Archive for settembre, 2008
set
30
Posted by Ethel on
settembre 30, 2008
Quando il bambino più grande inizia la scuola, il tempo che gli dedichiamo, perché faccia i compiti, in qualche modo viene sottratto al piccolo che pensa… ‘…e io adesso che faccio?’.
Per lo più, se non guidato, la cosa può portare il piccolo a sentirsi scarsamente considerato e comincerà a disturbare il fratello, che, non potendosi concentrare, impiegherà il doppio del tempo a fare i compiti, aumentando l’irritabilità del piccolo… e così via.
Per risolvere il problema possono essere applicate diverse strategie in base all’autonomia del grande nel fare i compiti: dedicarsi al piccolo mentre svolge i compiti, fargli fare i compiti mentre il piccolo sta dormendo, ma, la strategia che più preferisco è quella di mettere a fare i compiti anche il più piccolo.
Cosa?
Che orrore!
Beh, io non ho mai parlato di lettere e numeri ma ci sono diverse attività ricreative, tranquille che permettono al figlio maggiore di svolgere senza disturbi i suoi compiti.
L’ideale sarebbe associare anche qualcosa di didattico nel gioco in modo da far sentire in compagnia il neo-studente.
Un esempio potrebbe essere il gioco del domino con gli animali, facendogli ripetere il nome degli animali, un memory, un puzzle o un disegno o la lettura di un libro.
Per bambini più emulatori, che desiderano fare le stesse cose del fratello, ci sono un’infinità di libricini prescolari, che possono farlo sentire grande mantenendolo sempre nelle competenze della sua età.
Un’altra alternativa è preparare la cena vicino al grande facendovi aiutare dal piccolo, che, preso a tagliare le patate, dovrebbe essere abbastanza distratto da non essere interessato a disturbare il grande.
Ogni cosa voi scegliate, deve rispettare due semplici regole:
- l’attività del piccolo non deve essere eccessivamente attraente per il grande;
- e deve svolgersi vicino a lui in modo che non si senta escluso.
set
28
Posted by Ethel on
settembre 28, 2008
Il cordone ombelicale si allunga fino alla ventottesima settimana, quindi la sua crescita si arresta, indipendentemente dalla lunghezza raggiunta. Questa è molto variabile e non dipende dalla corporatura del bambino o della madre, ma sembra che i maschi abbiano in media un cordone più lungo di 5 cm rispetto alle femmine.
Subito dopo la nascita il cordone pulsa ancora procurando ossigeno e nutrimento al neonato per altri 5 minuti, quindi viene tagliato e fermato con un fermaglio. Poi inizierà a seccarsi e il moncone cade da solo tra i 6 e i 10 giorni. Quando il moncone cade lascia esposto l’ombellico infiammato che, anche se sporge leggermente, finisce con l’appiattirsi. Può apparire anche una piccola ernia che impiega qualche mese per riassorbirsi, ma nessuna di queste modifiche è dolorosa.
Non c’è bisogno di coprirlo e incerottarlo, ma deve essere tenuto pulito ed asciutto. Se è bagnato o umido, non arriverà mai alla sua condizione definitiva, meglio, quindi, lasciarlo scoperto.
Il principio di tagliare il cordone ombelicale entro pochi minuti è entrato in uso da poche centinaia di anni, mentre prima si aspettava l’uscita della placenta.
Recentemente in Ungheria si è riadottata quest’abitudine per dare una razione di sangue in più al feto: il bambino resta sulla pancia della madre fino all’uscita della placenta (quindici trenta minuti dopo il parto), quindi la placenta, messa in una bacinella, viene sollevata sopra il bambino, cosicché il sangue fluisca al bambino fornendogli il 25% di sangue in più.
Il cordone ombelicale in alcune società tribali o veniva mangiato o fungeva da amuleto. Nella nostra società si tende a gettarlo anche se recentemente si è scoperto essere fonte preziosa di cellule staminali utili per la cura di numerose malattie.
Non tutti gli ospedali sono specializzati nel recupero del cordone ombelicale.
Viene qui messo l’elenco degli ospedali che offrono questo servizio:
a Roma Policlinico, il Sandro Pertini, Villa San Pietro, Villa Pia, Sant’Eugenio e Gemelli
volevo mettere quelli in tutta italia ma non sono riuscita a trovarli quindi qualsiasi informazione a riguardo è fortemente richiesta per dare informazioni il più complete possibili.

