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Posted by Ethel on
febbraio 26, 2009
Abbiamo fatto una serie di articoli che in quelche modo portava l’attenzione su quelli che potevano essere dei punti salienti per vedere se stavamo operando nel modo giusto perchè i nostri figli stessero veramente capendo il nostro messaggio educativo, ora vogliamo concentrarci su un aspetto molto importante dell’educazione dei bambini: l’autostima.
Già ne abbiamo fatto cenno in diversi articoli ma adesso vogliamo concentrarci in modo sistematico sui punti che possono aiutarci ad avere delle linee guida in modo da infordere ai nostri figli un forte senso di sè, che li dovrà accompagnare nella vita quando noi saremo di troppo e dovranno gestirsi da soli.
E’ sicuro che voi conosciate bambini che sono: insicuri nell’affrontare nuove attività, timidi e impacciati, paurosi, dominati da altri bambini, sempre in cerca di attenzione da parte degli altri, ansiosi, capaci di conseguire solo risultati inadeguati o incompleti.
Sulla base di ricerche specifiche sappiamo che bambini che presentano anche solo alcune di queste caratteristiche possono risultare avere una scarsa autostima.
Questa immagine di sè che non li soddisfa è determinata dalla mancanza di due componenti essenziali:
la SICUREZZA e il RISPETTO DI SE STESSI.
Tale atteggiamento di sfiducia verso se stessi è in larga misura determinato dall’ambiente che li ha circondati e che li circonda, poichè interagendo con le persone e gli oggetti intorno a loro ricevono di continuo nuove informazioni. Se il feedback (cioè le risposte) che ricevono risultano costantemente negative è molto probabile che il livello di autostima che viene raggiunto risulterà basso.
Quindi è essenziale che i feecback che riceve un bambino siano sempre costantemente positivi.
Quindi in questa serie di articoli ci soffermeremo sui vari aspetti che dovranno portarci a vedere in modo positivo i vari atteggiamenti del bambino (anche quelli ostili) in modo da poter interagire in modo costruttivo su di essi e farli crescere con una coscienza propria e non imposta.
In questo articolo introduttivo vi voglio dare il primo principio fondamentale per interagire in modo positivo con vostro figlio:
I BAMBINI NON SONO ADULTI
Cercare di capire il modo in cui guardano il mondo e imparare ad accettarlo come quello più adeguato al loro in cui la fase specifica dello sviluppo è assai importante. i bambini hanno una visione egocentrica del mondo, hanno molte difficoltà a guardare avanti e a fare un piano in anticipo, e ricordare ciò che gli è stato detto.
E’ possibile che tutto questo frustri un genitore, ma questo atteggiamento non si può cambiare repentinamente, perchè se non fa parte del loro grado di sviluppo è sbagliato che noi glielo imponiamo. La comprensione di questo concetto influirà sul grado di soddisfazione a delusione che proveremo quando le aspettative che abbiamo per i nostri figli verranno appagate o deluse.
Quindi il primo lavoro è su noi stessi… per poi essere pronti a lavorare su di loro.
BUON LAVORO
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26
Posted by Ethel on
febbraio 26, 2009
In passato, quando una neo madre chiedeva con quale frequenza da nutrire il bambino, le persone esperte cui si era rivolta le consigliano di rispettare un orario prestabilito. Secondo alcuni il neonato doveva mangiare ogni ora e mezzo, secondo altri ogni due o anche ogni 2 h e mezzo. Col passare delle settimane l’intervallo si prolungava fino a 3 o anche 4 h. Poi veniva abolito il pasto notturno perché il bambino comincia ad adeguarsi alle abitudini degli adulti e a imparare a dormire tutta la notte. Oltre a consigliare di seguire un orario prestabilito, si raccomandava alla giovane madre di non soddisfare le richieste di cibo del bambino durante gli intervalli prestabiliti, anche se strillava dalla fame. Qualche madre era così rispettosa del parere degli esperti da seguire ciecamente il loro severo insegnamento anche se le si stringeva il cuore nell’imporre altro nel bambino una disciplina quasi militaresca.
Quel metodo di nutrire bambini secondo un orario o uno schema fisso è stato molto seguito nella prima parte di questo secolo, ma negli ultimi decenni ha perso credito. Un numero sempre crescente di madri si è rifiutato di accettarne la tirannia e ha lasciato che fosse l’istinto materno a guidare le proprie decisioni. Invece di nutrirli a ore fisse hanno preso un’iniziativa di un’ovvietà abbagliante: hanno dato da mangiare ai loro figli quando avevano fame come, naturalmente, avevano fatto le madri primitive per migliaia di anni, prima che arrivassero gli esperti a imporre i loro sistemi creati artificialmente. Anche oggi, le madri delle società tribali nutrono i loro bambini quando chiedono di essere nutriti, giorno e notte che sia. I neonati hanno così un contatto quasi ininterrotto con la madre durante le prime settimane di vita e la loro alimentazione avviene con naturalezza e tranquillità, come un evento del tutto spontaneo in cui non c’è posto per l’orologio.
