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Perché i neonati gridano?
Posted by Ethel on dicembre 23, 2008Il grido è l’S.O.S. del bambino che, nei primi 12 mesi di vita, in assenza di comunicazione verbale, non ha altro sistema di segnalazione. È una generica richiesta di aiuto che sollecita l’attenzione della madre, anche se non è mai nettamente chiara la ragione delle grida. Da meccanismo di emergenza che ha, soprattutto, la funzione di poterla male vicino a neonato il più rapidamente possibile, a consolarlo e, nello stesso tempo cercare di capire perché ha bisogno di aiuto.
Le 7 cause principali del grido di un bambino: dolore, il saggio, fame, solitudine, eccessiva o starsi stimolazione sensorie, frustrazione.
Se un adulto si chiude le dita in una porta può darsi che inprechi ma, di solito, non si sfoga più mettendosi a gridare. Il bambino, invece, se sentono dolore si metteno a gridare e la ragione c’è. Perché non sa dire quanto male sente e non sa distinguere tra una piccola contusione e un male grave, quindi griderà indipendentemente ed è dall’entità del suo dolore, ed è la madre che deve stabilire la natura del male.
È stranamente importante che i genitori non si lascino mai indurre a pensare che il pianto sia una sorta di espressione di personalità o semplicemente uno sfogo. È sempre la supplica di chi ha bisogno di essere notato e come tale va inteso.
Se un neonato si è bagnato o sporcato è solo un segnale di disagio, non di sofferenza, manca cioè l’intensità, dell’incisività del grido di dolore.
Se ha fame vuole che gli diamo da mangiare e smetterà solo quando potrà nutrirsi al seno o al biberon. Se però ha gridato lungo e si è sovreccitato, non riesce, in pochi secondi a calmarsi e mettersi a succhiare. Ha bisogno di un po’ di tempo per riprendersi. E’ molto importante comunque prenderlo in braccio, coccolarlo e cullarlo in modo da aiutarlo ad uscire dal suo stato di angoscia.
La solitudine è un fattore determinante in molte manifestazioni di grida in cui manchino altre motivazioni. Se il bambino si sente lontano dai naturali protettori, piange finché non si trova di nuovo con loro in uno stretto contatto fisico. La solitudine lo rende insicuro e lo fa gridare, spesso incessantemente, perché vuole essere preso in braccio. Questo costante bisogno di compagnia potrà essere scomodo per molti indaffarati genitori moderni, ma il contatto fisico con chi è destinato a proteggerlo è stato programmato nel piccolo dell’uomo durante il corso dell’evoluzione e non è cosa facile condizionare un bambino in altro modo.
Gli stimoli eccessivi prodotti da troppa luce o troppo rumore possono nuocere al bambino e farlo gridare. Non si tratta di un dolore come quello provocato un oggetto appuntito o tagliente, ma di una forma di dolore sensorio in cui occhi e orecchie soffrono per un’improvvisa, eccessiva emissione di energia. I neonati non posso sopportare i rumori forti, luci vivide e intense e spesso ce ne dimentichiamo. Nelle giornate di sole può accadere che i genitori che si chiedano perché il bambino sta gridando senza rendersi conto che, mentre loro si proteggono con lenti scure, lui non è minimamente protetto contro la violenza della luce solare.
Nel secondo semestre di vita, il grido può invece essere associato a noia e sarebbe importante che l’ambiente in cui vive il bambino fosse spesso arricchito di elementi nuovi. Un modo per evitare che il bambino venga annoiato dal suo anbiente è quello di variare forme, colori, stimoli necessari per lo sviluppo degli organi sensori del bambino.
Un’ altra forma di frustrazione che può incontrare il bambino è quella, che si riscontra in bambini più grandi, che cominciano a vedere i loro limiti nel movimento e possono vederli come una barriera all’apprendimento delle proprie ambizioni. Un esempio può essere il voler arrivare a prendere in mano un oggetto e non riuscirci: questo potrebbe scatenare un pianto violento sintomo di impotenza.
Con tale pianto richiederà l’intervento dei genitori, in modo che gli facilitino quel compito che tanto non gli riesce.
Si credeva una volta che quel gridare che si manifesta in queste diverse occasioni fosse lo stesso, ma, stando a contatto con un bambino si impara presto a distinguere l’origine del disagio anche senza studi specializzati o esperienze prolungate. Infatti sembra come un codice, programmato in tutti i bambini proprio per questo. In particolare il dolore è molto diverso dagli altri, è più acuto e quindi provoca una forte reazione con la chiara funzione di proteggere il neonato.
Le grida possono essere causa di grande afflizione per la madre che non riesca ad isolarne la causa specifica. Se stimoli quali il dolore, la fame, la paura e altre ancora sono stati eliminati a uno a uno ma il bambino continua a gridare da spezzare il cuore, spesso la madre finisce col trovarsi in uno stato altrettanto angoscioso. La sua tensione si va a sommare all’infelicità del bambino e tutto peggiora, cosicchè si arriva ad un circolo vizioso in cui la madre soffre e il figlio continua trasmettere le proprie richieste di aiuto senza che riescano a venire comprese.
Questo è il caso tipico in cui il bambino ha maturato un senso di insicurezza per essere rimasto troppo a lungo isolato della madre. L’insicurezza si può placare solo consolandolo fisicamente, tenendolo vicino per calmarlo, ma se questo contatto fisico avverrà con una persona angosciata e nervosa, non servirà a liberare il bambino della sua infelicità.
Quando la madre è inquieta, irritabile e impaziente, non sempre e si rende conto di quanto sia facile che il suo stato d’animo venga trasmesso al bambino attraverso il linguaggio del corpo. I bambini sono sensibili ai movimenti bruschi, ai sussulti e li interpretano come segnali di insicurezza, che confermano ed intensificano il loro turbamento cosicchè gridano di più invece di smettere.
Una difficoltà per la madre inquieta sta nel fingere sicurezza e serenità. Non è semplice, ma quando ci si riesce si hanno, in un tempo incredibilmente breve, miracolosi risultati.




