Archive for dicembre, 2008
dic
11
Posted by Ethel on
dicembre 11, 2008
Mi è sembrato giusto inserire quest’argomento perchè, essendo questo un sito amatoriale di consigli per genitori e bambini, non si vuole salire su un piedistallo, ma si vuole mettere a disposizione la propria esperienza in modo che, per i futuri genitori, si abbia già un set di risposte concrete ad alcuni dubbi o problemi che si possano porre sul loro cammino.
Si è sempre più bombardati dai più disparati consigli, e si è ansiosi di fare del proprio meglio, ma molti vengono assaliti dai dubbi e dalle incertezze. Il fatto di vedere che ci sono diverse soluzioni valide, il fatto di osservare che ad un problema ci sono delle soluzioni che sono corrette per alcuni mentre per altri no, permette ai genitori di non doversi mettere l’etichetta dell’invincibilità.
Nei casi in cui questi dubbi si fanno più pressanti: Fermatevi!
Un controllo tecnico può aiutare.
Qui vi suggeriamo alcune riflessioni che potreste fare per verificare se le vostre linee guida sono abbastanza coerenti con i risultati che si vogliono ottenere.
Dato che al mondo genitori perfetti non esistono, fare un bilancio quando si ha l’impressione che si stia perdendo la rotta educativa o si hanno dei dubbi circa l’efficacia dei propri interventi può essere molto utile.
Si tratta di porsi delle domande, mettersi in gioco, guardare il cammino già intrapreso, pensare al futuro.
Obiettivo: individuare i punti fermi, ma anche le mancanze, della propria azione educativa.
Interrogarsi permette di cambiare prospettiva, di trovare soluzioni creative, ad hoc per i propri figli, e di misurare il realismo delle proprie attese.
Vincete le vostre insicurezze: ‘sono troppo distante?…mi sto facendo coinvolgere troppo?…non devo cedere mai? o posso trasgredire qualche volta?’
Com’è difficile il mestiere di genitore!
Sarà per questo che sempre meno persone vogliono fare i figli… ma NOI…pionieri di questa giungla…armiamoci di tutti i nostri strumenti…sfoltiamo la erta vegetazione per raggiungere i nostri ideali di famiglia…e aiutarci ci aiuta (scusate il gioco di parole)!
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dic
10
Posted by Ethel on
dicembre 10, 2008
Ecco un altro simbolo consolidato del Natale: l’albero. Ma non un albero qualsiasi ma un sempreverde. Questo simbolo del rinnovamento della vita è stato, guardacaso, preso dalla tradizione pagana. E’ sempre stato presente sia nell’antichità che nel medioevo ed è stato solo successivamente assimilato dal Cristianesimo.
Non è certa la derivazione che se ne fa ai tempi moderni, ma sicuramente le prime tracce dell’usanza di addobbare gli alberi durante il periodo natalizio risale almeno alla Germania del XVI secolo.
Uno dei primi riferimenti storici alla tradizione si ha con una cronaca di Brema del 1570. Secondo tale scritto gli alberi venivano decorati con mele, noci, datteri e fiori di carta. E vi è addirittura una città che reclama la paternità di questa usanza: la città di Riga, alle porte della quale è stata posta addirittura una targa che in 8 lingue dice che fu lì che venne addobbato il primo albero di Natale nel 1510.
Un’usanza simile, precedente, si ha in un gioco medievale ch veniva celebrato il giorno della vigilia di Natale in Germania. Questo gioco prendeva il nome di gioco di ADAMO ed EVA. Consisteva nel riempire le piazze e le chiese di alberi da frutta quali simboli di abbondanza e richiamanti l’immagine del Paradiso.
Fu solo dopo diverso tempo che gli alberi da frutto furono sostituiti dagli abeti dato che, questi ultimi, avevano una profonda valenza “magica” . E non è un caso che sia proprio l’abete il posto in cui venivano deposti i bambini portati dalla cicogna.

L’usanza, originariamente intesa come legata alla vita pubblica, entrò nelle case nel XVII secolo ed agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania. L’uso di candele per addobbare i rami dell’albero è attestato già nel XVIII secolo.
L’albero di Natale fu a lungo considerato un uso protestante e fu la Chiesa stessa ad opporsi alla diffusione alle regioni a Sud del Reno. Fu solo dopo il Congresso di Vienna che iniziò a diffondersi questa usanza in tutte Europa. A Vienna l’albero di Natale apparve nel 1816 ed in Francia nel 1840.
Fu solo con il ’900 che l’albero di NAtale ebbe la sua massima diffusione sia in Europa che in NordAmerica, ma fu nel dopo guerra che acquisì una dimensione commercialmente consumistica.