Nutrire un bambino assecondando la sua richiesta, senza restrizioni e senza limiti di orario, sembra un’imposizione grave alla madre moderna, ma i vantaggi sono molti e meritano che ne se ne tenga conto. La madre che tiene il bambino presso di sè giorno e notte, fin dalla nascita, e gli offre il seno ogni volta che le mostra di desiderarlo, trae un benefico effetto fisiologico dall’allattare poco e frequentemente. Le mammelle della madre umana sono fatte in modo da funzionare con questo ritmo, che semplifica il meccanismo dell’allattamento. Il frequente ripetersi della suzione previene gli ingorghi di latte, mentre quando il seno si gonfia perché gli intervalli tra un pasto e l’altro sono stati regolati secondo un orario troppo rigido, il bambino viene investito da un getto di latte, non riesce ad inghiottirlo e finisce col vomitare.
Inoltre, poichè il bambino mangia finchè ha fame, se ha già mangiato da non molto non sarà mai particolarmente vorace, ma se uno lo fa aspettare che arrivi l’ora stabilita per il pasto continuerà a succhiare anche quando nelle mammelle non ci sarà più latte, i capezzoli si screpoleranno, l’allattamento diventerà una funzione sgradevole e la madre penserà che il suo latte non sia sufficiente.
In altre parole allattare a lunghi intervalli, stabiliti secondo l’orario, ha il risultato negativo di fare ingerire al neonato troppo latte in una volta sola e lasciarlo poi troppo a lungo a digiuno. Se, invece, la madre lo allatterà molte volte al giorno, assecondando la sua richiesta, il seno produrrà complessivamente più latte, senza arrivare all’eccesso che inevitabilmente provoca l’ingorgo. Il flusso sarà moderato e continuo, come giusto sia per la madre sia per il bambino: il seno lavorerà a un ritmo naturale e il neonato si nutrirà con altrettanta naturalezza. Tutto sarà molto semplice, perché la madre sia pronta a offrire il seno intervalli più brevi e anche leggermente regolari, se è necessario.
Questo metodo di allattare neanche ha anche una moderata efficacia contraccettiva. Se il seno produce latte a brevi intervalli, giorno e notte, l’attivazione del sistema ormonale materno sopprime in larga misura l’ovulazione. Anche questo è un fenomeno naturale che, in contesto tribale, aiuta a lasciare un intervallo di tempo tra una nascita e l’altra, diminuendo così la fatica della madre. Se, invece, il neonato viene allattato con il sistema innaturale dell’orario prestabilito e cioè con spazi di tempo più lunghi, la regolare, ininterrotta attivazione del sistema ormonale materno si interrompe quanto basta perché il ciclo dell’ovulazione ricominci. Ecco perché è controverso il potere contraccettivo dell’allattamento al seno; perché esiste solo se la madre allatta secondo un metodo naturale, senza orari. Questo non significa che la madre debba restare a lungo bloccata in questa quasi ininterrotta funzione di nutrice. Col passare dei giorni il bambino troverà da solo il proprio orario, stabilirà il programma di alimentazione, prolungando a poco a poco gli intervalli tra i pasti. Contemporaneamente, il latte materno verrà prodotto in modo da soddisfare queste nuove esigenze. L’evoluzione ha dato alle madri questa possibilità e poche di esse si troveranno in difficoltà se si adegueranno man mano alle necessità del bambino. Gli insuccessi nell’allattamento al seno non sono dovuti all’inadeguatezza fisica delle madri ma alle circostanze che le hanno portate a seguire i sistemi naturali e non a farsi guidare dalle richieste del bambino, lasciandolo succhiare quando e quanto voleva.
È soprattutto alla mentalità vittoriana che va imputata la responsabilità di aver allontanato le madri dall’allattamento naturale. I vittoriani, infatti, disprezzavano le donne troppo pronte a offrire il seno al neonato, le accusavano di comportarsi come le mucche e affermavano che era indecente e dannoso allattare troppo spesso. A questa forma di puritanesimo si è aggiunto, nella prima metà di questo secolo, il concetto che cedere ai desideri dei bambini fosse una debolezza da evitare ad ogni costo. Ma i tiranni non erano quei piccoli, fragili bambini, erano i divulgatori di questa storia. La loro influenza è durata decenni ma finalmente, non senza difficoltà, ora hanno perso credito. Gli impegni di lavoro fanno scegliere spesso per l’allattamento ad un orario rigido che favorisce l’attività dell’adulto, ma quando le difficoltà sono comunque troppe, si passa spesso all’allattamento artificiale. E’ un sistema di alimentazione abbastanza semplice, ma priva il neonato della soddisfazione che gli viene dal contatto con il seno materno e anche se costituisce un’alternativa efficace e pratica, se scrupolosamente condotta, non è mai tanto soddisfacente per il neonato e per la madre, quanto il libero, spontaneo allattamento al seno.
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