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Bambini Genitori Figli

Archive for Marzo, 2009

Mar
30

La Famiglia Incredibili: responsabilizzare i figli

Posted by Ethel on Marzo 30, 2009

Questo è un punto assai dolente per i genitori perchè il processo di responsabilizzazione dei figli richiede un impegno iniziale non indifferente e quindi rimandato ad oltranza… e questo perchè non si sa quanti in realtà siano i benefici futuri.

Quante volte ho visto ragazzi di 9-10 anni non sapersi vestire da soli o non aiutare nelle faccende domestiche come apparecchiare/sparecchiare, rifare i loro letti, mettere a lavare i loro vestiti, riordinare la stanza…

Sinceramente da quando sono piccoli ho cercato di insegnargli a vestirsi e ad invogliarli ad aiutare in casa e, dato che per loro è un gioco e si divertono a mostrare la loro bravura nelle faccende domestiche… unisco l’utile al dilettevole!

Spesso mi fanno la sorpresa di farmi trovare la stanza in ordine o, mentre cucino, di farli apparecchiare o ancora, aiutarmi a pulire le verdure.

Questo aiuta il genitore per diversi motivi:

1) riduce le cose da fare;

2) trova un compagnia mentre lavora in casa;

3) per non dire poi che trova un occupazione ai figli che magari in quel momento non hanno trovato un gioco piacevole da fare e si stanno impegnando a litigare aumentando la tensione in casa.

Giocare a ‘fare i grandi’ è uno dei giochi più divertenti per i bambini perchè viene concesso loro di fare delle cose che per loro sarebbero off-limits.

Ricordo piacevolmente una simpatica festicciola a casa di un amico in cui mia figlia si cimentò nella cucina alla brace: io fui sorpresa dell’attenzione che metteva nel maneggiare i ferri vicino al fuoco e lei fu soddisfatta della sua conquista… in qualche modo quel giorno siamo cresciute entrambe!


Mar
29

La copertina di Linus

Posted by Ethel on Marzo 29, 2009

La copertina del noto personaggio di Snoopy è l’emblema del bisogno che hanno i bambini di avere accanto a loro un oggetto che gli è caro che li accompagni durante la notte.

Ma perchè tale esigenza?

Tra i 9 e i 12 mesi, alla fine della prima infanzia, molti bambini sviluppano l’attaccamento appassionato per un oggetto in particolare: un pezzo di stoffa, uno scialle, una sciarpa, una copertina, un cuscinetto…

Le qualità di questi oggetti sono la morbidezza, l’odore e l’essere il compagno abituale per l’ora di andare a letto. Grazie alla loro morbidezza sono piacevoli da carezzare e stringere. Emanano tranquillità, si potrebbe riunirli sotto il nome di ‘copertine di sicurezza’, tecnicamente si chiamano ‘oggetti di conforto transizionali’ , ma una definizione appropriata potrebbe essere ’sostituti materni’, perché è ciò che sono esattamente.

Per il bambino che dorme solo in una stanza, il momento in cui sente di più il bisogno della consolazione materna, e non può averla, è quando la madre, dopo averlo messo a letto lo lascia da solo.

Ci sono dei bambini che non trasferiscono l’affetto per la madre su un oggetto e crescono senza questo tipo di consolazione. E’ importante e assolutamente naturale che questi oggetti esistano, mentre è innaturale il fatto che vengano lasciati da soli i bambini quando dormono.

Queste piccole forme di consolazione presentano due inconvenienti: si sporcano e spesso, se non sempre, se perdo o vengono distrutte. Questo problema è difficile da risolvere perché parte della loro attrattiva è nell’odore. Se vengono lavati troppo bene… non piacciono più. Se si perdono, o qualcuno li butta via, disgustato, senza sapere che sono importanti, o si consumano per il troppo uso o se si dimenticano a casa quando si parte per le vacanze, il bambino può avere momenti di vera angoscia.

Questi oggetti spesso finiscono con l’acquistare l’importanza delle persone dal momento in cui entra far parte della vita familiare e devono essere trattati con molto rispetto.

Alla sporcizia e al pericolo di perdere si può ovviare procurandosi fin dall’inizio dei duplicati. Nessun bambino si lascerà ingannare dal sostituto del sostituto moderno, ma l’accetterà, piuttosto che niente, e in breve gli si effezionerà come all’originale.

