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Archive for novembre, 2008

nov
21

Stare vicini x confortarsi (a vicenda)

Posted by Ethel on novembre 21, 2008

La PATERNITA’ spesso più della maternità è una condizione difficile, eprchè fisicamente non si avverte nessun cambiamento, che sono tutti appannaggio esclusivo femminile (per fortuna…direbbero in molti), ma questo rende difficile per l’uomo accettare il suo ruolo ed è per questo che spesso entra prepotentemente nel mondo femminile cercando di comprenderlo anche in modo goffo e inappropriato.

E’ per questo che tra i tanti consigli che vorrei dare a tutti i pre-papà quello che mi è più caro è: non prendetevela con gli sbalzi di umore delle vostre consorti, non sono rivolti a voi ma sono solo scompensi fisiologici, che lòa donna sfoga sul primo malcapitato. Non cercate di capirli…molto spesso non ne è realmente cosciente neanche lei.

Per quanto vi è possibile assecondate e lasciate correre, ma se ritenete la cosa insostenibile parlatene con calma con lei. Non abbiate paura di dimostrarle la vostra vulnerabilità, lei ve la mostra ogni giorno e non se ne vengogna: fatele rilevare che, pur comprendendo i suoi comportamenti, vorreste che lei li limitasse.

Non dico che la cosa sia semplice, ma certamente superare questi disguidi può aiutare ad un futuro insieme più complice e sereno.

Una cosa che può veramente essere bella utile e divertente, è pensare, progettare e costruire il vostro mondo di neo-genitori.

Scegliere il nome, comprare le cose che vi serviranno per le prime fasi di vita del bambino, arredare la cameretta, prepare il corredino per l’ospedale, tutte cose che, se condivise, permettono al futuro papà di sentirsi meno estraneo a quello che sta succedendo.

Accarezzare spesso il pancione facendo progetti sul vostro piccolo campione vi aiuterà a stabilire un contatto prenatale e a proiettarvi nella vostra futura vita di genitore.

Cominciare già a pensare a come e cosa si possa vi possa servire per cambiarlo vi renderà mentalmente più pronti per quel momento spesso traumatico; cominciare a pensare a cosa fare se non sarà un dormiglione vi aiuterà a vivere il momento, se dovesse arrivare, con più lucidità, e così via…

Di suggerimenti poi ne è pieno il mondo, quindi se vi caricate di esperienza prima…non avrete grossi problemi dopo!

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nov
19

LO DICI ANCHE TU

Posted by Ethel on novembre 19, 2008

Sono certa che almeno una volta, magari dopo una giornata disastrosa, durante un litigio, o un altro evento fonte di stress, vi sia capitato di fare dei gesti o dire delle parole non proprio consone davanti ai vostri figli.

Se non vi è capitato siete dei santi e non vi serve la lettura di questo articolo, o potreste anche leggerlo, qualora vi ritroviate in condizioni simili in un futuro.

Che vi sia capitato o meno penso che tutti saprete che i bambini sono delle spugne e, se si tratta di gesti con enfasi negative, sembrano addirittura dei magneti.

Come risolvere il problema?

Tutti risponderete evitando certi atteggiamenti.

Accademicamente parlando non fa una piega, ma se consideriamo che viviamo nella realtà e non nella idealità, ciò non può essere deciso a tavolino.

Ci capiterà magari che nostro figlio dica una parolaccia e noi lo sgridiamo e lui ci dica… ‘MA LO DICI ANCHE TU!’.

Loro non conoscono il significato delle parole, le ripetono come ripeterebbero CIAO, MAMMA, PAPA’… ed è allora che i sensi di colpa ci attanagliano…ma rendiamoli proficui…tanto ormai il danno è fatto!

Possiamo approcciare così: ‘davvero mamma/papà ha detto questa parola!?…Ma era davvero arrabbiata/o quando l’ha detta?… Sai cosa significa?’.

Poi si può proseguire dicendo che talvolta i grandi non riescono a piangere e il loro modo di soffrire è dire o fare delle cose che in realtà non dovrebbero essere fatte e che sareste molto felici se, quando si sbagliano, ci fosse qualcuno che li sgridasse.

Questo responsabilizza molto il bambino, lo rende un po’ genitore e, se gli porgete la mano dicendo che può anche darvi una botta così la prossima volta non vi capiterà più, anche se non vi colpisce la mano, avvertirà il messaggio in modo positivo…provare per credere!

