Quando, in casa, un bambino si mette a piangere nel cuore della notte, la madre si sveglia. Anche se ha sempre avuto un sonno duro e il risveglio difficile, si scuote ed è immediatamente vigile e presente a se stessa. È stato solo il richiamo di un bambino in difficoltà a scuoterla, o ha capito capito che era proprio il suo bambino che piangeva?
Quasi tutte le madri, quando glielo si chiede, rispondono che non sarebbero capaci di riconoscere il pianto del loro bambino da quello degli altri, quindi è difficile dare una risposta; ma questa dovrebbe essere una particolare dote materna e quindi non controllabile.
Nelle società tribali, quando le abitazioni umane erano meno lontane l’una dall’altra, doveva esser normale che le madri sentissero il pianto di diversi bambini durante la notte. Sarebbe stato, dunque, molto vantaggioso per loro riuscire a riconoscere quello del proprio bambino e accorre solo in quel caso, senza svegliarsi ogni volta.
Ma le madri oggi si sbagliano credendo di non esserne capaci!
Alcuni osservatori hanno avuto la sorpresa di constatare che, negli ospedali, le madri, durante la notte, sembrano reagire più prontamente al pianto del proprio bambino e loro stesse, ricoverate nella corsia, hanno dichiarato che gli pareva effettivamente di riuscire a riconoscerlo. Si sentivano evidentemente più disturbate nel sonno quando il bambino che piangeva era il loro.
Come esperimento è stato registrato su un nastro il pianto di diversi neonati ed è stato fatto ascoltare alle madri addormentate per vedere quale di questi pianti le avrebbe fatte svegliare di soprassalto e quante seguivano a dormire tranquillamente. I risultati sono stati sorprendenti.
Dopo solo tre notti, 22 madri su 23 sottoposto al test, riuscivano a riconoscere nel sonno il pianto del proprio bambino, mentre quando gli altri si lamentavano da far pietà, seguitavano felicemente a dormire per tutta la durata della registrazione. I momenti in cui arrivava la voce del primo bambino si svegliavano di colpo. Non per tutte sono state necessarie tre notti ma 12 di loro sono riuscite riconosce il pianto del figlio, tra quello del 31 neonati, 48 ore dopo la nascita.
Questa notevole capacità umana è stata dunque confermata. È una dote antica, che vive ancora, nascosta nella madre moderna, anche se oggi non serve più.
Per farvi capire quanto sia particolare questa sensibilità, la madre è talemente sintonizzata con il pianto del bambino che identifica il suo modo di piangere e, se è pianto e di dolore, a correre immediatamente, altrimenti l’estero momento in ascolto prima di dedicarsi prima di decidersi ad alzarsi e andare, anche quando è appena uscita da un sonno profondo.
Perché l’ammirevole capacità della nostra specie di riconoscibilità di piccoli non ci inorgoglisca troppo sarà bene collocarla in un contesto più ampio.
Se fossimo pinguini reali invece di esseri umani, dovremo affrontare un compito ben più difficile, perché, ogni volta che la madre torna all’allevamento con un boccone di cibo deve riconoscere, dalla voce, nel proprio piccolo in mezzo a centinaia, o migliaia, di piumate creature quasi identiche tutte in attesa di cibo.
Se la nostra capacità è ragguardevole, la loro è SBALORDITIVA.
Dopo la colossale fatica, mentre madre e piccolo stanno riposando in ospedale il compito del papà è quello di rendere il nido il più accogliente possibile, in modo che il rientro sia il più rilassante possibile.
Ecco un elenco stilato proprio da un papà di cose da fare prima che mamma e pupo ritornino a casa ( e subito dopo):
1. Pulire e riordinare la casa per il rientro di mamma e bebe’.
2. Avvisare di persona parenti e amici della nascita del bebe’ , procurare il fiocco da appendere sulla porta di casa.
3. Rispondere al telefono al posto della propria compagna e cercare di raccontare personalmente quello che i curiosi vogliono sapere (com’e’ andato il parto, peso del bimbo, se mangia o no, se dorme o no, …).