La maggior parte dei bambini usa il sostituto materno prima di addormentarsi nei momenti di sconforto. Può essere molto consolante, per esempio, per un bambino che debba entrare in ospedale, poter portare con sé in un ambiente profondamente estraneo qualcosa di profondamente familiare.

Se, in qualsiasi momento, il bambino, piccolissimo o no, comincia ad usare il ’sostituto materno’ più spesso del solito, anche durante il giorno, per i genitori sarà un barometro per misurare il livello di  solitudine, l’avvertimento che loro figlio è sottoposto ad un’impegno psicologico sproporzionato. Pochissimi bambini insistono per tenere ininterrottamente con sé il sostituto materno. In questo caso è necessario interrogarvi scrupolosamente sullo stato emozionale perché non è regolare avere tanto bisogno di sicurezza.


Mar
25

Sogni d’oro…

Posted by Ethel on Marzo 25, 2009

I bambini sognano?

Sì, ma quel che sognano è un mistero.

Forse in sogno galleggiano nel caldo abbraccio del grembo materno sentendo il suo respiro e il battito del suo cuore e la sensazione di sicurezza che gli dava l’ambiente uterino. Forse, invece, sognano l’impatto con quel mondo nuovo e sorprendente nel quale sono stati gettati dalla pace e i rumori sgradevoli, stoffe morbide per accoglierli e braccia forti per sorreggerli, latte caldo che scende lungo la gola….

Possiamo solo cercare di indovinare che cosa sognano perché nessuno ricorda ciò che ha sognato quando era neonato. Nonostante tutto si può essere sicuri che sognano solo guardandoli dormire.

Come per gli adulti accanto al sonno inattivo e profondo, c’è il sonno REM che si verifica solo quando il soggetto sogna. Gli occhi si muovono visibilmente dietro le palpebre abbassate come se guardassero in direzioni diverse per seguire lo svolgersi del sogno. Il sonno REM nei bambini dura più del doppio di quello degli adulti. Solo il 25% del sonno degli adulti è REM mentre quello dei bambini raggiunge il 50%, e, dato hce i bambini dormono più del doppio degli adulti, un bambino sogna circa 4 volte di più di un adulto.

È stato detto recentemente che sognare rende le ore di sonno così interessanti che noi seguitiamo a dormire in modo da raggiungere il massimo che ci è consentito, quindi il fatto che i mambini sognino più degli adulti ci può far considerare il sonno di vitale importanza. Questo si potrebbe dedurre anche dalla fragilità del piccolo d’uomo, per cui il sonno è un modo per proteggersi.


Mar
23

La famiglia Incredibili: GENITORI… si può sbagliare!!!

Posted by Ethel on Marzo 23, 2009

Questo articolo è per tutti quelli che si sentono genitori perfetti o che vorrebbero esserlo o che ritengono che esserlo sia veramente possibile o che esserlo sia veramente positivo.

Dovete mettervi in testa una cosa e la dovete ripetere a voi stessi 100 volte al giorno

I GENITORI SONO ESSERI UMANI E NON SUPEREROI‘!

SBAGLIERETE SEMPRE anche se ritenete di aver fatto la cosa più giusta… ci sarà sempre qualcuno che vi dirà che era meglio che vi comportavate in un altro modo, i vostri figli vi rimprovereranno sempre sia che gli avrete detto un SI’ sia che gli avrete detto un NO… quello che è importante, se non essenziale, è che, se vi chiedono il perchè voi abbiate preso una decisione, dovete saper rispondere con chiarezza.

Cosa vuol dire questo: che dovete avere chiaro dentro di voi perchè fate una scelta e non un’altra, in modo che, in caso di discussione, una cosa sia chiara ai vostri figli… che con i vostri gesti volete trasmettergli dei valori e un modello di vita.

NON DOVETE ESSERE PERFETTI: potete dimenticare le cose, potete arrabbiarvi più del dovuto, potete ritornare su posizioni prese in precedenza, questo non è sintomo di insicurezza, ma di duttilità, e insegna ai vostri figli che, come si può sbagliare, si può riparare agli errori e così non si spaventeranno per una caduta, perchè sapranno di potersi rialzare.