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set
26
Posted by Ethel on
settembre 26, 2008
Soprattutto nei primi anni della vita di un bambino il segnale che dobbiamo dargli come genitori è… ce la puoi fare!
Non è facile riuscire a non aiutare un bambino che è caduto mentre stava imparando a camminare, ma se ogni volta che cade lo rialziamo lui avverte un senso di sfiducia nelle sue capacità da parte dei genitori.
Una volta al parco il mio piccolo è caduto, aveva già 2 anni, quindi abbastanza grandicello, lui mi guardò negli occhi e io gli dissi ‘ dai alzati forza!’, da dietro un signore lo prese e lo rialzò, io, non mi arrabbiai direttamente con lui ma ero evidentemente seccata dal suo intervento e cercai di fargli capire il punto in modo garbato: benchè il mio primo istinto fosse quello di dirgli ‘fatti gli affari tuoi!’ mi limitai a parlare con il piccolo dicendogli ‘ ma come, sei così forte e non riesci ad alzarti da solo?’. Naturalmente il rimprovero era per il signore.
A volte è difficile trattenersi dall’aiutarli, ma è giusto che sia così, se siamo sempre pronti a sollevarli si convincono di non essere in grado di farlo e ve lo richiederanno in continuazione: la forza dei bambini è veramente notevole è solo che non la conoscono, mai possono sperimentare le loro capacità e mai soranno realmente coscienti delle stesse.
Quando realmente ci si accorge che il bambino è impossibilitato a fare una cosa si interviene, ma mai immediatamente.
Un altro esempio in cui un adulto è spesso portato ad intervenire immediatamente è quando il bambino sta affogando: stando vicini al bambino il tempo di reazione può essere al massimo di 3 secondi se lo vediamo in seria difficoltà, quindi quando fortuitamente questo si ritrova con la testa sotto l’acqua provate a vedere se riesce a tornare a galla da solo, se no contate fino a 5 e lo ritirate su. Non vi preoccupate se ha bevuto un pò d’acqua, non succede niente, acquisirà l’istinto di non respirare sott’acqua, acquisirà confidenza con qualcosa che non aveva mai provato e soprattutto saprà che se va sott’acqua può anche risalire. Il vostro compito è quello di stargli vicino in caso di reale bisogno e di consolarlo, non però dicendo ‘cosa è successo al mio piccolino, chi è stato a farti male la brutta acqua?’, non è costruttivo ma un ‘accipicchia volevi fare il pesciolino, ma lo sai che sei stato un pesciolino bellissimo!’, metterà a suo agio il bambino, perchè non vede preoccupazione nelle vostre reazioni e sa che se sta attento può diventare un gioco assai divertente!
Mia figlia grande tende spesso ad aiutare il fratello e io la esorto a lasciarlo fare da solo, perchè così riesce a capire ciò che può fare e ciò che invece non è ancora tempo che faccia.
Se siete genitori apprensivi e sperimentate qualche volta questo metodo vedrete che sorprese vi potranno fare i vostri figli…fidatevi di loro!
set
24
Posted by Ethel on
settembre 24, 2008
Inizierò questo post con dei racconti che faranno capire come e quando un abbraccio può spiegare il proprio disappunto per un comportamento meglio di uno schiaffone!
Un giorno mia figlia si allontanò dalla spiaggia con delle persone che avevamo appena conosciuto senza che me ne accorgessi, dopo 10 minuti di ricerche e di richiami accorati ritorna serena da noi, che nel frattempo avevamo preso un bello spavento. Non ebbi la voglia di punirla, non ebbi neanche la voglia di sgridarla, la presi e la portai a casa, dicendole che per quel giorno non sarebbe più stata al mare. Rimase da sola per mezz’ora poi ritornai e parlammo, per più di 2 ore, con una dolcezza ed un affetto inspiegabili (visto quanto fossi arrabbiata con lei), in cui tra un abbraccio e un sorriso le spiegai l’enorme paura che avevo sentito dentro, il vuoto che avevo sentito nel mio cuore, e il fatto che mi sentivo come se mi avessero tolto una parte di me. Tra le lacrime e i sorrisi le dissi che quando una mamma sgrida un bimbo è perchè ha paura per lui e vuole insegnargli tutto prima che si trovi nella condizione di doverla imparare a sue spese e lei mi disse candidamente che invece pensava che la sgridassi perchè non le volevo bene e così ci chiarimmo una volta per tutte!
