Archive for febbraio, 2009
feb
14
Posted by Ethel on
febbraio 14, 2009
L’allattamento è qualcosa di veramente meraviglioso per un papà, soprattutto se è naturale e dipende totalmente dalla madre. Già vi ho messo il link che vi illustra in modo simpatico tutti i pro dell’allattamento al seno, ma…se non fosse possibile…è lì che iniziano i guai per i neo-papà!!!
“Perchè non dovrebbe allattare?” i più apprensivi potrebbero chiedere.
Beh, le motivazioni sono molteplici:
1. latte scarso: quindi non basta per soddisfare le richieste del bambino e quindi bisogna integrare con il latte artificiale;
2. il bambino, vuoi per pigrizia, vuoi per altri motivi, che non so dirvi: è pigro e quindi trova troppo faticoso succhiare dal seno e il biberon eroga una qiantità di latte notevolmente maggiore con uno sforzo minore ( parac… fin dalla nascita;
3. capezzolo cieco (sì perchè anche i capezzoli hanno gli occhi
): alcune donne hanno il capezzolo introflesso…il problema si può ovviare con dei paracapezzoli appositi fatti o in silicone o in caucciù…e quindi l’avete scampata buona;
4. La madre dovendosi allontanare per lavoro durante il giorno ha abituato troppo presto il bambino al biberon e si ritorna al problema pigrizia di cui al punto 2;
5. La mamma non vuole avere smagliature al seno (spero non vi capiti mai quel tipo di donna)
Comunque sia in tutte queste situazioni dovrete dividere le incombenze con la vostra consorte.
Per tale scopo l’ideale è avere sempre in camera uno scalda biberon, cosicchè in 5 minuti la pappa è pronta e potrete tornare rapidamente al vostro sonno. Aggiungere anche un pò di biscotti aiuta e saziare più velocemente il piccolo.
Ricordatevi comunuqe SEMPRE di fargli fare il ruttino. Non siate presciolosi…il sonno chiama…ma doversi rialzare perchè il bambino ha rigurgitato e dovete cambiarlo completamente è assai peggio che non attendere 2 minuti per il ruttino!!!
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feb
13
Posted by Ethel on
febbraio 13, 2009
Tom e Medoro,
clowns dai piedoni,
parlan fra loro
a suon di ceffoni:
è un buon sistema per ragionare
quando si ha voglia di litigare.
Medoro è strambo,
Tom è balordo:
i due non vanno
punto d’accordo.
Allora che fanno?
Si scambian botte,
così son pari… e buonanotte!
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feb
12
Posted by Ethel on
febbraio 12, 2009
L’osservazione del comportamento infantile da compensi inattesi, aiuta, per esempio, capire qualcosa di nuovo sul comportamento adulto. La comicità, la risata sono da sempre fonti di interrogativi, si è discusso molto sulla vera natura di ciò che troviamo divertente, ma interrogativi discussioni avrebbero potuto trovare una soluzione solo osservando la prima risata del bambino.
Questo evento stupefacente si verifica per il quarto e quinto mese di vita, proprio quando il bambino comincia riconoscere la madre e a distinguerla dagli estranei. La madre fa un gesto contro l’azione e lui ride. La prima risata della sua vita rompe il silenzio. La madre è incantata e ripete lo stesso gesto. Il rabbino di nuovo, il suo riso si illumina e quella luce si riflette sul viso della madre. Ma qual è stato il gesto, l’azione, che ha provocato il bambino questa risposta e che cosa possiamo dedurne per spiegarci la risata dell’adulto. Ci sono diverse possibilità. Spesso il bambino si mette ridere per la prima volta perché la madre lo fa saltare sulle ginocchia, gli si avvicinò furtivamente il tutt’un tratto esclama con! O finge di farlo cadere ma subito lo riafferra e le stringe tra le braccia; una scodella faccia contro di lui, contro le guance e, rumorosamente soffiò fuori l’aria; o si nasconde sbucò fuori all’improvviso; ho parte forte le mani; o lo solleva e lo fa dondolare quà e là
Che cos’hanno in comune queste azioni
Per avere una risposta, ma su osservare che, se si imprime a una qual a qualunque di essi un vigore eccessivo, il bambino si spaventa. In un attimo alla risata allegra si sostituiscono pianti e urla. Abbracciate cullato il bambino si tranquillizza subito e può anche darsi che ricomincia ridere se il gioco viene ripreso con più calma. È dimostrazione che rise pianto sono strettamente legati e che la vecchia espressione ridere fino alle lacrime si fa pregare a più di un bambino. La risata è un incontro tra lo scoppio di pianto e seri e tenui gorgoni di giornata felice, tranquillo e soddisfatto.