4. Organizzare le visite a casa in modo che nella stessa giornata non si concentrino troppe persone e che queste non si trattengano a lungo. E’ consigliabile che nella prima settimana il via vai sia ridotto al minimo indispensabile, perche’ la mamma deve avere il tempo di ambientarsi e di organizzarsi nel suo nuovo ruolo.
5. Annullare o spostare alcuni appuntamenti presi prima del parto.
6. Fare la “lista della spesa”
7. Prendere qualche giorno di permesso dal lavoro per stare vicino alla propria compagna e al bebe’.
8. Occuparsi il piu’ possibile delle faccende domestiche nelle prime settimane dopo il parto.
9. Aiutare la mamma nelle prime operazioni di cura del bebe’ (cambio pannolino, medicazione ombelico,…).
10. Accompagnare la mamma e il bebe’ alle visite dal pediatra.
Il grido è l’S.O.S. del bambino che, nei primi 12 mesi di vita, in assenza di comunicazione verbale, non ha altro sistema di segnalazione. È una generica richiesta di aiuto che sollecita l’attenzione della madre, anche se non è mai nettamente chiara la ragione delle grida. Da meccanismo di emergenza che ha, soprattutto, la funzione di poterla male vicino a neonato il più rapidamente possibile, a consolarlo e, nello stesso tempo cercare di capire perché ha bisogno di aiuto.
Le 7 cause principali del grido di un bambino: dolore, il saggio, fame, solitudine, eccessiva o starsi stimolazione sensorie, frustrazione.
Se un adulto si chiude le dita in una porta può darsi che inprechi ma, di solito, non si sfoga più mettendosi a gridare. Il bambino, invece, se sentono dolore si metteno a gridare e la ragione c’è. Perché non sa dire quanto male sente e non sa distinguere tra una piccola contusione e un male grave, quindi griderà indipendentemente ed è dall’entità del suo dolore, ed è la madre che deve stabilire la natura del male.
È stranamente importante che i genitori non si lascino mai indurre a pensare che il pianto sia una sorta di espressione di personalità o semplicemente uno sfogo. È sempre la supplica di chi ha bisogno di essere notato e come tale va inteso.
Se un neonato si è bagnato o sporcato è solo un segnale di disagio, non di sofferenza, manca cioè l’intensità, dell’incisività del grido di dolore.
Se ha fame vuole che gli diamo da mangiare e smetterà solo quando potrà nutrirsi al seno o al biberon. Se però ha gridato lungo e si è sovreccitato, non riesce, in pochi secondi a calmarsi e mettersi a succhiare. Ha bisogno di un po’ di tempo per riprendersi. E’ molto importante comunque prenderlo in braccio, coccolarlo e cullarlo in modo da aiutarlo ad uscire dal suo stato di angoscia.
La solitudine è un fattore determinante in molte manifestazioni di grida in cui manchino altre motivazioni. Se il bambino si sente lontano dai naturali protettori, piange finché non si trova di nuovo con loro in uno stretto contatto fisico. La solitudine lo rende insicuro e lo fa gridare, spesso incessantemente, perché vuole essere preso in braccio. Questo costante bisogno di compagnia potrà essere scomodo per molti indaffarati genitori moderni, ma il contatto fisico con chi è destinato a proteggerlo è stato programmato nel piccolo dell’uomo durante il corso dell’evoluzione e non è cosa facile condizionare un bambino in altro modo.
Gli stimoli eccessivi prodotti da troppa luce o troppo rumore possono nuocere al bambino e farlo gridare. Non si tratta di un dolore come quello provocato un oggetto appuntito o tagliente, ma di una forma di dolore sensorio in cui occhi e orecchie soffrono per un’improvvisa, eccessiva emissione di energia. I neonati non posso sopportare i rumori forti, luci vivide e intense e spesso ce ne dimentichiamo. Nelle giornate di sole può accadere che i genitori che si chiedano perché il bambino sta gridando senza rendersi conto che, mentre loro si proteggono con lenti scure, lui non è minimamente protetto contro la violenza della luce solare.
