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Archive for Febbraio, 2009

Feb
28

LE FONTANELLE DEL CRANIO

Posted by Ethel on Febbraio 28, 2009

Se vediamo del cranio utile a custodire il delicato cervello, certo ci stupiremo di quanto sia molle e vulnerabile al momento della nascita del bambino.

Perché proprio nel momento in cui il collo è più gracile e il corpo non sa ancora muoversi bene, il cervello risulta più esposto a rischi?

Come molte delle nostre risposte anche questa risiede nella postura eretta.

Il bacino femminile si trova ad assumere due funzioni non molto conformi l’una all’altra: la deambulazione e il parto.

In questa nuova posizione il canale risulta molto stretto e il bambino, per passarci, si trova a dover assumere un forma aerodinamica e se il cranio fosse stato largo e rigido, non sarebbe stato adatto a tale funzione.

La forma del cranio doveva essere sottile in punta, le ossa più molli e flessibili e non poteva consistere in un’unica sfera ossea poiché le ossa dovevano poter slittare l’una sull’altra.

Questo permette al cranio di infilarsi nello stretto canale vaginale e il risultato di questo adattamento è che le madri talvolta si allarmano alla vista del proprio figlio con un cranio così sbilenco pensando che sia vittima di una malformazione.

Sono paure infondate.

Il cranio del neonato è straordinariamente duttile e nell’arco di poche settimane al massimo ogni vizio verrà corretto.

Se la madre è una primipara i tempi saranno più lunghi, tenderanno ad accorciarsi nei parti successivi.

Inizialmente il cranio del neonato è formato da varie lamine ricurve separate da spazi membranosi in grado addirittura di sovrapporsi grazie a suture non ancora ossificate.

Questi tessuti fibrosi sono morbidi ma resistenti e, in 6 punti, gli spazi tra le ossa si allargano e formano delle zone molli che prendono il nome di fontanelle. Il tessuto membranoso che copre le fontanelle è resistente a qualsiasi colpo non penetrante.

Le fontanelle hanno dimensioni variabili e le principali si trovano sulla linea mediale della testa: una anteriormente sulla fronte e una posteriormente.

Quella anteriore è più grande e di forma esagonale con un diametro che varia da 1 a 5 cm, mentre quella posteriore è più piccola e a forma triangolare.

Veder pulsare la fontanella è una cosa normale, mentre quando questa è incavata o tesa e dura bisogna preoccuparsi.

Ad esempio quando il bambino ha la febbre e ha bisogno di liquidi tende a formarsi una leggera depressione.

Durante i primi due mesi dalla nascita le fontanelle si allargano leggermente mentre il cranio comincia a crescere, e il tessuto inizia ad ossificarsi. Da momento dell’ossificazione totale delle suture il cranio cresce gradualmente all’esterno riducendosi all’interno, fino all’età di 25 anni.

Il tempo in cui si chiudono le fontanelle varia molto da un bambino all’altro, tra i 4 mesi e i 4 anni.

Quella anteriore normalmente è l’ultima a chiudersi, in media tra i 18 e i 24 mesi, mentre le altre sempre entro l’anno.

È possibile che la testa, anche dopo diversi mesi dal parto risulti piatta su un lato. Questo dipende dalla tendenza dei bambini a dormire su un lato in modo preferenziale, ma a 2 o 3 anni, salvo inconvenienti, la testa avrà assunto una forma normale.

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Feb
27

MAMMA!!! Perchè le persone diventano cattive?

Posted by Ethel on Febbraio 27, 2009

Come spesso ho fatto notare i miei articoli sono ispirati alle molteplici domande, talvolta spiazzanti, dei miei figli, cui sono sottoposta assai frequentemente.

A volte il primo impatto mi porta a pensare ‘che domande stupide’, ma poi quando vado a dare una risposta spesso risulta non corretta o parziale o del tutto impossibile da formulare in termini semplici… ed è in quel momento che comincio a riflettere e normalmente per darmi il tempo per tali riflessioni dico: ‘ Ora mamma non sa come risponderti, appena lo so ti rispondo’.

Una delle domande che mi hanno messo in crisi negli ultimi giorni è stata ‘Perchè le persone diventano cattive?’.

Ho provato a darle una risposta, ma il tono che usavo non era assolutamente convinto come se la risposta fosse un palliativo invece che una risposta completa e precisa come mi piace dare.