L’imperfezione di un genitore è importante anche perchè permette al bambino di correggerlo e quindi di riuscire a capire quanto chiare nel bambino siano le regole che gli abbiamo voluto trasmettere.

Inoltre questo aiuta il bambino a sentirsi grande perchè è lui a correggere il genitore (e non il contrario) e gli dona la fiducia di potersela cavare in determinate situazioni anche senza l’intervento dell’adulto.

La cosa importante è che da ogni errore dobbiamo trarre un insegnamento importante per noi e per i nostri figli in modo da CRESCERE INSIEME!


Mar
21

Oggi dove dormo?

Posted by Ethel on Marzo 21, 2009

Oggi anche bambini molto piccoli vengono messi a dormire da soli. La loro camera spesso è ben arredata, il letto comodo, caldo e soffice.

Ma sono queste le cose che chiedono? E’ naturale per loro essere lasciati soli?

Basta un breve esame obiettivo per darci la risposta…anche se non è quella che vorremmo sentire.

La verità è che le belle camerette piacciono più alle madri che ai figli.

Non c’è bambino che non preferirebbe stare in braccio a sua madre in una squallida capanna piuttosto che solo in un ambiente costosamente arredato.

Come lo dimostra? Lanciando costantemente segnali di soccorso.

Il pianto, le grida sono richieste di aiuto e non, come si pensava in passato, le manovre del bambino cattivo per ordire una trama ai danni dei suoi poveri genitori già tanto affaticati. Queste interpretazioni assurde nascevano da un errore di base. I bambini, innaturalmente isolati dai loro genitori, gridavano la loro protesta. I genitori o li lasciavano piangere per ‘educarli all’obbedienza’ …o seguitavano a correre avanti e indietro per consolarli, sistema che finiva col punire tutti, genitori e bambino.

Se ci si fosse soffermati ad osservare i bambini si sarebbe imparato da loro come trattarli, invece di proporre soluzioni basate su un errato concetto di educazione.

Il bambino piccolo cui sia permesso di passare notte e giorno accanto alla madre non soffre di questi accessi prolungati di grida. Nelle società tribali, dove è naturale che dorma con la madre e resti in contatto col suo corpo il più a lungo possibile, non ha bisogno di chiedere aiuto.

Ai tempi in cui ebbe origine la nostra specie sarebbe stato troppo pericoloso lasciare soli i bambini piccoli. Essi avevano sviluppato, perciò, un penetrante vigoroso segnale di paura che emettevano nel momento in cui si sentivano separati da una protezione in modo da garantirsi costantemente la presenza dei genitori.

Incapace di aggrapparsi alla madre come una scimmia o di correre verso lei come un cerbiatto, il piccolo poteva contare solo sulla sua voce per mettersi in salvo. La madre rispondeva spontaneamente a questo segnale che tutto andava bene. Di notte il bambino dormiva vicino a lei e gli era facile ricevere le sue attenzioni.

La vicinanza continua rendeva più semplice l’allattamento al seno durante la notte. La madre necessariamente interrompeva il sonno, ma con calma, senza bisogno di tendere l’orecchio, senza farsi passeggiate avanti e indietro per calmare il pianto. La mattina si svegliava riposata e serena.

Se questo sistema funziona così bene, perché è stato abbandonato?

Il primo motivo è l’urbanizzazione che, all’inizio, costringeva gli abitanti delle città a vivere in condizioni antigieniche. Quando ovunque c’erano sporcizie e disordine, tenere il bambino isolato almeno mentre dormiva sembrava una misura di sicurezza.

Nelle società industriali raramente il bambino è stato messo a dormire con i genitori, mentre per le società non industriali, in 71 dei 90 casi esaminati da una ricerca, aveva l’abitudine di dormire tutti insieme.

Un secondo fattore è stato l’irrigidimento del concetto di disciplina ed educazione che, all’inizio, veniva riferito solo ai bambini più grandi ma poi, in virtù del proverbio ‘il medico pietoso fa la piaga dolorosa‘, si è esteso anche alla prima infanzia. I bambini piccoli vengono lasciati piangere, tutti soli, per renderli forti e autosufficienti.