Nel secondo semestre di vita, il grido può invece essere associato a noia e sarebbe importante che l’ambiente in cui vive il bambino fosse spesso arricchito di elementi nuovi. Un modo per evitare che il bambino venga annoiato dal suo anbiente è quello di variare forme, colori, stimoli necessari per lo sviluppo degli organi sensori del bambino.
Un’ altra forma di frustrazione che può incontrare il bambino è quella, che si riscontra in bambini più grandi, che cominciano a vedere i loro limiti nel movimento e possono vederli come una barriera all’apprendimento delle proprie ambizioni. Un esempio può essere il voler arrivare a prendere in mano un oggetto e non riuscirci: questo potrebbe scatenare un pianto violento sintomo di impotenza.
Con tale pianto richiederà l’intervento dei genitori, in modo che gli facilitino quel compito che tanto non gli riesce.
Si credeva una volta che quel gridare che si manifesta in queste diverse occasioni fosse lo stesso, ma, stando a contatto con un bambino si impara presto a distinguere l’origine del disagio anche senza studi specializzati o esperienze prolungate. Infatti sembra come un codice, programmato in tutti i bambini proprio per questo. In particolare il dolore è molto diverso dagli altri, è più acuto e quindi provoca una forte reazione con la chiara funzione di proteggere il neonato.
Le grida possono essere causa di grande afflizione per la madre che non riesca ad isolarne la causa specifica. Se stimoli quali il dolore, la fame, la paura e altre ancora sono stati eliminati a uno a uno ma il bambino continua a gridare da spezzare il cuore, spesso la madre finisce col trovarsi in uno stato altrettanto angoscioso. La sua tensione si va a sommare all’infelicità del bambino e tutto peggiora, cosicchè si arriva ad un circolo vizioso in cui la madre soffre e il figlio continua trasmettere le proprie richieste di aiuto senza che riescano a venire comprese.
Questo è il caso tipico in cui il bambino ha maturato un senso di insicurezza per essere rimasto troppo a lungo isolato della madre. L’insicurezza si può placare solo consolandolo fisicamente, tenendolo vicino per calmarlo, ma se questo contatto fisico avverrà con una persona angosciata e nervosa, non servirà a liberare il bambino della sua infelicità.
Quando la madre è inquieta, irritabile e impaziente, non sempre e si rende conto di quanto sia facile che il suo stato d’animo venga trasmesso al bambino attraverso il linguaggio del corpo. I bambini sono sensibili ai movimenti bruschi, ai sussulti e li interpretano come segnali di insicurezza, che confermano ed intensificano il loro turbamento cosicchè gridano di più invece di smettere.
Una difficoltà per la madre inquieta sta nel fingere sicurezza e serenità. Non è semplice, ma quando ci si riesce si hanno, in un tempo incredibilmente breve, miracolosi risultati.
Il primo problema che di solito si pone ad un genitore è quello di costituire una certa l’autorità sui propri figli. Infatti molti genitori non riescono a farsi rispettare perché sono entrati in un limbo di permissivismo in cui le punizioni restano tali e le sanzioni vengono sempre cancellate, mentre il regolamento familiare varia in base al loro umore.
Uno scenario opposto può essere quello in cui fioccano punizioni severe, oppure quando manca il dialogo con i figli nei periodi di crisi o viene fatta stretta vigilanza sui loro spostamenti, sulle loro amicizie e la loro vita scolastica.
Il lassismo genera conflitti, nonchè ansia nei bambini, mancando veri punti riferimento che possano mostrare chiarezza e coerenza al bambino. Anche l’autoritarismo, di contro, può provocare dei conflitti e generare rapporti di forza, che metteno un freno allo sviluppo del bambino.
