vola’. L’elemento più importante per il bambino nell’ambiente che lo circonda è la faccia dei genitori vicino alla sua. Quando ha imparato a riconoscerla, cioè a 3- 4 mesi, è pronto al gioco delle smorfie. Perché quella è una faccia amica e si diverte nel vederla cambiare o nascondersi per poi riapparire all’improvviso, godendo della scoperta che le cose familiari sono flessibili nell’aspetto. La familiarità nella novità è un altro segreto del gioco.

Le esperienze fisiche che gli dà un adulto facendogli un leggero solletico o strofinandogli il naso contro una guancia o facendogli provare le vertigini nel sollevarlo in aria o dondolandolo qua e là, danno alla mente esploratrice del bambino il piacere di conoscere le proprie sensazioni e di scoprire le leggi dell’equilibrio e la forza di gravità.

A poco a poco, mediante giochi di questo tipo, il bambino comincerà ad avere un quadro del suo nuovo mondo, ancora misterioso.

Genitori che giocano troppo con i bambini, altri troppo poco. Il rischio di esagerare è facilmente ovviabile perché, se il gioco fisico si accentua o si prolunga troppo, l’espressione del viso del bambino e la sua voce segnala rapidamente il passaggio dal piacere alla paura e genitori possono fermarsi in tempo. L’eccesso contrario è più grave perché i bambini hanno pochi mezzi per esprimere fino a che punto hanno bisogno di gioco.

Tempo fa i bambini erano trattati severamente e si pretendeva che restassero a lungo distesi nel letto o in carrozzina senza scambi di comunicazione con il genitori, perché potessero trarre vantaggio dal riposo e dalla solitudine. Oggi è provato che una giocosa interazione con il genitori è molto importante nello sviluppo mentale dei bambini e che è difficile credere che possa diventare eccessiva. Non va dimenticato, per esempio, che anche ai piccolissimi piacciono le ninnenanne e le filastrocche. Può darsi che non ne capiscono una parola, ma sono affascinati dal ritmo, dall’intonazione della voce e soprattutto dall’accostamento tra il suono e il viso familiare dei genitori.

Lasciato solo, il bambino non resta in ozio.

Passa molto tempo a osservarsi mani e appena riesce a mettersi qualcosa in bocca usa labbra e gengive come mezzo per esplorare la natura delle cose. Oltre a giocare con le mani e con la bocca, c’è il bang-bang. Il bambino arriva la meravigliosa scoperta che colpendo un oggetto si sente un rumore. Una simpatica variante la ha quando fa il bango ed è lo splash-splash. Appentiene a questo tipo di giochi la determinazione con la quale il bambino cerca di misurare le sue forze fisiche nell’impatto col mondo esterno. Durante tutta la prima infanzia scoprirà dei giochi di forza impegnativi ed esaltanti, basati sul principio della risposta amplificata. Secondo questo principio, più vistosa è la risposta che il bambino ottiene rispetto allo sforzo compiuto e più intenso è il piacere del gioco.

Un semplice esempio si ha nel colpire leggermente un palloncino producendo un risultato che supera di molto l’entità del colpo. Per questo i palloncini sono più divertenti di una palla che, colpita allo stesso modo, si muoverebbe appena. Allo stesso modo, un oggetto molto piccolo che ripropone un rumore molto sproporzionato alle sue dimensioni è molto divertente. La ragione è evidente: un oggetto che dà una risposta amplificata consente al bambino di essere più grande e più forte di quanto non sia.

Il piacere di misurare il troppo potere è un aspetto costante del gioco infantile. I bambini amano tutto ciò che genera un forte impatto. Uno dei primi giochi consiste nel guardare attentamente la madre e il padre che, volenterosi, costruiscono una torre di cubi o di anelli di legno e alla fine colpirla per farla precipitare a terra. Il piacere della distruzione precede di mesi il piacere della costruzione. E questo forse spiega perché l’entusiasmo dei soldati e più infantile dell’entusiasmo degli architetti.

A 6-7 mesi nuovi giochi acquisiscono importanza. Per la prima volta i bambini si divertono a incontrare altri bambini. L’esplorazione del corpo dell’uno e dell’altro, si interessa delle azioni reciproche. Sempre a questa età sono affascinati dalla loro immagine allo specchio, anche se non sanno bene a che cosa serva lo specchio. Si divertono anche a giocare a nascondino, prima come nascondendo alla meglio un giocattolo e poi a poco a poco diventano più disinvolti.

Amano anche l’esercizio fisico, che può essere favorito, a questa età, da una specie di altalena fatta con un’imbracatura attaccata a due elastici che permette al bambino di scalciare liberamente mentre si sente rimbalzare nell’aria.

Al termine della prima infanzia fa la sua comparsa un altro gioco di forza, io butto tu raccogli. I genitori sono ripetutamente spinti a raccogliere giocattoli o qualsiasi altro oggetto capiterà in mano al bambino che viene lanciato ininterrottamente a terra. I giochi come questo aiutano il bambino in due modi: a misurare il potere, non solo facendo volare un oggetto ma obbligando qualcuno a chinarsi per raccoglierlo. Esiste anche una versione meno autoritaria che è io do e tu prendi, nella quale gli oggetti vengono porti ai genitori che devono prenderli per poi restituirli.

Questo rito si evolve in giochi più complicati come le cassette della posta che consiste nell’infilare una serie di oggetti piccoli, a mano a mano, in un contenitore più grande, finché non ce ne sono più, oppure smontiamo in cui il divertimento sta nelle suddividere un oggetto composto in tante piccole parti incastrate l’una nell’altra.

Preludio al gran giorno in cui le prima infanzia finisce il bambino comincia a camminare senza essere sorretto da un adulto, sono giochi che lo aiutano a fare i primi passi, come carrelli e girelli. I carrelli, ai quali il bambino si appoggia spingendoli, sono concepiti in modo che non possono rovesciarsi addosso se cade perché non sa ancora reggersi bene in piedi, mentre i girelli su una versione con le ruote dell’altalena a imbracatura e vengono spinti qua e là dal bambino che sgambetta.

E’ inutile sottolineare che tutti i giocattoli sono incomparabilmente valorizzati dalla presenza del padre o della madre, anche quando non partecipano ma si limitano a guardare. Chi guarda è più che un custode o un protettore, ma è anche un testimone da sensibilizzare, un pubblico da invitare ad applaudire, un compagno con il quale i bambini possono dividere le gioie ineffabili dei primi giochi.

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