Ieri ho avuto delle esperienze assai negative dovute proprio alla cattiveria della gente e nella mia testa è risuonata per tutto il giorno la domanda di mia figlia. Questa domanda era talmente presente nella mia mente che ho sentito come se fosse un quesito mio e non più solo quello di una bambina di 8 anni.

Oggi ho trovato una risposta. La tensione che mi avevano creato gli atteggiamenti ostili delle persone mi hanno portato a pensare negativamente circa alcuni comportamenti di uan persona.

Io, per come sono fatta, se un atteggiamento può avere due interpretazioni (una positiva ed una negativa) tendo a scartare sempre quella negativa. Ebbene forse per la prima volta nella mia vita ho scartato quella positiva: e mi sono sbagliata!!!

Ecco la mia risposta allora alla domanda di mia figlia: le persone diventano cattive quando si accorgono che, vedendo sempre il mondo in modo positivo, si ritrovano continuamente bastonate, quindi il loro pensiero si trasforma in una costante negativa, questo genera paura e insicurezza, che si tramutano in aggressività e… cattiveria, quando questa aggressività risulta poi ingiustificata.

Ora faccio una promessa: non ho più intenzione di farmi condizionare dagli atteggiamenti negativi delle altre persone: il positivo deve essere visto come positivo e il negativo come negativo… sbagliarsi non è assolutamente ammesso, meglio considerare positive le cose negative e poi ritrattare.

Questo si avvicina molto al principio su cui baso ogni mio rapporto: allontanare le persone o disfare le cose è assai più semplice e veloce che non tenere vicino le persone e costruire le cose è per questo che non bisogna MAI lottare per tenere lontane le persone se no rischiamo di crearci dei vuoti, fuori e dentro che a lungo andare diventano incolmabili.

Penso sia un principio fondamentale che non debba MAI essere disatteso… se non si vuole diventare CATTIVI!


Feb
26

AUTOSTIMA

Posted by Ethel on Febbraio 26, 2009

Abbiamo fatto una serie di articoli che in quelche modo portava l’attenzione su quelli che potevano essere dei punti salienti per vedere se stavamo operando nel modo giusto perchè i nostri figli stessero veramente capendo il nostro messaggio educativo, ora vogliamo concentrarci su un aspetto molto importante dell’educazione dei bambini: l’autostima.

Già ne abbiamo fatto cenno in diversi articoli ma adesso vogliamo concentrarci in modo sistematico sui punti che possono aiutarci ad avere delle linee guida in modo da infordere ai nostri figli un forte senso di sè, che li dovrà accompagnare nella vita quando noi saremo di troppo e dovranno gestirsi da soli.

E’ sicuro che voi conosciate bambini che sono: insicuri nell’affrontare nuove attività, timidi e impacciati, paurosi, dominati da altri bambini, sempre in cerca di attenzione da parte degli altri, ansiosi, capaci di conseguire solo risultati inadeguati o incompleti.

Sulla base di ricerche specifiche sappiamo che bambini che presentano anche solo alcune di queste caratteristiche possono risultare avere una scarsa autostima.

Questa immagine di sè che non li soddisfa è determinata dalla mancanza di due componenti essenziali:

la SICUREZZA e il RISPETTO DI SE STESSI.

Tale atteggiamento di sfiducia verso se stessi è in larga misura determinato dall’ambiente che li ha circondati e che li circonda, poichè interagendo con le persone e gli oggetti intorno a loro ricevono di continuo nuove informazioni. Se il feedback (cioè le risposte) che ricevono risultano costantemente negative è molto probabile che il livello di autostima che viene raggiunto risulterà basso.

Quindi è essenziale che i feecback che riceve un bambino siano sempre costantemente positivi.

Quindi in questa serie di articoli ci soffermeremo sui vari aspetti che dovranno portarci a vedere in modo positivo i vari atteggiamenti del bambino (anche quelli ostili) in modo da poter interagire in modo costruttivo su di essi e farli crescere con una coscienza propria e non imposta.

In questo articolo introduttivo vi voglio dare il primo principio fondamentale per interagire in modo positivo con vostro figlio:

I BAMBINI NON SONO ADULTI

Cercare di capire il modo in cui guardano il mondo e imparare ad accettarlo come quello più adeguato al loro in cui la fase specifica dello sviluppo è assai importante. i bambini hanno una visione egocentrica del mondo, hanno molte difficoltà a guardare avanti e a fare un piano in anticipo, e ricordare ciò che gli è stato detto.

