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STO CADENDO!!!

Posted by Ethel on Novembre 25, 2008

Se un neonato sta per cadere reagisce esattamente come se fosse il piccolo di una scimmia antropomorfa, cerca cioè di aggrapparsi alla pelliccia della madre. È un gesto, però, inefficace e incompleto perché sua madre non ha più una pelliccia folta da offrire per evitargli di cadere. Il tentativo di aggrapparsi sopravvive, nel piccolo dell’uomo, comune un eterno ricordo della sua origine.

Succede che, quando il neonato sente che sta per cadere, non per ciò che sente, ma per un cambiamento nel suo equilibrio registrato dei canali semicircolari dell’orecchio. Cerca allora di afferrarsi a qualcosa, per salvarsi. Spalanca le braccia, allarga le mani, spiega le dita. Se non ha le gambe bloccate spalancherà anche quelle, le piega, come se cercasse un sostegno su cui appigliarsi. Poi richiude le braccia come per stringersi a qualcuno e, lentamente, tornano posizione normale. Talvolta emette un grido per avvertire sua madre.

Questo succedersi di azioni non avvengono necessariamente in presenza della madre. Sono automatiche, e spesso si limitano ad un annaspare nell’aria. Il bambino ha perso l’istinto di aggrapparsi, ma quel gesto atavico è un avvertimento per i genitori e suggerisce loro con chiarezza che il bambino all’improvviso si sente fisicamente instabile e perciò… in pericolo. L’antico gesto è diventato quindi un utile segnale visivo.

Anche i medici possono trarne vantaggio mentre visitano un neonato per controllare eventuali malformazioni agli arti. L’apertura delle braccia è simmetrica nel neonato sano e, dandogli la sensazione di sta per cadere, il medico può assicurarsi che le spalanchino allo stesso modo sia da un lato  che dall’altro. Questo test venne condotto per la prima volta nel 1918 da un medico tedesco di nome Moro e da allora il movimento che il bambino compie per mantenere l’equilibrio è noto come riflesso di Moro. Il test consisteva nel distendere il bambino supino su un tavolo e nel dare poi una forte scossa al tavolo. Il bambino immediatamente spalancava gambe e braccia, annaspando. Se l’apertura degli arti era simmetrica aveva superato la prova.

La testa del bambino doveva essere perfettamente al centro del tavolo sul quale era disteso, altrimenti il risultato dell’esperimento non era esatto. Un riflesso interessante di questo esperimento risulta se capita che un bambino abbia qualcosa in mano, per esempio una matita, allora perdendo l’equilibrio, la stringeva tra le dita e da quella parte non muoveva il braccio, mentre spalancava l’altro, con la mano vuota, in cerca di un appiglio. È la prova che il riflesso di Moro consiste in un tentativo di afferrarsi a un sostegno perché, se la mano è già in quella posizione, si blocca il movimento del braccio. Il riflesso così automatico che si verifica anche quando nella mano è stretto un oggetto inconsistente come una matita.

C’è di più: basta che il bambino stringa i pollici che entro le dita piegate, perché il protendersi del braccia in fuori non si verifichi più. Se entrambe le mani stringono i pollici tra le dita, né l’uno nell’altro braccio cercheranno più un appiglio nel vuoto, come se il bambino avesse già trovato la protezione che cercava.

I medici oggi usano un modo leggermente diverso per provocare il riflesso di Moro. tengono il bambino a faccia in su con una mano sotto il corpo e una sotto la testa e lo abbassano di qualche centimetro la mano che regge la testa. Il bambino, allora, ha immediatamente una reazione della perdita di equilibrio.

Se vi capiterà di tenere in braccio un piccolo scimpanzé, assisterete a questa stessa reazione. Lui vi sarà aggrappato alla giacca, tranquillamente, e anche lui si metterà tranquillo e lascerà la presa. Nei momenti in cui vi muoverete o vi sposterete e come per alzarvi, ecco che immediatamente ne sentirete stringervisi addosso con le braccine e le gambine e attaccarvisi di nuovo con le mani alla giacca. È il riflesso di Moro nella sua piena espressione funzionale.

Nelle scimmie è presente per anni, ma nel piccolo d’uomo scompare rapidamente. Si manifesta subito dopo il parto in tutti i neonati, ma nel 97% permane fino alla sesta settimana, per poi regredire di intensità fino a due mesi e sparire completamente tra il terzo e il quarto mese; solo in casi eccezionali si verifica ancora al sesto mese.

Il riflesso di Moro non ha niente a che vedere con il comune soprassalto dovuto a uno spavento, che una reazione in realtà profondamente diversa nei particolari e non soggetta a sparire col passare delle settimane. Infatti si manifesta in forma perfino più accentuata anche nell’età matura.  Ma questo è molto diverso è un irrigidimento, ma non le spalanca per afferrasse qualcosa, le tiene piegate al gomito più di quanto non avvenga nel riflesso di Moro e non distende le dita delle mani. È una risposta di difesa e non il primitivo gesto infantile di attaccarsi alla pelliccia della madre. Sono due reazioni diverse e vanno considerate sempre in modo ben distinto.

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