bambini.ehl2000.com

Bambini Genitori Figli

Archive for marzo 5th, 2009

mar
05

Un tempo… lo svezzamento

Posted by Ethel on marzo 5, 2009

Lo svezzamento è facile per la madre moderna che può comprare il cibo già preparato a questo scopo, morbido, leggero, perfetto per far passare il bambino dal latte a un’alimentazione semi-solida e solida. Anche senza ricorrere ad alimenti già pronti in commercio ora la madre può offrire al bambino passati di verdura, di frutta o di cereali facendoli cuocere a fuoco lento e poi passandoli al setaccio o schiacciando il pulsante del frullatore.

Ma come procuravano i nostri predecessori ai loro bambini del cibo leggero e morbido?

Esistono ancora, per fortuna, le società tribali che non conoscono la tecnologia moderna, e da loro viene la risposta.

Studiosi del comportamento umano hanno osservato presso i Boscimani in Africa, e gli Ianomani in Sudamerica, altri gruppi tribali nelle Filippine, in Nuova Guinea, e nell’Asia tropicale che, per nutrire bambini in età da essere svezzati, si usa un sistema particolare, quello del bacio. E’ un’antica abitudine della nostra specie ed è provato che anche recentemente era ancora in uso nelle più remote parti dell’Europa.

Ecco che cosa avviene: la madre prende in bocca il cibo, lo mastica fino a ridurlo una pappa e appoggia le labbra su quelle del bambino, poi spinge la lingua nella bocca del bambino che risponde schiudendo le labbra e succhiando. In questo modo il cibo masticato passa dalla madre al bambino che riceve così il suo primo nutrimento diverso dal latte.

Accanto a questo nutrirsi attraverso un bacio, continua l’allattamento al seno, perché il bambino possa abituarsi per gradi al sistema di alimentazione. Poi il latte che viene dal seno materno perde la sua importanza a favore del cibo-bacio e a poco a poco il bambino comincia a ricevere bocconi più grossi di alimenti fino allo svezzamento completo.

Sotto questo aspetto, gli umani sono stati, per milioni di anni, simili, nei loro metodi di svezzamento, alle grandi scimmie, come lo scimpanzé, il gorilla e l’orango tango. Molti altri animali, come i cani selvatici e i lupi, per non parlare di innumerevoli specie di uccelli, usano lo stesso metodo per nutrire i loro piccoli durante la crescita. Presso alcuni popoli tribali è stato osservato che quando un bambino piccolo era inquieto, un fratello o una sorella maggiore o qualche altro membro della famiglia riuscivano subito a tranquillizzarlo premendo le labbra sulle sue e passandogli in bocca, con la lingua, un po’ di saliva. Con questa immissione di una sorta di alimento il bambino si calmava.

È un gesto primitivo di donare che poi si è trasformato in un saluto.

Lo stesso avviene con i cani. Il cane che saluta festosamente il padrone salta e cerca di leccargli le labbra. Si dice allora che vuole baciare il padrone, ed è giusto, perché in realtà si tratta di una versione del cibo-bacio, derivata dal tempo in cui i cuccioli saltavano per leccare le labbra degli animali adulti che tornavano dalla caccia, col cibo semidigerito nello stomaco, pronti a trasmetterlo in bocca ai figli.

Allo stesso modo il baciamano alle sue origini nei primitivi sistemi di svezzamento della nostra specie. Come saluto o come manifestazione d’amore è usato in tutto il mondo e trae il suo carattere affettivo dall’antica funzione di trasmettere il cibo al più piccolo.

Un mezzo per dare un nutrimento fisico, si è trasformato in un mezzo per dare un nutrimento affettivo.

Presso i popoli tribali di solito vediamo usare il cibo-bacio per nutrire i bambini di tre o quattro mesi, l’età che la maggior parte delle madri moderne giudica adatta al passaggio dall’alimentazione liquida a cura solida e che sembra effettivamente la migliore per svezzamento. I nutrizionisti insegnano, infatti, che al sesto mese lo svezzamento dovrebbe essere già a uno stadio avanzato perché a quell’età il latte materno o quello del biberon non fernisce più la quantità di ferro sufficiente e, senza l’integrazione di altri elementi, il bambino correrebbe il rischio di gravi squilibri della crescita. Tuttavia non deve smettere di bere il latte che, al contrario, seguiterà felicemente a far parte della sua alimentazione fino alla fine della prima infanzia, cioè al conseguimento dell’anno.

Molti osservatori del comportamento infantile sostengono che i cambiamenti improvvisi nella dieta non sono consigliabili e che il bambino trae il massimo vantaggio da una graduale sostituzione del latte nell’alimentazione, distribuita in un periodo di vari mesi.

Alcuni bambini si abituano subito alla tazza e al cucchiaio, altri rifiutano il nuovo modo di mangiare e ci vuole più tempo per convincerli ad accettarlo. Questa diversità di comportamento sembra dovuta alla maggiore o minore facilità di usare la lingua.

Quando bambino succhia il latte dal capezzolo o dalla tettarella attaccata alla bottiglia, non deve fare altro che inghiottire, ma, nell’usare il cucchiaio, vede, per trasferire cibo alla gola, sottoporre la lingua a un’attività maggiore.

Il bambino, all’inizio, si rifiuta, cerca di resistere e le conseguenze, come si sa, sono facce, vestiti e mobili cosparsi di papa.

Queste complicazioni hanno, a suo tempo, portato a concludere che bambini non dovrebbero essere svezzati se non tra i 9-12 mesi. Questo è stato il verdetto ufficiale fino a cinquant’anni fa, ma col trascorrere del tempo l’età del svezzamento sarà fissata una mano sempre prima. Qualcuno ha perfino su suggerito che dovesse cominciare a un mese dalla nascita, ma sarebbe un errore perchè a quell’età la lingua del neonato non è pronta ad assumere alcun elemento che non sia il latte.

Oggi è generalmente acquisito il principio che il quarto mese sia il periodo ideale per affrontare lo svezzamento, in modo da arrivare col sesto mese a un processo già stabilizzato finché tra il 9° e il 10º mese il bambino non cercherà di imparare a mangiare da solo.

A un’attenta osservazione risulta che bambini cominciano propriamente a mordere a quattro mesi e a masticare bene a sei mesi. E’ grazie al studio diretto del comportamento infantile che, dopo molte vicissitudini, siamo arrivati così a stabilire qual’è l’età giusta per lo svezzamento.

Potremmo sempre lasciarci guidare da ciò che si vede seguendo da vicino bambino, e non da schemi e rigorosamente fissi.