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nov
18

L’evoluzione di Babbo Natale

Posted by Ethel on novembre 18, 2008

Tre simpatici vecchietti che portavano doni a tutti i bambini, comparsero per la prima volta in Francia, Inghilterra e Germania, con il nome rispettivamente di Père Noel, Father Christmas e il Weihnachtsmann.

Ai primi del 1900 Santa Claus era sempre presente nelle celebrazioni natalizie: sulle cartoline e nella pubblicità; protagonista di storie, compariva in moltissime rappresentazioni; e simpatici omini vestiti da Babbo Natale si trovavano nei grandi magazzini e agli angoli delle strade per riscuotere soldi da dare in beneficenza.

La sua immagine era univocamente riconosciuta come un simpatico e gioviale nonnetto con la barba, stivali neri e giacca con i bordi di pelliccia e un’ampia cintura. Alcune volte cambiava il proprio abito e lo sostituiva con una lunga veste ed un berretto, ma si distingueva dalle altre figure europee similari, perchè tendevano ad essere più imponenti e meno paffute.

Le due guerre mondiali spedirono milioni di soldati americani oltre oceano, che portarono con loro anche le usanze natalizie e la figura di Santa Claus.

Fu ampiamente osteggiato in tutta Europa: bruciato in Francia, fuorilegge in Olanda, picchiato in Bosnia e criticato dai vescovi cattolici nell’America latina, ma riuscì a sopravvivere a queste critiche tanto che tutt’oggi resta il simbolo del Natale per milioni di persone…e tale sembra voglia rimanere anche nel futuro.

E’ un lavoro duro quello di Babbo NAtale, tanto che con il tempo si è circondato di laboriosi aiutanti che lo coadiuvano nel fabbricare e portare doni a tutti i bambini.

I più piccini, ad oggi, credono che al Polo Nord, nella sua immensa fabbrica di regali ci siamo una schiera di elfi.

E’ dalla Scandinavia che è partita l’idea di associare gli elfi alla stagione natalizia, ma normalment evenivano visti più con simpatici disturbatori della quiete che non aiutanti di qualche simpatico nonnetto…ma come abbiamo visto le figure tradizionali sono soggette alle revisioni. Fu, infatti, solo agli inizi del XX secolo che in Danimarca, Norvegia ed Islanda gli elfi assunsero dei connotati benevoli.

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nov
17

1…2…3

Posted by Ethel on novembre 17, 2008

Chi di voi lettori non si è mai spazientito in seguito ad un atteggiamento reiterato del bambino, anche in modo forse troppo fulminante?

Talvolta queste risposte, dettate più da stress che dalla reale volontà di sgridare il figlio, possono essere assai improduttive, perché non sempre è chiaro al bambino quanto può essere nocivo un atteggiamento…lui scoppia a piangere….voi vi esasperate ancora di più e…non avete risolto niente!

La cosa migliore, a prescindere di come decidiate di redarguire vostro figlio è spiegargli perché il suo atteggiamento può essere nocivo, a se o agli altri non importa, quindi sollecitarlo a smettere.

Se il bambino prosegue, punirlo subito potrebbe non permettere al bambino di focalizzare il perché, in quanto essendo troppo preso dal gioco è possibile anche che non abbia recepito l’ammonizione, ed è qui che interviene l’1-2-3.

Sono tre numeri magici durante i quali voi cercherete di calmarvi e, anche il bambino ha il tempo di calmarsi e riflettere sulle vostre parole.

Durante il vostro conteggio potete ripetergli l’ammonizione, in quanto lui è sicuramente molto più attento di prima alla vostra reazione e, cosa assai importante…

Dopo ogni conteggio, se non è riuscito a contenersi, dovete sempre provvedere con una punizione. Questo è importante perché voi gli state chiedendo di non nuocere a se e agli altri e perché, nella società umana, chi non si astiene dal nuocere a se o agli altri, viene punito e, tra le altre cose, risulterete più credibili per le future ammonizioni!