Il consiglio? Siate fiduciosi delle vostre capacità genitoriali, focalizzate quali sono i vostri principi, quelli che vorreste che accompagnassero vostro figlio per tutta la vita e imponetevi su quelli. Gli strumenti che utilizzerete saranno calibrati alle vostre aspettative, riuscirete sicuramente a trovare un equilibrio considerando che l’autorità è sinonimo di responsabilità.
L’autorità dipende dalla fiducia che i genitori hanno nella propria capacità di scegliere e applicare quello che ritengono giusto e necessario allo sviluppo dei propri figli, modellando le vostre risposte sui vasti valori e sulla personalità del vostro bambino.
Un genitore è un despota illuminato: dispensa consigli, grande dialogatore, ma alla fine è lui a prendere le decisioni e a disporre dei mezzi per farle rispettare.
Un’idea potrebbe essere quella di convocare una sorta di consiglio familiare e farlo diventare un rito prima di perdere la bussola… Una riunione in cui ognuno esprime le proprie critiche e proposte, dopo del quale i genitori si consultano e decidono.
Le proposte dei vostri figli potrebbero essere veramente illuminanti! E, da saggi despoti, tenerle in considerazione vi permette di modellare le richieste dei vostri figli alle esigenze familiari.
Su questo argomento comunque mi riservo di tornarci con più calma.
Da che mondo è mondo le donne hanno sempre partorito ma gli uomini sono solo pochi decenni che possono assistere al parto…un mondo a loro, quindi, oscuro.
È facile farsi prendere dal panico se la tua dolce metà diventa un mostro urlante dovuto al dolore.
E’ un dolore difficile da comprendere se non si è mai provato prima… anche per una donna.
Ora cercherò di descriverlo in modo che abbiate un termine di riferimento: all’inizio del travaglio potrei dirvi che i dolori assomigliano a quelli delle mestruazioni, ma intermittenti; considerando però che gli uomini non hanno idea di cosa siano i dolori mestruali, posso dirvi che assomigliano, a loro volta, ha dei dolori dovuti ad un indolenzimento della zona lombare in seguito da uno sforzo notevole.
Dopo, quando il parto è pronto, e il bambino ha iniziato la discesa questi dolori si trasformano e dal travaglio si passa ai dolori del parto vero e proprio.
Questi si spostano a livello dell’ano e assomigliano più o meno all’atto di defecazione in seguito ad un lungo periodo di stitichezza totale.
E’ proprio con l’inizio di questi dolori che normalmente iniviano gli urli più strazianti e le imprecazioni più inaudibili.
Ma quel poco potrebbe essere TANTO soprattutto se l’emotività della donna è al collasso.
Ecco un piccolo elenco:
- massaggiare la zona lombare della schiena;
- incoraggiare la propria compagna a camminare, invece di stare distesa (questo durante il travaglio), poiché la gravità agevola l’uscita del bambino;
- quando iniziano i dolori del parto, per il motivo illustrato prima, la donna avrà la sensazione di dover evacuare: suggerirle di andare al bagno per svolgere le sue funzioni intestinali è una buona idea perchè, dopo aver evacuato realmente, se sente ancora lo stimolo potete dirle tranquillamente di rilassarsi perchè è solo una sensazione quella che avverte e non una reale necessità di evacuare.
Rilassandosi agevolerà e velocizzerà il processo di uscita del bambino;
- darle una mano da stringere.
Penso che sia veramente tutto quello che l’uomo può fare per la donna in quel momento.
Le risposte bere: non possono, o quasi. Quando si tratta di evitare di avere troppo caldo troppo freddo i bambini sono in una grave condizione di svantaggio rispetto gli adulti e hanno bisogno di tutto il loro aiuto per raggiungere uno stato di benessere.