E’ possibile che tutto questo frustri un genitore, ma questo atteggiamento non si può cambiare repentinamente, perchè se non fa parte del loro grado di sviluppo è sbagliato che noi glielo imponiamo. La comprensione di questo concetto influirà sul grado di soddisfazione a delusione che proveremo quando le aspettative che abbiamo per i nostri figli verranno appagate o deluse.

Quindi il primo lavoro è su noi stessi… per poi essere pronti a lavorare su di loro.

BUON LAVORO

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Feb
26

Ho fame?… Adesso no, tra mezz’ora!

Posted by Ethel on Febbraio 26, 2009

In passato, quando una neo madre chiedeva con quale frequenza da nutrire il bambino, le persone esperte cui si era rivolta le consigliano di rispettare un orario prestabilito. Secondo alcuni il neonato doveva mangiare ogni ora e mezzo, secondo altri ogni due o anche ogni 2 h e mezzo. Col passare delle settimane l’intervallo si prolungava fino a 3 o anche 4 h. Poi veniva abolito il pasto notturno perché il bambino comincia ad adeguarsi alle abitudini degli adulti e a imparare a dormire tutta la notte. Oltre a consigliare di seguire un orario prestabilito, si raccomandava alla giovane madre di non soddisfare le richieste di cibo del bambino durante gli intervalli prestabiliti, anche se strillava dalla fame. Qualche madre era così rispettosa del parere degli esperti da seguire ciecamente il loro severo insegnamento anche se le si stringeva il cuore nell’imporre altro nel bambino una disciplina quasi militaresca.

Quel metodo di nutrire bambini secondo un orario o uno schema fisso è stato molto seguito nella prima parte di questo secolo, ma negli ultimi decenni ha perso credito. Un numero sempre crescente di madri si è rifiutato di accettarne la tirannia e ha lasciato che fosse l’istinto materno a guidare le proprie decisioni. Invece di nutrirli a ore fisse hanno preso un’iniziativa di un’ovvietà abbagliante: hanno dato da mangiare ai loro figli quando avevano fame come, naturalmente, avevano fatto le madri primitive per migliaia di anni, prima che arrivassero gli esperti a imporre i loro sistemi creati artificialmente. Anche oggi, le madri delle società tribali nutrono i loro bambini quando chiedono di essere nutriti, giorno e notte che sia. I neonati hanno così un contatto quasi ininterrotto con la madre durante le prime settimane di vita e la loro alimentazione avviene con naturalezza e tranquillità, come un evento del tutto spontaneo in cui non c’è posto per l’orologio.

Nutrire un bambino assecondando la sua richiesta, senza restrizioni e senza limiti di orario, sembra un’imposizione grave alla madre moderna, ma i vantaggi sono molti e meritano che ne se ne tenga conto. La madre che tiene il bambino presso di sè giorno e notte, fin dalla nascita, e gli offre il seno ogni volta che le mostra di desiderarlo, trae un benefico effetto fisiologico dall’allattare poco e frequentemente. Le mammelle della madre umana sono fatte in modo da funzionare con questo ritmo, che semplifica il meccanismo dell’allattamento. Il frequente ripetersi della suzione previene gli ingorghi di latte, mentre quando il seno si gonfia perché gli intervalli tra un pasto e l’altro sono stati regolati secondo un orario troppo rigido, il bambino viene investito da un getto di latte, non riesce ad inghiottirlo e finisce col vomitare.

Inoltre, poichè il bambino mangia finchè ha fame, se ha già mangiato da non molto non sarà mai particolarmente vorace, ma se uno lo fa aspettare che arrivi l’ora stabilita per il pasto continuerà a succhiare anche quando nelle mammelle non ci sarà più latte, i capezzoli si screpoleranno, l’allattamento diventerà una funzione sgradevole e la madre penserà che il suo latte non sia sufficiente.

In altre parole allattare a lunghi intervalli, stabiliti secondo l’orario, ha il risultato negativo di fare ingerire al neonato troppo latte in una volta sola e lasciarlo poi troppo a lungo a digiuno. Se, invece, la madre lo allatterà molte volte al giorno, assecondando la sua richiesta, il seno produrrà complessivamente più latte, senza arrivare all’eccesso che inevitabilmente provoca l’ingorgo. Il flusso sarà moderato e continuo, come giusto sia per la madre sia per il bambino: il seno lavorerà a un ritmo naturale e il neonato si nutrirà con altrettanta naturalezza. Tutto sarà molto semplice, perché la madre sia pronta a offrire il seno intervalli più brevi e anche leggermente regolari, se è necessario.