Faccio un esempio nel mondo adulto, poiché in realtà è uno schema della vita, non solo dell’educazione: poniamo che, come ammonizione ci sia quella che, se non si ha il biglietto dell’autobus si viene multati. Nel caso in cui i controllori non ci sono mai si pensa che l’ammonizione sia solo un modo per spaventare e a lungo andare diventa meno credibile, se invece i controllori sono sempre, o periodicamente, presenti, non ci si può approfittare del sistema.

Concludendo: l’1-2-3 serve sia a voi per chiarire le motivazioni del vostro dissenso, sia a vostro figlio per ragionarci su, sia a voi per prendere dei provvedimenti educativi ed esporli alla vostra piccola peste, sia a lui di scegliere se correre il rischio o no, di essere punito… ma se è convinto che il divertimento che sta provando per quella cosa valga la punizione…questa deve arrivare, perché anche i ladri sanno che se rubano vanno in prigione, e guai se non fosse così.

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nov
16

Il Natale di altri tempi e luoghi

Posted by Ethel on novembre 16, 2008

Ho trovato un pò di notizie su festività simili al Natale cristiano che venivano svolti molto prima, o che vengono svolti tutt’ora in parti del mondo, ma che nulla hanno a che vedere con la cultura cristiana. Prima ancora di iniziare ad enumerarle vi voglio dire qual’è la cosa che sorprendentemente hanno in comune… il periodo dell’anno in cui vengono festeggiati!!!

Anche se non vogliamo essere eccessivamente didascalici per mancanza di competenze eccone un’elenco, che in parte ricalca alcune usanze cui abbiamo fatto riferimento negli articoli per la definizione di come è nato il Natale ma…non perdiamoci in chiacchiere!

Il dio Horus egiziano
Le testimonianze di affreschi e mosaici raffiguranti Horus in braccio a Iside che richiamano le immagini iconografiche cristiane della Vergine col bambino, fanno pensare che le immagini rappresentanti Iside e Horus, spesso raffigurati con la corona solare sul capo, siano state “rispolverate” da questa antica cultura e adattate alle esigenze proprie della cristiamità (cambiando i nomi…ma non l’essenza).

Il dio Mitra indo-persiano

Ecco un mito che sicuramente avrà ispirato molto le scritture cristiane: il culto di Mitra fu sicuramente quello che maggiormente ispirò il cristianesimo tanto che possiamo vedere delle corrispondenza anche nella natalità, infatti si diceva anch’esso fosse stato partorito da una vergine, anche lui aveva dodici discepoli e veniva soprannominato, ma guarda un pò, “il Salvatore”.

Gli dei babilonesi Tammuz e Shamash

Anche in Babilonia abbiamo dei festeggiamenti nel giorno corrispondente all’odierno 25 dicembre…ma questo avveniva ben 3000  prima della nascita di Cristo.

In questo giorno veniva festeggiato il dio Sole babilonese Shamash (chiamato Utu in sumerico e Shamash in accadico). Era anche dio della giustizia e della predizione, non solo del Sole, poichè il Sole, proprio per la sua posizione, riesce a vedere tutto: passato, presente e futuro.

Solo successivamente in Babilonia si iniziò a venerare la dea Ishtar e suo figlio Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole.  Anche Ishtar, come Iside, veniva rappresentata con il suo bambino tra le braccia e attorno alla testa di Tammuz veniva disegnata un’aureola formata da 12 stelle che simboleggiavano i dodici segni zodiacali.

Beh, guardate un pò che coincidenza…anche il dio Tammuz muore per risorgere dopo tre giorni.

Dioniso

Durante il solstizio d’inverno, c’era una festa rituale chiamata Lenaea, “la festa delle donne selvagge”. Era svolta in onore di Dioniso e veniva celebrato il dio che “rinasceva” bambino dopo essere stato fatto a pezzi.

Bacab

Era il dio Sole dello Yucatan; ed ecco che anche qui ritorna l’immagine della vergine: infatti anche lui si credeva fosse stato messo al mondo dalla vergine Chiribirias.

Il dio Sole inca Wiracocha

Inti Raymi, il dio sole inca, veniva celebrato sempre nel solstizio d’inverno, che però, essendo nell’emisfero opposto al nostro cade al 24 giugno.

Se i primi citati abbiamo detto hanno influenzato i culti cristiani, cosa si può dire di queste culture che sono venute a contatto con la nostra solo in tempi assai più recenti?