Un’altro episodio mi capitò con il piccolo che, nella foga della corsa stava per andare per la strada, io lo rincorsi urlando di fermarsi e riuscii a raggiungerlo appena in tempo per impedire che una macchina lo investisse: scoppiai a piangere, lo abbracciai e lui sentì la mia paura e riuscì a capire il mio disagio… diciamo che da allora non si spinse più così verso una strada!
Questi momenti di diversa consapevolezza, nostra e dei nostri figli, devono essere sfruttati per sottolineare le nostre buone intenzioni anche nei momenti in cui il nostro comportamento può risultare ostile nei loro confronti!
Sono rari momenti in cui noi possiamo sgridare i nostri figli mostrando più le nostre paure che il nostro risentimento, usiamoli al meglio. Il vostro rapporto con i vostri figli migliorerà! Non solo per la dimostrazione di affetto ma anche per l’immagine di vulnerabilità che diamo loro!
Per loro siamo indistruttibili: non piangiamo mai, quando ci facciamo male non strilliamo, riusciamo a fare cose che risultano molto difficili per loro, ma quando facciamo vedere che siamo umani è quello il momento in cui ci vedono più vicini, perchè un genitore ‘bionico’ è perfetto se si vuole sentirsi al sicuro, ma non va bene quando si vuole insegnare ai figli che si riesce a vivere anche domando le proprie debolezze, più che eliminandole!
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set
22
Posted by Ethel on
settembre 22, 2008

Appena uscito dal grembo materno il neonato è ricoperto da uno spesso strato di grasso bianco, appiccicoso, che ha lo scopo di proteggerlo dagli sbalzi di temperatura ed ha, inoltre, funzione lubrificante.
Questo grasso prende il nome di vernix caseosa, è simile al formaggio ed è composta da scaglie di pelle e secrezioni oleose di ghiandole sebacee. Queste ghiandole, associate ai follicoli piliferi, sono insolitamente attive negli ultimi mesi di gravidanza e ricoprono tutto il corpo del bambino, rendendolo scivoloso e facilitandone il passaggio nel canale del parto.
Sembra avere anche un altro ruolo secondario, di barriera difensiva contro le piccole infezioni della pelle, per questo, talvolta, si preferisce non toglierla e lasciare che cada naturalmente due o tre giorni dopo il parto, anche se per molte mamme risulta un po’ umiliante avere un bambino coperto di ‘crema al formaggio’.
Dato che il livello di igiene raggiunta è veramente alto, è raro che la pulizia di questo strato possa comportare gravi complicazioni.
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set
20
Posted by Ethel on
settembre 20, 2008

Non è facile, in attimi d’ira, controllare i propri istinti nei confronti di mostri urlanti e di fronte alla quasi totale distruzione della vostra collezione di bambole di porcellana, ma spesso non sono solo i problemi più evidenti, ma anche la normale amministrazione che può comportare un intervento di varia intensità per frenare le piccole pesti.
State parlando al telefono con una persona e non siete riusciti neanche a sentire il suo nome, state lavorando al computer e avete riletto la frase già 10 volte non capendone assolutamente il significato, avete appena risistemato la stanza e un uragano la rende tale che sembra che non la sistemiate da un anno, stando a tavola il caos sembra impedire a piatti e bicchieri di rimanere sul tavolo: diverse situazioni, ma tutte comportano un livello di stress notevole.
Come gestirle, non in base al danno, ma in base all’intenzionalità e alla coscienza che hanno i vostri figli dell’accaduto, e alla vostra buona coscienza che avete fatto tutto il possibile per evitare che accada (perchè non sempre la colpa è del bambino!).
Quando divenni mamma ero convinta che non avrei mai sculacciato i miei figli: bene non è stato così!
Ma quanto è meglio una punizione rispetto ad uno sculaccione?
Quando eravamo piccoli i genitori usavano lo sculaccione liberamente come metodo educativo, oggi invece sembra che bisogna solo parlare con i bambini e farli ragionare: ma non sempre è possibile e non sempre sortisce l’effetto giusto!
Molti, probabilmente senza figli o con figli già grandi e scarsa memoria, se gli parli di sculaccioni sembrano trasalire, adducendo argomenti quali la scarsa efficacia, l’induzione ad atti più violenti ed altre argomentazioni simili, proponendo in alternativa di ‘ragionare’ o ‘ far mancare la propri approvazione’.