Su un adulto troppo caldo, può allontanarsi da sua gente di colore e spostarsi in un luogo più fresco i bambini non possono far. Possono solo piangere il più forte possibile. Il pianto sarebbe, di solito, a far accorrere qualcuno in loro aiuto, ma, paradossalmente, aumenta immenso in misura considerevole la loro produzione interna di calore. Lo sforzo fisico intenso che accompagna un forte pianto alter metabolismo dello sfortunato bambino, se non verrà soccorso in fretta, alla più caldo che mai.
Se un adulto troppo caldo, può togliersi qualche indumento. Il bambino cerca di spingere via scalciando le coperte che lo surriscalda ma se sono state troppo ben rimboccate non ci riesce. Bevi, anche in questo caso, affrontare una sofferenza che agli adulti viene evitata. Gli adulti possono anche risolvere le loro difficoltà mediante la comunicazione verbale, chiedendo che venga aperto una finestra o spento un fuoco. Anche questi bambino possono farlo possono solo piangere e gridare piante grida indicano uno stato di infelicità, ma l’adulto non conosce la ragione di quest’infelicità. Se penso che il neonato abbia fame e gli dà dell’arte, al seno nel biberon, non fate liberare altro colore nel suo organismo. Sono adulto dell’una bevanda calda e liquido attimo le sue ghiandole suddita e e l’evaporazione del sudore regola temperature del suo corpo. Per il neonato non avviene la stessa cosa. Vi si ghiandole suddita e sono poco sviluppate e non gli consentono questo meccanismo di raffreddamento. Solo due anni il bambino posso dare in misura efficace, con un adulto.
Così tutto questo non bastasse, e la Nato è provvisto di uno strato isolante di grasso che riduce la pelle di calore e contribuisce ad aumentare le sue difficoltà quando la temperatura esterna è troppo alta. È sua pelle, inoltre, è sottile e molto sensibile e se lo sa anche per zone molto estese se si trova troppo vicino un fuoco.
È chiaro, dunque, che uno dei primi doveri dei genitori assicurarsi che il bambino non abbia troppo caldo. Ugualmente necessario evitare il pericolo posto, perché bambini molto picco sul ugualmente sensibili al set non posso rabbrividire misura efficace, ha messo che rabbrividiscono quando sono appena nati, e l’assenza di questa reazione di emergenza troppo freddo è per loro un grave svantaggio. A differenza dell’adulto, inoltre, non posso mettersi addosso qualcosa in più per difendersi dal freddo. Se hanno caldo possono tentare di togliersi le coperte, ma sono assolutamente incapaci di coprirsi. Si fanno pipì e si bagnano, l’evaporazione del liquido si aggiunge al processo di raffreddamento. Se, come capita spesso, non hanno capelli, subiscono una considerevole perdita del calore attraverso la pelle della testa anche quando tutto resta il loro corpo è coperto. Se si ha già durante la notte, si trovò le coperte e si raffreddano ancora di più.
Non va dimenticato un altro rischio di raffreddamento o si tratti di un bambino molto piccolo. Si dorme profondamente, infatti, il suo metabolismo non risponde in tempo utile a un calo nella temperatura della stanza, ma comincia reagire solo quando il bambino sta per scuotersi dal sonno e ormai quasi sveglio. Ho un lungo sonno in una stanza fredda costituisce quindi un pericolo.
Il sono di un neonato prematuro le difficoltà aumentano.
È infatti durante le ultime settimane della gravidanza normale che si forma una specialista di grasso che aiuterà il bambino a mantenere il calore una volta uscito dal ventre materno. Lo solo di grasso è un importante produttore interno di calore; i nati prematuri ne sono privi e possono raffreddarsi rapidamente estesamente sei condizioni ambientali non sono quelle giuste. Per questa ragione devono essere tenuti nelle incubatrici ad alte temperature. Un neonato prematuro nudo le c’è sedute di una temperatura di 32°. Occorre, tuttavia, assicurarsi continuamente non abbia troppo caldo e che i tre mosse che funzionano perfettamente, affinché la camera non ci siano mai più di 35°.
