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“Uhe, Uhe”: le prime parole del bambino

Posted by Ethel on settembre 16, 2008

Quando i genitori sentono il primo pianto del bambino sorridono perché per loro è il segno che questo è vivo e respira.

Ma quel pianto è proprio necessario?

In qualsiasi altro momento sentire il proprio piccolo piangere allarmerebbe i genitori, perché è sintomo di dolore e disagio.

È anche in questo caso, dal punto di vista del bambino, un pianto di disagio?

Proviamo ad immaginare di trovarci in un ambiente caldo, scuro, silenzioso, morbido, avvolgente e poi… improvvisamente… una luce accecante, voci assordanti e la perdita del contatto corporeo, nonché qualcuno che sculaccia, ci solleva, ci esamina…non penso il passaggio sia gradevole.

Ho accennato alla consuetudine di indurre il pianto del neonato con gli sculaccioni, per accelerare il processo di inizio della respirazione. Si ha sempre paura che il neonato non cominci a respirare e poi… il taglio del cordone, si pesa, si lava, si veste…la preoccupazione del benessere fisico del bambino ha indotto a trattarlo più come un paziente che non come un bambino sano.

A parte in casi gravi, quando si ha di fronte una madre e un bambino sani, si può , procedere in modo più calmo, in modo da rendere meno traumatico il primo approccio del bambino con il mondo.

Ridurre i rumori, abbassare le luci, permettono ai senti del neonato di adattarsi gradualmente senza shock dovuti ad input esagerati.

Se lasciamo il bambino adagiarsi sulla pancia della mamma, si eviterebbe il trauma da perdita del contatto, permettendo al bambino di riposarsi dalle fatiche del viaggio.

Il bambino può emettere dei gemiti in quanto l’improvvisa dilatazione del torace al momento dell’uscita provoca l’entrata di aria nei polmoni. Anche l’espirazione successiva provoca un breve pianto, ma niente a che vedere con i pianti continui cui si assiste normalmente.

Lasciar godere il primo meritato riposo alla madre a al bambino, prima di iniziare la routine ospedaliera, farà sì che, gradualmente la respirazione polmonare si sostituisca al vecchio sistema respiratorio, in quanto il cordone ombelicale, per qualche minuto, sarà ancora in grado di fornirgli l’ossigeno.

Il corpo del neonato, poi, è dotato di uno strato di grasso che permette di mitigare gli sbalzi di temperatura e, essendo la pelle della madre più morbida di una tela o una spugna, il vestirlo immediatamente non ha alcun significato.

L’intervento di equipe superefficienti può solo creare quello che viene chiamato partus interruptus.

A meno che il parto non sia stato particolarmente faticoso, per circa un ora gli occhi del neonato sono quasi sempre aperti.

Il loro grado di attenzione sembra essere addirittura maggiore che nei giorni successivi.

Quest’eccezionale livello di attività si evolve come un momento vincolante in cui il neonato trasmette intensi segnali di richiamo ai suoi genitori, che si trovano anch’essi in una condizione altamente emozionale, che sembra suggellare l’amore che costituirà, poi, l’unità familiare.

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