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Oggi dove dormo?
Posted by Ethel on marzo 21, 2009Oggi anche bambini molto piccoli vengono messi a dormire da soli. La loro camera spesso è ben arredata, il letto comodo, caldo e soffice.
Ma sono queste le cose che chiedono? E’ naturale per loro essere lasciati soli?
Basta un breve esame obiettivo per darci la risposta…anche se non è quella che vorremmo sentire.
La verità è che le belle camerette piacciono più alle madri che ai figli.
Non c’è bambino che non preferirebbe stare in braccio a sua madre in una squallida capanna piuttosto che solo in un ambiente costosamente arredato.
Come lo dimostra? Lanciando costantemente segnali di soccorso.
Il pianto, le grida sono richieste di aiuto e non, come si pensava in passato, le manovre del bambino cattivo per ordire una trama ai danni dei suoi poveri genitori già tanto affaticati. Queste interpretazioni assurde nascevano da un errore di base. I bambini, innaturalmente isolati dai loro genitori, gridavano la loro protesta. I genitori o li lasciavano piangere per ‘educarli all’obbedienza’ …o seguitavano a correre avanti e indietro per consolarli, sistema che finiva col punire tutti, genitori e bambino.
Se ci si fosse soffermati ad osservare i bambini si sarebbe imparato da loro come trattarli, invece di proporre soluzioni basate su un errato concetto di educazione.
Il bambino piccolo cui sia permesso di passare notte e giorno accanto alla madre non soffre di questi accessi prolungati di grida. Nelle società tribali, dove è naturale che dorma con la madre e resti in contatto col suo corpo il più a lungo possibile, non ha bisogno di chiedere aiuto.
Ai tempi in cui ebbe origine la nostra specie sarebbe stato troppo pericoloso lasciare soli i bambini piccoli. Essi avevano sviluppato, perciò, un penetrante vigoroso segnale di paura che emettevano nel momento in cui si sentivano separati da una protezione in modo da garantirsi costantemente la presenza dei genitori.
Incapace di aggrapparsi alla madre come una scimmia o di correre verso lei come un cerbiatto, il piccolo poteva contare solo sulla sua voce per mettersi in salvo. La madre rispondeva spontaneamente a questo segnale che tutto andava bene. Di notte il bambino dormiva vicino a lei e gli era facile ricevere le sue attenzioni.
La vicinanza continua rendeva più semplice l’allattamento al seno durante la notte. La madre necessariamente interrompeva il sonno, ma con calma, senza bisogno di tendere l’orecchio, senza farsi passeggiate avanti e indietro per calmare il pianto. La mattina si svegliava riposata e serena.
Se questo sistema funziona così bene, perché è stato abbandonato?
Il primo motivo è l’urbanizzazione che, all’inizio, costringeva gli abitanti delle città a vivere in condizioni antigieniche. Quando ovunque c’erano sporcizie e disordine, tenere il bambino isolato almeno mentre dormiva sembrava una misura di sicurezza.
Nelle società industriali raramente il bambino è stato messo a dormire con i genitori, mentre per le società non industriali, in 71 dei 90 casi esaminati da una ricerca, aveva l’abitudine di dormire tutti insieme.
Un secondo fattore è stato l’irrigidimento del concetto di disciplina ed educazione che, all’inizio, veniva riferito solo ai bambini più grandi ma poi, in virtù del proverbio ‘il medico pietoso fa la piaga dolorosa‘, si è esteso anche alla prima infanzia. I bambini piccoli vengono lasciati piangere, tutti soli, per renderli forti e autosufficienti.
È interessante sottolineare che nei rari casi in cui una società tribale vigeva questo sistema, la condizione di vita era basato sulla guerra e sulla lotta. Presso le tribù guerriere ai bambini, anche molto piccoli veniva imposta una rigida disciplina per farli essere più aggressivi da adulti. E così avveniva, infatti.
Un altro fattore intervenuto a sostegno dell’isolamento del bambino durante la notte è stata la paura che, dormendo insieme ai genitori il bambino avrebbe potuto restare soffocato. Per milioni di anni nella nostra specie non è esistito il privilegio della camera del bambino, quindi il rischio di soffocamento potrebbe sembrare una supposizione assurda, ma non del tutto priva di fondamento. Quando venivano fasciati stretti anche la notte con delle assicelle, i bambini riuscivano a stento a muovere un muscolo. Se fossero stati messi a dormire con i genitori, il pericolo di soffocamento c’era perché non erano in grado di proteggersi. Ma se libero di muoversi e contorcersi il probema non sussiste perchè i genitori si accorgono dei suoi movimenti. Il cervello in riposo è tuttavia pronto a cogliere il primo segnale di disagio del bambino e può capitare che, continuando a dormire, si spostino perché possa stare più comodo.
Una delle cause della depressione post partum è lo stato di abbandono in cui cade la mamma, poichè il suo sistema ormonale richiede ancora il contatto diretto e continuo con il bambino. Alle mamme cui è permesso di rimanere vicino al bambino è molto meno frequente, tanto che si consiglia di eliminare la cameretta fino a tutta la prima infanzia.
Contro questi argomenti, tutti positivi, c’è il disagio che può causare ai genitori la vicinanza del bambino per tutta la notte. Se il neonato diventa un intruso nel rapporto dei genitori è necessario trovare una sorta di compromesso a vantaggio di tutti tre.
Mettendo una culla accanto al letto di solito può essere un buon compromesso.
Questo compromesso è, sotto molti aspetti, più vicino alla condizione primitiva che non dormire tutti e tre insieme, perchè i letti moderni sono stretti, mentre all’origine della specie si dormiva per terra e c’era più spazio.
Alle madri che si vergognano di avere, in passato, ceduto alle grida dei loro ‘tiranni’ e di averle presi in braccio e portati nel proprio letto si potrebbe dire che a vergognarsi dovrebbero essere quelle che, cedendo ad insegnamenti presuntuosi e devianti, hanno lasciato gridare i loro bambini fino a farli cadere in un sonno irregolare e solitario.





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