I culti solari precolombiani mostrano infatti gli stessi tempi e simboli. E’ qui che una profonda riflessione dovrebbe scaturire circa l’origine comune delle religioni legata più alla ricerca univoca del significato della vita, che non limitarsi ad enfatizzare delle fedi più o meno esplicitamente intolleranti nei confronti delle altre. La matrice è la stessa…la mente dell’uomo!!!

Perchè in un sito di bambini tali discorsi?

Perchè la tolleranza si manifesta quando si hanno delle basi su cui fondarla: come si può essere tolleranti verso cose che ci vengono dipinte come sbagliate…poniamo ai nostri figli una visione più interessante dell’uomo, una visione GLOBALE dell’unità culturale delle diverse società umane.

Infatti non è un caso la coincidenza dei giorni di festeggiamento di tutte queste ricorrenze nel solstizio d’inverno. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa “sole fermo” (da sol, “sole”, e sistere, “stare fermo”).

Nell’emisfero nord quello d’inverno è osservabile nei giorni che vanno dal 22 al 24 dicembre. Tale immobilità è data dall’inversione apparente del moto solare, raggiungendo il punto di massima distanza dal piano equatoriale. La notte raggiunge la sua massima durata. Quindi le ore di luce andranno ad allungarsi progressivamente fino al solstizio d’estate, in giugno.

Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma diventa visibile solo il terzo/quarto giorno successivo. Sembra precipitare nell’oscurità per poi rinascere ‘invictus‘ a Natale.

Bello no…provatelo a spiegarlo ai vostri figli…insegnerà loro a credere con un pizzico di coscenza in più a filtrare ciò che è fede e ciò che è costruzione.

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nov
15

HAI VINTO…sei secondo!

Posted by Ethel on novembre 15, 2008

Come altri articoli anche questo è stato suggerito da un frammento di vita familiare vissuto in prima persona.

Vi potreste fare matte risate, ma c’era qualcosa di tragico nell’accaduto.

Dopo cene i miei figli sono abituati a mangiare il budino e, la scorsa sera si sono cimentati in una gara all’ultima leccata per chi pulisse meglio il bicchierino del budino.

Io ero l’arbitro

Vinse nettamente il piccolo e io… lo decretai vincitore!

ApRiTi CiElO!!!

La grande cominciò ad esultare vivacemente e a dire che era lei la vincitrice e il piccolo iniziò a piangere a dirotto risentito facendomi vedere e a farmi capire che era lui ad avere vinto.

Io ero incredula…

Non sapevo come gestire la cosa…mi sembrava sciocco e me ne sono stata lì a vedere se il dramma si sgonfiava da solo…ma… NIENTE!

Allora provvidi prima a consolare il piccolo facendogli rilevare che sapevo che aveva vinto lui e cercai di placare l’euforia prevaricatrice della grande.

Il piccolo si calmò ma la grande scoppiò in un pianto accorato… e fu lì che capii dov’era il dramma!

Aveva perso… contro il fratello!

A lei non importava quanto fosse stupida la gara.

La prima cosa che mi venne in mente fu quella di dirle che non era importante che per una volta aveva vinto il fratellino, poiché lei, essendo più grande, riusciva a vincerlo quasi sempre.

Le spiegai poi, che il suo gesto di coprire il gesto del fratello non era giusto, perché era come togliergli una medaglia conquistata.

Le dissi che capivo il motivo del suo pianto e che era giusto che piangesse, se l sentiva veramente così forte.

La abbracciai. La accarezzai. Le diedi un bacio e lei… ancora a piangere…e piangere…

Dopo un po’ che consumava le sue lacrime, decisi che probabilmente era ora di interromperla e darle le proporzioni giuste dell’accaduto.

Con tono meno accondiscendente di prima, ma dolce le dissi ‘…e poi stai piangendo perché hai pulito male il bicchiere del budino…non è esagerato?’.

Penso proprio di aver colto il momento giusto; lei fece un piccolo sorriso di comprensione dell’accaduto e smise istantaneamente dipingere e… si addormentò.

Morale della favola: dietro ad ogni conflitto ci sono dei ruoli che vengono messiin discussione.

Come possiamo risolvere il conflitto…far capire che non si è di parte, far capire la vostra empatia con i sentimenti delle singole parti contendenti, far sfogare i risentimenti e… solo alla fine…sminuire l’accaduto.