Libri correlati:
Natale
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Idee regalo per bambini:






dic
09
Posted by Ethel on
dicembre 9, 2008
Questo non è l’ennesimo post che vi insegnerà come creare una casa a prova di bambino, perchè se entrate in qualsiasi negozio per l’infanzia troverete blocca-cassetti, blocca-sportelli, parafuochi, gommine per gli angoli dei mobili, copri-prese e ogni qual cosa vi possa servire per rendere sicura la VOSTRA casa per vostro figlio…ma cosa succede se andate in casa di altre persone?
Che vostro figlio romperà le bellissime porcellane della nonna, aprirà i cassetti, scoprirà l’esistenza dei coltelli e così via.
Il consiglio che vi dò è quello di stare attenti, ma non controllare vostro figlio costantemente, che è impossibile e, non è proprio nelle mie corde, sono troppo distratta e, dato che i consigli che vi dò sono stati già appplicati da me con i miei figli, non potrei mai dirvi una cosa del genere.
Create una cameretta a sua misura, con scaffali alla sua altezza, giocattoli adatti alla sua età ed evitate, solo nella sua stanza, oggetti delicati. Altre misure di sicurezza non sono necessarie: le prese della corrente, se sono tutte a norma, sono tali che non si riescono ad infilare le dita, anche quelle dei bambini piccoli; i cassetti non hanno bisogno di chiusure speciali, mai nessun bambino si è troncato le dita chiudendo un cassetto, il massimo che può succedere è che capisca che quando chiude un cassetto deve togliere le dita; il parafuochi è veramente necessario? Quanti bambini sotto i 4 anni hanno accesso alla cucina in assenza dei genitori, se avete una porta alla cucina, l’accortezza di chiuderla prima di andare via basta, in quanto il bambino tende a stare nella stanza in cui ci sono gli adulti.
Una cosa che invece ritengo sia inportante nelle case in cui sono presenti le scale, dei cancelletti, in quanto, anche se il bambino è molto prudente, almeno nei primi 2 anni ha un equilibrio molto instabile e cadere dalle scale potrebbe essere veramente fatale. Insomma: gni esperienza di pericolo che vostro figlio può sperimentare senza che venga intaccata per sempre la sua incolumità è ben accetta, ma se imparare che cadere dalle scale fa male comporta la perdita della deambulazione o addirittura la morte è meglio ritardare la comprensione di tale pericolo ad un’età in cui sappiamo che l’equilibrio acquisito sia sufficiente.
I miei figli, con piccoli accorgimenti e un pò di buon senso, sono riusciti ad esplorare tutti i pericoli della casa, farne la conoscenza e valutarne il rischio già entro i l’anno e mezzo e questo gli ha anche permesso di saper valutare se una cosa è rischiosa anche se non l’hanno mai vista prima.
I coltelli è normale che siano raramente a portata di bambino almeno fino ai due anni poichè il semplice piano del lavello è troppo alto perchè riescano ad arrivarci e così anche molte cose delicate è normale avere l’accortezza di porle in ripiani alti cosicchè, quando riusciranno ad arrivarci, saranno abbastanza grandi da comprendere un avvertimento in merito o che qualcosa è meglio adoperarla con un adulto.
Un modo per far capire la pericolosità degli aggetti affilati è quella di cucinare il minestrone insieme a vostro figlio facendovi aiutare a tagliare le patete: dategli un coltello poco affilato e vedrete che anche se si sbaglia e il coltello incontra il suo dito lui poptrà apprezzare il pericolo senza che il danno sia rilevante.
Insomma è solo una questione di buonsenso: i bambini devono imparare che i pericoli ci sono, se riescono ad accorgersene quando siamo presenti in qualche modo possono sapere che qualcosa fa male senza che ne subiscano le estreme conseguenze.
Un aneddoto che può ben spiegare quanto il nostro buonsenso sia importante in ogni nostra decisione, per quanto sconsiderata possa essere, è una cosa successa ad una mia amica, che si è ritrovata con il figlio di un anno che stava giocando con la candeggina e, come tutti i bambini di quell’età ,si stava mettendo le mani in bocca, lei corse subito dal medico che gli disse ‘E’ normale che un bambino di un anno metta le mani in bocca e giochi con una bottiglia, ma non è normale che una madre lasci a portata di mano la candeggina!’.
dic
05
Posted by Ethel on
dicembre 5, 2008
Tutti sappiamo come i bambini imparano a camminare: prima imparano a girarsi, poi imparano a stare seduti, poi a gattonare, poi ad alzarsi, poi a camminare appoggiati e, solo dopo diversi mesi, si staccano.
Questo pattern naturale non sembra logico invece per attività quali il pattinaggio che i genitori si ostinano ad insegnare partendo dalla posizione eretta.
Io ho fatto iniziare la grande a 4 anni e mezzo, ed è stata subito spigliata con i pattini, ma con il piccolo, al quale glieli misi a 2 anni e mezzo, naturalmente non ebbe lo stesso effetto.