È interessante sottolineare che nei rari casi in cui una società tribale vigeva questo sistema, la condizione di vita era basato sulla guerra e sulla lotta. Presso le tribù guerriere ai bambini, anche molto piccoli veniva imposta una rigida disciplina per farli essere più aggressivi da adulti. E così avveniva, infatti.

Un altro fattore intervenuto a sostegno dell’isolamento del bambino durante la notte è stata la paura che, dormendo insieme ai genitori il bambino avrebbe potuto restare soffocato. Per milioni di anni nella nostra specie non è esistito il privilegio della camera del bambino, quindi il rischio di soffocamento potrebbe sembrare una supposizione assurda, ma non del tutto priva di fondamento. Quando venivano fasciati stretti anche la notte con delle assicelle, i bambini riuscivano a stento a muovere un muscolo. Se fossero stati messi a dormire con i genitori, il pericolo di soffocamento c’era perché non erano in grado di proteggersi. Ma se libero di muoversi e contorcersi il probema non sussiste perchè i genitori si accorgono dei suoi movimenti. Il cervello in riposo è tuttavia pronto a cogliere il primo segnale di disagio del bambino e può capitare che, continuando a dormire, si spostino perché possa stare più comodo.

Una delle cause della depressione post partum è lo stato di abbandono in cui cade la mamma, poichè il suo sistema ormonale richiede ancora il contatto diretto e continuo con il bambino. Alle mamme cui è permesso di rimanere vicino al bambino è molto meno frequente, tanto che si consiglia di eliminare la cameretta fino a tutta la prima infanzia.

Contro questi argomenti, tutti positivi, c’è il disagio che può causare ai genitori la vicinanza del bambino per tutta la notte. Se il neonato diventa un intruso nel rapporto dei genitori è necessario trovare una sorta di compromesso a vantaggio di tutti tre.

Mettendo una culla  accanto al letto di solito può essere un buon compromesso.

Questo compromesso è, sotto molti aspetti, più vicino alla condizione primitiva che non dormire tutti e tre insieme, perchè i letti moderni sono stretti, mentre all’origine della specie si dormiva per terra e c’era più spazio.

Alle madri che si vergognano di avere, in passato, ceduto alle grida dei loro ‘tiranni’ e di averle presi in braccio e portati nel proprio letto si potrebbe dire che a vergognarsi dovrebbero essere quelle che, cedendo ad insegnamenti presuntuosi e devianti, hanno lasciato gridare i loro bambini fino a farli cadere in un sonno irregolare e solitario.


Mar
17

QUANTO DORMI MIO PICCINO!

Posted by Ethel on Marzo 17, 2009

Se un ospite che ha passato la notte a casa nostra e chiediamo se ha dormito bene può darsi che risponda ‘ho dormito come un bambino‘ e nel vederci compiaciuti aggiunga per prenderci in giro ‘mi sono svegliato urlando ogni 10 minuti‘.

Entrambe le affermazioni sono valide perché i bambini dormono più degli adulti, per cui dormire come un bambino significa dormire a lungo, ma è anche vero che il sonno dei bambini si interrompe più spesso di quello degli adulti. Un neonato dorme più del doppio di un adulto, però invece di fare un unico sonno durante la notte dorme a tratti, tra giorno e notte.

Per essere più precisi, la media dei neonati, durante la prima settimana, dorme 16 ore e 6 minuti nelle 24 ore. Studi recenti avevano fissato il numero delle ore di sonno a 22, ma da controllo ulteriore è risultato che si tratta di eccezioni e non della media. Un esame condotto su 75 neonati ha dimostrato che, anche per quanto riguarda le ore di sonno, esiste una considerevole differenza tra un bambino e l’altro: da un minimo di 10 ore e 5 minuti nelle 24 ore, per alcuni casi, ad un massimo di 23, ma la media resta ferma alle 16 ore e 6 minuti.

Al termine del primo mese il totale delle ore di sonno del bambino scende 14 e 8 minuti e diminuisce gradualmente fino a raggiungere, a sei mesi una media di 13 e 9 minuti. Alla fine della propria infanzia, cioè ad un anno di età, il bambino dorme circa 13 ore su 24, che diventeranno 12 a cinque anni e nove a 13 fino a ridursi alla media adulta di 7 ore e mezzo. Questa progressiva riduzione delle ore di sonno non è divisa equamente tra notte e giorno. Il sonno del giorno diminuisce più in fretta fino a scomparire del tutto. Alla nascita, i neonati dormono di giorno quasi quanto di notte. È dimostrato che, nella terza settimana di vita, si dorme per il 54% durante il giorno e per il 71% durante la notte. Alla 26ª settimana il sonno del giorno cala al 28%  e quello della notte sale all’83%.