Ma ora proviamo a vedere i contro di queste altre due proposte:
-’ragionare’ talvolta porta ad una serie di recriminazioni prive di ogni rimorso per il gesto compiuto
-’far mancare la propria approvazione’ si può trasformare in una gelida tortura psicologica.
Ora concentriamoci solo sul bambino, perchè in ogni discorso di adulti sui bambini, ci si ritrova a considerarli piccoli adulti con i nostri stessi parametri. Ma vediamo un evento dal punto di vista di un bambino di 4-5 anni. A quell’età i bambini sono molto impulsivi ed hanno memoria breve, spesso finita la marachella raramente, se vengono puniti riescono ad associare la punizione con l’atto compiuto, rendendo inutile e deprimente l’effetto della nostra reazione, invece gli sculaccioni, sono immediati, agiscono nell’attimo in cui il bambino è pienamente cosciente dell’azione a cui sono riferiti.
Spesso accompagnare l’atto della sculacciata con frasi di disapprovazione, in modo da sottolineare quale comportamento ha destato la vostra disapprovazione, rende ancora più eloquente il messaggio.
A questo punto penso di aver perso metà dell’approvazione delle persone che stanno leggendo questo post: vediamo di ritirare su le sorti!
Proviamo a pensare ad un bimbo che ha dato un calcio alla sorella e la madre che lo sgrida ricordandogli che gli è stato detto più volte di non picchiare le persone e lo manda in camera, o lo punisce non dandogli a cena il dolce, il bambino come si sentirebbe?
Prima di tutto non è detto che vada spontaneamente in camera e quindi la madre è costretta ad urlare o a portarcelo di peso (cosa che è potenzialmente illegale!), avendo dimenticato quello che ha compiuto, non riuscirebbe a capire il perchè della privazione del dolce.
E’ vero che nel momento dello sculaccione il bambino può avere un senso di perdita di dignità, ma quanto meno saprà che calciare, sputare, picchiare, sono associati a questa sensazione e limiteremmo anche i nostri interventi per impedire il ripetersi dell’evento.
Le numerose campagne antisculaccioni hanno sicuramente comportato la riduzione, della già ridotta , autostima delle mamme, le quali si devono sentire costantemente in colpa ogni volta che alzano la voce contro i loro figli, ogni volta che danno loro uno sculaccione, come se fossimo delle snaturate che non sono in grado di gestire una situazione senza che venga legiferata dall’esterno.
Troppe volte mi sono sentita in difficoltà perchè i miei ‘angioletti’ si erano trasformati in mostri difronte ad una platea nutrita di persone, che mi guardavano storto perchè non riuscivo ad intervenire adeguatamente su di loro, io avrei voluto dare loro uno sculaccione, che sapevo avrebbe fatto cessare il disagio collettivo in un attimo, ma il terrore di essere giudicata come una madre snaturata mi ha fermato, prolungando l’agonia collettiva.
Un giorno che mio figlio più piccolo prese il largo con un serio attacco di rabbia, mi trovavo nella sala di attesa dell’ambulatorio della mia pediatra, lei intervenne dicendomi ‘Gli dia uno sculaccione la prego!’, io intervenni immediatamente, il pianto si esaurì subito e… calma fu!
E’ normale che intervenire regolarmente su bambini di 7 anni o più con sculaccioni è differente, in quanto l’età permette un tipo di ragionamento diverso e le punizioni sono maggiormente comprensibili. Ma anche in questo caso bisogna stare attenti: spesso le punizioni creano loop di risentimento notevoli difficili da placare, che possono portare i due contendenti (genitore e bambino) nell’incapacità di ricordare il motivo del conflitto stesso… in tal caso? Retrocedere su una punizione non è sintomo di debolezza, ma di amore… far capire a nostro figlio che gli siamo vicini anche in mancanza di un suo comportamento consono non è viziarlo ma fargli capire che il nostro amore prescinde ogni suo comportamento, e sarà più propenso a capire le nostre buone intenzioni quando lo sgridiamo.
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set
18
Posted by Ethel on
settembre 18, 2008
Al momento dell’ingresso a scuola, se non siete riusciti a risolvere il problema la cosa comincia a farsi più difficile.