Presa dal suo entusiasmo glieli comprai, ma quando vide quanto fosse precario il suo equilibrio, non ci fu verso di alzarlo da terra.
Così fece per 2 volte, quando… spontaneamente fece i suoi primi tentativi per alzarsi.
Gli scivolavano i piedi, gli si incrociavano le gambe e…si faceva matte risate!
Dopo una serie di tentativi riuscì a trovare l’equilibrio per mantenersi in piedi.
Da quel momento in poi anche il cadere non lo spaventò più…e cominciò ad accennare i primi passi, più o meno incerti, ma assolutamente sempre da solo.
Questo modo di apprendere, squisitamente naturale, mi fece riflettere, su quanto potesse essere forzato far partire da in piedi un bambino che non ha ancora acquisito il senso dell’equilibrio e (ma solo da allora, perché prima mi risultava naturale) mi viene un tenero sorriso nel vedere quei genitori che cercano in tutti i modi di tenere dritti i loro bambini, quando invece è così naturale che loro partano da seduti.
dic
03
Posted by Ethel on
dicembre 3, 2008
Avete mai avuto la sensazione che i vostri figli vi perseguitassero, che mentre cercate qualcosa per casa la loro ombra vi seguisse, che non riusciste neanche ad andare in bagno in pace, che se state parlando con qualcuno avete sempre in sottofondo la voce dei vostri bambini che vi parlano?
Avendo due figli a me è capitato spesso, e in un giorno in cui ero esasperata gli chiesi. “ma perché mi state sempre dietro!?” e mi hanno risposto: “E’ perché ti vogliamo bene!”.
È stata così tenera la cosa che le tensioni si sono allentate e mi sono fermata a parlargli.
Io chiesi loro se ritenevano fosse piacevole sentirsi seguiti in continuazione e mi risposero di sì.
Quindi dovetti abbandonare quella via.
Loro mi chiesero perché non volessi stare con loro e io ci rimasi male, non volevo cacciarli ma solo avere un momento per raccogliere le idee senza sentirmi soffocare.
Dato il fraintendimento cercai di spiegare loro le mie ragioni.
Spiegai loro che i grandi devo pensare a molte cose e che non c’è una mamma che gli ricordi cosa fare e che nel mondo dei grandi se si sbaglia nessuno ti sgrida ma le persone potrebbero allontanarsi se gli errori sono ripetuti.
Non fu facile, mi tempestarono di domande tipo: “di cosa ti devi ricordare?” “perché se sbagli non ti vogliono più bene?” “perché non si può sbagliare?”.
Insomma, mi accorsi che il nostro mondo a loro è veramente oscuro e che, se vuoi bene ad una persona, non si può allontanarla.
È un concetto assoluto che, solo crescendo, assume forme più sfumate.
Il consiglio? Semplice ed intuitivo: prima di arrivare al limite chiedete a vostro figlio lo spazio e il tempo che vi serve per trovare una cosa, scrivere una lettera, fare una telefonata… fategli capire che è una cosa importante per voi come lo è per lui non essere disturbato quando vede la TV o sta finendo un puzzle molto difficile.
Proiettando su di lui il vostro disagio riuscirete a sentirvi più compresi poichè lui capirà che il vostro atteggiamento non è determinato da una mancanza di affetto nei suoi confronti ma solo un modo per concentrarvi un po’ su voi stessi.
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genitori e bambini
dic
01
Posted by Ethel on
dicembre 1, 2008
Quante volte vostro figlio vi ha fatto i capricci perché voleva questo, voleva quello, e le sue richieste insistenti vi tartassava con cose sempre nuove?
Io ho risolto il problema soddisfacendo le loro richieste solo a patto che…e lascio alla vostra fantasia quale richiesta porre a vostro figlio.
In base alla consistenza della sua richiesta potete dare delle condizioni con scadenze diverse:
- ad esempio per un gelato, si possono dare delle condizioni del tipo 2dato che oggi andiamo dalla zia, se ti comporti bene ceniamo con il gelato”
- per il NINTENDO… “se alla fine dell’anno avrai una buona pagella, mamma te lo regala”
Proporre un gelato nel secondo caso risulta sproporzionato all’impegno richiesto dal bambino, quindi sta a voi dare un metro di valutazione congruo.
La regola del DARE e AVERE è una regola che viene ben sottolineata da questo atteggiamento e vi permette di fare dei regali senza che i vostri figli vengano viziati, in quanto assolvono più il compito di premi.
Questo è importante perché insegna il valore delle cose ed insegna ad apprezzarle, perché arrivano dal duro lavoro su se stessi, sulla coscienza di se stessi.
Vi stupirete come sia più bello il viso di vostro figlio quando ottiene qualcosa dal merito, è come lo sentisse più suo, ed entra in modo gentile nel duro mondo della meritocrazia.