Quindi, in luogo di vari brevi tratti di sonno durante il giorno e durante la notte, ecco profilarsi gradatamente lo schema di un prolungato sonno notturno unito a brevi sogni diurni. 10 ore di sonno quasi ininterrotto durante la notte costituiscono un grande sollievo per i genitori ormai stanchi. Il bambino comincia ad adeguarsi lentamente al modello di vita umana attiva. Anche i sonnellini diurni diminuiscono fino a ridursi a uno di mattina è uno di pomeriggio.

Questo è di solito il bilancio del primo anno di vita. Con il concludersi della prima infanzia, anche il sonnellino era mattina scompare.


Mar
13

Non ho più fame!

Posted by Ethel on Marzo 13, 2009

Quando un neonato ha mangiato abbastanza, reagisce all’offerta del seno, della tettarella o del cucchiaio, in modi caratteristici: o respinge con la lingua il capezzolo, la tettarella, il cucchiaio, o distoglie la testa dalla fonte da cui proviene il cibo. Questi due gesti sono entrambi eloquenti e se offrono uno speciale interesse è solo perché sono all’origine del successo dei successivi segnali adulti. Tirare fuori la lingua o voltare la testa sono inequivocabili reazioni di rifiuto in molti contesti sociali. Queste semplici manifestazioni infantili sono sopravvissute nel sistema di comunicazone adulto attraverso il linguaggio del corpo.

Tirare fuori la lingua‘ è un comune gesto villano, un insulto, ma nessuno si chiede perché venga ritenuto tale.

La verita è, naturalmente, che, per intuito, vediamo come un rifiuto dell’oggetto cui lo sporgere della lingua è diretto. Nella fattispecie noi stessi. Sappiamo, anche se inconsciamente, che in quel momento siamo trattati come un cibo non desiderato.

Molti tirano fuori la lingua in circostante completamente diverse e cioè per concentrarsi meglio. Non se ne accorgono, eppure non potrebbero evitarlo. I bambini lo fanno quando vogliono dedicare tutta la loro attenzione a un giocattolo senza essere disturbati, gli adulti quando infilano un ago o fanno un disegno o osservano un meccanismo complicato. In tutti questi casi la lingua si comporta come quando, nell’infanzia, respingeva un adulto che offriva insistentemente del cibo.

Il messaggio lo stesso di allora e sostanzialmente vuol dire ‘per piacere lasciami in pace‘.

Anche l’altra forma di rifiuto del cibo, il gesto di voltare la testa da un’altra parte, dà origine a un segnale adulto. Quasi dappertutto, infatti, scuotere la testa equivale a dire no.

Il bambino che rifiuta il cibo di solito volta la testa bruscamente da un lato e se la madre, sollecita, segue il suo movimento con il biberon col cucchiaio, lui la volta immediatamente dall’altra parte. Questo scatto da destra a sinistra e da sinistra a destra equivale a scuotere la testa da una parte all’altra per dire no. Pochè il bambino non sa manifestare con le parole le sue sensazioni deve affidarsi a questa semplice espressione del linguaggio del corpo per comunicare che le sue esigenze sono cambiate, i genitori imparano presto a rispettare questo segnale. È facile capire, allora, come il gesto di scuotere la testa abbia assunto universalmente significato di diniego.

In qualche parte del mondo, per esempio in Grecia, c’è un altro modo di dire no con un gesto. Il NO greco consiste nell’alzare la testa e poi gettarla indietro. E’ un’abitudine meno diffusa dello scuotere la testa, ma l’origine è la stessa. Sebbene sia più facile che i neonati votino la testa da un lato per rifiutare il cibo, può capitare, qualche volta, che la alzino e la gettino indietro. Ma non l’abbassano mai, perché non servirebbe a sfuggire al seno materno contro il quale tengono appoggiata la faccia. Non è un caso che ovunque, il cenno della testa verso il basso sia il segno di assenso, un modo per dire SI’.