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MAMMA!!! perchè è morto? LA MIA personale RISPOSTA
Posted by Ethel on settembre 14, 2008
Vi avevo lasciato con questo quesito, e se siete qui a leggere questo post o non avete trovato una risposta o volete sapere se ce ne sono di diverse per valutarle in alternativa, in entrambi i casi… eccomi qua!
L’anno scorso in casa nostra c’è stato un lutto molto forte, è morto il nostro cane. Voi potreste pensare che è solo la morte dell’animale domestico, ma per noi e per i nostri figli è stato un trauma che ancora ci portiamo dentro.
Il nostro cane aveva 10 anni e avevamo scoperto solo due settimane prima che aveva un tumore molto esteso ai polmoni e che non avrebbe avuto più di una settimana di vita…quindi la settimana in più l’abbiamo presa come un dono!
Tutta la famiglia a partecipato alle sue cure: i bambini gli facevano le carezze, gli leggevano i libri, pensando che tutto quello sarebbe servito a farlo guarire, ma io cercavo di non creargli false speranze e gli dicevo che facendo così sicuramente Nadir (il nostro cane) si sarebbe sentito felice ma che la sua malattia era troppo grave e che l’unica cosa che potevamo fare era renderlo sereno.
Un giorno ci accorgemmo che non poteva continuare così e decidemmo di chiamare il veterinario per sopprimerlo, ma Nadir si spense prima che arrivasse il dottore.
Io ero fuori casa con i bimbi mentre mia madre aspettava il dottore e seppi della morte di Nadir per telefono scoppiando in un pianto che traumatizzò molto i miei figli, ma non riusciva a restare dentro: mia figlia pianse con la mia stessa foga e non riuscivo a contenerla, mio figlio più piccolo non riusciva a capire le sensazioni che provava, perchè ancora non riusciva a capire il senso di quello che stava accadendo anche se sapeva che non era bello.
Tornammo a casa che il nostro cane ancora non era stato portato via e i piccoli chiesero insistentemente di accarezzare Nadir, quindi quando arrivò il dottore cominciarono con le domande: ‘ma quando torna Nadir?”ma il dottore lo guarisce?’.
Così cominciò il piccolo dramma, io sconvolta, dovevo far capire, soprattutto al più piccolo, che il suo cane non sarebbe più tornato senza che lo vivesse in modo traumatico, vi dico che ancora mi pone le stesse domande ed io cerco di mantenere lo stesso tono e le stesse risposte in modo da riuscire a confortarlo.
La prima cosa che gli dissi fu che Nadir era morto e che non sarebbe più tornato, poi gli spiegai che le persone e gli animali che muoiono vanno in cielo e che i cani lì trovano un magnifico prato su cui giocare con gli altri amici cani.
Quindi, guidata dalle loro domande, continuai a spiegargli che nel cielo tutte le malattie e le ferite non ci sono più e tutti stanno bene e che è per questo che chi sta male va lì, perchè tutti i dolori scompaiono.
Ancora oggi, come già ho detto, il piccolo mi continua a chiedere del suo cane e io gli rispondo che è morto e cerco di dargli un’idea di cosa voglia dire dicendo che il corpo si spenge e non riesce più a muoversi, come una macchina a cui si è rotto il motore, in particolare, gli ho spiegato che Nadir (che aveva un cancro ai polmoni) aveva delle celluline malate nei polmoni che gli non lo facevano più respirare bene e il corpo senza aria è come una macchina senza benzina.
Il paragone con cose meccaniche forse potrebbe essere opinabile, ma è stato molto utile perchè illustrativo e perchè il spostare il pensiero su altri soggetti, che non siano persone vicine, rende più lontano ed accettabile il sentimento di vuoto che ci si sente dentro. In particolare spostandolo su qualcosa di inanimato lo rende meno emotivamente travolgente.
Questo è l’approccio che ho usato. Ce ne possono essere di altri ma bisogna stare attenti a diversi punti:
- non associare mai la morte con il sonno: SI E’ ADDORMENTATO E NON SI SVEGLIA PIU’. Questo potrebbe turbare gli addormentamenti successivi
- Far capire subito l’irreversibilità
- Dipingere la morte come positiva per la persona che è morta
- Spiegare il più possibile le cause della morte i particolari sono bene accetti dai bambini. I bambini sono molto morbosi e, dopo che vi siete ripresi dal vostro dolore, parlare con loro delle cause della morte gli permetterà non solo di non crearsi sensi di colpa ma anche di avere più cose su cui soffermare l’attenzione, che non la sola morte: vi sorprenderete quante domande possono tirare fuori, più dettagli gli date e più domande vi faranno e più il dolore si allontanerà da loro ma…
- se le domande si fanno troppo insistenti e la vostra disponibilità all’argomento sta scemando, prima di un attacco isterico chiedete dolcemente “Tesoro adesso mamma preferisce non parlare più di questo argomento, perchè si sente un pò triste, se vuoi ne parliamo un’altra volta!”… tanto state sicuri che ricominceranno.
- Far sentire che si è tristi, anche piangere è importante, e farvi vedere che piangete autorizza vostro figlio a piangere…il pianto sembra come lavare via la sofferenza e poi…la vita continua!!!
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