Tutte queste difficoltà nel controllo della temperatura indurrebbe a pensare che il picco dell’uomo sia stato poco favorito dall’evoluzione, sotto quest’aspetto è che non è stato meglio equipaggiato per affrontar ipotizzare i mutamenti del temperatura esterna è risposta è, quasi certamente, che l’evoluzione del genere umano è venuta in un clima mite, tiepido, in quegli spazi di calore non erano mai violenti. 32 mali, è più grave che un neonato abbia troppo freddo che troppo caldo e questo, semplicemente, non succedeva. Se di notte si bastava temperatura la madre primitiva assediò il piccolo contro il suo corpo e dormiva così, tenendo selo rannicchiato addosso, al sicuro. Durante il giorno le basta assicurarsi che non fosse esposto ai raggi diretti del sole che avevo danneggiato la sua pelle delicata e surriscaldato il suo corvo e corpo vulnerabile. Il clima era tipica e i rischi non erano molti, ma quando il progresso della sua specie è porta diffondersi sempre di più, fino a coprire tutto il globo, sono sorti nuovi pericoli. Nel clima è più freddo i neonati rischiano di ammalarsi, provvedere gli indumenti caldi è diventato una necessità vitale. Le temperature erano innaturali per l’uomo i nostri progenitori hanno perso senza dubbio molti dei loro figli appena nati. È stato il prezzo che hanno pagato per le loro esplorazioni al Nord e al sud del pianeta.
Oggi, con il riscaldamento centrale e l’aria condizionata di due bambini godono di nuovo di livelli temperatura più naturali, ma poiché questa temperatura naturale ottenuto con mezzi completamente artificiali, nella madre di un assicurarsi che sia sempre a livello giusto. Nei climi temperati questo livello risolve leggermente più alto di quanto un adulto avrebbe scelto per sé. L’adulto, infatti, si abituata a vivere più a freddo di quanto non sarebbe normale della nostra specie, rispetto ai milioni di anni di evoluzione che avrò passato in regioni più calde. Inoltre i nostri corpi sono più freddi di quello di un bambino. Temperatura del corpo di un essere umano invece leggermente ma progressivamente dalla prima infanzia alla vecchiaia. Quindi essere bene un bambino ha bisogno di una stanza un po’ più calda di quella che genitori vorrebbero per sé.
Ciò sistema scientifico per calcolare la temperatura di una stanza. È basato su due fattori: da temperatura neutrale del bambino e l’effetto delle coperte che l’avvolgono. Temperatura neutrale o, più come più correttamente, l’ambiente termico naturale è quello in quel bambino può conservare la trave temperatura corporea senza il minimo sforzo. Come qualsiasi altro animale, il bambino devi impiegare dell’energia per mantenere il calore del perno corpo si tutt’intorno fosse. Quel calore è prodotto dei processi nei diabolici e ne cavò alici e dell’attività muscolare. Se il neonato accelera enfaticamente intorno metabolismo per essere caldo rischia, rispetto all’adulto, di esaurire le proprie riserve corporee. Anche i risultati che può raggiungere con l’attività muscolare sono molto scarsi. Tre possiede un elemento protettivo in più, che ha concesso solo a lui, al neonato, ed è l’abbondante dei posti di grasso di cui si è parlato. Questo riserva di grasso, con centrale nella regione delle schiene del collo o sprigionare valore grazie uno speciale processo chimico ed è preziosa per la salute di un neonato che sia venuto al mondo in un ambiente dove temperatura è troppo bassa.
A questi sistemi che producono calore viene affidato un compito leggero quando la temperatura esterna al corpo è di circa 32°, poco si parla di un bambino appena nato, non bisogna dimenticare che nudo. Si viene avvolto in una coperta temperatura della stanza può essere più bassa, non risultare sempre alta all’interno della coperta. Per esempio la temperatura della coperta che avvolge il bambino quasi 32° quando nella stanza e di 25 soltanto. Una stanza venuta circa questa temperatura garantisce, di conseguenza, al neonato uno stato innaturale neutrale perfetto. Una temperatura solo leggermente inferiore non può, naturalmente provocare gravi di inconvenienti. Si raccomandano di solito i 24° per una Nato tenuto coperto. Un tempo si consigliava di 21°, ma, nonostante una Nato possa affrontare anche un ambiente più freddo, ora si intende a mantenere una temperatura superiore. In particolare è necessario ma mentre temperatura con i neonato, per qualsiasi ragione, venga spogliato e sicché non sia completamente rivestito o avvolto nelle coperte.