Questo metodo di allattare neanche ha anche una moderata efficacia contraccettiva. Se il seno produce latte a brevi intervalli, giorno e notte, l’attivazione del sistema ormonale materno sopprime in larga misura l’ovulazione. Anche questo è un fenomeno naturale che, in contesto tribale, aiuta a lasciare un intervallo di tempo tra una nascita e l’altra, diminuendo così la fatica della madre. Se, invece, il neonato viene allattato con il sistema innaturale dell’orario prestabilito e cioè con spazi di tempo più lunghi, la regolare, ininterrotta attivazione del sistema ormonale materno si interrompe quanto basta perché il ciclo dell’ovulazione ricominci. Ecco perché è controverso il potere contraccettivo dell’allattamento al seno; perché esiste solo se la madre allatta secondo un metodo naturale, senza orari. Questo non significa che la madre debba restare a lungo bloccata in questa quasi ininterrotta funzione di nutrice. Col passare dei giorni il bambino troverà da solo il proprio orario, stabilirà il programma di alimentazione, prolungando a poco a poco gli intervalli tra i pasti. Contemporaneamente, il latte materno verrà prodotto in modo da soddisfare queste nuove esigenze. L’evoluzione ha dato alle madri questa possibilità e poche di esse si troveranno in difficoltà se si adegueranno man mano alle necessità del bambino. Gli insuccessi nell’allattamento al seno non sono dovuti all’inadeguatezza fisica delle madri ma alle circostanze che le hanno portate a seguire i sistemi naturali e non a farsi guidare dalle richieste del bambino, lasciandolo succhiare quando e quanto voleva.

È soprattutto alla mentalità vittoriana che va imputata la responsabilità di aver allontanato le madri dall’allattamento naturale. I vittoriani, infatti, disprezzavano le donne troppo pronte a offrire il seno al neonato, le accusavano di comportarsi come le mucche e affermavano che era indecente e dannoso allattare troppo spesso. A questa forma di puritanesimo si è aggiunto, nella prima metà di questo secolo, il concetto che cedere ai desideri dei bambini fosse una debolezza da evitare ad ogni costo. Ma i tiranni non erano quei piccoli, fragili bambini, erano i divulgatori di questa storia. La loro influenza è durata decenni ma finalmente, non senza difficoltà, ora hanno perso credito. Gli impegni di lavoro fanno scegliere spesso per l’allattamento ad un orario rigido che favorisce l’attività dell’adulto, ma quando le difficoltà sono comunque troppe, si passa spesso all’allattamento artificiale. E’ un sistema di alimentazione abbastanza semplice, ma priva il neonato della soddisfazione che gli viene dal contatto con il seno materno e anche se costituisce un’alternativa efficace e pratica, se scrupolosamente condotta, non è mai tanto soddisfacente per il neonato e per la madre, quanto il libero, spontaneo allattamento al seno.

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Feb
24

ALLATTAMENTO: quando tocca a voi :-O

Posted by Ethel on Febbraio 24, 2009

Nei in cui il padre ha la possibilità di intervenire è importante che sappia alcune cose, che, svolte spesso dalla mamma, mi sono oscure o scontate, ma non lo sono, poiché anche la mamma, che le fa con tanta naturalezza, le ha chieste prima al pediatra:

- se il latte è in polvere: qual è la diluizione richiesta;

- se il latte è vaccino: qual è il rapporto acqua/latte, poichè il latte è troppo pesante da bere senza che sia debitamente diluito, almeno fino al 12° mese;

- se il pediatra consiglia di mettere lo zucchero: sinceratevene perchè non sempre viene consigliato…dipende dalle correnti di pensiero. Personalmente abbiamo scelto di non metterlo poichè la raffinazione dello zucchero non lo rende un alimento molto salutare.

