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Ciuccio… amico o cruccio?
Posted by Ethel on Settembre 12, 2008
Penso proprio che molta della mia sicurezza nel gestire alcuni problemi sia dovuta alla mia giovane età, che mi permette di essere un pò più sconsiderata degli altri nell’approcciare i problemi, lì dove sconsiderata non vuol dire che non valuta le conseguenze ma che è pronta a considerare per buone delle strade alternative.
Il mio straining sono stati i miei figli la cui diversità è sconvolgente, soluzioni valide per l’uno assolutamente non erano valide per l’altro e uno dei campi in cui i miei figli erano totalmente diversi era proprio il loro raporto con il ciuccio.
Questo trumento tanto adorato dalle mamme nei primi mesi di vita perchè le solleva da molte notti insonni o da un’attaccamento morboso del bambino al seno anche quando non ha fame, diventa un enorme peso al momento in cui bisogna insegnare al bambino a distaccarsene.
Quando ero piccola mia madre usò un metodo molto semplice: mi disse che ero troppo grande per il ciuccio e io, orgogliosa com’ero lo buttai subito. Ciò non tolse che nei giorni successivi lo chiesi, ma mamma non mancava di ricordarmi che ero stata proprio io a buttarlo.
E così feci con la mia grande. Intorno ai due anni e mezzo decisi che era il momento di togliere il ciuccio perchè il palato si stava irrigidendo e perchè i denti le stavano crescendo storti. Pensai subito al metodo di mia madre, che, come vi potete immaginare, non funzionò. Tergiversai per un periodo e poi decisi di fare un gioco con lei: ogni giorno il suo ciuccio andava a farsi una bella passeggiata e lei stessa lo riponeva ogni mattina nella credenza della cucina e la sera andavamo a vedere se era tornato. questo gioco durò per un’intero anno, fino a che decisi di dirle che il ciuccio non era tornato dalla passeggiata, perchè si era perso! Lei accettò la scusa e visse serenamente il distacco che già aveva imparato a maturare nell’anno precedente.
Per il secondo il problema non ci fu perchè decise che i ciucci nuovi non gli piacevano perchè erano troppo duri, così appena gli cambiai ilciuccio, intorno al primo mese, perchè era troppo logoro, lui decise di rifiutare il nuovo arrivato. Il problema sembrava scampato fin quando mi accorsi che l’interesse per il ciuccio si era trasferito sul biberon. Ciucciava tutta la notte, latte e biscotti, e quando il problema delciuccio si presentò anche per la tettarella fu la catastrofe: un vero lutto per tutta la famiglia. 5 ore per addormentarlo, più di 4 notti passate in macchina a dormire perchè era l’unico posto in cui riuscivo a farlo addormentare e poi ero terrorizzata al pensiero che si potesse risvegliare, sveglia prestissimo perchè era affamato (dato che era abituato a mangiare tutta la notte, lo credo bene), insomma la catastrofe. Dovemmo conservare la tettarella rotta per molto tempo in modo da ricordargli, negli attimi di sconforto, il suo amico biberon, ogni tanto gli riproponevamo altre tettarelle ma niente. Comunque dopo un mese tutto rientrò da solo, senza il minimo sforzo se non quello di assecondare i suoi momenti di nostalgia.
Cosa può aver insegnato questo approccio: il vecchio detto che il tempo cura tutti i mali è vero, il fatto che i bambini soffrano al cambiamento è normale, cerchiamo di accompagnarli nell’accettazione del cambiamento standogli vicino e coccolandoli.
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