Ciò permette alle singole parti di avere il proprio momento di gloria, cioè di vostre attenzioni.

Nel caso particolare: il piccolo ha avuto riconosciuta la sua vittoria e la grande ha avuto l’attenzione dei genitori per un suo conflitto interiore… cosicché…HANNO VINTO TUTTI!

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nov
13

NATALE: oggi

Posted by Ethel on novembre 13, 2008

Finalmente possiamo parlare del Natale dei giorni nostri.

Il nostro Natale deriva da tradizioni borghesi del secolo scorso, con simboli e usanze  che hanno sia origini pagane che cristiane. Il Natale è preceduto dalla vigilia, che per tradizione, dovrebbe essere considerata un giorno di digiuno e di veglia con la quale ci si prepara a festeggiare durante tutto il periodo di feste.

I festeggiamenti continuano con l’ultimo dell’anno…quindi a Capodanno…il primo giorno dell’anno.

Tutte queste feste sono periodiche e il simbolo ricorrente è il rinnovamento,  e viene celebrato in tutte le civiltà con rituali che simbolicamente chiudono un ciclo annuale e inaugurano quello successivo.

A chiudere tutte le feste, infine, arriva l’Epifania, una delle principali feste cristiane, che viene celebrata il 6 gennaio.

Nata nella regione orientale per commemorare il battesimo di Gesù, fu presto introdotta in occidente dove assunse contenuti religiosi diversi, come il ricordo dell’offerta dei doni dei magi nella grotta di Betlemme, che poi ha determinato il nascere della figura della befana distributrice di doni.

I magi erano un gruppo di personaggi che, erano stati guidati da una stella verso Gesù, e, partendo si erano spinti fino a Betlemme per rendergli omaggio, portandogli in dono oro, incenso e mirra.

Solo successivamente vennero indicati come “re” e il loro numero venne fissato a tre, con i nomi Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, ma è tutto au artificio.

Questa festa porta ai bambini altri regali noncè pone fine a questo ciclo di festeggiamenti: nel giorno successivo all’epifania si iniziano a spegnere le luci e a disfare gli addobbi.

Se vi ricordate, nelle origini del Natale, le torce che accompagnavano la processione per la dea Iside, nei nostri giorni si sono trasformate nelle luci e nelle candele che addobbano le case, gli alberi, e le strade 8ancora un retaggio delle origini).

In periodi recenti da culto sacro della nascita del figlio di Dio, il Natale ha andato trasformandosi in un festeggiamento frenetico, assumendo la forma di una gara commerciale, tanto che la Chiesa stessa è intervenuta per promuovere il ritorno al Vero spirito con cui si dovrebbe accompagnare tale celebrazione.

Il pranzo di Natale normalmente è abbondante e viene consumato in casa circondati dai parenti e, di solito, è a base di carne. Anche la varietà di dolci prelibati che accompagnano il Natale è enorme e, spesso, tendono a ricordare simboli solari o tradizioni rurali. Questi dolci spesso richiedono una preparazione molto laboriosa che richiede che si inizi già diversi giorni prima.

Simbolo quasi irrinunciabile del Natale è il Presepe (o presepio), che, specie nei paesi meridionali fa bello sfoggio di sè, ma, secondo una tradizione più nordica, si è abbracciata l’usanza dell’albero.

La festa della Natività di Gesù, il Natale, quale lo conosciamo oggi, è divenuta la maggior festa ufficiale della cristianità solo in tempo relativamente recente.

Le prime tracce di tale festività si incontrano solo intorno al terzo secolo dopo Cristo e il suo definitivo affermarsi solo a metà del quarto secolo.
L’importanza di questa festa fu riconosciuta solo verso il 375 d.C. in Antiochia, mentre in Alessandria arrivò solo dopo il 430 d.C..

In questa storia del Natale, lunga e romantica, vengono rispecchiate le esigenze degli uomini di far posto a un po’ di speranza e di letizia anche nel cuore del rigido inverno, quando sembra che tutto perda vita e diventi sterile, si intravede già il seme che comincia comincia a germinare sotto la neve, perpetuando quell’eterno ciclo di rinascita che rivoluziona la Natura nel suo continuo ripetersi di stagioni e… i festeggiamenti dell’appropinquarsi della primavera rende il freddo più sopportabile.

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