- I biscotti: la quantità dipende dalla fame che mostra il bambino e dalla vostra quantità di grano salis. Non deve comunque essere eccessiva se no fanno fatica a passare dal buco del biberon o non si sciolgono o possono formare un pappone non proprio gradevole;

- La bollitura: soprattutto se si tratta di latte vaccino potrebbe richiedere la bollitura. in tal caso lo sclda-biberon potrebbe non essere utile;

- Per raffreddare: metterlo sotto l’acqua fresca o in un pentolino contenente acqua fresca permette di velocizzare il processo e controllare di tanto in tanto che la temperatura non cenda troppo, vi permetterà di non ricominciare da capo (che è peggio!);

- La temperatura: Messa per ultima non per importanza ma perchè è l’ultima cosa da fare in ordine temporale, è una cosa fondamentale per evitare che il piccolo si bruci o che il latte sia troppo freddo.

Io usavo, a sentimento, 2 modi:

IL POLSO: lasciar cadere qualche goccia sul posto

LA BOCCA: ciucciare qualche sorso per vedere se l’impatto con il palato fosse traumatizzante.

Quindi infilzate il pupo e lasciate che si ciucci tutto il vostro capolavoro di arte culinaria!!!

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Feb
20

Bilancio di genitori: L’UNIONE DEI PARTNER

Posted by Ethel on Febbraio 20, 2009

Quando i genitori non sono mai d’accordo tra di loro e quindi sembrano esser rivali o c’è una divergenza profonda o squilibrata nella ripartizione delle responsabilità, quando non si ha una visione comune, il figli se ne approfittano, ma sempre a loro spese.

Una coppia di genitori è innanzitutto educativa. Quando uno dei due assume su di sé tutti gli incarichi, o ogni sua decisione è rimessa in discussione dal partner, i bambini approfittano di questa mancanza di coerenza e di unione per arrogarsi il potere di pretendere.

Risultato: i genitori si limitano ai conflitti tra di loro, la loro autorità si indebolisce e i bambini non sanno più su chi o cosa fare affidamento.

Il consiglio quasi immediato che potrebbe venire è quello di trovare coerenza. Dove coerenza non significa coesione, ma si può essere d’accordo sull’obiettivo da raggiungere, anche se i mezzi con cui ci si vuole arrivare sono diversi.

Formare una squadra di genitori coerente vuol dire esporre al partner i propri dubbi, le proprie convinzioni e proposte, ascoltare le sue, per poi decidere insieme la condotta da tenere. È bene evitare di denigrare il partner davanti ai figli. I bambini non devono essere presi a testimoni in un conflitto. Occorre interrogarsi regolarmente insieme: quali sono i nostri valori? Che famiglia vogliamo? Dove si ha bisogno di essere sostenuti dal partner?

Malintesi non detti nutrono conflitti e rimproveri.

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Feb
18

Succhia, succhia…mio piccino!!!

Posted by Ethel on Febbraio 18, 2009

Dopo il primo respiro nel suo nuovo mondo, la prima azione importante che compie il neonato è quella di succhiare al seno materno. Poco dopo la nascita è già in grado di ingerire un pre-latte, il prezioso colostro, un liquido giallastro ricco di proteine e anche di anticorpi che lo protegge dalle infezioni. Questa protezione dura per un periodo di tre mesi, fino a quando le difese del neonato non sono completamente attivate.

Dopo circa tre giorni, il seno della madre comincia a produrre il vero latte che lo sosterrà e nutrirà nei mesi successivi. Il latte ha una ricchezza di grassi e zuccheri che il doppio del pre- latte, è un alimento completo che permette al neonato di crescere rapidamente, giorno per giorno.

La suzione, che gli trasmette questi liquidi vitali, non è un atto completamente nuovo per il neonato. Un’attenta osservazione condotta secondo l’attuale tecnologia ha dimostrato che il bambino spesso succhia quando è ancora nel ventre materno. Si sono visti, nelle settimane immediatamente precedenti alla nascita, i feti succhiarsi le mani al punto da lasciarvi delle piccole vesciche sul dorso. Non c’è dubbio che il piccolo dell’uomo sia perfettamente programmato fin da un primissimo stadio per compiere le azioni che gli permettono di succhiare e che sono fondamentali per la sua sopravvivenza.

Quali sono esattamente queste azioni?