Il problema più grande è quando vi ritrovate con un corpo insegnante poco incline a trattare i bambini, sì perchè ci sono anche maestre d’asilo che non sopportano i bambini. La prima cosa che vi diranno se vostro foglio farà la pipì addosso è “ma perchè non avete detto che vostro figlio ancora non era in grado di trattenere i suoi bisogni?” (perchè magari a casa non li faceva più addosso? penserete ma non ditelo) “Com’è che vostro figlio ancora non sa fare la pipì al bagno?” (potete pensare ma non dire: magari perchè ha 3 anni? Dagli il tempo)”Oggi suo figlio ha fatto di nuovo i bisogni nelle mutandine, che facciamo?” (io lavoro e tu?). Insomma se vi capita questo tipo di maestre sembrerà che dato che non riuscite a controllare gli sfinteri di vostri figlio da lontano non siete una buona madre!
Adesso penserete che abbia esagerato ma, purtroppo mi sono ritrovata in questa situazione con il secondo figlio, mentre la mia prima si è ritrovata con maestre splendide che hanno sopportato le sue piccole incontinenze fino ad esaurimento (non della pazienza ma delle scorte di pipì), infatti mia figlia ha fatto la pipì per quasi tutto il primo hanno di asilo!
Come è andato nel primo e nel secondo caso l’eliminazione del pannolino?
Con mia figlia grande il problema si è esaurito piano piano, e appena è riuscita a controllare la pipì di giorno ci riuscì anche di notte: a 4 anni aveva il perfetto controllo di tutte le funzioni e, se le scappava di notte, senza svegliarmi andava a fare la pipì.
Con mio figlio il processo fu molto più traumatico. Un giorno stanca dal lavoro esasterata da una discussione con le maestre e da due pipì fatte per terra appena arrivati a casa sono scoppiata!
Alla terza pipì nell’arco di un’ora, dopo la quale mi si avvicinò dicendo “mamma, guarda che schifo pipì!” gli dissi ” Adesso ti cambi da solo!”. Aveva appena 3 anni e i suoi occhi occhi si sono riempiti di lacime istantaneamente all’idea di doversi cambiare da solo. “anche a me fa schifo la pipì” gli dissi “e mi sono stancata perchè la pipì si fa al bagno e ti ho portato 10 minuti fa”. Così iniziarono i 45 minuti più lunghi della mia vita, alla fine dei quali tra scalpiti e strepiti mio figlio si cambiò totalmente e mise i suoi vestiti a lavare. Lo premiai ci abbracciammo ci demmo un’infinità di baci e da quel giorno, a casa, non fece più la pipì addosso, si cambia totalmente da solo, mette i suoi vestiti a lavare e, quando faceva la pipì addosso la notte lo ritrovavo cambiato e tutto asciutto vicino al mio letto che mi diceva che il suo letto era bagnato.
Idilliaco no? Beh, non è stato proprio così. Purtroppo per me un tale comportamento ineccepibile lo aveva solo a casa mentre a scuola continuava a fare laghetti ovunque, e non c’era verso di far capire alle maestre che non era un problema di incontinenza bensì, probabilmente, un problema emotivo. Sulle diverse modalità di espressione di un disagio però ci torneremo in altra sede.
Prima di tutto ricordare alle maestre che vostro figlio a casa non ha più i problemi che invece ha a scuola, è un’affermazione un pò dura, che potrebbe suscitare risentimento ma che può far capire alle maestre che non è un problema di controllo delle sue funzioni corporali, in modo da far capire che non devono puntare tanto sul far capire come si fa la pipì ma sul modo di porre la cosa (dovrebbero saperlo, ma non datelo mai per scontato).
Per la pipì al letto il discorso è breve: il controllo è molto più difficile e per molto tempo dovrete svegliarvi più volte nella notte e portare vostro figlio a fare la pipì, e comunque rischiate di trovare sorprese al mattino. Quindi? Mettergli il pannolino almeno la notte? Io devo dire che non sono d’accordo: mettere un’incerata con sopra un asciugamano renderà facile a voi cambiare il letto (in quanto le lenzuola non si bagneranno) ma permetterà al bambino di avvertire il disagio di svegliarsi bagnato e quindi imparare a controllarsi per evitarlo.
Può sembrare rude, ma non è così che si è abituato a farla di giorno? Per evitare il disagio dei vestiti bagnati?
Ultima regola: tanta pazienza!!!
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