Se ascoltate la sutura di una risata vi accorgerete che ha formato da segmenti,1 serie di respiri brevi, ripetuti ritmicamente, e simile a un lamento che sia stato suddiviso in frammenti come uno staccato musicale. È come se non altro volesse piangere ma sentisse, nello stesso tempo, che non è un vero pianto che ci si aspetta da lui. C’è una caratteristica comune allarmante e le si giocose che abbiamo elencato prima e che la madre infligge amorosamente propri figli. La madre, cioè, e inizia un gioco che in sé violento e poi, bruscamente, lo interrompe. Dal bambino un piccolo brivido di paura e permette. Spaventa, ma solo per una frazione di secondo. Il bambino avverte il pericolo di cadere, di soffocare, esaltare troppo in alto per poi precipitare a terra di farsi male comunque in qualche modo e per la paura respira rumorosamente, ma anche mentre in rete questo respiro si mirò un lamento, qualcosa mi dice che va tutto bene, che quella non è una vera minaccia, e solo un gioco.
Sequela minaccia non è innocua ed è innocua perché: uno s’interrompe subito due vede che sua madre a mettere in atto e ormai la riconosce come sua protettrice ed avere fiducia in quel che fa tre si accorge che la madre sorride e che si trova qui in una disposizione d’animo amichevole nonostante l’apparente violenza di modi. Tutto questo si somma a un segnale di base. Il messaggio del bambino riceve dice: questo l’emozione che non contiene rischi. Che farà sussultare, ma di sentirsi tranquillo perché la tua amata madre nella quale vuoi avere fiducia a fartela provare.
I bambini capiscono subito credere le fa star bene. Costatare ripetutamente di quell’emozione non è pericolosa, che quel minaccia e realtà uno scherzo da un sollievo che, ogni volta, porta con sé una gioia speciale, la gioia di stabilire una paura infondata. Qui, ci insegna di bambini, sta all’intero fondamento, la vera origine di ciò che più agli adulti era comicità. Le battute di un comico sono fondamentalmente terrorizzanti, nelle di spaventarci ci divertono perché abbiamo sempre saputo che quella non è un poliziotto o un politico ma un attore fare con pagliaccio. Ecco di nuovo il segnale contraddittorio che dice contemporaneamente il rischio e sicurezza.
Questa interpretazione spiega perché bambini non ridono fino a quando non riconosco la programmate. Solo allora capiscono che quell’azione che mette paura a un’origine affettuosa.
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feb
11
Posted by Ethel on
febbraio 11, 2009
Dei giocolieri
è strabiliante la destrezza,
è quasi favolosa
la sveltazza
con cui per aria
fan girare piatti,
clave, birilli
ed altri oggetti.
E che dire della palla colorata
che in mano loro
pare sia addomesticata!
In bilico la tengono
sul naso,
sul dorso
se la fanno camminare,
a manca e a destra
la fanno volteggiare;
poi fra le mani
se la trovan qua
richiamandola
con un semplice “op-là!”
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feb
10
Posted by Ethel on
febbraio 10, 2009
Come ogni cosa anche i FUNERALI del CARNEVALE subirono un’evoluzione nel tempo fino ad assumere la forma che tutt’oggi permane. Si aggiunsero nuovi particolari che lo resero via via più folcloristico e curioso.
Fu nel 1856 che assunse la sua forma definitiva: si bruciava il fantoccio “Fiammàa“.
Fu nel 1871 che venne aggiunto un simpatico particolare alla cerimonia: il Notaio della Giulia di Aranco (attuale Rione borgosesiano, ma allora Comune a se stante) pensò di redarre umoristicamente il “Testamento olografo di Peru Magunella”, che aveva preso il posto del fantoccio del Carnevale. Veniva pubblicato prima della tradizionale fiammata.
La trovata di rendere pubbliche queste “ultime volontà” fu quella che decretò l’indiscusso successo successo di questa manifestazione poichè divenne sempre motivo e modo di satire politiche.
Il mestolo di legno che veniva utilizzato per bere (cassù) entrò a far parte della divisa nel 1905 ad opera del Prof. Carlo Conti.
Nei secoli anche i bar e i negozi e privati parteciparono attivamente a rendere ancora più piacevole questa tradizione organizzando golosi punti di ristoro.
Alle 10 del mattino la banda cittadina si reca presso il Centro Pro Loco. Di qui parte il corteo mattutino per dirigersi all’assaggio delle fagiolate preparate dai cuochi dei Rioni borgosesiani.
Il ritorno al Centro Pro Loco è previsto per l’ora di pranzo dove viene servito da mangiare per oltre 300 commensali e viene eletto anche il Presidente del Comitato organizzatore.
Terminato il pranzo avviene la distribuzione del “cassù” ed inizia il corteo con bande musicali e “Purtighett dal Peru” e il “carro di Bacco”, dai quali vengono distribuiti rispettivamente panini e vino.
Il corteo termina alle 19 nella piazza principale di Borgosesia quindi i dolenti restano in attesa delle 21, ora in cui devono di nuovo recarsi al Centro Pro Loco, da dove parte la fiaccolata.
