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Succhia, succhia…mio piccino!!!
Posted by Ethel on febbraio 18, 2009Dopo il primo respiro nel suo nuovo mondo, la prima azione importante che compie il neonato è quella di succhiare al seno materno. Poco dopo la nascita è già in grado di ingerire un pre-latte, il prezioso colostro, un liquido giallastro ricco di proteine e anche di anticorpi che lo protegge dalle infezioni. Questa protezione dura per un periodo di tre mesi, fino a quando le difese del neonato non sono completamente attivate.
Dopo circa tre giorni, il seno della madre comincia a produrre il vero latte che lo sosterrà e nutrirà nei mesi successivi. Il latte ha una ricchezza di grassi e zuccheri che il doppio del pre- latte, è un alimento completo che permette al neonato di crescere rapidamente, giorno per giorno.
La suzione, che gli trasmette questi liquidi vitali, non è un atto completamente nuovo per il neonato. Un’attenta osservazione condotta secondo l’attuale tecnologia ha dimostrato che il bambino spesso succhia quando è ancora nel ventre materno. Si sono visti, nelle settimane immediatamente precedenti alla nascita, i feti succhiarsi le mani al punto da lasciarvi delle piccole vesciche sul dorso. Non c’è dubbio che il piccolo dell’uomo sia perfettamente programmato fin da un primissimo stadio per compiere le azioni che gli permettono di succhiare e che sono fondamentali per la sua sopravvivenza.
Quali sono esattamente queste azioni?
Il neonato non succhia il latte come noi beviamo una bibita, ma spreme il seno. Il capezzolo è semplicemente il beccuccio da cui esce il latte. Il bambino tiene in bocca tutta la regione aureolare di pelle pigmentata attorno al capezzolo e la spreme ritmicamente con le gengive e con la lingua. La pressione fa scorrere il latte attraverso il capezzolo che lui tiene chiuso con tutta l’aureola nella sua piccola bocca. L’azione di schiacciare unita un vigoroso inghiottire ha lo stesso effetto della suzione compiuta da un adulto e l’immissione del liquido avviene rapidamente. Tanto rapidamente qualche volta, quando il seno è pieno di latte, che il processo di nutrizione assume un ritmo troppo intenso, il bambino si trova con la bocca piena di latte e deve sputarlo.
Nell’allattamento al seno, le madri inesperte e ansiose incontrano talvolta, all’inizio, qualche difficoltà nel modo di procedere. Cercano di spingere il capezzolo in bocca nel neonato senza alcun accorgimento preliminare e si meravigliano che lo rifiuti. La verità è che hanno trascurato di compiere il primo passo, quello dell’incoraggiamento, che avviene creando un contatto tra la guancia del neonato e il capezzolo, il seno, o anche solo un dito che la sfiori affettuosamente. Il bambino reagisce di riflesso voltando la testa e sporgendo le labbra verso lo stimolo che ha appena ricevuto, pronto a nutrirsi e a prendere in bocca il capezzolo.
Comincia a succhiare e, di solito, chiude gli occhi per escludere qualsiasi segnale visivo immergersi totalmente nella soddisfazione che dall’atto di nutrirsi deriva al tatto e al gusto. È come se, in questa tenerissima età, non riuscisse a concentrarsi su più di una cosa per volta. Al terzo mese tiene gli occhi aperti mentre mangia, succhia a scatti, alternati con sguardi alla madre. Un pò più avanti mangia e guarda contemporaneamente. Durante questa terza fase dell’allattamento al seno e quelle successive il legame tra la madre e il bambino si rafforza sempre più per l’unione tra la soddisfazione che dà il nutrimento e il piacere di scambiarsi degli sguardi da vicino.
Alcune mani che hanno seni tondi e gonfi riscontrano nei loro bambini la reazione detta di ‘lotta contro il seno materno’: sembra cioè, talvolta, che il bambino si agiti perché non vuole mangiare, mentre, in realtà, si agita perché la rotondità del seno materno gli ostruisce le narici, ha la bocca stretta attorno al capezzolo e non riesce a respirare. Queste madri devono, ovviamente, assicurarsi ogni volta che la posizione del bambino sia tale da permettergli di respirare agevolmente.
La scarsa funzionalità di un seno gonfio e tondo appare strana soprattutto se consideriamo la forma che abbiamo dato alle tettarelle d’applicare al biberon. Un biberon è fatto in modo tutto diverso dal seno materno. Ma Tettarella è lunga e sottile come non è mai il capezzolo di una madre della nostra specie. Questi capezzoli artificiali, allungati, sono più facili da succhiare. Ma perché, allora, se questa è la loro forma ideale, i capezzoli della madre umana non sono sviluppati nello stesso modo, mentre la madre scimmia ha i capezzoli lunghi?
La risposta è forse nella duplice funzione che, presso la nostra specie, ha il seno, destinato a produrre latte per il nutrimento dei piccoli, ma anche a essere una caratteristica sessuale. È composto, infatti, di tessuto adiposo è tessuto ghiandolare. Il tessuto adiposo gli dà la forma arrotondata, il tessuto ghiandolare produce il latte. Se ci fosse solo il tessuto ghiandolare le femmine della nostra specie, quando non dovessero allattare un figlio, avrebbero il torace piatto, come avviene per le scimmie il cui torace si gonfia solo quando è pieno di latte. Le femmine della specie umana, invece, hanno seni gonfi dalla fine dell’adolescenza fino alla vecchiaia, anche se non hanno figli, e la rorondità dei seni agisce, durante la loro vita adulta, come uno specifico segnale sessuale. È a causa di questa funzione sessuale che i loro seni sono imperfetti distributori di latte. La loro forma semisferica riduce la facilità con la quale il capezzolo dovrebbe entrare nella bocca del bambino e trovarsi a contatto con il palato. Nello sforzo di raggiungere questo scopo, il bambino preme la faccia contro la superficie curva del seno, vi affonda il naso è rischia di soffocare.
Le madri inesperte si coprono con un dito il seno appena sopra l’aureola per dare uno spazio per respirare al loro bambino affamato. La necessità di questo provvedimento sottolinea la duplice natura del seno nella femmina della nostra specie.
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