Il neonato non succhia il latte come noi beviamo una bibita, ma spreme il seno. Il capezzolo è semplicemente il beccuccio da cui esce il latte. Il bambino tiene in bocca tutta la regione aureolare di pelle pigmentata attorno al capezzolo e la spreme ritmicamente con le gengive e con la lingua. La pressione fa scorrere il latte attraverso il capezzolo che lui tiene chiuso con tutta l’aureola nella sua piccola bocca. L’azione di schiacciare unita un vigoroso inghiottire ha lo stesso effetto della suzione compiuta da un adulto e l’immissione del liquido avviene rapidamente. Tanto rapidamente qualche volta, quando il seno è pieno di latte, che il processo di nutrizione assume un ritmo troppo intenso, il bambino si trova con la bocca piena di latte e deve sputarlo.

Nell’allattamento al seno, le madri inesperte e ansiose incontrano talvolta, all’inizio, qualche difficoltà nel modo di procedere. Cercano di spingere il capezzolo in bocca nel neonato senza alcun accorgimento preliminare e si meravigliano che lo rifiuti. La verità è che hanno trascurato di compiere il primo passo, quello dell’incoraggiamento, che avviene creando un contatto tra la guancia del neonato e il capezzolo, il seno, o anche solo un dito che la sfiori affettuosamente. Il bambino reagisce di riflesso voltando la testa e sporgendo le labbra verso lo stimolo che ha appena ricevuto, pronto a nutrirsi e a prendere in bocca il capezzolo.

Comincia a succhiare e, di solito, chiude gli occhi per escludere qualsiasi segnale visivo immergersi totalmente nella soddisfazione che dall’atto di nutrirsi deriva al tatto e al gusto. È come se, in questa tenerissima età, non riuscisse a concentrarsi su più di una cosa per volta. Al terzo mese tiene gli occhi aperti mentre mangia, succhia a scatti, alternati con sguardi alla madre. Un pò più avanti mangia e guarda contemporaneamente. Durante questa terza fase dell’allattamento al seno e quelle successive il legame tra la madre e il bambino si rafforza sempre più per l’unione tra la soddisfazione che dà il nutrimento e il piacere di scambiarsi degli sguardi da vicino.

Alcune mani che hanno seni tondi e gonfi riscontrano nei loro bambini la reazione detta di ‘lotta contro il seno materno’: sembra cioè, talvolta, che il bambino si agiti perché non vuole mangiare, mentre, in realtà, si agita perché la rotondità del seno materno gli ostruisce le narici, ha la bocca stretta attorno al capezzolo e non riesce a respirare. Queste madri devono, ovviamente, assicurarsi ogni volta che la posizione del bambino sia tale da permettergli di respirare agevolmente.

La scarsa funzionalità di un seno gonfio e tondo appare strana soprattutto se consideriamo la forma che abbiamo dato alle tettarelle d’applicare al biberon. Un biberon è fatto in modo tutto diverso dal seno materno. Ma Tettarella è lunga e sottile come non è mai il capezzolo di una madre della nostra specie. Questi capezzoli artificiali, allungati, sono più facili da succhiare. Ma perché, allora, se questa è la loro forma ideale, i capezzoli della madre umana non sono sviluppati nello stesso modo, mentre la madre scimmia ha i capezzoli lunghi?

La risposta è forse nella duplice funzione che, presso la nostra specie, ha il seno, destinato a produrre latte per il nutrimento dei piccoli, ma anche a essere una caratteristica sessuale. È composto, infatti, di tessuto adiposo è tessuto ghiandolare. Il tessuto adiposo gli dà la forma arrotondata, il tessuto ghiandolare produce il latte. Se ci fosse solo il tessuto ghiandolare le femmine della nostra specie, quando non dovessero allattare un figlio, avrebbero il torace piatto, come avviene per le scimmie il cui torace si gonfia solo quando è pieno di latte. Le femmine della specie umana, invece, hanno seni gonfi dalla fine dell’adolescenza fino alla vecchiaia, anche se non hanno figli, e la rorondità dei seni agisce, durante la loro vita adulta, come uno specifico segnale sessuale. È a causa di questa funzione sessuale che i loro seni sono imperfetti distributori di latte. La loro forma semisferica riduce la facilità con la quale il capezzolo dovrebbe entrare nella bocca del bambino e trovarsi a contatto con il palato. Nello sforzo di raggiungere questo scopo, il bambino preme la faccia contro la superficie curva del seno, vi affonda il naso è rischia di soffocare.

Le madri inesperte si coprono con un dito il seno appena sopra l’aureola per dare uno spazio per respirare al loro bambino affamato. La necessità di questo provvedimento sottolinea la duplice natura del seno nella femmina della nostra specie.

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