La giornata termina a tarda sera con la lettura del testamento del Peru, con spettacoli pirotecnici ed il rogo che scrive pone fine al Carnevale.
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feb
06
Posted by Ethel on
febbraio 6, 2009
Il più grande amico
dei bambini
ha la cravatta
di seta a pallini,
il naso rosso
ch’è quanto una patata,
la bocca larga,
la faccia infarinata.
Fa le smorfie,
racconta barzellette,
è sempre pronto al riso
e alle burlette.
Insomma: è un clown spassoso,
il pagliaccio,
spensierato e chiassoso
che tutti quanti mette allegria.
ma se lo vedeste quando,
a luci spente,
guarda il cielo
dalla sua finestrella
lo direste innamorato
d’una stella,
con un’ombra di malinconia.
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feb
04
Posted by Ethel on
febbraio 4, 2009
Spettacolare, da che non sapevo che esistesse, mi sono ritrovata a sapere molto più di questa forma di Carnevale che della nostra. E’ bello quando lavorare per il proprio sito porta a tanta conoscenza in più di quanta se ne abbia… perchè donare il proprio sapere è bello ma anche cogliere nuovi aspetti delle vecchie nozioni aiuta a crescere…
E’ nel mercoledì delle Ceneri del 1854 che nacque questo particolare modo di salutare il Carnevale.
La nascita di questa manifestazione possiamo retro datarla di 4 anni rispetto alla data di nascita se consideriamo tutta la sua gestazione.
Fu l’arrivo della Manifattura Lane Borgosesia nel 1850 ad opera dei fratelli Antongini di Milano e del tedesco Chumachen, che potrò la svolta al Carnevale di Borgosesia che si sviluppò in una serie di manifestazioni organizzate e che solo nel 1854 assunse le forme definitive grazie all’estro di un tal Bomen (o Baumann secondo altre versioni), detto ‘l Meneghin per la sua parlata tedesco-milanese.
Tale manifestazione già dalle sue prime edizioni faceva fatica ad esaurirsi nel martedì grasso sfociando automaticamente nel mattino del Mercoledì delle Ceneri.
Più o meno questa è la storia: si narra che Bomen essendosi dimenticato di cospargersi il capo di cenere come voleva la tradizione, agitato volle incontrarsi con Fiori e Zenone ( ‘l Mambrin), due personalità del paese, dicendo che nella sua casa era accaduto qualcosa di veramente interessante.
I due inizialmente erano perplessi, ma poi, lo seguirono. Entrando nella camera di Bomen scorsero disteso sul letto un fantoccio raffigurante un uomo morto e bomen annunciò essere il Carnevale.
Questo scherzo piacque moltissimo e venne deciso di dare una degna sepoltura al caro estinto.
Per tale celebrazione vengono reclutate anche altre persone che si riunirono tutte insieme nella “Farmacia della maldicenza”. Questa era un ritrovo abituale di perditempo e chiacchieroni organizzato a casa di un tale dott. Michelangelo Burla.
Tale riunione era volta a stabilire le modalità atte ad organizzare il corteo funebre per il “poffer Carlavèe“.
E’ nel tardo pomeriggio che si organizzò il tutto: il corteo funebre venne aperto da Cresceris (‘l Turc) l’allora banditore del paese che annunciava il triste evento con un rullo del tamburo, che veniva seguito da Tinivella (antiquario e materassaio) con un trofeo con appese saracche, polli e merluzzi, affiancato dal sosia del Sindaco in carica, marciante impettito e computo. Segue il defunto “Carlavèe” disteso dentro una cassa da morto senza coperchio, secondo l’uso comune anche in Italia fino ai primi dell’800. Il cataletto, così si chiamava la bara aperta, era portato in spalla da 5 personalità borgosesiane di spicco Milanaccio (‘l Balaran), Calderini (‘l Sebastopoli), Vercelli (‘l Jacu gros) e Zanaroli (‘l Maracitu).
Dolenti seguivano alcuni uomini in abito scuro (frac) e cilindro e con in mano candele accese; così come usava farsi nei comuni funerali.
Il percorso, comprese le vie principali del Borgo, con tappe d’obbligo in tutte le “cappelle votive” (leggi le numerosissime osterie dell’epoca) fino a tarda ora, con il conseguente ed inevitabile assottigliamento della schiera dei “dolenti”. Tant’è che alla fine il defunto “Carlavèe” venne ingloriosamente dimenticato… ma certamente non era quello che si voleva
(diciamo non tutte le ciambelle escono con il buco!).
Questa sfilata destò grande meraviglia che la gente si soffermava, qualcuno, arrivò a levarsi addirittura il cappello, benchè non si era mai visto un funerale a quell’ora senza clero e suono di campane.
Questo rituale si perpetuò per tutti gli anni a venire e neanche durante il regime fascista o davanti alle intimidazioni della Chiesa cessò di esistere. Si modificò con il tempo… ma questo vorrei trattarlo a parte.
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