Passati più di giorni, il bisogno di caldo diminuisce. Dopo qualche settimana il neonato è in grado di migliorare la produzione di calore e di controllare la temperatura del perno corpo. Una stanza 20 21° ore perfettamente adeguata al benessere del bambino che, rannicchiò delle coperte, si lascia alle spalle i suoi primi giorni di vita. Bisogna ancora, però, serpenti che non prenda freddo mentre si sposa per cambiarlo fa il bagno.
Riassumendo: a qualche settimana dalla nasce il picco dell’uomo può sopportare il ieri Verezzi di letteratura, ma gli sbalzi troppo forti, soprattutto sopportano il freddo, sono pericolosi. In generale non evitati sia i cali si è rialzi improvvisi da temperatura. Una camera che si raffredda di notte, per un guasto, mentre genitori dormono, o i momenti di distrazione in cui non ci si accorge di una luce solare troppo intensa o del colore di una serra, sono rischi contro il quale il neonato ha pochi mezzi per difendersi.
Questo argomento potrà essere inutile per chi ha una chiara fede, qualsiasi essa sia, e che è sicuro che voglia trasmettere la propria fede ai figli, ma quando non si approccia una religione in particolare o quando si vuole insegnare la libertà di religione ad un bambino la risposta che Gesù è figlio di Dio non vale più!
Dire anche che Gesù non è esistito, penso che sia un’incongruenza ancora maggiore, quindi penso che la cosa migliore sia, per i bambini più piccoli, dire che era una persona molto buona che credeva che tutti gli uomini fossero buoni e che è morto per affermare i suoi ideali penso che sia una cosa veritiera, che non coinvolge nessun sentimento religioso, e che fa capire come siano importanti degli ideali, per i quali si può lottare anche fino alla morte.
Man mano che vostro figlio cresce e che comprende meglio i rituali del Natale, della Pasqua e altre ricorrenze religiose, che scandiscono il corso annuale della vita di qualsiasi italiano, vi riproporrà la domanda in forme via via più specifiche, chiedendo se è figlio di Dio, se è vero che è risorto, se è vero che ha moltiplicato i pani e i pesci… per dare una risposta che non annulli tali credenze che gli verranno riproposte in continuazione da compagni, insegnanti, potete spiegargli che i cristiani, credono che Gesù sia il figlio di Dio, perchè i suoi ideali di amore erano talmente grandi da essere vicini a qualcosa di più grande e importante di qualsiasi cosa che è possibile da comprendere per l’essere umano, e tutti i gesti che gli vengono attribuiti è un modo per descrivere la sua generosità.
Il fatto che sia risorto è un pò più difficile da spiegare senza distruggere totalmente le credenze popolari però l’approccio che posso consigliare è che rinascere è qualcosa che non è permessa a nessuno, perchè chi muore non può ritornare e pensare che a lui sia stato permesso il ritorno è come pensare che in qualche modo sia stato premiato per il suo sacrificio.
So quanto sia difficile per un ateo esporre in questo modo la visione di Gesù al proprio figlio, ma viviamo in una società cristiana e distruggere la visione che giorno dopo giorno viene data a nostro figlio sulla religione è difficile, ma fargli capire che ci sono modi diversi di vedere la stessa cosa, può fargli apprezzare diverse culture, può dargli una visione più ampia della vita e, soprattutto, visto che i valori cristiani sono indubbiamente molto belli, si può trasmettere, con degli esempi, concetti di correttezza e bontà se no troppo difficili da spiegare.