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L’EDUCAZIONE NON E’ UGUALE PER TUTTI
Posted by Ethel on ottobre 8, 2008
Quante persone o quante volte voi stessi vi siete trovati a dire “ com’è maleducato quel bambino!”.
Ebbene il concetto di educazione non è uguale per tutti quindi non si può etichettare un bambino in funzione di parametri che non gli appartengono.
Faccio un esempio.
Per me educazione è non alzarsi da tavola prima che tutti abbiano finito, dire grazie e per favore, non parlare con il boccone in bocca, non dire parolacce, non parlare mentre altri stanno parlando, ma se i miei figli si scatenano al parco glielo permetto, se ci sono i salumi da mangiare gli permetto di mangiarli con le mani, possono giocare in qualsiasi punto della casa e altre cose che per altri genitori sarebbero contro ogni ‘morale’.
Però di questi figli di persone ben educate vedo che non si sporcano, mangiano tutto con le posate, giocano solo in camera loro, pur dicendo parolacce, rispondendo ai genitori, richiedendo le cose con sgarbo e si alzano appena finito di mangiare.
Chi è maleducato allora?
Per rispondere a questa domanda bisogna dire prima diverse cose e poi lascerò a voi la scelta.
Al giorno d’oggi, in cui i genitori lavorano entrambi e l’educazione è lasciata a bambinaie sempre meno qualificate, purtroppo l’educazione non dipende quasi mai dai genitori, ma dal tipo di carattere del bambino: se timido e schivo, sarà più delicato, se allegro e vivace, più irruento, se aggressivo e bellicoso, sarà prepotente e prevaricatore.
Un’altra cosa da considerare è il modo diverso di imporre le regole: ci sono metodi coercitivi che permettono un risultato immediato, provocando però una scarsa autostima del bambino; metodi meno immediati che puntano a far capire con l’esempio costante il perché tenere un dato comportamento può essere nocivo; metodi misti che cercano di cogliere il meglio da entrambi gli approcci e così via.
Quindi se con un metodo coercitivo ti trovi che a 3 anni tuo figlio è mister galateo, è buono per la società, non tenendo conto però che è solo sotto un controllo che il bambino terrà tale atteggiamento; con un metodo più pacato si rischia che fino all’adolescenza bisognerà combattere contro i vizi che via via si insinuano nella vostra educazione, ma alla fine avrete un ragazzo che vi correggerà lui stesso se fate un errore.
Il problema del secondo caso è che fino all’età adulta dovrete combattere con persone che si aspettano in un bambino un piccolo adulto, mentre nel primo avrete la possibilità di una ribellione tardiva.
Cosè meglio?
Questo sta al vostro giudizio, ma in entrambi i casi non date più regole di quelle che servono, in modo da lasciare uno sfogo a vostro figlio, perché comprimersi costantemente rischia o un’implosione o un’esplosione, entrambe non auspicabili!
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